La Calcinara, sul poggio più bianco e calcareo di Candia (Ancona)

La Calcinara, nell’omonima via, il poggio più bianco e calcareo di Candia, nella quale Eleonora e Paolo, hanno costruito il loro progetto indipendente

04 Marzo 2023

La prima visita di marzo, in territorio marchigiano, con Eleonora nell’azienda La Calcinara, una realtà famigliare condotta assieme al fratello Paolo.

Ci troviamo nel luogo da cui prende il nome questa azienda, in contrada Calcinara, un poggio bianco e calcareo a duecento metri sul livello del mare, a Candia, frazione di AnconaEleonora e Paolo sono figli d’arte, poichè il babbo Mario è titolare dell’Azienda Vitivinicola Berluti, a pochi chilometri di distanza. I fratelli son cresciuti in campagna tra vigna e cantina e tra i ricordi importanti di Eleonora ci sono i pomeriggi a giocare a nascondino dentro le botti.

Nei primi anni ’90 Mario acquistò la proprietà terriera della Calcinara e, tra il 1999 e il 2000, piantò insieme ai figli circa quattro ettari di Montepulciano, oltre ad una decina di filari di Sangiovese.

I due fratelli hanno iniziato ufficiosamente a lavorare con il papà fin da bambini e la passione per questo settore li ha portati a studiare viticoltura ed enologia. Paolo nel corso dei suoi studi ha avuto la possibilità di lavorare in Nuova Zelanda e Cile, mentre Eleonora ha potuto fare un’esperienza a Bordeaux. “Un’esperienza di vita molto formativa, approfondendo tecniche di degustazione a livello enologico, apprendendo il valore dei diversi territori. È solo quando si va fuori dalla propria realtà che si capisce il valore aggiunto di quello che si ha a casa”.

Avendo capito le potenzialità del suolo estremamente ricco di calcare e fossili marini, nel 2006 Eleonora e Paolo danno il via al progetto indipendente de La Calcinara, con la costruzione di una nuova cantina e contemporaneamente del punto vendita, producendo il primo vino, tremila bottiglie, con la vendemmia 2007.

Oggi troviamo undici ettari e mezzo vitati principalmente a Montepulciano, diviso in vari appezzamenti, tra i quali: a sud in un substrato argilloso, ovest con una prevalenza di sabbia (in cui si è piantata una vigna ottenuta da una selezione massale di più biotipi di vecchie vigne), quelli esposti a nord più sabbiosi e ricchi di umidità, tanto da meritare il nome “La vigna delle ortiche”, per la copiosità di tale pianta.

Fin dall’inizio si è voluto impattare il meno possibile su vigna e cantina in un percorso di consapevolezza che ha portato La Calcinara alla certificazione BIO. Un percorso personale che si è intrecciato a quello delle lavorazioni in campagna ed in cantina, arrivando ad una conduzione che mescola biologico e biodinamico, utilizzando anche prodotti come fladen e corno letame. Non tutti gli anni si adottano sovesci, poiché, trovandosi in un territorio con diverse vene di calcare, si rischia l’erosione, propendendo per un inerbimento spontaneo. Una sorta di visione olistica del terroir per poter ottenere uva sana da lavorare in cantina.

La filosofia di base è quella di produrre vini che possano essere autentici, badando anche alla geo sensorialità del prodotto finale ottenuto da terreni ed esposizioni differenti. Un lavoro di fino soprattutto sul Rosso Conero, biglietto da visita di questo territorio, investito dalla moda dei supertuscan degli anni ’80 e ’90. “È un Montepulciano che cresce vicino al mare, è giusto fargli fare lunghe macerazioni e lasciarlo ad affinare un lungo periodo in botte?”. La risposta de La Calcinara è coerente con l’idea di ottenere vini di beva quotidiana, senza esasperare né il contatto con le bucce nè il riposo in vasi vinari che possano impattare sul gusto di questo vino.

La vera rivoluzione in cantina è stata nel 2020, quando si è acquistato un tavolo per la cernita delle uve, oltre ad alcune vasche in cemento vetrificato. Il tavolo è un prezioso alleato per scartare gli acini rovinati o quelli non maturi. “Il Montepulciano è un vitigno pessimista, con il caldo stoppa la sua maturazione e acinella. Se non andiamo ad eliminare questi acini avremmo all’interno del vino sensazioni amare, tannino astringente e sgradevolezza”. Le fermentazioni sono spontanee e si sta sostituendo sempre di più l’acciaio con il cemento, oltre a mandare in pre-pensionamento le barrique rimaste, credendo che non siano il vaso vinario corretto per questa uva. Curiosando in cantina si possono notare anche due clayver in ceramica per la vinificazione ed affinamento di un vino macerato ottenuto dallo Chardonnay.

