Generazione Alessandro, il percorso dei tre cugini Alessandro che, dalla storica cantina di famiglia nel palermitano hanno deciso di investire sull’Etna
03 Settembre 2025
Una nuova avventura sull’Etna ci porta in Contrada Borriglione, a Linguaglossa, per scoprire la storia di una piuttosto giovane realtà, che vanta radici storiche sul lato opposto della Sicilia: Generazione Alessandro.
In compagnia di Benedetto Alessandro, seduti all’interno del vecchio palmento restaurato, andiamo a scavare sulle origini di questa nuova azienda sull’Etna. La famiglia di Benedetto si è occupata di agricoltura da diverse generazioni, ma possiamo individuare il capostipite di questo ramo famigliare nel bisnonno Rosolino che, assieme al figlio Benedetto lavorava le terre di Camporeale, l’ultimo paese in provincia di Palermo, prima di arrivare ad Agrigento da un lato e Trapani dall’altro, in una sorta di crocevia nella strada che collega il capoluogo alla parte opposta di Sciacca.
La svolta commerciale che, dalla sola attività agricola, fece passare la famiglia Alessandro alla creazione di una vera e propria azienda è stata data dai figli di Benedetto. I tre fratelli Rosolino, Antonino e Natale fondarono, agli inizi degli anni Novanta, l’azienda Alessandro di Camporeale. In una prima fase si scelse la strada della produzione finalizzata al conferimento, scegliendo come protagoniste varietà altamente produttive, quali i tendoni di Trebbiano, per puntare alla quantità. Abbandonando poco dopo questo primo percorso, si passò alla conversione dei vigneti per una produzione propria, costruendo la cantina nel 1999 ed iniziando a vinificare nel 2000. In quegli anni “andavano di moda” le varietà internazionali, decidendo così di puntare su Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay. Fortunatamente nella seconda metà degli anni 2000 si è tornati a valorizzare i vitigni autoctoni, investendo su varietà quali Grillo (pur essendo un’uva maggiormente legata alla costa trapanese), Catarratto, Nero d’Avola, Perricone (vinificato in purezza dal 2023, dopo numerosi tentativi), mantenendo esclusivamente il Syrah in rappresentanza degli internazionali, grazie alla sua ottima espressione e al binomio creatosi negli anni Syrah-Alessandro di Camporeale.
Dai terreni di Camporeale, situati tra le colline in mezzo ai due mari, Tirreno ed Adriatico, la famiglia ha deciso di allargare i suoi orizzonti nel 2016, grazie anche all’avvento della nuova Generazione Alessandro, rappresentata dai figli dei tre fratelli: Anna, Benedetto e Benedetto.
Era l’inverno del 2016, quando è stato acquistato un vecchio noccioleto abbandonato in Contrada Palmellata, di poco più di quattro ettari. Un punto di partenza che portò la famiglia a fare un grande lavoro di ripristino di quelle terre lasciate ormai alla natura, preparando i terreni e ripiantando i vigneti da zero per iniziare le prime vinificazioni, quasi sperimentali, nel 2018, cominciando dai vini “Trainara” e “Croceferro”, grazie all’appoggio di una cantina terza per tutto il processo di trasformazione, affinamento ed imbottigliamento.
Passo dopo passo si è riusciti ad incrementare la produzione e andare a regime con le successive vendemmie 2019 e 2020, acquistando parallelamente il terreno dove ci troviamo oggi e dove sorge la cantina. Come testimoniano le foto appese, un tempo la struttura stava vivendo anch’essa una fase di abbandono, con il vecchio palmento diroccato e preso d’assalto dalla vegetazione.
Ci è voluto un grande lavoro di restauro per riportarlo a nuova vita, oltre che un periodo di tempo parecchio lungo a causa dei vari vincoli a cui è soggetto il Parco dell’Etna. Oggi, però, la struttura gode di una nuova vita e funzione, essendo diventata un ambiente per le degustazioni, eventi, ovviamente in più piani, mantenendo la conformazione originaria dello storico palmento.
Generazione Alessandro conta sette ettari e mezzo vitati, che si estendono sui territori di Linguaglossa e Palmellata, oltre ad aver individuato ed acquistato una vecchia vigna di sessant’anni in Contrada Sciaramanica.
Due anni fa sono state piantate alcune nuove vigne di Carricante e Nerello Mascalese, nei pressi di Castiglione di Sicilia, per un totale di circa due ettari e mezzo, in Contrada Crasà, in attesa che queste giovani piante possano andare presto in produzione. Per comprendere maggiormente il territorio si può fare una distinzione nei vini che provengono dai terreni che puntano più a nord e quelli e nord est: nel primo caso, riferendoci a Contrada Crasà si ottengono vini più strutturati con un tannino più marcato e importante, mentre dall’area di Linguaglossa si ottiene meno struttura, un profilo più fine e note maggiormente iodate.
In entrambi i casi il sottosuolo è composto da colate laviche abbastanza recenti per la media, le quali hanno lasciato silicato vulcanico e basalto, che si esprimono in diverse conformazioni, più o meno rocciosi e sabbiosi a seconda delle aree.
