Claudio Cipressi, una mattinata con uno dei principali protagonisti della riscoperta della Tintilia del Molise
09 Agosto 2025
Prima di lasciare il Molise non si poteva rinunciare ad una tappa fondamentale per la riscoperta di uno dei vitigni autoctoni di questa Regione, l’azienda Claudio Cipressi.
Assieme al suo fondatore, da cui prende il nome, ripercorriamo le tappe di questa iconica realtà, situata a San Felice del Molise, a pochi chilometri dalla costa di Termoli.
Claudio prima di essere un vignaiolo a tutti gli effetti si è occupato di altre attività, correlate con il settore agricolo, gestendo negli anni un ingrosso di cereali e aprendo una farmacia agricola, che si occupava di fornire clienti limitrofi e non.
È proprio grazie a questa attività commerciale che si è imbattuto nella conoscenza di un contadino del posto, il quale aveva alcune viti di una varietà che, fino a quel tempo, era stata incontrata solo in qualche libro o sentita citare in racconti trasmessi oralmente. Un primo incontro che ha fatto scattare in lui una curiosità verso questa tipologia di vigna, la quale aveva caratterizzato parte della storia della sua Regione natale. Così, iniziò un percorso di ricerca che lo portò a scoprire che la Tintilia era la varietà principe del Molise, fino all’inizio del Primo Conflitto mondiale. A causa dell’impoverimento portato dalla Prima e Secondo Guerra Mondiale e delle caratteristiche di questo vitigno, meno semplice da coltivare e meno generoso nelle rese rispetto ad altri, il suo destino è stato quello di essere via via estirpato o sostituito con il Montepulciano, fino a, quasi, sparire dopo il Secondo Conflitto.
Una scintilla scattata fin dai primi ritrovamenti di Tintilia che sono stati selezionati sia dagli appezzamenti del primo contadino, sia da altri in cui è stata individuata. La selezione di Claudio, avvenuta tra il Novanta e il Novantatrè, è stata guidata dal voler ottenere alcuni cloni che fossero più qualitativi e simili tra di loro, senza dar peso ad una copiosità produttiva o alla capacità di infondere nel vino colore, caratteristiche messe in secondo piano.
Correvano i primi anni Novanta e pian piano si cominciò il progetto di rinascita che ha portato nel 1998 ad avere i primi ettari vitati. In una fase iniziale, per sostenere anche economicamente il progetto, le uve prodotte venivano vendute ad una cantina terza, la prima che ha risperimentato alcune vinificazioni e micro-vinificazioni della varietà.
C’è da sottolineare che i primi anni la Tintilia non era ancora censita e registrata nel Registro Nazionale con la sua appellazione e, pertanto, non sarebbe potuta essere allevata con il suo proprio nome. Per aggirare questi cavilli burocratici è stata ribattezzata con il nome di Bovale (varietà a bacca rossa autoctona sarda), con cui è stata confusa per anni, anche dopo il suo riconoscimento ufficiale. È necessario specificare che le due varietà non hanno nulla a che fare, né geneticamente né etimologicamente, poiché le origini del vitigno molisano non sono prettamente certe, ma il suo nome potrebbe provenire da “U Tint” o “U Prodotto” (a causa di alcuni cloni che infondono un colore profondo nel vino), riprendendo sia terminologie del posto, ma anche derivanti dal croato (essendo questa zona un’area scelta dalla popolazione durante le invasioni turche, tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo).
Solo nel 2001, grazie anche alla missione di Claudio Cipressi, è stata costituita la DOC Tintilia e, due anni più tardi, il produttore assieme a due soci (un agronomo e un commerciale) hanno cominciato l’opera di costruzione della prima cantina, dove ci troviamo oggi. Dopo anni di sperimentazioni e di crescita produttiva, sia con uve di proprietà, sia con uve acquistate, nel 2012 Claudio ha deciso di lasciare le altre attività commerciali e rilevare l’azienda, liquidando i soci.
