Montelio, nella storia dell’Oltrepò Pavese con l’ultima generazione Edoardo, Codevilla (Pavia)

Montelio, un’esperienza a trecentosessanta gradi per approfondire una delle più storiche aziende dell’Oltrepò Pavese, con l’ottava generazione, Edoardo

11 Febbraio 2023

MontelioUn freddo sabato sera di febbraio che si conclude, ormai al buio, assieme ad Edoardo Scanavino nell’azienda Montelio, ultima tappa di una ricca giornata alla scoperta delle terre dell’Oltrepò Pavese.

MontelioSiamo in una delle aziende più storiche dell’Oltrepò, di cui Edoardo rappresenta l’ottava generazione di una famiglia che ha trovato la sua sede a Codevilla, fin dal 1803. La storia narra che nel 1800 Napoleone ha combattuto una battaglia contro gli austriaci a Montebello, paese a circa otto chilometri che negli anni ha preso il nome di Montebello della Battaglia e, proprio in quegli anni, il generale francese si è impossessato della struttura dove oggi sorge l’azienda, un ex monastero benedettino che fungeva da centro delle produzioni di grano e cereali ma anche l’allevamento di bestiame atto al macello o semplicemente per ricavarne il latte, oltre ad altre materie prime per il sostentamento della comunità.

MontelioIl 17 fiorile 1803, che secondo il calendario repubblicano francese corrisponde al 7 maggio dello stesso anno, la proprietà è stata venduta “da la Nazione” (come viene indicato nel conservato contratto originale) ad Angelo Domenico Mazza, un ingegnere che ha dedicato la sua vita alla viticoltura, settore di cui in quegli anni cominciavano a nascere le prime tracce commerciali. Lo sguardo di Mazza era rivolto alla Francia, paese che visitava spesso, confrontandosi con gli enologi di Epernay. Negli anni in cui Gancia e Vistarino cominciarono a produrre le prime basi di Pinot Nero per la produzione di Metodo Classico, Domenico Mazza brevettò una particolare bottiglia di vetro, con la capacità di quasi un litro, di un vetro abbastanza pesante per sostenere le rifermentazioni. Esemplari che sono stati ritrovati in cantina, ahimè vuoti!

MontelioUna svolta nella produzione e commercializzazione del vino in bottiglia, prima prodotto solo sfuso e principalmente per autoconsumo; oltre all’investimento su nuovi impianti vitati. L’ottocento per Montelio è stato caratterizzato dalla produzione di Champagne in Oltrepò, con un liqueur di expedition che proveniva da Epernay, quando ancora si poteva usare la parola Champagne per definire le bollicine Metodo Classico prodotte in Italia.

A cavallo tra le due guerre mondiali la tradizione si è interrotta e l’azienda Montelio ha avuto un susseguirsi di conduzioni al femminile con la bisnonna Anna, nonna Maria Rosa, mamma Giovanna e zia Caterina, supportare dagli anni 80 al 2015 da un enologo, che in realtà non è un grande amante delle bollicine.

MontelioL’ingresso di Edoardo, dopo la laurea in viticoltura ed enologia a Milano, un po’ per passione, un po’ per gusto personale e con una “contaminazione” avvenuta durante il suo tirocinio in Franciacorta, dal 2018, ha cominciato nuovamente a produrre le basi di Pinot Nero, atte alla spumantizzazione e, lo scorso anno, 2022, è stata effettuata la prima sboccatura.

Al timone dall’azienda, oltre a mamma e zia, con sono anche il cugino Roberto, che si occupa della gestione della vigna, oltre che dei circa settanta ettari di seminativo (tra cui orzo, grano, fave), la cugina Arianna, che segue il marketing e la comunicazione. La più piccola di casa, Irene, sorella di Edoardo, sta portando a termine gli studi come cuoca e il desiderio per il futuro potrebbe essere quello di completare il ciclo aziendale con un ristorante interno, che si possa affiancare alla già esistente struttura ricettiva.

MontelioOggi Montelio è composta da trenta ettari vitati in un corpo unico (tra i centottanta e i duecentosessanta metri), che circonda la struttura principale dell’azienda, di cui ventidue sono in produzione. Lo scorso anno sono stati acquistati altri quattro ettari a Mondondone, a circa quattrocento metri sul livello del mare, con la volontà di diversificare la produzione del Pinot Nero, anche in seguito al continuo innalzamento delle temperature.  Un tempo nell’Oltrepò Pavese erano presenti vecchi vigneti fino ai mille metri sul livello del mare, di cui oggi rimane qualche rimasuglio, ormai inghiottito dalla vegetazione.

MontelioI terreni sono caratterizzati da una buona percentuale di argilla, che consente di mantenere un discreto livello di umidità e permette alle piante di non andare in stress idrico. È presente, inoltre, una vena di gesso, soprattutto a Mondondone, dove la famiglia di Edoardo aveva una cava per l’estrazione proprio di questo materiale.

