Assieme a Moreno, responsabile commerciale, per approfondire la storia dell’azienda Cattunar e dei suoi diversi tipi di Malvasia
23 Giugno 2022
Siamo nell’entroterra istriano, a metà strada tra Buje e il mare di Cittanova; qui sorge l’azienda Cattunar, dove vengo accolto da Moreno, responsabile commerciale e, per oggi, dell’accoglienza.
Ci accomodiamo nella sala degustazioni, adiacente alla cantina e sotto alla struttura ricettiva creata negli anni scorsi, di cui vi parlerò successivamente, così da approfondire la storia di questa realtà. Realtà che prende il nome dal suo fondatore Franco Cattunar, che nel 1985, cominciò ufficialmente l’attività di vignaiolo, ampliando quella che tradizionalmente, un tempo, era una delle attività di famiglia, più per autosostentamento che per la mera parte commerciale.
Da quegli anni un percorso di investimento sul territorio che ha portato Franco, assieme alla moglie Vesna, ad avere oggi cinquantasei ettari vitati, nelle aree circostanti all’azienda, che si addizionano ad un nuovo appezzamento di quattordici ettari. Le varietà più coltivate sono quelle autoctone rappresentate da Malvasia e Terrano, oltre ad alcune internazionali come Chardonnay, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Merlot. La conduzione dei vigneti sta affrontando un periodo di transizione verso il regime biologico, pur non utilizzando già da diversi anni concimi chimici, diserbanti e non impattando eccessivamente con i vari trattamenti.
Per stemperare il caldo della giornata un primo assaggio di una bollicina a base di uve di Malvasia Istriana, da piante che contano circa sessant’anni (per questo motivo il nome “Senator”) prodotta con Metodo Charmat lungo. Un vino dai sentori tenui e delicati di fiori bianchi, gelsomino, pesca bianca, albicocca, note iodate, per un palato dalla bolla abbastanza fine, fresco, dove emergono le caratteristiche del territorio tra cui mineralità e sapidità.
Una curiosità di questo territorio nell’Istria occidentale è che da sempre si è parlato dell’importanza della produzione del vino, entrando addirittura in una delle leggende locali, quella delle Tre Regine. Sopra Novigrad c’erano tre castelli, San Dionisio, San Giura e Valaron con all’interno tre regine, la regina del sale, la regina del petrolio e la regina del vino, le quali controllavano la produzione delle tre cose più importanti di questa zona.
Un’altra particolarità di questo territorio, che caratterizza gli appezzamenti dell’azienda Cattunar, è quella di avere in un’area circoscritta diversi sottosuoli che presentano terre diversificate, di differente natura e matrice cromatica: Bianca, Grigia, Rossa e Nera. L’intuizione di Franco, negli anni, è stata quella di aver iniziato la produzione di diverse Malvasie provenienti dai singoli vigneti, battezzandole proprio con il nome della terra in cui si trovano.
Non ci resta che assaggiarle e scoprirne le peculiarità! Tutte annata 2021, seguono lo stesso processo di vinificazione, dopo una prima selezione manuale delle uve. Macerazione carbonica di qualche ora e sosta sui propri lieviti fini per sei mesi, in vasche di acciaio, per questo motivo tutte le etichette riportano la dicitura “Sur lie”.
Cominciamo con la Malvasia “Terre Bianche” dai profumi di fiori bianchi, frutta, tra cui la pesca bianca, il meno alcolico dei quattro e forse il più equilibrato anche al palato, con un buon bilanciamento tra le parti dure e quelle morbide.
“Terre Grigie” si presenta con profumi più marcati, con sentori tropicali, ananas, mango note di frutta matura e fiori d’acacia; per un palato più consistente e pieno, ricco di mineralità e più persistente del precedente.
Il terzo vino è “Terre Rosse”, nel quale i profumi vengono un po’ meno al naso, con note agrumate, ma anche di pietra bagnata e spunti fumè, ma regala una mineralità e sapidità maggiore al palato.
Infine il “Terre Nere”, dove si raggiungono i quattordici gradi alcol ed un corpo maggiore sia nell’espressione olfattiva, nella quale si arriva ad una frutta molto matura, note di miele, fiori gialli, fieno; sia al palato dove aumenta il corpo, pur mantenendo le note sapide e minerali oltre all’ottima persistenza.
