Con Stefano Follador dell’azienda Francesco Follador tra le vigne di Valdobbiadene (Treviso)

Una mattinata tra le colline di Valdobbiadene in compagnia di Stefano Follador nell’azienda che porta il nome del padre Francesco Follador

05 Marzo 2022

Francesco FolladorE’ il giorno in cui a Valdobbiadene si comincia a vendere lo sfuso della vendemmia dell’annata precedente e, nonostante il via vai dei clienti Stefano Follador trova il tempo per regalarmi una mattinata tra le colline del Prosecco, all’interno delle aree principali dell’azienda di famiglia Francesco Follador.

Follador è un cognome molto diffuso in queste zone e nella famiglia di Stefano viene seguito dal soprannome “Spera”, ereditato da un bis o tris nonno che portava il baffone alla Bismark.

Per capire il mondo del Prosecco di Valdobbiadene, basta spostare lo sguardo al di là della cantina, dove si può godere di un panorama meraviglioso sulle colline vitate, patrimonio dell’Unesco.

Francesco FolladorLa storia dell’azienda Francesco Follador nasce ufficialmente negli anni ottanta, ma dai registri parrocchiali si è riscontrato che le terre vitate a corpo appartengono ai Follador dal 1500/1600, con almeno tredici generazioni di mezzo fino ad arrivare a Stefano che rappresenta ormai la quattordicesima. Le fondamenta dell’azienda sono state costruite dal nonno, che negli anni sessanta e settanta vendeva le basi vinificate ai vari commercianti del territorio, ma il vero impulso è stato dato nel 1984 quando papà Francesco e mamma Valeria hanno ufficializzato anche legalmente la nascita dell’azienda Follalba, blend dei cognomi dei due, rispettivamente Follador e Albanese. L’ingresso di Stefano non è stato immediato, bensì dopo gli studi in enologia, prima a Conegliano e poi con l’università ad Udine, ha avuto la possibilità di lavorare due anni in Argentina, coronando la sua passione per questo territorio, ed alcuni mesi in California. Alcune esperienze internazionali che hanno giovato ed arricchito il suo percorso, portando in azienda alcune novità e pensieri innovativi, soprattutto dal punto di vista enologico, di comunicazione e nella parte commerciale. Stefano è entrato in azienda nel 2012, anno nel quale si è voluto anche dare un’immagine diversa a questa realtà, partendo dalle etichette e trovando in un asinello stilizzato il proprio simbolo. La scelta dettata dalla fatica del lavoro che viene fatto per coltivare la terra e portare a casa le uve ad ogni vendemmia, per la sua testardaggine, oltre al fatto di ritenere l’asino un animale sottovalutato, senza capirne le potenzialità, tema che talvolta viene associato al Prosecco.

Francesco FolladorOggi Francesco Follador conta sei ettari vitati tutti all’interno del comune di Valdobbiadene e tutti in zona DOCG, divisi in dodici appezzamenti diversi che si possono racchiudere in un chilometro in linea d’aria. La conduzione è normata dal disciplinare e si applica un sistema di lotta integrata, gestendo con un basso impatto di fitofarmaci i vigneti, limitandone i trattamenti il più possibile e limitando le avversità che possono presentarsi. “Io vivo in una casa immersa tra i vigneti e ho dei bambini piccoli, non voglio assolutamente intossicarmi ed intossicarli”.

Francesco FolladorDa un giro nel vigneto a corpo si può toccare con mano la struttura dell’impianto che vede ad ogni vite un palo di legno proveniente dai vicini boschi e i vari terrazzamenti che rendono sempre ardua la conduzione e i trattamenti. Alzando lo sguardo si può notare quella che viene chiamata “la fortezza della solitudine”, una micro-collina dotata di panchina dove si può godere di una vista mozzafiato sulla vallata e i suoi vigneti. La varietà principale è la Glera, ma si cerca di sostituire le fallanze anche con altre varietà come la Perera, per favorire una caratterizzazione aromatica nei vini e il Verdiso, al fine di ottenere una maggior spalla acida.