La filosofia di conduzione della vigna è la stessa che si applica all’interno dell’azienda madre a Camporeale, adottando anche qui il biologico, pur essendo all’inizio scettici, non avendo una grande esperienza in queste aree. Con il corso degli anni, toccando con mano maggiormente sia il lavoro in vigna sia quello delle trasformazioni, si è notato che l’adozione di questo disciplinare può essere talvolta più semplice nell’area dell’Etna, per una serie di motivi. Qui troviamo inverni più lunghi che condizionano i germogliamenti delle piante, dimostrandosi più tardivi, i suoli sono molto drenanti, così da non permettere il ristagno dell’umidità, è presente una grande escursione termica tra giorno e notte e si può godere di una costante brezza grazie al vicino mare, ma anche alla catena dei Monti Nebrodi.
I trattamenti sono limitati e tutti a base di rame, zolfo, oltre all’utilizzo di zeolite e caolino, adottando anche parziali sfogliature per consentire una maggiore areazione.
La gestione della vigna è in capo a Benedetto, che è l’enologo della nuova Generazione Alessandro, mentre la cugina Anna, laureata in giurisprudenza si occupa di tutte le questioni burocratiche ed amministrative e il cugino Benedetto è il responsabile del marketing e della parte commerciale della cantina.
È scontato dire che il nome scelto per rappresentare il nuovo progetto aziendale è un chiaro richiamo ai tre nuovi protagonisti della famiglia Alessandro.
Negli ultimi anni è stata finalizzata anche la cantina, adiacente al vecchio palmento, dove si possono vedere principalmente vasche in acciaio, adottate sia nelle fermentazioni avviate con lieviti selezionati, sia per gli affinamenti di alcuni dei vini. Oltre all’acciaio sono presenti alcuni tonneau da cinquecento e settecento litri per l’affinamento dei vini rossi.
La produzione ad oggi si attesta sulle quarantamila bottiglie per anno, divise in quattro etichette, che assaggiamo assieme a Benedetto, pur anticipando che nel prossimo futuro ci sarà qualche nuovo ingresso tra i vini di Generazione Alessandro.
Il primo vino degustato, il quale rappresenta il primo vino prodotto dall’azienda è “Trainara” 2023, Etna Bianco DOC a base di 90% Carricante e 10% Catarratto, uve provenienti dalle contrade di Palmellata e Crasà, con un affinamento in solo acciaio e bottiglia, non volendo affrettare i tempi della sua commercializzazione. Un vino dai sentori agrumati, di cedro, citronella, macchia mediterranea, timo, origano, mentuccia, ma anche gelsomino, un tocco fumè e di spezia, quale pepe bianco. Al palato entra teso, ma delicato, con una buona sapidità, un tocco minerale, una discreta acidità e buona persistenza.
Il secondo vino in ordine di assaggio e di produzione dell’azienda è l’Etna Rosso “Croceferro” 2022, assemblaggio delle uve di Nerello Mascalese provenienti da tutti i vigneti. Un vino che affina per circa il 70% in tonneau e la restante parte in acciaio, il quale si presenta al naso con note floreali, di geranio, rosa, un tocco terroso, ma anche di inchiostro, fragola matura, un sottofondo fumè e un tocco speziato. In bocca entra diretto, con una buona sapidità, buona spalla acida, minerale con un tannino che si fa sentire ma rimane abbastanza delicato e una buona persistenza.
Continuiamo con “Sciaramanica” 2022, un Cru di Etna DOC ottenuto da uve che provengono dalla vecchia vigna principalmente di Nerello Mascalese, con qualche pianta di Nerello Cappuccio e Alicante. In questo caso l’affinamento è di circa quattordici mesi in tonneau da cinquecento e settecento litri, metà nuove e metà usate, per un vino che concentra i sentori in note più balsamiche e resinose, spostandosi sui frutti neri, di mora, ma anche sentori floreali di violetta, per poi spostarsi sulla china, uno spunto ematico e una velatura di spezia. In bocca esprime la sua morbidezza, con un tannino sempre presente, che fa da contorno, una buona sapidità, mineralità, corpo e persistenza.
Concludiamo con “Vignazza” 2023, Etna DOC Rosato, ottenuto da Nerello Mascalese in purezza. L’area da cui provengono queste uve è una specie di ansa protetta a Palmellata, molto ombrosa, circondata dal bosco, con un terreno sabbioso e molto vigoroso, caratteristiche che ne rallentano la maturazione.
Nel 2020 si è provato il primo esperimento di vinificazione di queste uve caratterizzate da acidi gonfi, buccia sottile e grande acidità. Un risultato che non soddisfaceva i produttori, così da riprovarci il secondo anno, dove è stato svolto un affinamento più lungo sulle fecce fine e una piccola percentuale in tonenau usate da settecento litri. Così è stata trovata la strada più corretta per valorizzare questo piccolo vigneto che permette una produzione di sole tremilacinquecento bottiglie, commercializzate dopo un ulteriore affinamento di un anno in vetro. Un rosato che regala note di delicata sanguinella, ma anche lampone, fragolina di bosco, macchia mediterranea, ginepro e un sottofondo sulfureo. Al palato entra teso, fresco, con una buona sapidità, discreta spalla acida, sempre ben equilibrato e con una discreta persistenza.
Grazie a Benedetto che ci ha fatto scoprire questo nuovo volto della storica Alessandro di Camporeale, con l’avvento della nuova Generazione Alessandro. Per lui maglietta 405!


