Borgo San Nicolao, un paio di notti passate sull\’Etna a Randazzo (Catania)

Un paio di notti passate a Borgo San Nicolao, con cena in compagnia del fondatore Franco e spiegazione della mungitura delle pecore assieme a Santo

08 Marzo 2025

Borgo San NicolaoDurante la nostra escursione di qualche giorno sull’Etna, abbiamo ricevuto il consiglio di pernottare a Borgo San Nicolao, un agriturismo che si trova sul versante nord, in una laterale della strada statale dell’Etna e delle Madonie, che collega Linguaglossa a Randazzo, più precisamente in Contrada Calderaro.

Borgo San NicolaoDopo una notte di sonno indisturbato, se non dal maltempo incontrato in quel periodo, la sera successiva decidiamo di provare la cena che propone l’agriturismo, a base di quasi tutti prodotti dalla famiglia La Mancusa (originaria dei Monti Nebrodi, da cui sono scesi antecedentemente al primo conflitto bellico). Cominciamo con un piatto misto di affettati e formaggi, alcune frittatine fatte in casa, melanzane sott’olio, pomodorini secchi, olive e cavolfiori in salsa. Già qui saremmo stati sazi, ma un piatto di pasta con i funghi dell’Etna tentava troppo; il tutto accompagnato dal Nerello Mascalese della casa.

A tenerci compagnia Franco, il fondatore di questo posto che nasconde diversi aneddoti e sfaccettature. La storia di Borgo San Nicolao inizia ufficialmente nel 1999 con protagonista lo stesso Franco e un paio di amici, diventati soci, con lo scopo di diversificare le attività che già stavano seguendo in quegli anni, volendo creare uno stabilimento di coltivazione e produzione di erba medica.
Piccola parentesi, la famiglia La Mancusa da generazioni si occupa di allevamenti e macelleria da un lato, oltre alla trasformazione del latte in un caseificio, dall’altro, all’interno della cittadina di Randazzo. Franco ammette che in una prima fase della sua vita era quasi tentato di intraprendere la strada di una professione statale, vincendo anche alcuni concorsi, ma non si è mai cimentato in tale attività da dipendente, sentendo il richiamo dell’attività imprenditoriale, senza poche critiche da parte dei famigliari.

Borgo San NicolaoGià durante i primi anni duemila, l’idea dei tre soci ha preso una rotta diversa da quella originale, poiché, percependo il risveglio della viticoltura, si iniziarono a piantare alcuni vigneti, di varietà autoctone come Nerello Mascalese e Carricante, oltre a cominciare in loco l’attività di allevamento di alcuni capi di bestiame.
I due soci si staccarono nelle fasi iniziali, dedicandosi ad altre professioni, così da far rilevare tutto il progetto a Franco, che, a quel tempo coinvolse anche i fratelli Santo e Salvatore.

Borgo San NicolaoOltre alle attività di coltivazione di circa cinque ettari di vigna, ma anche di ortaggi, e agli allevamenti, nel corso degli anni si iniziarono a ristrutturare i vari edifici presenti nella proprietà. Uno su tutti quello centrale, dove oggi si trova il ristorante dell’agriturismo. Borgo San NicolaoQuesto stabile si è scoperto essere una chiesa templare risalente al 1302, sconsacrata nel 1965, dedicandola a magazzino, per poi essere abbandonata definitivamente e subire diverse razzie, lasciando in eredità solo una vecchia croce di ferro e qualche lastra di marmo. Fortunatamente la sua struttura non ha subito troppi danni e si può vedere ancora oggi la conformazione originale interna della pianta e quella esterna, dove balza all’occhio il simbolo templare, con la data di costruzione, il tutto in pietra lavica.

Andando a ritroso nella storia scopriamo che questi terreni sono stati donati al generale templare Rumbolo da papa Bonifacio Ottavo, essendo stato uno dei condottieri che hanno portato alla vittoria della Seconda Crociata. Qui il generale ha edificato l’abitazione padronale nel 1280, oltre ad alcune delle strutture che vediamo oggi, le quali sono state rinnovate e dedicate all’accoglienza. Borgo San NicolaoBorgo San Nicolao conta ventiquattro posti letto, divisi in otto mini appartamenti che rievocano i nomi originari e il riferimento all’antica collocazione ed uso di un tempo: “U Pistu”, “U Tinu”, “A casa ro Villanu”, U Dunnicu”, “A Dispensa”, “A casa ru Patruni”, “A Loggia”, “A Cucina”.
Al posto di una delle due casette dove abbiamo pernottato c’era un palmento costruito nel 1900, che assieme ad un palmento più antico, situato nella parte più bassa della proprietà, era fondamentale per l’attività di trasformazione delle uve dell’epoca.
La storia dei Rumbolo, che hanno costruito anche un palazzo nobiliare a Randazzo, tutt’oggi esistente, che conta tre pianti da mille metri quadrati l’uno, si è conclusa intorno al 1500, non avendo eredi maschi, facendo così passare di mano in mano le proprietà ad altri nobili, che, grazie ad una sorta di mezzadria mantennero viva l’attività di agricoltura ed allevamento.