Qui i terreni sono caratterizzati da una pesante argilla, un substrato definito grasso e poco lavorabile anche a causa dei terrazzamenti che possono essere soggetti a qualche smottamento.

Francesco FolladorI Follador si definiscono degli “ambasciatori del territorio”, che non si interessano dei bollini o marchi, ma vogliono condurre in maniera funzionale i propri vigneti. Spostando lo sguardo verso ovest si possono vedere due grotte, risalenti alla prima guerra mondiale, cavità non rare nel territorio di Valdobbiadene e zone limitrofe, essendo stata una delle aree belliche più importanti nel conflitto contro gli austriaci.

Prima di ripartire assieme a Stefano per vedere le altre zone vitate, due chiacchiere con mamma Valeria all’interno della sala degustazioni, davanti al caminetto alimentato con i vecchi pali a sostegno delle viti. Il focus sulle evoluzioni della cantina che ha preso vita da una vecchia casa rurale la cui stalla è stata trasformata nel 1989 in sala degustazioni e il completamento dei lavori di cantina è stato realizzato nei primi anni duemila. Oggi c’è il progetto, in stand-by, di poter portare a termine alcuni appartamenti per poter accogliere clienti e ospiti di passaggio per Valdobbiadene.

Francesco FolladorRitrovato Stefano andiamo a scoprire alcuni altri scorci di territorio, partendo dalla vista che si può godere dall’esterno del cimitero di Santo Stefano, a circa quattrocentotrenta metri sul livello del mare, un anfiteatro dove spiccano le varie colline vitate fino ad arrivare al fiume Piave. Da qui si può notare anche il confine della DOCG delimitato naturalmente dalle colline, nelle quali la ventilazione è sempre costante e, in caso di nebbia, questa si ferma nella parte pianeggiante, senza intaccare i colli.

Francesco FolladorSpostandoci nel paese di Varago di Santo Stefano, oltre al cane Dexter, troviamo un altro vigneto di circa tre ettari, dove sorge anche l’abitazione di Stefano, questa volta in un terreno a medio impasto, anche se guardando attentamente le varie conformazioni, si possono notare repentini cambiamenti in pochi metri, delineando delle variazioni importanti anche in aree vitate molto ridotte.

Francesco FolladorNell’ultimo appezzamento visitato, questa volta caratterizzato da terra rossa ricca di selce, troviamo papà Francesco Follador alle prese con le potature. Due chiacchiere anche con lui, che tende a sottolineare quello che era il territorio di un tempo, con i pascoli e i prati che sostituivano il bosco e le innumerevoli stalle di cui oggi ne sono rimaste solo le rovine. Un territorio che offre anche degli aspetti legati al nostro passato meno recente, con quanto ci ha lasciato la prima guerra mondiale, tra grotte e trincee, che potrebbero benissimo essere rivalutate offrendo percorsi storici che riportano alle linee di combattimento del primo conflitto.

Tornati alla base un veloce sguardo alla cantina, definita tecnica, dove la filosofia applicata è quella di fruire degli strumenti e dei mezzi che sono stati donati dalla modernità, con poche idee, ben precise e dettate dalla semplicità. Una pulizia rigorosa, l’arrivo delle uve in cantina con la massima velocità, fermentazioni con lieviti selezionati, ben svolte, e vini che vogliono rappresentare il territorio della DOCG di Valdobbiadene.

Francesco FolladorDopo aver toccato con mano il territorio e avendo chiacchierato con i protagonisti della cantina Francesco Follador, un assaggio del Colfondo che viene prodotto, annata 2021. Entrambe le fermentazioni si svolgono con l’aggiunta di lieviti selezionati autoctoni, per ottenere un vino dai sentori fruttati, principalmente mela, ma anche agrume, cedro, fiori bianchi, gelsomino e una leggera nota fumè. In bocca una buona bolla, grossolana ma non invadente, discreta l’acidità, buona mineralità e discreta persistenza.

Francesco FolladorUn saluto a mamma Valeria e Stefano che merita la maglietta numero 146!

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