Benanti, nella storica azienda sul versante sud-est dell’Etna, Viagrande (Catania)

Benanti, nella storica azienda di questa famiglia che ha investito in tutti i versanti dell’Etna, cominciando da quello più a sud

18 Dicembre 2025

BenantiUna nuova avventura prima delle vacanze di Natale ci porta sul versante sud-est dell’Etna, nell’azienda Benanti, dove Dario, sommelier e addetto al team accoglienza ci racconta la storia di questa azienda.

Siamo in località Viagrande, ad una manciata di chilometri da Catania, in una delle aziende più storiche dell’Etna, che trova le sue origini nel 1734, quando il capostipite del ramo famigliare che ha dato vita, qualche secolo più tardi, all’azienda vitivinicola, fu mandato in queste terre dal Re Vittorio Amedeo d’Aosta a controllare il feudo catanese. Ufficialmente l’attività di coltivazione e trasformazione delle uve è cominciata nel 1890, con Giuseppe Benanti, cominciando, con una prima fase più amatoriale, quella che un secolo dopo sarebbe diventata una vera e propria attività professionale. Come molte famiglie, anche i Benanti producevano vino sfuso con uve di Nerello Mascalese, che veniva successivamente venduto come vino da taglio al nord Italia o in Francia. Il figlio Antonino portò avanti il lavoro di famiglia solo parallelamente alla sua attività principale, avendo fondato, assieme ad un socio, un’azienda produttrice di farmaci oftalmici, ottenendo un grande successo da questo nuovo settore in evoluzione.

BenantiL’azienda Benanti per come la possiamo vedere oggi è stata creata dal Cavaliere del Lavoro Giuseppe Benanti, nel 1988, inizialmente con il nome di Tenuta di Castiglione, acquisendo il cognome di famiglia dieci anni più tardi, nel 1998. Il Cavalier Benanti si è dimostrato da subito un visionario e pioniere degli investimenti su tutti i versanti del Vulcano, puntando ad ottenere vini di qualità, da uve coltivate nei territori più vocati a seconda delle varietà. Non avendo esperienza nel mondo vitivinicolo e non essendoci una grande cultura sull’Etna di vino in bottiglia a quei tempi, si è rivolto a professionisti che spaziavano dal Piemonte alla Borgogna, dove si producevano già vini di altissima qualità, al fine di realizzare il suo progetto di nicchia e lanciando sul mercato le prime due etichette “Rovitello” e “Pietramarina”, rispettivamente nel 1990 e 1991.

La storia più recente, che arriva ai giorni nostri, vede come protagonisti i figli del Cavaliere, che ci ha lasciati nel 2023, Antonio e Salvino, i quali hanno continuato il cammino aziendale sull’eccellenza e la qualità, in moderne tecnologie produttive ed in nuovi vigneti sviluppando sempre più anche l’area accoglienza. Un’accoglienza pionieristica, che vede uno staff di tre sommelier, che diventano cinque nel periodo di alta stagione, e due chef professionisti, offrendo quattro tipologie di percorsi degustativi agli ospiti che scelgono Benanti per scoprire il territorio etneo.

Piccola parentesi, non si vuole offrire una vera e propria ristorazione in senso stretto, ma i due chef, Enrico e Gianluca, propongono delle portate in abbinamento ai vini, in base alla tipologia di percorso scelto dal cliente, con una cucina prettamente locale, che talvolta può essere rivisitata o integrata con altre contaminazioni, frutto dell’esperienza dei due cuochi. Oltre a queste esperienze, negli anni, si sono create anche delle iniziative chiamate “Cene Conviviali”, che, mediante prenotazione, propongono dei percorsi più strutturati e mettono in luce l’esperienza degli chef.

BenantiParlando di vigna, oggi troviamo trentacinque ettari vitati, che, come anticipato, si estendono su tutti i versanti dell’Etna, partendo da nord in Contrada Calderara Sottana, a Randazzo e Contrada Dafara Galluzzo, a Castiglione di Sicilia, spostandosi poi ad est in Contrada Rinazzo, a Milo e a sud-est in Contrada Monte Serra, a Viagrande ed a sud-ovest a Contrada Cavaliere a Santa Maria di Licodia.