Una nuova epoca che ha trovato la sua ripartenza ufficiale nel 2014, passando da una produzione che era arrivata a circa trecentocinquantamila bottiglie per anno alle circa quaranta/sessanta mila annue dell’ultimo decennio. La filosofia di Claudio ha basato i suoi fondamenti su una produzione più ridotta, mirando alla qualità e alla promozione sul mercato di vini maturi, con qualche anno in più di affinamento in bottiglia, per dimostrarne al meglio le qualità. Un altro dei capisaldi della nuova era Cipressi è che non tutte le referenze sono proposte costantemente sul mercato, ma dipendono strettamente dalla qualità delle uve, in base ad una determinata annata.
Oggi Claudio Cipressi conta quindici ettari vitati, la maggior parte allevati a Tintilia, mentre un ettaro è stato piantato con Falanghina e un altro mezzo ettaro con il Trebbiano Toscano. I vigneti sono tutti a pochi passi dalla cantina, disposti in una sorta di anfiteatro protetto dagli appennini e con uno sguardo che si apre verso il mare e le Isole Tremiti.
La vallata sorge ad una media di cinquecento metri sul livello del mare e i vigneti sono disposti in appezzamenti diversi, con esposizioni differenti. Questo permette di avere in un’unica grande area substrati diversi, anche all’interno della stessa vigna. Il Trebbiano Toscano è principalmente piantato su un terreno tufaceo, mentre la Falanghina su un substrato principalmente calcareo e ricco di ciottoli. La Tintilia, invece, spazia in terreni diversi, talvolta da metro a metro, come si può notare grazie alle diverse colorazioni di terra di un vigneto in lontananza.
Claudio Cipressi è certificata Bio e i trattamenti rispettano tale paradigma, con solo rame e zolfo in minima quantità, nel rispetto della natura. Come anticipato l’anfiteatro dove sorgono i vigneti giova della posizione strategica che alterna la protezione dei monti e la brezza proveniente dal mare. Dando uno sguardo alla vigna più vecchia, datata 1998 possiamo notare alcune piante colpite da mal dell’esca, a causa di alcune potature errate effettuate in fase iniziale da collaboratori terzi.
Evitando concimazioni ed irrigazione e a causa della scarsità di piogge di quest’anno, in via eccezionale è stata movimentata la terra per dare un po’ di ossigeno al substrato. Un altro esempio che rimarca la filosofia del produttore è che nell’annata 2023, per mantenere la coerenza nei trattamenti, si è persa quasi la totalità della produzione a causa della peronospora.
Parlando di cantina, la struttura, per come la vediamo oggi è stata costruita nel 2020, ampliando quello che era il vecchio impianto iniziale, che era poco più di un capannone. In prima battuta si voleva costruire la nuova cantina vicino ai vigneti, ma a causa del terreno di conformazione molto franosa e friabile, si è deciso di ampliare la struttura già esistente, adottando un sistema di palizzazione sotterranea come rinforzo.
Oggi troviamo diverse aree ed ambienti, dove a farla da padrone è l’acciaio, con vasche dai tre, cinque fino a cento ettolitri, così da consentire le diverse micro-vinificazioni per area e vigneto.
Le botti in legno, invece trovano il loro spazio in una piccola bottaia, prediligendo il formato barrique, esclusivamente di rovere francese.
Anche in cantina la filosofia del produttore è ben delineata, volendo proporre vini “non costruiti”, finalizzati a valorizzare i varietali, senza l’utilizzo di lieviti aggiunti e con il minimo possibile di solfiti.
Come anticipato, la produzione media annua è di circa quaranta/sessanta mila bottiglie, dipendentemente da quanto offre la natura. Anche le referenze sono variabili, ma possiamo individuare tre linee diverse che si differenziano grazie ad una prima selezione in vigna, anche in base a diversi tempi di vendemmia e una seconda selezione in cantina.
