Chiara Torti, ultima generazione dell’azienda Pietro Torti, Montecalvo Versiggia (Pavia)

Con Chiara, l’ultima generazione dell’azienda Pietro Torti, dedicata al nonno e condotta oggi assieme al papà Alessandro

11 Febbraio 2023

TortiSiamo a Montecalvo Versiggia, precisamente in Località Castelrotto e, assieme alla quarta generazione Chiara Torti, andiamo ad esplorare l’azienda di famiglia Pietro Torti, che prende il nome dal nonno. Il punto di partenza della nostra visita è la vigna di Pinot Nero, definita il cuore di questa realtà, piantata da papà Alessandro nel 1990, al suo ingresso in azienda, con cloni provenienti dalla Borgogna, atti alla vinificazione in rosso. Torti, infatti, da questo vigneto ottiene le uve per la vinificazione di due diverse etichette di Pinot Nero: il “Terre Gobbe”, vino più giovane affinato in solo acciaio che prende il nome dalla conformazione imperfetta di quei terreni limosi/argillosi e il “Mobi”, riserva ottenuta dalle migliori e più vecchie uve di questa varietà, con un affinamento in legno ed il nome che è il diminutivo di “Mobiglina”, riferito a quello specifico appezzamento (di cui non si sanno le origini, antecedenti al catasto).

In tutto gli ettari vitati sono una decina, di cui l’80% sono a corpo, nei quali a farla da padrone è il Pinot Nero, ma trovano spazio anche Riesling Italico, Chardonnay, Barbera e Croatina; mentre gli altri due ettari si trovano a Rovescala, dove si alleva principalmente Croatina e Uva Rara.

TortiTornando indietro nella storia di Pietro Torti troviamo come primo protagonista bisnonno Attilio, che all’inizio del ‘900 viveva grazie all’attività contadina di sussistenza e con qualche capo di bestiame, vinificando, come altre famiglie nel territorio, alcuni ettolitri di vino per sé stesso e qualche amico. Nonno Pietro è stato colui che ha dato la svolta all’azienda, cominciando l’attività di vendita di vino sia in damigiana, sia in bottiglia; per poi trasmettere la passione al figlio Alessandro. Oggi l’azienda è condotta da lui e da Chiara, che fin da bambina ha sempre voluto svolgere quella professione, affascinata dal lavoro del papà; “Se mio papà avesse fatto mattoni con la stessa passione che mi ha trasmesso per il mondo del vino, probabilmente adesso farei mattoni”.

Chiara si è laureata in enologia lo scorso anno e, dopo alcune esperienze tra Oltrepò, Sicilia, Trentino ed Inghilterra è entrata ufficialmente nella realtà di famiglia, a fianco del padre.

Ritornando a parlare di vigna, la conduzione, fin dall’ingresso di papà Alessandro viene effettuata nel rispetto dei parametri del biologico, con trattamenti a base di rame e zolfo e concimazioni con letame organico. “Ancora prima che diventasse un tema diffuso, abbiamo sempre cercato di ridurre al massimo i trattamenti, anche perché abitiamo praticamente circondati dalla vigna”.

La cantina è in fase di ammodernamento e oggi conta due principali aree, una inferiore legata alle vinificazioni e affinamenti, dove si usano vasche di diverso formato e materiale, tra cui cemento, acciaio e legno. I vini bianchi affinano in solo acciaio o cemento, mentre i rossi si dividono in barrique per il Pinot Nero, tonneau per la Croatina e botte grande per la Barbera. L’area al piano terra è dedicata al magazzino e all’imbottigliamento/etichettatura. Per quanto riguarda le vinificazioni tutte le uve vengono fatte fermentare spontaneamente e si utilizzano lieviti selezionati solo nella rifermentazione del Metodo Classico. Alessandro ha fin da subito creduto nella spumantizzazione del Pinot Nero, cominciando a fare alcune prove nel corso di tutti gli anni novanta, le quali hanno trovato “la giusta quadra” nei primi duemila, anni in cui è cominciata la commercializzazione delle bollicine Pietro Torti.

Un aneddoto che fa sorridere è che una delle prime etichette applicate al Metodo Classico prodotto raffigurava l’uomo Vitruviano di Leonardo, chiamando il vino “L’Omo”, in riferimento ad un detersivo degli anni ‘90/2000, poiché versando il vino nel bicchiere si formava una grande quantità di schiuma.