BenantiLa conduzione fino a qualche anno fa era biologica certificata, ma la volontà principale è quella di voler salvare il raccolto anche in annate disastrose come la 2023, rimanendo però sempre il più possibile sostenibili. BenantiIl biologico non si è abbandonato e viene adottato fino a quando la stagione o una determinata area permettono di farlo, ma se sono necessari altre tipologie di intervento non ci si tira indietro, al fine di salvaguardare la produzione.

Benanti produce diciassette etichette, da ognuno dei territori sopra citati: a Contrada Calderara Sottana, a seicentottanta metri sul livello del mare, in un terreno granuloso e ricco di pietre vulcaniche, appartenente al periodo geologico “Mongibello Antico” si ottiene un Etna DOC Rosso, con uve Nerello Mascalese. Dai settecentocinquanta metri di Castiglione, su un terreno simile, ma più fine, sono prodotte altri due Etna Rosso, la Riserva “RovitelloParticella No. 341 e il Contrada Dafara Galluzzo, sempre a base Nerello MascaleseBenantiProseguendo sul versante est, a Milo, incontriamo i terreni fini del “Mongibello Giovane”, dove affonda le proprie radici il Carricante, con cui si ottengono il “Pietra MarinaEtna Bianco Superiore e il Contrada Rinazzo Etna Bianco Superiore. Dai vigneti a corpo sul Monte Serra, a quattrocentosessanta metri, in un terreno piroclastico, provengono i vini “Serra della ContessaParticella No. 587 Etna Rosso Riserva, il Contrada Monte Serra Etna Rosso, e, dal 2023 il Contrada Monte Serra Etna Bianco. Infine, spostandoci in Contrada Cavaliere, a novecento/novecentocinquanta metri, in un terreno dalla tessitura fine e ricco di scheletro, vengono prodotti il Contrada Cavaliere Etna Bianco, il Contrada Cavaliere Etna Rosso e il Nerello Cappuccio Terre Siciliane.

Oltre alle etichette sopra indicate si producono tre bollicine Metodo Classico: due che prendono il nome di “Noblesse”, entrambi Brut, un ventiquattro e un quarantotto mesi a base Carricante e “Lamoremio”, rosato a base Nerello Mascalese, che resta ventiquattro mesi sui lieviti.

A rappresentare la produzione maggiore delle referenze Benanti troviamo tre Etna DOC, rispettivamente in bianco con uve Carricante in purezza; un rosato ottenuto da Nerello Mascalese e un rosso con uve per l’80/85% Nerello Mascalese e un 15/20% di Nerello Cappuccio.

BenantiIn una sala adiacente all’abitazione privata della famiglia, cominciamo ad assaggiare i vini Benanti, con un primo bianco, il Contrada Cavaliere 2022, 100% Carricante. Piccola parentesi: uno dei pilastri aziendali è quello di utilizzare nei vini bianchi solo uve Carricante, al fine di poter offrire al cliente, secondo l’idea e filosofia dell’azienda, un’espressione più autentica del territorio; mentre la seconda regola è nella vinificazione dei vini bianchi, frutto di una fermentazione ed affinamento esclusivamente in acciaio, senza mai vedere alcuna botte di legno.
Continuando il tema delle vinificazioni, come già anticipato, queste vogliono essere la massima rappresentazione del territorio da proporre tramite il vino in bottiglia. Le uve sono raccolte e selezionate a mano e vengono fatte fermentare con lieviti selezionati, frutto di uno studio condotto dal 2005 al 2010 insieme all’Istituto Vini e Viti di Palermo, che ha portato alla selezione di quattro tipologie di lieviti autoctoni.
L’affinamento di questo vino è di un anno in acciaio, sulle proprie fecce fini, con sistematici battonage, e si esprime al naso con sentori di lime, buccia di limone, un tocco di gesso, tenui erbe aromatiche, un sottofondo di zagara e note fumè. In bocca spicca la sua acidità, con note citrine, buona mineralità, note sapide, un leggero sentore ammandorlato e una moderata persistenza.