Le varietà coltivate sono molte, dall’autoctona Croatina, alla Barbera, Pinot Nero, Uva Rara, Merlot (piantato da nonno Roberto nel 1952), Uva della Cascina, una varietà autoctona della Valle Staffora, non ancora certificata che potrà prendere il nome, a stretto giro, di Cassina o Uva Cascina. A bacca bianca troviamo il Cortese, Müller Thurgau, introdotta anche questa nel 1952, Chardonnay, Riesling Italico e Riesling Renano, Malvasia Bianca di Candia e Moscato Fior d’Arancio.

La conduzione della vigna e della cantina sono improntate sulla sostenibilità, senza seguire particolari disciplinari, ma con la volontà di avere un prodotto caratterizzato da una sorta di “sobrietà” che vada a giovare al consumatore finale. Già dai primi anni ’80 si sono abbandonati i diserbanti, iniziando con l’inerbimento della vigna, processo visto con occhi strani; oggi si implementa l’erba spontanea, dove necessario, con qualche semina di essenze come favino, veccia, di norma piante azoto fissatrici, con cui poi si effettua un sovescio, per puntare al benessere del terreno. I trattamenti sono a base di rame, zolfo e olio di arancio e si opera con la confusione sessuale per combattere lo scafoideo. Da quattro vendemmie si crea un compost con gli scarti della produzione del vino, quello che non viene dedicato alla produzione della grappa!

MontelioIl nome dell’azienda, è stato ricavato dal casotto esagonale che si vede in cima alla collina dietro alla cantina, contornato dai vigneti. L’edificio risale al 1740 e un tempo apparteneva agli antenati del cantautore Bruno Lauzi. Montelio etimologicamente è formata da “monte” e la parola greca “elios”, che significa sole, essendo una struttura baciata da sole per tutto il giorno. Si narra che un tempo, vista anche la sua forma dai sei lati, la struttura fosse sede di qualche particolare rituale, probabilmente legato alla massoneria. Per il futuro è in previsione un restauro per poter creare all’interno della struttura una suite esclusiva tra le vigne, con tanto di sala degustazioni.

MontelioLe vendemmie sono effettuate manualmente per portare un’uva sana ed integra in cantina, senza aver particolari problemi di tempo, essendo tutti i vigneti a corpo, dove viene lavorata per lo più intera nel caso di quella a bacca bianca, con un frazionamento dei mosti che, nel caso del Cortese, per esempio, si gestiscono con tre pressature diverse, ognuna destinata ad un diverso vino. In cantina si utilizza l’azoto per la protezione dei mosti e del vino, così da ridurre gli impatti di solforosa aggiunta. Le fermentazioni avvengono per la maggior parte con lieviti selezionati, anche se da qualche anno si stanno facendo alcune prove di fermentazione spontanea. Alcune particolarità di Montelio sono la vinificazione del Müller Thurgau, dove viene effettuata una macerazione a freddo pre-fermentativa, mentre per quanto riguarda la Barbera si lavora con una macerazione in barrique verticali, con diverse follature manuali.

MontelioToccando con mano la cantina, dove Edoardo è il protagonista principale dal 2018, sembra di entrare in un labirinto, all’interno del quale tra le varie stanze e cunicoli si possono incontrare diversi vasi vinari. MontelioSi parte dalla “zona della Bonarda” con le autoclavi, per poi trovare due stanze dedicate al cemento, nella prima svettano vasche da duecento e duecentocinquanta ettolitri, utilizzate un tempo e ormai in disuso, mentre nella seconda si trovano vasche più piccole, comprese tra i cinquanta e i cento ettolitri. Queste due aree sono state costruite dal nonno negli anni ’70, con tanto di possibilità di essere refrigerate.

MontelioPassando per la zona di stoccaggio del Metodo Classico, dove il remuage viene fatto manualmente, si accede alla parte più vecchia dell’abitazione, datata 1670, a cinque metri sotto terra, dove la temperatura oscilla tra i dieci gradi nei mesi invernali e i diciotto/venti d’estate. Qui riposano i vini in tonneau di rovere di slavonia e barrique. Balzano all’occhio due tonneau dedicati all’affinamento del Passito, a base di Malvasia di Candia che viene suvmaturata almeno quarantacinque giorni, e il Moscato che ne resta almeno sessanta; per poi essere torchiate manualmente e lasciate fermentare spontaneamente e vedere “quel che succede”.

Affascinante trovare alcune vecchie etichette appese al muro, che testimoniano la produzione di Champagne Montelio da parte dell’ingegner Domenico Mazza.

MontelioLa parte più affascinante è di sicuro l’Infernot, un luogo che fungeva da frigorifero dell’epoca, dove venivano conservate e stoccate le pietanze. Un ottagono irregolare, perfettamente orientato verso i punti cardinali, che simboleggia l’imperfezione dell’essere umano, ma anche l’otto come simbolo dell’infinito e il numero simbolico della resurrezione di Cristo; un richiamo religioso anche nei tre piani di stoccaggio, tre come il numero della trinità.

