Arte e Vino, all’interno della favola di Giulio tra i Castelli Romani, Castel Gandolfo (Roma)

Arte e Vino, un locale unico nel suo genere, blend delle passioni del suo fondatore Giulio Mariani, situato nel cuore di Castel Gandolfo

Arte e VinoUna tappa non prevista nella zona dei Castelli Romani ci porta a Castel Gandolfo, cittadina ben nota per essere sede della residenza estiva dei Pontefici e, tra una passeggiata vista Lago Albano e un’altra nel centro del paese, l’appetito si fa sentire, scegliendo a colpo sicuro il ristorante Arte e Vino.

Qui incontriamo Giulio Mariani, il quale trova il tempo per raccontarci la sua storia, che ci fa balzare indietro di quasi centocinquant’anni, quando, nel 1882 la sua famiglia ha fondato il loro primo ristorante a Castel Gandolfo, che svetta a picco sul lago e porta il nome di Antico Ristorante Pagnanelli. Dopo la fondazione da parte dei bisnonni, la conduzione dei nonni prima e dei genitori successivamente, anche Giulio, assieme ai suoi fratelli è stato protagonista di questa realtà, in cui ha potuto crescere dal punto di vista culinario, ma anche enologico, sviluppando una grande passione per entrambi i lati di questo settore. La volontà di creare qualcosa di indipendente, che lo potesse vedere come protagonista in un suo percorso personale, lo ha portato, nel 2000, ad aprire Arte e Vino.
Piccola curiosità è che nelle fasi iniziali le due attività sono andate di pari passo, fino a staccarsi completamente da quella di famiglia, dove è stata lasciata un’eredità di circa trentamila bottiglie di vino, di circa tremila diverse aziende.

Arte e VinoArte e Vino è nato nel centro del paese di Castel Gandolfo, in una prima versione che univa un negozio di antichità con l’enoteca, due delle passioni più grandi del suo fondatore, in soli due ambienti sviluppati in un unico lato della strada. Questa attività ha preso sempre più piede nel corso degli anni, facendo incrementare la proposta di oggettistica e i suoi ambienti, colonizzando anche la parte frontale con altre sale sia al piano superiore, edificata attorno al ‘600, sia tra i cunicoli sotterranei, che si narra essere di epoca romana, contando circa duemila anni.

Arte e VinoLa bottega è diventata presto un ristorante con circa duecentocinquanta coperti, decorato con oggetti unici nel loro genere, frutti della collezione personale di Giulio, ma anche di regali da parte di amici e clienti. Per non perdere lo spirito originario del progetto, parte dell’oggettistica è ancora disponibile per la vendita.

Quello che si può vedere da Arte e Vino è solo una parte della collezione del suo protagonista, che ammette di avere a casa almeno “cinquanta volte in più la roba che c’è qui”.
Oggi troviamo ambienti differenti, dedicati all’accoglienza dei clienti, tra cui: la sala del tempo dove non mancano gli orologi di ogni genere; la sala dei viaggi, dove oltre alle decine di modellini di aerei si trovano mappamondi, vecchie carte geografiche e modellini di barche; la sala dei telefoni, dove si trova un excursus temporale di modelli di telefoni che hanno segnato la storia e addirittura una cabina telefonica inglese, il cui ingresso nella stanza è stata una vera e propria missione. Sparsi qua e là non mancano giocattoli, modellini, spazzole da scarpe, penne e centinaia di pinocchi di ogni genere e forma.
Tutti gli ambienti sono stati curati nei minimi dettagli con l’idea di non appesantire le stanze, ma di renderle vivibili e apprezzare i singoli oggetti e collezioni.

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Ogni oggetto ha una storia e gli aneddoti sono a centinaia. Per esempio, un cliente ottantenne, storico membro della banda di Amalfi, ha voluto donare il suo Triccheballacche; o un altro ancora ha scovato nel locale alcuni telefoni costruiti nella fabbrica dove lavorava suo padre, ormai mancato da alcuni anni, donando la volta seguente quelli che aveva a casa, uno verde e uno nero. Attaccandoli assieme a Giulio al muro è stato naturale dire a questo cliente che ogni volta che sarebbe tornato nel locale avrebbe avuto la possibilità di contattare suo padre nell’aldilà tramite questi cimeli.
Non è insolito che alcuni clienti costruiscano degli oggetti direttamente nel ristorante e, un giorno, uno di questi ha costruito e donato una chitarra ad Arte e Vino, ma Giulio non era presente, e, non avendo lasciato alcun contatto, non avrebbe potuto ringraziarlo di persona. Qualche anno più tardi lo stesso Giulio stava servendo un tavolo, proprio accanto alla chitarra, con alcuni commensali che stavano ammirando il manufatto. Così, il padrone di casa gli ha raccontato la storia di questo cliente che gliel’ha donata, rivelandosi essere una delle persone sedute proprio a quel tavolo.

