Vinzas Artas e la storia di Giorgio Gaia, Mamoiada (Nuoro)

Ultima tappa alla scoperta di Mamoiada assieme a Giorgio Gaia, uno dei due protagonisti dell’azienda Vinzas Artas

19 Luglio 2024

Dopo aver recuperato le energie al ristorante Abbamele ci rechiamo nell’azienda Vinzas Artas, fondata da Giorgio Gaia. Un cognome che riporta alla mente un altro territorio, quello piemontese, essendo gli avi di Giorgio probabilmente dei boscaioli migrati in Sardegna per lavoro.
Per scoprire la storia di questa piccola realtà ci accomodiamo in una piccola sala degustazioni, che anticipa la cantina, ricavata sotto all’abitazione di famiglia. Giorgio è da sempre appassionato del mondo del vino, pur avendo una prima professione, avendo toccato con mano l’attività vitivinicola sia tra le vigne di famiglia, sia in un’esperienza di cinque anni in un’azienda sarda, a circa venti chilometri da Mamoiada.

Il progetto personale di Giorgio è partito nel 2016, con la produzione di circa millecinquecento bottiglie, ottenute dalle uve dei vigneti di famiglia, condotti da zio Salvatore e papà Gonario, ma anche da quelli dei nonni della moglie. Appezzamenti che sono ben definiti, i quali prendono i nomi di Garaunele, Sa Lahana (letteralmente linea di confine), Su Piducru (il pidocchio).
I nonni della moglie erano soci della cantina sociale, fallita nei primi anni ottanta, prendendo successivamente un contributo per l’espianto della vigna, ripiantata nel 2017 da Giorgio, così da ripopolare la zona con una delle coltivazioni più tipiche e storicamente tradizionali.
Dal 2019, a fianco di Giorgio, troviamo anche il socio e amico Pier Carlo, proprietario di un vigneto in località Tarasunele e un nuovo impianto in località Su Pinu. È così che è anche mutato il nome dell’azienda, che prima era stata battezzata con il cognome dello stesso produttore: “Cantina Gaia”.

Vinzas Artas, che letteralmente significa Vigne Alte è composta oggi da cinque ettari vitati, dislocati tra i seicentocinquanta e gli ottocentocinquanta metri, con vigne allevate a Cannonau e una piccola quantità di Granatza.

Il lavoro in vigna e successivamente in cantina è supportato da un enologo e consulente esterno. I trattamenti rispettano il disciplinare biologico, con rame e zolfo e si cerca di fare tutti i lavori in maniera manuale. “Lavoriamo con la zappa, siamo arcaici per scelta”.
C’è da sottolineare che l’inerbimento in queste terre è cosa rara, nessuno ci ha mai pensato e sarebbe un grande azzardo, poiché questa tipologia di substrato, derivante dal discioglimento granitico, ha bisogno di respirare. Le vigne, alcune anche centenarie, si sono ormai adattate all’esposizione dei venti, agli inverni freddi e alle estati torride.

La cantina, come anticipato, è stata ricavata sotto all’abitazione, dove si sono posizionate sia botti medio-grandi, sia alcuni tonneau, ma anche le vasche in acciaio per le fermentazioni e parte degli affinamenti. I vini rossi vengono fatti fermentare in tini aperti, in maniera spontanea e senza il controllo della temperatura; processo che non avviene per il bianco. La Granatza, unica varietà a bacca bianca allevata, viene fatta fermentare con un pied de cuve e lasciata affinare in acciaio, con una temperatura monitorata e regolata.

Le bottiglie prodotte da Vinzas Artas sono tra le otto e le diecimila per anno, con la volontà di raggiungere il target delle quindici/venti mila. Tra le etichette troviamo quattro referenze di vini rossi a base Cannonau e un solo vino bianco.

Iniziamo gli assaggi con la Granatza, che si trova in zona vitate diverse poiché storicamente si piantava un po’ di questa varietà anche negli impianti a bacca rossa, pensando potesse dare più freschezza e acidità ai vini, inconsapevoli che è una sorta di “bacca rossa camuffata da bianca”. Nel 2023 sono state prodotte solo ottocento bottiglie, ma, grazie ai due nuovi impianti, si andranno ad alzare un po’ i numeri.
Dopo la raccolta viene effettuata una criomacerazione dell’uva per circa dodici ore, per poi pressare e lasciar decantare staticamente il mosto, che man mano fermenta, grazie ad un pied de cuve delle stesse uve. Un vino che al naso presenta note di gocce d’oro, fieno, albicocca, un tocco erbaceo, di origano, mentuccia e leggero pepe bianco. In bocca è fresco, con una discreta spalla acida, mineralità e con un tocco di sapidità, per un sorso che presenta comunque un buon corpo e persistenza.
C’è da dire che questa varietà autoctona un tempo si pensava fosse Guarnaccia Bianca, non presente in Sardegna, o addirittura Vernaccia, ma non c’entra nulla geneticamente con entrambe.

Il primo vino rosso che assaggiamo è il “Nigheddu” 2021, con uve Cannonau provenienti da diverse zone vitate, raccolte in tempi diversi e vinificate in maniera separata. Dopo la vendemmia vengono diraspate per la quasi totalità della massa, per un vino che viene affinato in botti grandi da venticinque ettolitri, di rovere usate per dieci/dodici mesi. Il suo nome in sardo significa “nero”; “se si vuole ordinare un calice di vino rosso al bar, si ordina un Nigheddu!”.
Al naso si presenta con note di frutti di bosco, lampone, rosa rossa, tocco di spezia, sottofondo erbaceo e un leggero principio di sottobosco. In bocca mantiene una buona beva, mineralità, freschezza, discreta sapidità, con un tannino abbastanza delicato e una buona persistenza.

Gli altri rossi Barbagia IGT a base di Cannonau sono “Garaunele” e “Sa Lahana”, che seguono una vinificazione simile al precedente, con uve provenienti da macro zone più circoscritte e affinamento in vasi vinari talvolta più piccoli, dipendentemente dalle annate e dalle masse ottenute.

Per mancanza di tempo ci dedichiamo all’ultimo vino di Vinzas ArtasGaraunele 1920”, prodotto con una vigna acquistata da uno zio materno di Giorgio, datata 1920. In questo caso la macerazione e la fermentazione avvengono spontaneamente in tini aperti sulle bocce con una piccola percentuale di uve a grappolo intero per circa trentacinque/quaranta giorni. L’affinamento avviene in un tonneau di rovere esausto per dodici mesi e in bottiglia per ulteriori dodici mesi.
Assaggiamo un vino, annata 2021, dove la frutta al naso diventa molto matura, con un tocco di sotto spirito, cioccolato, prugna, mora, inchiostro, grafite, pietra focaia, tabacco da pipa. In bocca entra tondo, con un buon corpo, buona mineralità, discreta sapidità, tannino più pronunciato del precedente e grande persistenza.

L’azienda Vinzas Artas è più orientata al mercato estero, pur avendo una produzione limitata di bottiglie, con un mercato locale di una manciata di clienti di nicchia, che credono nel lavoro che viene fatto e nella qualità del prodotto finale. Non si vuole puntare a crescere troppo, ma ci si sta pian piano strutturando con un paio di nuovi impianti, così da consolidare la produzione ed arrivare al target desiderato.

In attesa di vedere gli sviluppi di questa realtà che porta avanti il territorio di Mamoiada un ringraziamento a Giorgio e un arrivederci alle terre di Barbagia.

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