Pitzner Winery & Suites, finalmente in compagnia di Markus a Cornedo all’Isarco (Bolzano)

Dopo diversi anni di conoscenza con Markus Puff, finalmente abbiamo l’occasione di passare un po’ di tempo assieme nella sua Pitzner Winery & Suites

13 Dicembre 2025

PitznerSabato sera di metà dicembre finalmente in compagnia di Markus Puff, dopo diversi anni di conoscenza, nella sua Pitzner Winery & Suites, a Cornedo all’Isarco, poche curve più su della cittadina di Bolzano.

Ci troviamo in un luogo storico, risalente al 1300, dove un tempo si creavano le armi per il Castello di Cornedo, appartenuto al Maso fino alla Prima guerra mondiale. PitznerIl suo nome è sempre stato Pitzner, che significa appunto “battitore di ferro”, in questo caso dedicato alla costruzione dei sistemi di difesa, nome ripreso dall’azienda, adottando anche il simbolo di una vecchia pistola.
Il Maso, dopo il primo conflitto mondiale, è passato sia per mano dello Stato, come pertinenza della centrale elettrica, sia di proprietà di alcuni privati, che non si sono molto preoccupati del suo mantenimento.

Durante gli anni ’70 il padre di Markus, Martin, acquistò la proprietà, non essendo stato il primogenito della sua famiglia e, pertanto, non designato all’eredità sia del Maso sia della campagna per lo più allevata a vigna e mele. Date le condizioni della struttura era a quei tempi piuttosto accessibile, così da iniziare una propria attività, con i suoi tre ettari a corpo, ristrutturando e ripristinando quanto nelle proprietà precedenti non era stato poi così curato.
Qui le prime testimonianze di viticoltura risalgono al 1840, anni in cui si coltivava principalmente la Schiava e una vecchia varietà chiamata Blaterle, incrocio tra la stessa Schiava e il Riesling.
Con vigne che avevano circa ottanta/novant’anni d’età, si produceva una parte di vino per casa e si conferivano, come da consuetudine, le uve alla vicina cooperativa.

La seconda generazione, rappresentata da Markus e dal fratello Thomas, si è appassionata al settore vitivinicolo, studiando prima agraria e, nel caso del primo dei fratelli, anche enologia (svolgendo successivamente un tirocinio a Bordeaux, dei lavori in cantine austriache e in una cantina sociale altoatesina). Così, nel 2013, quasi per gioco, è iniziata la produzione di un primo vino bianco, fresco ed aromatico, con l’idea che potesse accompagnare qualche brindisi in compagnia degli amici. Un vino che ha dato lo sprint giusto per poter strutturare le fondamenta dell’azienda che vediamo oggi, producendo, l’anno successivo, circa cinquemila bottiglie tra Schiava, Lagrein, Rosato di Lagrein e Pinot Grigio. L’entusiasmo era alle stelle, la motivazione anche, ma l’esperienza, soprattutto in ambito commerciale, era praticamente nulla, trovandosi uno stock di invenduto di tremila bottiglie.

C’è da dire che anche nello stile di vinificazione, ma soprattutto di affinamento, si era osato un po’ troppo, soprattutto su vini come il Santa Maddalena, dove, “volendo fare un vinone”, si è utilizzata una quantità eccessiva di legno nuovo.

Nel corso degli anni successivi si è messo un po’ da parte l’entusiasmo di inseguire i grandi vini, talvolta appartenenti ad altre zone, concentrandosi sull’interpretazione del proprio territorio, capendo anche come poter far conoscere e commercializzare le bottiglie.

PitznerOggi l’azienda è guidata da Markus, poiché il fratello ha intrapreso nuove strade, e si è ingrandita sia in termini di ettari vitati sia per la produzione di bottiglie. Troviamo, infatti tre ettari a corpo, a Cardano, allevati a Schiava, Lagrein, Pinot Grigio, Chardonnay, Moscato Giallo, in un substrato di porfido sabbioso e profondo, per poi spostarci nelle vicine zone limitrofe a Bolzano di Rentsch e Gries, dove si coltivano rispettivamente Merlot e Lagrein, un’area più calda, ricca di sassi e scheletro; scendendo verso Caldaro e Appiano troviamo Chardonnay e Pinot Nero, su terreni maggiormente calcarei, infine nella zona più porfirica, ricca di argilla e quarzo, di Cornaiano dove si trovano le varietà per il vino “Hexagon”, che poi scopriremo, per un totale complessivo di otto ettari vitati (tra proprietà e qualche affitto).