Un viaggio tra le Malvasie che non si conclude qui, poiché gli altri due vini assaggiati sono altre due Malvasie, questa volta appartenenti alla linea “limited edition” dell’azienda: “Nono” 2015 e “Collina”, entrambe blend delle quattro terre.
“Nono”, che richiama la tradizione dei nonni di fare il vino, è ottenuta da un blend di Terra Rossa 60%, Terra Nera 15%, Terra Grigia 15%, Terra Bianca 10% che fermentano in acciaio per circa duecentoquaranta giorni sulle proprie fecce fini, per poi affinare trenta mesi in botti d’acacia da venticinque ettolitri. Qui ritroviamo un colore decisamente diverso, quasi dorato, e sentori che spaziano dalle note tropicali, alla frutta disidratata, note ammandorlate, alla mela cotogna, spezie dolci, pepe bianco, erbe aromatiche come origano e rosmarino. Il sorso è pieno e deciso, morbido, elegante, con una buona mineralità, sapidità e un delicato tannino che accompagna nel finale.
“Collina” 2017, segue un processo simile, con uve provenienti dalla collina di Smergo, le quali effettuano una lunga macerazione e l’affinamento per due anni circa in botti di quercia da venticinque ettolitri. Un connubio tra frutta matura, frutta secca ed erbe aromatiche con un sottofondo vanigliato, di spezie, miele ed erbe di campo essiccate per un gusto pieno, importante, deciso, dove non mancano, anche in questo caso, mineralità e sapidità, oltre ad una buona lunghezza.
Le etichette prodotte da Cattunar sono più di venti e concludiamo gli assaggi con tre rossi, di cui due autoctoni e un bordolese, rivisitato.
Il primo Terrano 2017 dopo una lunga macerazione e fermentazione sulle bucce, affina tra barrique e botti grandi da venticinque ettolitri per un tempo necessario al fine di ottenere un vino dai sentori freschi di ciliegia, lampone, fragola, violetta al naso ed un’ottima beva al palato, con un sorso verticale e dalla ricca acidità tipica del vitigno, un tannino delicato e le costanti caratteristiche del territorio quale sapidità e mineralità.
Il secondo Terrano “Kappi”, sempre annata 2017, affina per circa tre anni in barrique e per una parte in botti grandi. Al naso i sentori si caricano di frutta rossa più matura, confettura di frutti di rossi, amarena, rosa rossa, note speziate, liquirizia, cacao, tabacco, per un gusto più intenso, ma elegante, spunta sempre la spalla acida e un tannino che fa più capolino, mantenendo le caratteristiche di beva e freschezza del precedente, con più corpo e lunghezza al palato.
Un “bordolese istrizzato” il “Tre Regine” 2007, blend di Terrano 50%, Cabernet Sauvignon 25%, Merlot 25%, vinificati separatamente con rispettivi passaggi in legno più o meno lunghi, che trovano poi un assemblaggio per ottenere il blend regale.
Vino dai sentori di frutta a bacca scura, frutti di bosco, mirtilli, more, con note terziarie di cuoio, cioccolato, e vaniglia, una leggera ma piacevole volatile, per un vino corposo ed affascinante, dal tannino morbido ma presente, spalla acida, mineralità ed incredibile persistenza.
Prima dei saluti è d’obbligo uno sguardo alla cantina, edificata nel 2007, dove si possono trovare vasche in acciaio dotate delle più moderne tecnologie, con il controllo delle temperature e la saturazione con Co2 nei vari processi, così da abbassare eventuali aggiunte di solforosa. Nascosta da una porta la barricaia, all’interno della quale riposano botti di diverso formato, per lo più barrique e nel fondo alcune pupitre, che ospitano le bottiglie di Metodo Classico di Malvasia, Chardonnay e Pinot Nero, iniziate a produrre da Franco nel 2017.
Come accennato all’inizio del racconto Cattunar non è solo produzione di vino (e di olio), ma offre anche la possibilità di pernottamento con una struttura ricettiva a cinque stelle, dotata di undici camere, oltre ad un centro benessere e ristorante interno, per godere del pieno relax dell’entroterra istriano a meno di quindici minuti dal mare.
Il testimone dell’azienda sta passando in mano ai figli Nicol ed Eddi e sicuramente ci sarà occasione di tornare a vedere le prossime evoluzioni future; per il momento un ringraziamento a Moreno che merita la maglia numero 168!