Lo spumante ha preso sempre più piede, con diecimila bottiglie previste per il 2023, spumante che fino alla vendemmia 2018 era un blend di 85% Pinot Nero e 15% Chardonnay, portato ad un 100% Pinot Nero, affiancato da un Blanc de Blanc, 100% Chardonnay, dallo stesso 2018; mille bottiglie che sono state accolte positivamente dai clienti e non. Questo progetto è stato incentivato da Chiara, che voleva interpretare in Metodo Classico lo Chardonnay, essendoci questa varietà, pur consapevole che non è la bollicina che ci si può immaginare pensando all’Oltrepò Pavese. Curiosità è che un tempo Alessandro produceva uno Chardonnay affinato in barrique, chiamato proprio “Chiara”, vino abbandonato qualche anno fa, non troppo entusiasta del risultato finale.

Le etichette sono nate da un progetto di semplificazione di quelle esistenti, con il supporto di un grafico che ha interpretato tre diversi vestiti per le tre diverse linee dei vini Pietro Torti: per le bolle dei semplici puntini che richiamano le bollicine stesse, a vestire le bottiglie della linea “più semplice” un’etichetta bianca con una sezione di un’unica foto rappresentante un filo del vigneto avvolto dai viticci che, mettendo le bottiglie vicine, si ricompone per la sua dimensione originale. Ad ogni etichetta di questa linea si è aggiunto un insetto, che rappresenta la vitalità che si vuole promuovere con l’approccio sostenibile in vigna. Per le riserve, rappresentate da “Mobi”, un Riesling e un blend di Barbera e Croatina, si è pensato di fotografare una foglia durante il periodo di vendemmia, che è stata riportata a grandezza naturale in etichetta.

TortiLe bottiglie prodotte da Torti sono circa cinquantamila per anno e per assaggiare alcune delle etichette andiamo assieme a Chiara al ristorante Prato Gaio, in Frazione Versa di Montecalvo Versiggia, storica realtà che propone piatti della cucina locale accompagnati esclusivamente da vini delle cantine dell’Oltrepò Pavese. Cominciamo con le bollicine, un Brut ventiquattro mesi sui lieviti 85% a base di Pinot Nero e 15% Chardonnay, vendemmia 2019. Vino dosato sei grammi zucchero che presenta al naso sentori floreali, fiori secchi, note di frutta secca, una leggera pasticceria e spunti di liquirizia, per un palato pieno ed elegante, bolla fine discreta acidità, abbastanza sapido e con una discreta persistenza.

TortiIl secondo vino è la novità di casa Torti, bollicina fortemente voluta da Chiara, a base di Chardonnay della vendemmia 2018, anche in questo caso con un dosaggio tra il Brut e l’Extra Brut. Al naso spunti più freschi, di frutta giovane, note di pietra bagnata per un vino verticale in bocca, dalla buona freschezza e spalla acida, ma anche mineralità, bolla fine e discreta persistenza.

TortiIl mondo dei bianchi si apre con il Riesling, principalmente vendemmia 2019, a base di Riesling Italico, che nasce da una disgrazia avvenuta nel 2005, quando il vigneto di Riesling Renano è franato. Piantando successivamente la varietà più locale si è deciso di vinificarla in una modalità più alternativa, di ispirazione alsaziana. Il 70% delle uve vengono vendemmiate regolarmente a maturazione completa, un altro 20% viene lasciato surmaturare in pianta, mentre un 10% viene raccolto e fatto appassire in cassetta. Quest’ultima raccolta, nel vino in degustazione, è dell’annata 2016. Il risultato finale si esprime con note di mela cotogna, nespola, pera matura, spunti ammandorlati, per un vino che mantiene un equilibrio tra il residuo zuccherino e la spalla acida, con un sorso quasi “grasso”, ma comunque fresco, di discreta mineralità e buona persistenza.

TortiNon poteva mancare un Pinot Nero, “Terre Gobbe”, annata 2021, interpretazione più giovane e fresca dei due prodotti dall’azienda. Al naso la frutta è matura, con una prugna e marasca, spunti di sottobosco, leggera china, grafite e una nota di smalto per un vino con un buon corpo, buona acidità, discreta mineralità, una nota amaricante sul finale, persistente, ma da riassaggiare nel tempo.

TortiConcludiamo gli assaggi con la Croatina 2019, appartenente alla linea superiore Pietro Torti, la quale effettua un affinamento di dodici mesi in tonneau. La frutta in questo caso è sotto spirito, con spunti di fiori secchi, note terrose, di sotto bosco e spunti di tabacco dolce per un palato morbido, anche se il tannino non manca e nemmeno una spalla acida a supporto, decisamente di una buona persistenza.

Un team di due diverse generazioni che trova l’esperienza di Alessandro e la dinamicità e voglia di innovare di Chiara, che sta formando il giusto blend per dare un nuovo volto all’azienda Pietro Torti.

TortiPer il futuro è in previsione il rinnovo della cantina e l’apertura di una sala degustazioni nella parte superiore della struttura, così da accogliere gli ospiti e far godere del panorama sui vigneti. Sarà d’obbligo tornare a fare visita a Chiara al termine dei lavori, ma intanto per lei maglietta 224!

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