Avventurandosi nei sotterranei, ci si può imbattere in un insieme di cunicoli, che collegano gli ambienti in superficie, divisi dalla strada, incontrando diversi oggetti nel nostro percorso, tra cui cimeli di guerra, come elmetti, cassoni, borracce, ferri da stiro d’epoca, spaventose maschere e giochi di specchi, ma anche tavoli e sedie per accogliere i clienti in situazioni ed eventi privati. Non mancano le bottiglie, a centinaia, con vecchie annate e vendemmie più recenti, oltre a vecchi torchi in legno di diverse misure a richiamare il settore del vino, che ben si abbina ai formaggi in affinamento, custoditi nei sotterranei.
Arte e Vino Arte e Vino Arte e Vino Arte e Vino

Risalendo dal lato della bottega, troviamo un banco per la preparazione di alcune delle portate, oltre ad una selezione di prosciutti e salumi appesi al soffitto. Qui è presente anche la cassa e uno dei cimeli più importanti della collezione, una cassaforte di inizio secolo, che è stata inserita all’interno della struttura per mezzo di una gru.

Parlando di ristorazione dal punto di vista della cucina, all’inizio di questa avventura Giulio si cimentava in prima persona ai fornelli, mettendo in pratica ricette fantasiose create da lui o più tradizionali, ma con l’ingrandirsi del progetto è stata formata una squadra di collaboratori, diventati protagonisti di questa realtà. L’idea di base è quella di lavorare con prodotti di stagione e cambiare il menù in base alle disponibilità degli approvvigionamenti. Molte delle materie prime sono selezionate da Giulio in persona, che si reca dai vari fornitori per acquistare i prodotti, prettamente laziali. Un aspetto fondamentale della sua filosofia è quello di avere un contatto umano con tutti i collaboratori; “non si usa il telefono per fare gli ordini; vado a Viterbo per la selvaggina, il formaggio è principalmente del Piglio e le erbe spontanee sono raccolte in autonomia”.

Arte e VinoCome già anticipa il nome del locale, il vino è uno dei protagonisti principali di questa location, la quale propone una carta dei vini che spazia da nord a sud dell’Italia, ma si è investito negli anni nella propria produzione con la Cantina Mentiroso (chiaro richiamo alle menzogne raccontate dal buon burattino di legno).
I vigneti sono situati tra il comune di Albano Laziale e il comune di Marino, alle pendici del vulcano laziale, a circa duecento metri sul livello del mare, basati su suoli di origine vulcanica. Si producono otto vini fermi e due spumanti, con etichette che richiamano la favola di pinocchio, realizzate dall’amico artista Simone Piccioni. Tra queste troviamo uno Chardonnay Frizzante; un blend di Malvasia Puntinata e Trebbiano; Vermentino in purezza e l’unico a fare barrique è una Malvasia Puntinata, con protagonista in etichetta Geppetto. Tra i rossi è presente un blend di Cesanese e Sangiovese, che vede solo l’acciaio; un Cesanese in purezza che affina per circa un mese in barrique; Syrah 100% affinato sei mesi in barrique e un Cesanese amabile. Infine, gli spumanti sono due Charmat lunghi, che restano in autoclave per sedici mesi circa, rispettivamente a base Chardonnay per il bianco e Cesanese per il rosè, entrambi Brut. Curiosità è che lo Chardonnay porta in etichetta Mangiafuoco, che in questo caso impersonifica Giulio, mentre il rosè, una fatina, che rappresenta la figlia più piccola.

Da quest’anno ci si è concentrati anche nella produzione di olio di oliva, dal nome “Pinocchiolio”, imbottigliato nel mese di ottobre 2025.

Una passione che si è “sfogata” in un ristorante unico, il quale rispecchia la personalità del suo fondatore, ma anche della squadra creata negli anni, di cui fanno parte anche i cinque figli, in ruoli e mansioni diverse.

La nostra esperienza da Arte e Vino si è conclusa nel migliore dei modi, con un piatto di Cacio e Pepe con fiori di zucca e un calice di “Vola Vola”, bled di Cesanese e Sangiovese, vestito da un pinocchio che cavalca un vecchio aereo monoposto.

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Arte e Vino è una tappa da fare se ci si trova tra i Castelli Romani e per noi da rifare, così da assaggiare anche il resto dei vini della Cantina Mentiroso, oltre a fare una foto con Giulio, che tra la fretta e la mole di lavoro non siamo riusciti a scattare!

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