Lagazi Wine Cellar, in località Zemo Alvani con Shota e Natia (Georgia)

Lagazi Wine Cellar, assieme a Shota e la moglie Natia per vivere un’autentica esperienza tra vino in anfora e cibo tradizionale

18 Maggio 2026

LagaziArrivo in tarda mattinata in località Zemo Alvani, nell’azienda Lagazi, dove ad attenderci c’è il suo fondatore e vignaiolo Shota, oltre ad un profumato Chakapuli che cuoce in pentola sulle braci.

Un’azienda che prende il nome dalla zona dove ci troviamo, Lagazi, fondata nel 2015 da Shota, all’interno della casa del bis bis nonno, risalente agli anni Venti del ‘900. Il produttore è il primo a fare vino nella sua famiglia, essendo questa proveniente dalle montagne georgiane, con alle spalle una lunga tradizione legata alla pastorizia.

Ci addentriamo subito nel cuore della sua attività, la cantina o “Marani” in georgiano, dove sono posizionate sette anfore interrate, di misure differenti, dai mille litri ai settecento, cinquecento, trecento, ovviamente arrotondando la capacità, essendo tutte fatte a mano in maniera artigianale. Una cantina che fa respirare un’altra epoca, edificata in pietre e argilla, dove il controllo della temperatura non è una cosa conosciuta e tutto il processo di trasformazione delle uve avviene in maniera spontanea.

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Tendenzialmente le anfore più grandi vengono utilizzate per le fermentazioni e quelle più piccole per gli affinamenti, anche se non esiste alcuna regola fissa e tutto è governato dal quantitativo di uva che regala ogni singola annata. Per questo motivo, a supporto delle anfore, è presente anche una vasca di cemento da mille litri.
Le anfore vengono acquistate sporadicamente e, solo dopo essere state trasportate in cantina, subiscono una sorta di processo di pulizia con la cera, che aiuta a prevenire muffe e funghi. Una volta eliminata questa sostanza, sono pronte all’uso, dimostrandosi strumenti universali nei vari processi, potendo garantire un’ottima conservazione del vino al loro interno.
Essendo interrate potrebbero subire l’attacco di batteri, pertanto la pulizia anche dopo il loro utilizzo è fondamentale. Quando vengono lasciate vuote si utilizza sia la cenere, materia alcalina, sia il calcare, per mantenerle sanificate e, solo dopo essere state lavate in maniera opportuna, si inseriscono le uve della nuova annata.

Il periodo di macerazione delle uve sulle proprie bucce spazia da uno a sei mesi, a seconda di quanto si vuole ottenere, in base alla qualità delle uve. “Se la fermentazione procede bene, sicuramente si potrà ottenere un buon vino”. Macerazioni che avvengono sia a grappolo intero, sia parzialmente, al fine di donare le giuste caratteristiche al prodotto finale.
Le bucce vengono definite “la madre del vino”, poiché contengono principalmente tannini e lieviti, che donano le caratteristiche fondamentali alle uve prima e al vino successivamente, come nel caso della longevità.

Durante il periodo di contatto con le bucce si rompe il cappello manualmente ogni tre/cinque ore, per non sbilanciare il vino e, quando quest’ultimo è pronto, viene prelevato con alcuni appositi strumenti e tubi. La parte migliore è sicuramente quella del cuore, dove si può trovare una equilibrata limpidezza naturale, mentre quella più austera e tannica si trova sul fondo. Questa viene estratta per ultima, grazie ad un sistema che viene lasciato in immersione per circa due giorni. Il suo destino è il consumo in famiglia o tra amici, ammettendo che per questo fabbisogno vanno via circa mille litri all’anno!

LagaziL’area dove sono coltivati i vigneti è caratterizzata da alti ph, bassa acidità ed è necessario bilanciare alcol e zuccheri in maniera oculata per non avere vini troppo pesanti. Soprattutto in questa zona, orientale della Georgia, si ottengono vini più corposi e pieni, ricchi al palato, i quali si abbinano a pietanze ricche e gustose come l’agnello.

Lagazi possiede oggi tre ettari vitati, con vigne che contano circa quarantacinque anni, piantate durante il dominio dell’Unione Sovietica. Pur non essendo certificata Bio, la conduzione ne rispetta i parametri, utilizzando solo rame e zolfo e combattendo senza chimica la, sempre più frequente, problematica della peronospora.
I vigneti sono a circa venti minuti di strada se si riesce a guadare il vicino fiume Alazani, altrimenti diventano quaranta se è necessario fare “il giro largo”.

LagaziParlando di substrato, troviamo una prima parte ricca di materia organica, di colore nero, che lascia spazio alla pura argilla. Qui le piante possono godere di un’ottima riserva di acqua, senza mai andare in stress.