I vini prodotti sono cinque più uno, quest’ultimo può variare di anno in anno e può essere un bianco o una diversa versione di Montepulciano.

Il bianco di casa è il “Clochar”, a base di 90% Verdicchio e 10% Chardonnay, “piantato nella parte più ad ovest all’epoca del babbo, quasi vent’anni fa il quale produce un grappolo molto piccolo ed è diventato molto territoriale, offrendo spunti di importante sapidità”.

Prima di inoltrarci nel mondo dei rossi troviamo un Rosato 100% Montepulciano, il quale “ci fa fare un po’ di pace con il territorio, poiché fa emergere l’espressione più marina di questa zona, con uve dalla Vigna della Luna, pressate subito dopo la raccolta, fermentate spontaneamente e con un affinamento in acciaio”.

I vini rossi de La Calcinara sono tre, partendo dal “Cacciatore di Sogni” 2020, il Rosso Conero definito più rappresentativo, a base delle uve Montepulciano di tutte le vigne, senza badare troppo a esposizioni o substrati. Un vino di territorio che vuole essere portabandiera di una denominazione contenuta tra mare e monti. Breve macerazione di dieci/quindici giorni sulle bucce e affinamento in acciaio prima del 2020 e cemento dopo il 2020. Dal nome emblematico che richiama il sogno di inseguire i giusti valori, sia per il territorio, ma anche in un’ottica di equilibrio tra persone, oltre l’omaggio all’attività di cacciatore del babbo.

Al naso esprime sentori di piccoli frutti rossi, una delicata amarena, arancia sanguinella, pout pourri di fiori rossi, leggero rosmarino, una nota ematica, grafite e percezioni minerali per un palato dalla facile beva, buona mineralità, sapidità, freschezza, un tannino delicato e discreta persistenza.

Il secondo vino rosso è “Terra Calcinara” 2019, l’unico dei rossi ad avere un 10% di Sangiovese, con uve che fermentano spontaneamente in tini aperti, effettuando periodiche follature ed alcun rimontaggio, un riposo in botti da venticinque ettolitri per i successivi due anni per poi essere imbottigliato ed affinare in vetro quanto basta per poi essere stappato ed assaporato. Vino in cui emergono maggiormente le note floreali e fruttate, gustoso, con un frutto maturo, note di marasca, spunti speziati e sentori terrosi. In bocca è comunque fresco, minerale, con una buona sapidità e un più presente tannino che però resta delicato, maggiori sia la struttura sia la lunghezza.

Infine “Il folle”, 2018, nome coniato dalla follia di mettersi in gioco in un progetto nuovo, pur avendo un’azienda di famiglia, la follia dei vent’anni, l’incoscienza del post-adolescenza che ha fatto tuffare i due fratelli in un’avventura che negli anni ha segnato un percorso di crescita fino ad arrivare alla concretezza di un ideale che si è espresso e si sta esprimendo con La Calcinara. Riserva con uve Montepulciano 100%, provenienti dalla vigna più vecchia su suolo gessoso, che effettua una macerazione di circa trenta giorni in cemento per poi affinare qualche mese in legno e poi cemento per un affinamento più lungo.  La frutta che si percepisce al naso è molto matura, sentori di prugna, frutti neri, notte terrose, spunti speziati, chiodi di garofano, caffè, inchiostro, per un palato ben strutturato, minerale, ma comunque dalla buona beva e lunga persistenza.

Oltre al vino in azienda si produce anche un olio con olive di due varietà diverse Raggia e Leccino che, dipendentemente dalle annate, vengono unite in un blend o tenute separate così da ottenere due diversi prodotti mono varietali.

Le bottiglie prodotte sono comprese tra le quaranta e le cinquanta mila, in anni estremamente favorevoli, con l’idea di mantenersi su queste quantità, cercando di migliorare sempre di più la qualità, grazie anche ai nuovi investimenti del 2020.

La chiave di tutto è l’accettazione, accetti il territorio, accetti la tua uva e cerchi di dare il meglio, senza seguire le mode”.

Parlando di etichette, magari uscirà qualcosa di nuovo, per dare sfogo alla creatività dei due fratelli, ma intanto maglietta numero 229 per Eleonora!

Torna in alto