Una Mamoiada al femminile, con Fabiana nella sua Muzanu (Nuoro)

Seconda tappa tra le cantine di Mamoiada con Fabiana, al timone dell’azienda Muzanu, supportata dal marito Salvatore

19 Luglio 2024

Seconda tappa nel paese di Mamoiada per scoprire un’azienda che, invece di incrementare la produzione di bottiglie, la sta diminuendo; questo è il caso di Muzanu, capitanata da Fabiana.
Un’azienda “nata per caso”, nel senso buono, poiché la protagonista di questa realtà, al momento della nascita di Muzanu, faceva la mamma a tempo pieno. Parliamo del 2014 e, grazie ad alcuni vigneti di famiglia, è nata la volontà di mettere in bottiglia quella che un tempo era una piccola produzione esclusivamente di vino sfuso, accontentando più che altro il palato di Fabiana. Il suo gusto infatti tende a vini più strutturati e affinati in legno, così da lasciar riposare il Cannonau per otto mesi in botte, scesi in seguito a sei.

Per approfondire la storia di questa coppia, ci immergiamo sotto alla loro abitazione, dove è stata ricavata una piccola nicchia per degustare i vini prodotti e dove sono affinati i vini rossi, all’interno di quattro barrique.

Il progetto è partito anche dal ricordo di una tradizione di Mamoiada, che prevedeva e prevede tutt’oggi l’assaggio dei vini, prima del cambio stagionale tra inverno e primavera. L’usanza è quella di andare a pranzo o cena dagli amici produttori, portando un boccione da due o cinque litri, per condividere il frutto della propria produzione vinicola della precedente vendemmia. Un cassetto della memoria che è rimasto indelebile nella mente dei due, i quali si sono man mano appassionati al mondo del vino, sia con corsi e affiancamenti più tecnici, sia svolgendo il corso sommelier. Passione che porta la coppia a voler scoprire e curiosare cantine, vigneti e vini in tutte le aree dove si trovano, tanto che i figli scherzosamente affermano che “mamma e papà vanno in giro con il bicchiere in valigia”.

Nel 2014 si sono prodotte le prime trecento bottiglie di Cannonau, arrivando negli anni ad una produzione di circa duemiladuecento, sentendo però che quel progetto non era esattamente quanto volevano trasmettere al cliente e consumatore finale. In un territorio ricco di cultura, tradizioni, flora, fauna, enogastronomia, feste come Sant’Antonio e il Carnevale, mancava qualche tassello per trasmettere con quei vini l’essenza della Barbagia.
Dal 2020 si è riparametrato lo scopo di Muzanu che, seppur frenata dal Covid, ha focalizzato quella che era la giusta strada per proporsi al cliente finale. Non si vuole semplicemente vendere il vino, con una mera commercializzazione, ma si vuole far conoscere il territorio al cliente, da un punto di vista più vicino alla terra, al terroir e all’ecosistema Mamoiada. Così si è deciso di frenare la produzione di bottiglie, stabilendo che seicento di Cannonau fossero il giusto target per la piccola realtà di Fabiana.

La volontà è quella di dedicarsi al vero spirito dell’azienda, investendo in una casetta a forma di botte, con tanto di piccolo centro benessere adiacente, per coccolare gli ospiti finali. Un’accoglienza mirata e dedicata a due persone per volta, così da far entrare l’ospite nella vera essenza della cantina e dell’ecosistema dove si trova. Una fuga dalla realtà che si sostituisce con l’ingresso in Muzanu, sia con il pernotto “a bordo vigna”, sia con i servizi dedicati, di cui la degustazione è solo un pezzo di un più ampio puzzle. Oltre ad essere deliziati dal vino si potrà a breve “aperitivare” con gli ortaggi dell’adiacente orto, ascoltare i rumori della natura e magari imparare a riconoscerli.

Oggi Muzanu conta un ettaro e mezzo di vigna, disposto in più appezzamenti, abbastanza limitrofi tra di loro e divisi dalla strada provinciale che permette di raggiungere Orgosolo. Questi sono principalmente il frutto di alcune vigne delle famiglie di Fabiana e parte del marito Salvatore, completate in seguito con nuove piccole acquisizioni, distinguendo le vigne a monte e quelle a valle, basate sempre in un terreno derivato dal disfacimento granitico. “Salvatore aveva già dei vigneti impalcati, mentre nei terreni di Fabiana erano presenti vigne ad alberello”. Oltre ai vigneti si trovano altri sei ettari e mezzo, circa, tra bosco, ulivi, orto e una parte di prato.