Le etichette di vino più fresco, ricco di acidità e di immediata beva sono state individuate nella linea “Nonbermi”, dove troviamo un rosato e una Tintilia; per poi passare ai vini “Settevigne” dove sono presenti Falanghina e una seconda Tintilia. Infine, per quanto riguarda la linea Classica è presente la Falanghina “Voira”; il Trebbiano “Le Scoste”; la Tintilia “Collequinto”; Tintilia “Macchiarossa” e la Tintilia “66” (l’unico vino Claudio Cipressi che affina in barrique nuove a grana fine con una media tostatura). Tra queste possiamo notare anche la scelta di etichette diverse, di cui la linea classica rispecchia i canoni più tradizionali, “Settevigne” riporta alcuni uccellini appostati tra i tralicci che percorrono il vigneto, mentre il “Nonbermi” riporta un nome più stravagante che vuole essere un punto di rottura nella tradizione; “solitamente se si vuole impedire qualcosa ad una persona, questa è tendenzialmente più portata a compiere quell’azione”.
Dal 2016 è stata iniziata una produzione di Spumante Metodo Classico, sempre a base di Tintilia, ma l’unica annata sboccata e commercializzata è stata la 2017, poiché è l’unica che ha rispettato i canoni di qualità di Claudio Cipressi. Tutte le altre bottiglie sono conservate in cestoni in cantina, ancora tappate con tappo a corona e sboccate periodicamente in maniera ludica o per capirne l’evoluzione, pur non avendo raggiunto gli standard desiderati. Piccolo spoiler: la prossima annata che sarà messa in commercio potrebbe essere la 2021!
Negli anni è stato prodotto anche un Passito di Tintilia, ottenuto da uve appassite in cassetta.
Dopo una lunga chiacchierata e la scoperta degli ambienti principali dell’azienda, un assaggio dei vini, cominciando dal rosato di Tintilia “Nonbermi” 2024, che si presenta con sentori freschi, di agrume, note di erbe aromatiche, origano, rosmarino, macchia mediterranea, per un sorso fresco, di grande beva, ricco di sapidità, minerale, con una buona acidità e discreta persistenza.
Contemporaneamente al primo vino un confronto con un secondo rosato di Tintilia “Collequinto” 2024, il quale regala una struttura maggiore, con un colore meno brillante e più intenso, regalando note di frutti rossi concentrati, lampone, fragola, ciliegia, un tocco di cipria, per un sorso più complesso, ma sempre di beva, mantenendo freschezza, con un corpo maggiore, comunque equilibrato e più persistente.
Per quanto riguarda il mondo dei rossi, un assaggio di “Settevigne” 2018 e “Settevigne” 2016 (non avendolo prodotto nell’annata 2017. L’annata più recente è molto fresca e pimpante, pur avendo già sette anni sulle spalle, regalando note agrumate, di sanguinella, frutti rossi freschi, alternati ad un tocco di erbe aromatiche, di alloro, macchia mediterranea, ma anche un sottofondo mentolato. In bocca è dritto, verticale, ricco in acidità e sapidità, con discrete note minerali, per una discreta persistenza e tannino delicato.
Nel 2016, annata piuttosto calda, troviamo una maggiore complessità e note terziarie, con sentori di frutta più matura, inizio di sottobosco, foglia bagnata, tabacco dolce, grafite, leggero fumè, rabarbaro. In bocca è maggiormente complesso, ma comunque di beva, con buona mineralità, sapidità, tannino ben integrato e persistenza.
Infine, la Tintilia “Macchiarossa” 2019 che si presenta con note di confettura di frutti rossi, frutti bosco, un inizio sottobosco, note speziate di cumino, un tocco orientale, balsamico e pieno, sia al naso sia in bocca, dove entra con un buon corpo, tannino presente ma delicato, più corposo, con una buona spalla acida, abbastanza minerale e sapido e una buona persistenza.
Un tuffo nel mondo della Tintilia, del Molise e dell’azienda di Claudio Cipressi, che merita la maglia numero 398!


