Con il giovane Edoardo nella cantina di famiglia, Villa Le Prata, Montalcino (Siena)

Villa Le Prata, in compagnia del giovane Edoardo per approfondire la storia di questa villa e la piccola produzione di vino dai vigneti circostanti

22 Marzo 2024

Ci troviamo nel lato sud-ovest di Montalcino all’interno di Villa Le Prata, in compagnia di Edoardo, per scoprire la storia di questa piccola realtà che si è dedicata alla produzione di vino ed, in tempi più recenti, all’ospitalità.
Il cuore pulsante dell’azienda è sicuramente la vecchia villa, fatta edificare dal Conte de’ Vecchi nel 1861 come Casino di Caccia, per poi passare in mano alla curia di Montalcino, fino al 1982 quando nonno Massimo, un chirurgo napoletano appassionato di vino, ha acquistato la proprietà.
In quegli anni Montalcino stava vivendo un periodo di rinascita rispetto alla fuga generale del periodo di fine mezzadria, che aveva spopolato queste zone, lasciandole in un clima di povertà.

In controtendenza a questo via vai generale, nel 1987 è stata piantata la prima vigna di Sangiovese e nel 1992 è stata proposta sul mercato la prima etichetta di vino. Questa zona oggi è di grande valore per la viticoltura grazie ai suoi cinquecento metri di altitudine, ma è curioso pensare che durante i primi anni di attività dell’azienda, a causa delle basse temperature, si faceva spesso fatica a raggiungere i dodici gradi alcolici necessari per fare Brunello, tanto che si decise di piantare anche una vigna, oggi espiantata, a varietà Merlot, vitigno che richiede minor calore per giungere a maturazione. Piccola curiosità, oltre alla vigna di Sangiovese, si piantò anche del Merlot, varietà dal ciclo produttivo breve, che è stata in seguito espiantata.

Dopo qualche accenno al passato ci concentriamo sulla storia più recente di Villa Le Prata, acquisita per la sua totalità nel 2018 dalla famiglia di Edoardo, compiendo successivamente un processo di restauro della struttura, volendola dedicare all’accoglienza. Così nel 2020 è stato aperto, in piena pandemia, l’agriturismo, che conta otto camere. Inizialmente si è voluto proporre una selezione di piatti freddi, per poi collaborare con uno chef, offrendo ai clienti la possibilità di fermarsi a cena. La nuova formula prevede l’inserimento di una signora toscana che si occuperà di proporre agli ospiti una cucina casalinga, a base di piatti della tradizione, ottenuti con prodotti locali, elaborati in casa.

In questa vita dove tutto è di corsa, si vuole dare la possibilità di poter godere di un pane fresco fatto in casa, o di un ragù che è stato sul fuoco per diverse ore”.

Prima di concentrarci sul vino, diamo uno sguardo alle camere della villa (aperte al pubblico una settimana dopo il nostro incontro). Questa è sempre stata l’abitazione di famiglia e le stanze raccontano proprio la storia di chi ha voluto aprire le proprie porte agli ospiti esterni. Una camera balza all’occhio, quella dedicata ad Agostino Fantastici, architetto e arredatore neoclassico toscano del diciannovesimo secolo, arredata con un mobilio in parte originale, in parte realizzato da artigiani locali. Traspare anche nelle sale comuni la passione per l’arte e per i componenti di arredo della famiglia di Edoardo.

Torniamo a parlare di vigna, materia di Edoardo che, dopo gli studi universitari in matematica, si è dedicato all’enologia. Villa Le Prata conta due ettari e ottomila metri vitati, che si dividono in quattro macro aree, disposte davanti e dietro alla Villa, distanti poche decine di metri tra loro, ad un’altezza sul livello del mare compresa tra i quattrocentonovanta e i cinquecentodieci metri. Ogni appezzamento vitato è stato analizzato e censito con il nome della parcella, da cui si ottengono diversi Cru di Brunello di Montalcino. Davanti alla villa troviamo la “Vigna del Vescovo”, piantata sette anni fa, in un terreno creato circa cinque milioni di anni fa a causa del moto ondoso, che ha eroso rocce di arenaria dando origine ad un suolo piuttosto sciolto e ricco di sostanza minerale, in particolare ferro. Di fianco è piantato un vigneto di circa quarant’anni, “Vigneto Le Prata”, in un suolo molto simile, dove si trovano piante di Sangiovese dalle caratteristiche più disparate, non essendo stata fatta una selezione clonale, della quale al tempo non si parlava. Dietro alla residenza troviamo “Vigna San Prospero”, di circa venticinque anni e “Vigna Massimo”, di cinquantadue anni. In questi appezzamenti si parla di un’origine emersiva, avvenuta sessanta/settanta milioni di anni fa e il substrato è caratterizzato da galestro.