MontelioOggi l’Infernot viene utilizzato come sede delle vecchie bottiglie Montelio, anche se l’intenzione di Edoardo è quella di trasferirle in un locale tecnico, dove possano essere conservate in una posizione più consona e a temperatura costante.

MontelioAd oggi le bottiglie prodotte sono circa sessantamila, mantenendo anche la produzione di vino sfuso e bag in box. Le etichette sono poco meno di una ventina, con uno spumante Montelio Metodo Classico Extra Brut a base Pinot Nero; due Martinotti lunghi rispettivamente a base di Cortese, “Stroppa” e Pinot Nero, “17 Fiorile 1803”; passando ai Frizzanti troviamo un Cortese 85% e 15% Müller Thurgau, “Alezeia”; una Bonarda a base di 85% Croatina e 15% Barbera e un Rosato a base di Uva Rara, Barbera, Pinot Nero, “Balestruccio”. I vini bianchi sono tre: Cortese, “Sero”, Riesling Renano, “Nadòt”, Müller Thurgau, “Nulla Hora”, vinificati in purezza e affinati tra acciaio e bottiglia. A farla da padroni sono i vini rossi, partendo dai tre più “semplici”: una Barbera, “Mane”, un Rosso a base di Barbera 40%, Croatina 40% e Uva Rara 20%, “Meridie”, e un Merlot, “Comprino”, anche in questo caso con affinamento non in legno ma in cemento. Passando alle Riserve troviamo un Pinot Nero, “Costarsa” che affina circa quattordici mesi in barrique di diverso passaggio; un Rosso Riserva a base di Barbera e Croatina, “Solarolo”, che affina tra barrique e tonneau per sedici mesi; ed infine un Merlot in purezza che affina almeno venti mesi in barrique, “Mirosa”. Infine viene prodotto il “Gaìna”, con Uva della Cascina vinificato in cemento ed affinato in acciaio; il “Néos”, Pinot Nero, vinificato ed affinato in acciaio ed infine il già citato passito “Noblerot”.

MontelioPer quanto riguarda le riserve si è voluta riprendere la bottiglia progettata dall’ingegner Mazza, con un’ulteriore particolarità che riguarda l’etichetta, la quale non viene stampata, ma serigrafata. Il desiderio di Edoardo è quello di utilizzare una bottiglia della stessa forma anche per i Metodo Classico, così da richiamare a pieno la tradizione e le origini di Montelio.

MontelioPer assaggiare alcuni dei vini prodotti andiamo assieme ad Edoardo alla Griglieria del Griss, ristorante specializzato in piatti di carne, a cinquecento metri dall’azienda. L’inizio non poteva che essere con la bollicina Metodo Classico, una vendemmia 2018 che riposa sui lieviti per trenta mesi; vino dai sentori di piccoli frutti rossi, leggere note mentolate, balsamiche ed officinali, con un delicato spunto di pasticceria. Il sorso è fresco, la bolla fine, una buona spalla acida e discreta mineralità.

MontelioPassiamo subito ai rossi con il “Gaìna” 2021, che riposa tra cemento e barrique usate, ed il significato del suo nome è un modo di dire dialettale per indicare una persona in stato d’ebrezza. Al naso sentori freschi e floreali, di violetta, ciclamino, ma anche di mora, spunti erbacei e una buona speziatura per un palato ancora abbastanza giovane, ma di un buon equilibrio, moderata acidità, buona mineralità e sapidità, tannino abbastanza setoso e discreta persistenza.

MontelioInfine una riserva, il “Solarolo” 2018, a base di Barbera e Croatina; che affinano in tonneau e barrique di diversi passaggi, per almeno sedici mesi. Un vino che è appena stato proposto sul mercato nell’annata 2018, che si presenta ancora molto giovane, dai sentori di frutta sotto spirito, prugna molto matura, note di vaniglia, cioccolato e tabacco dolce, per un palato ancora in fase di equilibrio, con un tannino e una buona spalla acida che si fanno sentire, ma anche le note morbide e il corpo che dovranno integrarsi; sicuramente con un sorso molto lungo. Da riassaggiare tra qualche anno!

Non poteva mancare una passeggiata in vigna, l’indomani, dopo aver goduto del relax di uno dei sei appartamenti ricavati dalle vecchie abitazioni dei mezzadri, da un restauro del 1996, proprio dietro alla cantina, in un complesso di strutture che sono diventate un ricovero per gli attrezzi. In una giornata di sole si può godere del panorama che offrono i vigneti, che per il 60% hanno un’età media che spazia dai trenta ai novant’anni, fino all’ultimo impianto del 2017.

MontelioUn ringraziamento ad Edoardo che merita la maglietta 226!

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