Le varietà allevate sono principalmente due: Rkatziteli e Kakhuri Mtsvane, oltre ad una piccola quantità di Saperavi, che viene blendizzato con il Jghia. Essendo Shota più amante dei vini bianchi e macerati da uve a bacca bianca, l’imprinting che ha voluto dare alla sua azienda è stato in quella direzione.

LagaziPrima di dedicarci alla degustazione e alla cucina georgiana, mani in pasta per produrre i Khinkali, una sorta di fagottini di pasta ripieni, in questo caso di carne di manzo ed agnello, essendo la ricetta più rappresentativa della zona originaria di Shota. Questo piatto tipico viene prodotto con una pasta tirata a mano che racchiude un cuore a base di carne, solitamente agnello, maiale, manzo o misto, senza mai prevedere il pollo o, tantomeno, il pesce. In aggiunta ci sono quasi sempre pepe, peperoncino, aglio e cipolla, ma possono anche far parte del ripieno patate, coriandolo, funghi, formaggio.

LagaziE con un Cin Cin per la pace, che solitamente è sempre il primo brindisi secondo la tradizione georgiana, iniziamo a degustare il primo vino prodotto da Lagazi, con uve Rkatziteli al 70% e Mtsvane per il restante trenta. Annata 2025, si dimostra ancora giovane, con note fresche di arancia candita, zagara, miele d’acacia, un tocco di spezia orientale e una leggera volatile per un sorso generoso di tannino, discreta acidità, mineralità, beva e persistenza.

LagaziPassiamo al Rkatziteli 2024 in purezza, il quale affina sei mesi in anfora, con grappoli solo parzialmente interi. Si possono percepire sentori più intensi, di fico, albicocca disidratata, pesca essiccata, frutta tostata, per un sorso dal tannino sempre presente, una discreta acidità, mineralità e persistenza.

Cin Cin alla natura, poiché lo scopo di Lagazi è quello di preservare quello che ci è stato donato, cercando il più corretto equilibrio sia nella coltivazione dei vigneti, sia nella trasformazione del vino, ma adottando questo come concetto di vita generale.

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Oltre alla coltivazione della vigna, Shota ha piantato sette ettari di seminativi, selezionando dodici tipi di grani antichi diversi, con cui viene prodotto il pane fatto in casa.

LagaziTra un calice e l’altro possiamo degustare anche qualche pietanza, una su tutte il Chakapuli che stava cuocendo sul fuoco al nostro arrivo, un gustosissimo agnello, affogato in circa tre litri di vino, dragoncello, cipolla, spezie varie, ma anche delle piccole prugne gialle e varie spezie.

LagaziIl terzo bianco Lagazi è il Rkatsitelli 2024 con al suo interno una piccola percentuale di Mtsvane che effettua sei mesi di macerazione in anfora, a grappolo intero. Vino dal colore più scarico e dai sentori più “selvaggi”, con note erbacee, di corteccia fresca e una predominanza di rapa rossa, che torna in bocca, dove entra comunque fresco, con una buona acidità, abbastanza minerale e sapido, buona beva, tannino sempre presente e discreta persistenza.

Brindare è una tradizione importante in Georgia e questo Cin Cin è dedicato al vino buono, al cibo buono, ma anche alle belle persone che rendono speciale la compagnia.

LagaziConcludiamo in rosso con il 60% Saperavi e 40% Jgia ottenuto da uve che fermentano per un mese e mezzo in anfora, per poi trasferire il vino in acciaio, fino al suo imbottigliamento. Si esprime con note fresche di lampone, frutti di bosco, leggerissima spezia pepe bianco, sottofondo erbaceo.
Sorso che regala anche al palato una grande freschezza, buona acidità, tocco sapido e minerale, tannino presente ma delicato, sicuramente di grande potenziale, ma con un’ottima base di partenza.
In etichetta possiamo vedere un antico simbolo che correla il sole, a rappresentare le divinità, all’umanità e la vita terrena.

LagaziE dopo aver degustato i vini, abbinati alle pietanze casalinghe, un’ultima portata, i Khinkali appena scolata dall’acqua bollente, sempre posizionata sulle braci (dopo un tempo di cottura di circa otto minuti dall’ebollizione).

Per sgrassare il palato, non poteva mancare un bicchierino di Cha Cha, appena prodotta nel giardino dell’azienda. Shota tiene a brindare a chi non c’è più, come sua mamma, mancata a febbraio 2026 a novantatré anni, sottolineando che la vita terrena è di passaggio, ma un giorno ritroveremo i nostri cari nell’aldilà.

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Prima di lasciare Shota un ultimo brindisi sull’amore, una parola che va oltre alla passione e che racchiude la filosofia di questa azienda dove ogni cosa che viene fatta, dal vino al cibo, viene fatta con amore.

Lagazi

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