Salvatore Turi Marino, da enologo a vignaiolo nella Val di Noto (Siracusa)

Salvatore Turi Marino, alla scoperta del percorso del protagonista di questa realtà, da enologo a vignaiolo nelle terre della Val di Noto

19 Agosto 2025

Turi Marino

Una mattinata che si conclude con la visita ad un’azienda limitrofa a quella esplorata in apertura di giornata, assieme al suo fondatore Salvatore Marino.

Mi chiamo Salvatore Marino ma tutti mi chiamano Turi”.

Un tuffo alla scoperta del protagonista di questa realtà che proviene da una famiglia di viticoltori da parte di mamma Marinella e di bottai e vinificatori da parte di papà Sebastiano (detto Nuccio).

Se provieni da una famiglia legata all’agricoltura a volte succede che ti spingano a formarti per intraprendere altre professioni”.
Turi ha iniziato la sua avventura nel mondo degli studi presso l’Università di Giurisprudenza di Catania, anche se, dopo soli due anni e un anno di leva militare, il richiamo per le sue origini è stato più forte. Abbandonata l’ipotetica carriera togata, il produttore si è iscritto alla facoltà di enologia a Marsala, per poi specializzarsi all’università di Udine. Gli studi a nord-est lo hanno portato per due mesi in una cantina di Verona, per poi essere assunto da un grande gruppo trentino. Tra le varie esperienze Turi ha svolto la professione di enologo anche in California, Nuova Zelanda, Australia, per poi tornare nel Bel Paese, in Puglia e nella sua Sicilia, in una delle più conosciute cantine della Regione.

Agli inizi del nuovo millennio ha conosciuto la moglie Stefania e, contemporaneamente alla sua prima attività, ha iniziato a gestire le vigne dei suoceri in Val di Noto, tra Rosolini e Pachino. Quest’area è nota in tutta Italia e in tutto il mondo per la coltivazione dei tipici pomodori, ma, un tempo, precedentemente alla crisi del vino degli anni ’80, era vocata per l’allevamento della vigna e per la produzione di vino, tanto che il luogo dell’incontro è denominato “Contrada Buonivini”.

Turi Marino

La famiglia di Stefania è una delle più storiche della zona, possedendo vigneti dagli anni ’40, provenienti in origine dai marchesi Rudinì, che hanno resistito anche alla crisi della viticoltura, non avendo ceduto al nuovo business dei pomodori.

Turi Marino nel 2017 ha proposto alla moglie Stefania di iniziare a produrre il proprio vino in bottiglia, con quelle uve che prima venivano conferite a cantine terze o vinificate per vendere del vino sfuso a clienti privati o amici. Così, si sono prodotti i primi mille ettolitri di vino rosso, che sono stati destinati alle prime milletrecentotrenta bottiglie. Essendo Stefania laureata in storia dell’arte e appassionata del settore in generale, l’etichetta è stata una sua realizzazione, rappresentando un agricoltore dell’epoca stilizzato, fiero di mostrare il proprio grappolo d’uva, frutto del suo rigoglioso raccolto.
Il vino era stato imbottigliato, la bottiglie etichettata e l’unico scaglione da superare era quello commerciale, non essendo nessuno dei due di estrazione commerciale. Così, facendo le prime fiere, nazionali e di respiro internazionale, si iniziarono a conoscere i primi distributori italiani ed importatori esteri, formando passo dopo passo, in maniera abbastanza rapida una rete di collaboratori che hanno creduto nel progetto.

Dopo il primo esperimento in rosso, a base Nero d’Avola e Pignatello per il 5% sono state prodotte anche due altre etichette, un rosato di Syrah e un bianco a base di Catarratto, il quale effettua di media cinque giorni di macerazione. In questo caso le etichette sono state individuate nel dettaglio del braccio dello stesso agricoltore stilizzato, che brinda con il tipico bicchiere dell’epoca, di forma distante dal moderno calice.

Così, dal 2019, Turi Marino ha lasciato le precedenti collaborazioni per dedicarsi al suo progetto personale, che vede oggi una produzione di circa venticinquemila bottiglie per anno. Nel 2020, è stata aggiunta alla gamma dei vini anche un Vermouth rosso da una base di partenza di vino bianco, nello specifico Catarratto, inviata in Piemonte e addizionata di alcol, zucchero ed erbe aromatiche.
Per completezza, nel corso degli anni è stato messo in commercio un Vino Liquoroso a base di Moscato di Noto, unico nel suo genere, vendemmia 1993. Questo vino è stato prodotto in collaborazione con papà Nuccio, con uve acquistate in zona, frutto della vendemmia 1993. La famiglia ne possedeva circa settecento ettolitri e avrebbe dovuto pagare circa cinquantamila euro di accise, decidendo così di venderlo e tenerne soli millecinquecento litri per la commercializzazione in bottiglia. Ahimè, papà Nuccio non è mai riuscito a vedere il prodotto imbottigliato, essendo mancato prima della realizzazione del progetto, che però porta in sé un pezzo della sua eredità e un pezzo di questo territorio, dove non venivano prodotti passiti, ma vini fortificati in fase di fermentazione.