La conduzione di questa piccola realtà, quasi da sempre condotta in agricoltura biologica è ufficialmente in conversione al Biologico, dal 2020, con soli trattamenti a base di rame e zolfo, aiutando i terreni con dei sovesci a filari alterni e cercando di impattare il meno possibile con l’ecosistema della campagna. Si vuole che la vigna non si trovi in un ambiente monocolturale, pertanto sono stati piantati alberi da frutto, castagni, cipressi, ciliegi e ulivi, oltre a dare spazio a qualche arnia per le api.

Per quanto riguarda le vinificazioni, fino allo scorso anno, si svolgevano in una costruzione adiacente alla villa, oggi dedicata a nuovi progetti. Pertanto la trasformazione dell’uva avviene in un locale provvisorio, in attesa della costruzione della nuova cantina, di cui c’è già il progetto e si devono avviare i lavori quanto prima. In cantina le fermentazioni, spontanee, avvengono in acciaio per poi far riposare i vini in legno usato, utilizzando principalmente botti grandi da venti e trenta ettolitri, oltre a qualche tonneau. Anche in questa fase si vuole impattare il meno possibile, senza essere estremisti o adottare strani approcci ideologici, “riduciamo al massimo l’utilizzo di solfiti, ma se c’è bisogno li utilizziamo”.

Un tempo tutti i frutti delle quattro vigne venivano assemblati, ma oggi lo scopo è quello di ottenere, con i migliori frutti di ogni vigna, diversi Cru di Brunello di Montalcino. Sul mercato sono già disponibili le bottiglie di “Vigna Le Prata” e “Vigna San Prospero”, mentre “Vigna del Vescovo” sta riposando in botte e per quanto riguarda “Vigna Massimo”, anche il vino ricavato con le sue uve si sta elevando in cantina.

Prima di assaggiare i vini un approfondimento sul nome Villa Le Prata che non era ben chiaro se provenisse dai prati circostanti alla Villa o dalle lepri. Restaurando la Villa è stato trovato un mosaico rappresentante le lepri e, vista anche la zona, al tempo nota per la caccia proprio di questo animale, si è dedotto che il nome fosse associato alla lepre.

Per assaggiare i vini ci accomodiamo in una sala degustazioni, creata da poco, al di là del salone principale dell’abitazione, all’interno del quale riposa anche qualche annata meno recente. Cominciamo la nostra avventura con una carrellata di Brunello di Montalcino, dal 2017 al 2019, che racchiude il riassunto delle uve colte dai quattro appezzamenti. Partiamo con il più adulto dei tre, frutto di un’annata calda e secca, che presenta note più vegetali, un tocco speziato e una spunta di rabarbaro, per poi passare al 2018, annata fresca e scarica, la quale regala note più ematiche e balsamiche, oltre ad un colore più scarico, per poi concludere con il 2019, sempre annata calda, ma più bilanciata da punto di vista idrico, che sprigiona note ancora cariche di frutti rossi, ma anche una modesta nota di spezia. Al palato il 2018 presenta una spalla acida e freschezza maggiori, pur peccando leggermente di corpo, che si trova negli altri due vini, dove anche il tannino si fa sentire maggiormente, soprattutto sul 2017. Sicuramente la 2019 sta ancora scalpitando e presenta una buona struttura e buona persistenza, caratteristica che non manca in nessuno dei tre assaggi.

Passiamo poi ad un sorso di “Villa Le Prata” 2019 che si presenta con note di rosa rossa, tabacco, uno spunto erbaceo e una costante spezia, per un sorso dalla buona beva, delicato. Un vino simile al suo predecessore 2018, che però esprime note più fresche e floreali, con spunti di piccoli frutti rossi quali ribes, ciliegia e fragola. In bocca ha una maggiore freschezza, pur avendo un anno in più, con una buona beva, equilibrio, tannino setoso e discreta persistenza.

Un finale accompagnato dal secondo Cru disponibile, il “San Prospero” 2019, che si esprime con note più terrose, di sottobosco, frutta sotto spirito, caffè, cacao, china, per un sorso più pieno e ricco, buona spalla acida, un tannino che si fa sentire e una buona persistenza.

Nel 2019 si sono rielaborate le etichette, scommettendo sulla lepre come soggetto principale, lepre che è protagonista anche del primo dei due Cru assaggiati, la cui etichetta cambia ogni anno immagine e forma/posizione dell’animale. “Vigna San Prospero” è, invece, vestita con un’altra opera che rappresenta un daino.

Curiosi di toccare con mano il futuro di Villa Le Prata, maglietta numero 316 per Edoardo!

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