Parlando di conduzione, lo scopo dell’azienda è quello di effettuare meno trattamenti possibile, mirando a non essere interventisti ed utilizzando solo rame e zolfo. Non si è voluto intraprendere la strada della conversione al biologico per un tema legato ai confinanti, che tendenzialmente hanno una filosofia diversa nella conduzione del vigneto. Si cerca, inoltre, di collaborare anche con altre aziende, come quella che abbiamo visitato precedentemente, Pub Agricolo, per portare migliorie ed innovazione a beneficio della vigna. Anche nel caso delle vendemmie si è creato un gruppo di lavoro, che prevede una sorta di calendarizzazione finalizzata al coinvolgimento di un gruppo di amici per raccogliere le uve.

Le vinificazioni del Cannonau avvengono in una sala situata sopra alla cantina storica dove ci troviamo, con fermentazioni che partono spontaneamente in acciaio, per poi utilizzare le quattro barrique al piano sottostante per gli affinamenti.

Ad oggi troviamo tre etichette protagoniste di Muzanu, che andiamo a scoprire assaggiando quello che è il prodotto finale di ognuna.
Partiamo con quello che è definito “l’ultimo gioco” dell’azienda, un Vermentino di Gallura, prodotto assieme ad un’azienda di quelle terre sarde, con lo scopo di essere un punto d’ingresso di Muzanu, omaggio all’estate, ma anche un aiuto in chiave turistica, per non far approcciare gli ospiti al solo Cannonau. Le bottiglie a target saranno circa milletrecento per anno, ottenute con uve dedicate, pressate e vinificate in solo acciaio, fermentazione spontanea e affinamento negli stessi vasi vinari.
Assaggiando il Vermentino 2020 troviamo un vino che esprime note tropicali, di ananas, goccia d’oro, buccia di limone, note erbacee, di origano, un tocco di macchia mediterranea, spunto mentolato e una punta speziata di pepe bianco. Pur avendo quattro anni sulle spalle, in bocca entra fresco, con una discreta acidità, tondo, con una buona mineralità, discreta sapidità e buona persistenza.

Un vino che esce dagli schemi, che non vuole confondersi con quelli d’annata che escono sul mercato. Questo è un’offerta dell’azienda, ma non è la nostra materia, noi facciamo rosso!

Un ulteriore peculiarità di questo Vermentino è l’etichetta, che si differenzia da quelle più classiche, oltre al nome “Lalla” che riporta alla mente una persona che non c’è più. Un omaggio a lei, amante del sole e dell’estate, che viene descritta con una frase in etichetta: “che sapevi di Sole, di Mare, di Vento, di giallo, di azzurro e di blu”.

Il mondo dei rossi si apre con il “Terras de Mamujada”, un 2019 a base di Cannonau; IGT, pur essendo le vigne iscritte alla DOC; altrimenti non si potrebbe scrivere in etichetta l’indicazione del territorio, non essendo una sottozona. Questo è il primo vino prodotto da Muzanu, il quale abbiamo già anticipato essere passato dagli otto, solo per il primo anno, ai sei mesi di affinamento in barrique.
Al naso la frutta rossa si presenta ben matura, con alcune note di frutta nera, tocco di mora, prugna, un leggero sotto spirito, liquirizia, spezia dolce e cioccolato fondente, con un sottofondo balsamico. In bocca entra abbastanza fresco, con una discreta verticalità e spalla acida, abbastanza minerale, discreta anche la sapidità, tannino delicato e buona persistenza.

Prima di passare all’ultima bottiglia un piccolo prelievo dalle botti del Cannonau 2022, il quale presenta note decisamente più fresche di frutti rossi, lampone, un tocco più terroso, spunti ematici, con sentori che devono ancora trovare la loro integrazione, donata dal tempo. Al palato entra con una maggiore mineralità, spalla acida, tannino che si fa sentire e sempre buona persistenza.

Concludiamo con una bottiglia speciale, ottenuta da uve di un vigneto centenario, tutto ad alberello e condotto esclusivamente con i buoi. Da queste uve di Cannonau si è ottenuto il “Terras de Mamujada 100”, di cui ne sono state prodotte solamente cento bottiglie, esclusivamente nell’annata 2019.
Quarantacinque giorni di macerazione, con piastre che raffreddano la massa e un affinamento di sei/sette mesi in barrique, mai di primo passaggio, per poi riposare in bottiglia ed essere aperto in famiglia o con amici, nelle occasioni più importanti.
Al naso emerge una nota di frutta sotto spirito, la prugna e la frutta si disidratano, cioccolato fondente, tabacco dolce, note balsamiche; il tutto preannuncia una grande alcolicità (che poi scopriamo essere di diciotto gradi alcool). Al palato si ribalta la situazione, con una buona verticalità, un sorso minerale, una discreta sapidità, tannino che fa capolino, ma comunque abbastanza delicato. La magia delle parti dure equilibrano e rendono di piacevole beva un vino robusto, dal grande corpo, potenza e lunga durata.

Dopo aver meditato con questa bottiglia speciale un caro saluto a Fabiana, la quale ci anticipa qualche nuovo progetto nell’aria, di cui ancora non facciamo alcuno spoiler.

 

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