BenantiContinuiamo in bianco con il Contrada Rinazzo 2022, Etna Bianco Superiore, 100% Carricante, che segue lo stesso processo di vinificazione del precedente vino. Qui i sentori si concentrano, con una buccia di limone più matura, ma anche cedro, leggermente candito, un tocco di nocciola, sentori di miele, note erbacee di erba appena tagliata, sentori fumè che si alternano ad un timido idrocarburo. In bocca è un po’ più ampio, presenta una maggiore “grassezza”, pur mantenendo una spalla acida costante, una buona mineralità, discreta sapidità e maggiore persistenza.

BenantiPassiamo al confronto tra due Etna Rosso 2022, 100% Nerello Mascalese, dalle contrade Monte Serra e Dafara Galluzzo, con uve che, in entrambi i casi, fermentano in acciaio per circa diciotto/venti giorni, per poi trasferire il vino in tonneau per dodici mesi, tornando, prima dell’imbottigliamento, a fare un passaggio in acciaio per decantare ed essere successivamente imbottigliati, riposando ulteriormente altri quattro/sei mesi in vetro.
Le vigne di Monte Serra sono esposte a sud est, arrivando a maturazione prima e sono più influenzate anche dal vicino mare, ben visibile dai vigneti. Al naso presenta note delicate, floreali, di violetta, rosa rossa, ma anche ciliegia, fragola, sentori balsamici, mentolati, un tocco di grafite, per un sorso caratterizzato da una buona freschezza, sapidità, tocco minerale, un tannino presente, ma delicato, e con una buona persistenza.

Passando al Contrada Dafara Galluzzo, dove le vigne sono esposte a nord-est e vengono vendemmiate circa un mese più tardi delle precedenti, troviamo sentori di frutta più scura, che alterna amarena a ciliegia nera e prugna, fiori essiccati, con note di foglia bagnata, sottobosco, sentori terrosi, di cuoio, pepe nero e un leggero sottofondo fumè. In bocca è più complesso, pieno, caldo, ma comunque bilanciato, sapido e abbastanza minerale, con un tannino che si fa più sentire e una maggiore persistenza.

Non possiamo non notare le etichette che vestono le bottiglie dei vini di Contrada, opere d’arte realizzate da Roberto Rimini, un pittore molto caro del Cavaliere Giuseppe Benanti. Queste sono accompagnate, su ogni bottiglia, dal simbolo che rappresenta il blasone di famiglia.

Prima dei saluti è d’obbligo un giro in vigna al tramonto, dove tra i sette ettari a corpo, che crescono ad una media di quattrocentosessanta metri sul livello del mare, possiamo vedere un impianto centenario, appena sotto alla sommità del Monte Serra, e nuovi impianti sia ad alberello sia a spalliera, nella parte più adiacente al palmento.
Benanti Benanti Benanti
Benanti BenantiDando uno sguardo anche all’area interna della struttura, si possono toccare con mano i vari ambienti, tra cui una sala dedicata alle degustazioni di gruppi più numerosi, denominata “Sala Pop” per la presenza di un grande dipinto pop raffigurante l’Etna, realizzato su legno in modalità live painting dell’artista romano Marco Tamburro; oltre alla “Sala dei Quadri”, dove sono appesi quadri della collezione privata della famiglia, che un tempo fungeva da bottaia, ma anche la “Sala del Cavaliere”, dove Giuseppe Benanti era solito accogliere ospiti illustri, amici e giornalisti, per degustare i propri vini.
BenantiÈ ancora presente la zona principale del vecchio palmento, uno dei più grandi della zona, con l’area di pressatura e la sua vite in utilizzo fino a quarant’anni fa.
BenantiAll’interno della struttura è custodita anche una bottaia per l’affinamento dei vini, dove sono presenti barrique, tonneau e alcune botti grandi, tutte di rovere francese, acquistate direttamente di secondo passaggio, così da non impattare il vino con sentori eccessivi lasciati dal legno.

BenantiPrima di rimetterci in cammino un ringraziamento a Dario, che dovrà venire in Veneto a prendere una maglietta Winetelling e due chiacchiere con Salvino!

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