Per dirla tutta, alcune supposizioni e stralci di scrittura identificavano questo luogo nel tredicesimo e quattordicesimo secolo, da un lato come polo di forgiatura delle armi per le varie battaglie, mentre dall’atro come una delle prime sedi dei Templari in Sicilia.

L’eredità più preziosa che ci è arrivata è sicuramente il nome del Borgo, che deriva proprio della chiesa di San Nicolao.

Borgo San NicolaoOggi troviamo un’attività diversificata che si compone di accoglienza; ristorazione, dove sono presenti anche le figlie di Franco, Denise e Desirée; allevamento di galline, pecore, mucche, pavoni, oche, cavalli; produzione di vino sia sfuso che in bottiglia a base di Carricante e Nerello Mascalese;  produzione di olio; coltivazione di ortaggi e frutta in uso nell’agriturismo (sia trasformati che non); possibilità di escursioni a cavallo e non sull’Etna, sui Nebrodi o sul parco dell’Alcantara; oltre alla trasformazione dei prodotti quali il latte o la carne, acquistabili nel punto vendita di Randazzo (una delle prime macellerie agricole, attiva fin dal 1981). Borgo San Nicolao

Borgo San NicolaoBorgo San Nicolao si può definire un incubatore di attività a trecentosessanta gradi, distante dai metodi e dalle pratiche industriali, avendo una tradizione di famiglia che dura da decine e decine di anni, che ha portato una grande esperienza ai tre fratelli. Ahimè è sempre più difficile però lavorare di qualità e in piccola scala, scontrandosi con leggi talvolta paradossali, che anziché aiutare il piccolo produttore, agevolano le grandi industrie. Burocrazia, permessi, patentini, corsi, stanno distogliendo lo sguardo da quello che è più importante per una piccola realtà, ossia l’investimento di tempo nella conduzione dell’azienda favorendo sia il benessere degli animali, sia quello degli ospiti, sia dell’agricoltura.

Borgo San NicolaoDopo una notte di totale silenzio e un risveglio soleggiato, con vista sull’Etna finalmente innevata, andiamo a toccare con mano l’attività di Santo, il pastore di famiglia.
Borgo San NicolaoNei tre mesi invernali il gregge di circa trecento pecore viene portato nelle stalle del Borgo, al riparo dal freddo e dalle condizioni meteo più avverse. Due volte al giorno si effettua la mungitura dei capi, per una durata di un’ora, un’ora e mezza raccogliendo in totale poco più di cento litri di latte al giorno nei mesi invernali e fino a duecentocinquanta litri durante il periodo primaverile ed estivo, dove le pecore scorrazzano tra i pascoli e si nutrono solo di erbe o latte.

Borgo San NicolaoPurtroppo, emerge anche con Santo il tema della burocrazia che non permette al piccolo allevatore di competere con le realtà più grandi, facendo inoltre fatica a far percepire al consumatore finale la qualità del prodotto, che ovviamente ha un costo più elevato, anche a causa dell’avvento dei vari supermercati che hanno esemplificato gli approvvigionamenti.

Borgo San NicolaoUn lavoro che viene definito in fase di estinzione, “dove rischi molto e la rendita è molto bassa”, ma c’è da sottolineare che uno degli imperativi principali, oltre alla passione, è il benessere degli animali. Se l’animale non sta bene il guadagno per l’allevatore non c’è. Gli agnelli devono essere liberi e felici di saltellare o giocare tra i pascoli e non chiusi in gabbie o maltrattati.
Anche per quanto riguarda la mungitura stessa c’è una cura ed attenzione particolare, svolgendo tutto il processo a mano, pur avendo acquistato una mungitrice nuova, ma accantonata in magazzino e quasi mai utilizzata.

Borgo San NicolaoDopo aver salutato Santo, le sue pecorelle ritorniamo alla base per un arrivederci anche a Franco, felici di aver potuto toccare con mano questo pezzo di storia che riporta a quasi ottocento anni fa da un lato, ma anche alla cultura contadina e genuina, in chiave più moderna, ma non troppo, dall’altro.

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