Continuando a parlare di cantina e di vinificazioni, oggi Turi Marino si appoggia in una cantina terza, a Pachino, in attesa che la sua cantina a pochi passi dalla sede del nostro incontro, in direzioni Rosolini, sia terminata, forse per la vendemmia 2027.
La sua filosofia è quella di trasformare le uve in maniera spontanea, con il solo utilizzo delle temperature controllate, pur non essendo scettico o critico rispetto ai lieviti selezionati, utili, a suo parere, per aziende di più grande portata e con numeri produttivi diversi dai suoi.
Le uve di Syrah per la produzione del vino rosato si pressano direttamente, mentre quelle per il rosso sostano di media sette giorni, con alcuni rimontaggi, per poi affinare in sole vasche di acciaio, dove viene svolta la fermentazione malolattica. Anche il vino bianco, come anticipato, svolge una discreta macerazione, con tre rimontaggi al giorno, per poi sostare in cemento, dove, anche in questo caso, effettua la fermentazione malolattica.
La solforosa viene aggiunta alla fine della malolattica e in fase di imbottigliamento, sempre in dosi minime e poco invasive per il vino che si vuole proporre sul mercato.

C’è da dire che il produttore ha ereditato la cantina dove i genitori effettuavano le trasformazioni delle uve,  a pochi passi dall’ingresso di Pachino, ma questa presenta spazi e vasche troppo grandi per le sue quantità e per le uve che vuole vinificare, così da usare questo ambiente come deposito macchinari e strumenti utili alla lavorazione della vigna.
Spostando lo sguardo proprio sui vigneti, oggi troviamo circa sette ettari vitati, divisi in circa sei aree tutte molto vicine tra di loro, per lo più di proprietà, ma anche con qualche affitto. Si è partiti con le vigne dei suoceri, per poi pian piano espandersi con nuovi appezzamenti che formano una sorta di tetris in un corpo che magari un giorno sarà tutto unito. Le uve allevate sono Nero d’Avola, Pignatello, Catarratto e Syrah, anche se si sono appena piantati alcuni filari di Trebbiano Toscano e Grecanico, a ridosso della nuova cantina in costruzione, con cui probabilmente si produrranno due nuove etichette o forse un blend in bianco. Una piccola anticipazione: per riprendere la produzione del vino rinforzato c’è l’idea di piantare alcuni filari di Moscato Bianco.

Turi Marino

Nel terreno dove ci troviamo è presente una casetta di campagna, dove solitamente avvengono gli incontri con gli ospiti e le degustazioni. Il substrato più vicino alla cantina è di matrice alluvionale e maggiormente argilloso, abbastanza scuro e ricco di scheletro, mentre salendo sulla vicina collina, si può toccare con mano una matrice più calcarea. La conduzione della vigna rispetta a pieno il disciplinare Bio, anche se non si è appositamente voluta ottenere la certificazione, a causa della burocrazia e del dispendio di tempo che avrebbe un’azienda così piccola. Il protagonista principale resta Turi, aiutato da un solo collaboratore, effettuando tutti i trattamenti a mano, con pompe a spalla o con la cariola per la distribuzione dello zolfo ramato. Per la fertilità della terra si utilizza il solo letame di vacca certificato Bio, acquistato da un vicino allevamento, ovviando alla tecnica del sovescio, a causa degli impianti molto stretti che non consentirebbero ai macchinari, in questo caso il motocoltivatore, ad interrare correttamente piante ed infiorescenze.
Non si è mai irrigato e non si è mai voluta stravolgere la conformazione della vigna, che conta tutti gli impianti più vecchi ad alberello.
Altra peculiarità di queste terre è la ventilazione che arriva dall’incontro dei due mari, Ionio e Mediterraneo, i quali contribuiscono alla sanità in vigna, pur essendo stata l’annata 2025 caratterizzata da una grande copiosità di peronospora, e infondono alle uve una grande sapidità.

Turi Marino

Pochi giorni prima del nostro incontro sono state vendemmiate le uve di Syrah per il rosato, mentre i primi giorni di settembre vengono vendemmiate le altre uve, al contrario di qualche anno fa che si iniziava la loro vendemmia dopo la metà di settembre.
In tutti i vigneti sono presenti alberi da frutto e molti olivi, di varietà Moresca e Verdese, avendo l’obiettivo di incrementare anche la produzione dell’olio, piantando principalmente lo stesso Verdese e la Nocellara.

Turi Marino

Prima dei saluti, è il momento di assaggiare alcuni dei vini Turi Marino, cominciando dal Catarratto 2024, che si presenta al naso con profumi concentrati di agrume intenso, cedro, zest di limone, pesca gialla matura, erbe aromatiche e macchia mediterranea. In bocca spicca la sua sapidità, entra dritto, verticale, ma con un buon corpo, ben bilanciato, fresco e persistente.

Turi Marino

Avendo esaurito il rosato, passiamo al rosso a base di Nero d’Avola al 95% e Pignatello al 5%, sempre dell’annata 2024. Una concentrazione di frutti rossi, frutti di bosco, mora, lampone, ciliegia matura, violetta e un leggerissimo inizio sottobosco. Al palato il sorso è sempre ben teso e sapido, con una discreta spalla acida e mineralità, un buon corpo, anche in questo caso bilanciato, tannino che fa capolino e buona persistenza.

Turi Marino

Concludiamo con la chicca trentaduenne, il Vino Liquoroso a base Moscato Bianco, vendemmia 1993, che si presenta con sentori di frutta disidratata, tra cui l’albicocca, la pesca, ma anche fichi passiti, datteri, scorza d’arancio candito, miele di carruba e castagna e un sottofondo di mandorla. In bocca mantiene comunque freschezza grazie anche al rinforzo con alcol, una buona sapidità data l’origine delle uve, buona spalla acida, beva e ottima persistenza.

Turi Marino

Un ringraziamento a Salvatore Turi Marino che merita la maglia numero 402!

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