PitznerIn vigna ci si definisce poco interventisti, avendo intrapreso la strada del biologico, che dovrebbe convogliare nella certificazione nel 2026, se la prossima stagione non gioca brutti scherzi. Il biologico è stata una scelta non dettata dal marketing o dal simbolo della fogliolina da inserire in etichetta, ma più per una questione morale e di vita, abitando praticamente immersi tra le vigne. PitznerSi utilizza la tecnica del sovescio dove necessaria e si crea un compost in maniera autonoma, anche con gli scarti delle lavorazioni della vigna.
Si è consapevoli che se ci saranno annate difficili, la priorità sarà quella di portare a casa il raccolto.

PitznerNel corso degli anni è stato modernizzato, ripristinato e modernizzato il Maso, ricavando diversi ambienti, tra cui la cantina, che possiamo definire “diffusa”, essendoci una prima zona dedicata alle vasche in acciaio, oltre ad essere il ricovero attrezzi per il periodo invernale, una stanza riscaldata dove riposano le barrique e una terza zona, sotto alla residenza di Markus, che è la più storica.

Qui, tra le pareti costruite con le vecchie rocce, sono presenti principalmente tonneau mentre, al piano inferiore, nella parte più originale del Maso, risalente al 1300, è stata creata una zona dove custodire le vecchie annate Pitzner, oltre alla cantina privata del produttore.
Ogni annata viene interpretata come tale, rispettando i territori di provenienza e cercando anche in cantina di intervenire il meno possibile. Le fermentazioni alcoliche sono per lo più attivate da un pied de cuve, ottenuto dalle medesime varietà che si vogliono fermentare, gli affinamenti dosati tra legno nuovo e usato e le malolattiche svolte, grazie anche al controllo delle temperature.
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Il 2019 è stato l’anno in cui si è demolita una vecchia struttura per creare un nuovo magazzino, ma, non essendoci state fondamenta, è crollata anche la stalla a quindici metri di distanza. PitznerCosì, si è deciso di rimpiazzare la stalla con la costruzione di tre wine suite, appartamenti autonomi dotati di camera, bagno, cucina e salotto, che guardano la vigna e un giardino comune dove poter godere anche del relax in piscina, o in sauna, o, nella prossima stagione, in idromassaggio, magari sorseggiando uno dei vini Pitzner, essendoci una piccola postazione bar proprio in quest’area.

Parlando di vino, la produzione conta circa sessantacinquemila bottiglie per anno, divise in “troppe etichette” (più di quindici), un vantaggio commerciale poiché è possibile soddisfare diversi gusti, tra finezza, aromaticità, struttura, beva, ma un po’ più complicato in cantina, avendo numerose vasche e contenitori dedicati alle vinificazioni e agli affinamenti.
PitznerTra le fila dei vini Pitzner troviamo una bollicina Charmat a base di Schiava, di cui una parte fermenta in legno, mentre il resto in acciaio (un tempo vinificata con Metodo Classico, notando, però, che perdeva parte di freschezza e note varietali).
Passando ai bianchi incontriamo “Buchsennofner” nome che proviene da un detto tedesco che significa “apri serata”, blend di Moscato Giallo e Pinot Grigio; “Finell”, Pinot Grigio che macera qualche ora in pressa e una parte della massa affina in tonneau; “Schlossgarten”, ovvero “giardino del castello”, con uve Sauvignon fermentate spontaneamente e, anche in questo caso un affinamento del 30% in legno; “Floralis”, Gewürtztraminer, che uscirà dalla gamma dei vini Pitzner, non rappresentando a pieno le idee aziendali; “Aurum”, Chardonnay di cui il 20% riposa in legno; un secondo Chardonnay, Riserva che riposa in tonneau per quattordici/quindici mesi, con battonage iniziale.
Passando ai vini rossi troviamo il “Malanders”, che significa “un po’ diverso”, poiché viene utilizzato un affinamento del 50% della massa in barrique di quarto e quinto passaggio (fatto inusuale) per il Santa Maddalena, a base Schiava e meno del 5% di Lagrein; “Scharfegg”, Lagrein, che anche in questo caso riposa in barrique per il 50% della massa; “PNPinot Nero Riserva, con uve fermentate in tino aperto da settecento litri, talvolta con i raspi, per poi affinare un anno in barrique. A queste referenze si affiancano anche altri quattro vini di una linea che possiamo identificare come selezione, tra cui: “LG”, Lagrein Riserva, frutto della selezione delle vecchie vigne di sessanta/settant’anni, con fermentazione in tini aperti, con parte di grappolo intero e affinamento di un anno in barrique usate di secondo/terzo passaggio; percorso praticamente uguale per il MerlotMR”; per poi passare al Pinot GrigioMaximus”, prodotto solo nelle annate 2016, 2018 e 2023, con fermentazione in anfora, dopo una diraspatura a mano, dove resta a contatto per tre/quattro settimane, affinamento in legno per circa un anno, decantazione e imbottigliamento, senza alcuna filtrazione; per poi concludere con “Hexagon”, un vino rosso a base di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Shyrah, Nebbiolo, Petit Verdot, piantate all’inizio degli anni ‘80 in un’unica vigna dallo zio Rudi Lang. Un tempo era vinificato come un blend di campo, oggi tutto selezionato per varietà, con uve diraspate a mano, fermentazione in tini aperti e affinamento in legno di barrique nuove per il 50% e di secondo passaggio per la restante parte.

PitznerDopo aver ripercorso i passi fondamentali di Pitzner e aver approfondito la sua produzione è il momento di assaggiare i vini, cominciando con il “Finell” 2024, Pinot Grigio dai sento di pera, un tocco di fragolina, mela golden, erbe aromatiche, salvia, pepe bianco, un leggero tocco di mentuccia, per un sorso che entra fresco, ma con un buon corpo, presenta una buona larghezza, è ricco in sapidità, acidità e buona anche la persistenza.

PitznerPassiamo al giardino del castello “Schlossgarten” 2023, Sauvignon piacevolmente timido al naso, con sentori delicati e non esplosivi di erba appena tagliata, pietra bagnata, confetto e una punta di pepe bianco, ricco in acidità, dritto, con una buona freschezza e verticalità, sapido, abbastanza minerale e con una moderata persistenza.

PitznerIl terzo bianco è lo Chardonnay 2022, in cui sono presenti tre cloni della stessa varietà, all’interno del medesimo vigneto, i quali vengono raccolti anche a distanza di due settimane, e vinificati separatamente. Note sempre delicate al naso, di ananas, un tocco di agrume maturo, albicocca, mango, spezia un dolce, per un sorso ben bilanciato, con una buona grassezza sostenuta dalle parti dure, oltre ad una buona persistenza.

PitznerPassiamo al “Maximus” 2023, un secondo Pinot Grigio dove si concentrano le note di mela ed albicocca mature, arancia, un tocco di miele, timo, leggera macchia mediterranea, per un sorso ricco, caratterizzato da un buon corpo, strutturato, ma con una buona spalla acida, sempre sapido, abbastanza minerale, con una maggiore persistenza e una leggera estrazione tannica.

PitznerIl mondo dei rossi si apre con un confronto tra uno dei primi vini prodotti dall’azienda Pitzner e la sua evoluzione, St. Magdalener 2015 e il 2018, in entrambi i casi a base di Schiava e una piccola percentuale di Lagrein. Nel primo vino, come anticipato, si è osato un po’ troppo con l’affinamento in legno, che negli anni si è comunque integrato, esprimendo sentori di frutta sotto spirito, frutta rossa matura, rosa rossa, un tocco di violetta, leggero sottobosco, note terrose, ma anche di ginepro e chiodi di garofano. In bocca si sente una maggiore estrazione tannica, pur essendo ancora ricco in acidità, fresco e di beva. Tannino che diventa già più setoso e delicato nel 2018, dove l’acidità aumenta, mantenendosi fresco e piacevole, con note al naso più legate alla frutta fresca, con un fragolone maturo, lampone e rosa canina.

PitznerNon può mancare un assaggio di Pinot Nero 2022, con uve che crescono a cinquecentocinquanta metri sul livello del mare, tra Appiano e Caldaro, vinificate in cinque tini, di cui uno ad uve intere, tre diraspati e uno con i raspi in infusione, solo durante la fermentazione. Pinot Nero che regala note di ciliegia matura, ciliegia nera, fragolone, per poi spostarsi su note cioccolatose e speziate, con noce moscata, pepe rosa, ma anche di erbe aromatiche quali il rosmarino. In bocca ha una buona beva, freschezza, sapidità, discreta mineralità, tannino molto setoso e buona persistenza.

PitznerConcludiamo con un secondo confronto, tra “HX17” ed “Hexagon” 2022. Il primo vino è stato frutto di tre vendemmie, a coppie di uve e regala note evolute di frutta molto matura, sottobosco, fungo, cuoio, note di tabacco dolce, china, grafite e un’ottima speziatura. In bocca è ancora fresco e teso, con un buon corpo, ben bilanciato, tannino molto delicato e buona persistenza.
Il fratello più giovane di cinque anni è il frutto di vendemmie e vinificazioni separate per ogni uva, con un vino che, anche in questo caso, resta in barrique, tra nuove e di secondo passaggio per un anno o poco più, prima di creare il blend. Ovviamente si esprime con una maggiore energia, più scalpitante, con note di frutta fresca, fragolone, rosa rossa, note ematiche, un tocco balsamico, leggera mentuccia, alloro e una spezia più delicata. Al palato è comunque morbido, ma più fresco, con una maggiore spalla acida, tannino delicato e sempre buona persistenza.

PitznerUna serata in compagnia di Markus, tra chiacchiere, calici e storia di questo posto, oltre alla consegna della meritata maglia numero 435, prima di andare a riposare nei comodi letti della wine suite.

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