Colombera & Garella, dopo cinque anni di conoscenza, finalmente in compagnia di Giacomo Colombera per scoprire la sua azienda e assaggiarne i vini
24 Gennaio 2026
Ci troviamo in provincia di Biella, precisamente a Masserano in quella che si può definire la prima collina dopo la zona di Lessona, sul cui cucuzzolo sorge la Cascina Cottignano, dove trova la sua sede Colombera & Garella.
Prima di addentrarci nella storia di questa azienda, allarghiamo lo sguardo al contesto territoriale ad ampio spettro. Una zona quella dell’Alto Piemonte che un tempo era molto florida in termini di coltivazione, basti pensare che all’inizio del ‘900 erano presenti quarantamila ettari vitati, poiché tutte le famiglie allevavano la vigna per la produzione di vino per autoconsumo, come alimento, ma anche come merce di scambio e qualche bottiglia che si teneva per le grandi occasioni. La prima azienda vitivinicola, nel concetto in cui la possiamo immaginare oggi, è stata Tenute Sella, fondata nel 1670, dall’omonima Banca Sella, istituto di credito che detiene anche il primato di essere la prima banca privata in Italia.
Il ventesimo secolo è stato anche quello in cui si sono presentati una serie di avvenimenti che hanno fatto pian piano scomparire l’attività vitivinicola. Dalla tempesta dell’inizio ‘900, alla fillossera, passando per due guerre mondiali e l’avvento dell’industrializzazione, principalmente il settore tessile nel biellese e quello delle acciaierie e rubinetterie nel novarese. Il risultato è stato un repentino abbandono delle campagne e quindi anche delle vigne, per dedicarsi alla prosperità e sicurezza offerte dalle nuove fabbriche.
Dopo quasi un secolo di abbandono e spopolamento, gli anni ’90 hanno visto un ritorno alle attività rurali, accorgendosi che il territorio dell’Alto Piemonte ha delle peculiarità uniche nel suo genere, principalmente grazie alle sue terre di origine vulcanica e al PH acido. Grazie ad alcuni investitori, soprattutto da altre zone “più avanzate” in termini di esperienza vitivinicola, si è ricominciato a parlare di vino tra Boca e Lessona, ma anche Ghemme e Gattinara dando un nuovo lustro al Biellese, Novarese e Vercellese. Un trentennio in cui si è puntato a valorizzare un territorio che offre molto in termini di qualità, pur essendo estremamente impegnativo a causa delle condizioni climatiche poco favorevoli, con una piovosità molto elevata, ma anche con l’avvento di insetti antagonisti alla vigna e ghiotti animali dai vicini e numerosi boschi.
È proprio negli anni ’90 che si possono trovare le radici di Colombera & Garella, quando il padre di Giacomo, Carlo, dopo gli studi in agraria presso il collegio a Trino, ha iniziato a lavorare come risicoltore. Nel 1992 acquistò assieme alla moglie Michela, Cascina Cottignano, dove erano presenti due piccoli appezzamenti vitati e l’idea iniziale era quella di estirparla per creare un piccolo frutteto o un prato adiacente alla casa. Nel 1996, Carlo iniziò a lavorare in un’azienda vitivinicola di Gattinara, appassionandosi sempre di più al mondo del vino e iniziando a dedicare sempre più attenzione anche ai vigneti acquisiti con la Cascina. Contemporaneamente alla sua attività principale, sono stati acquisiti e piantati altri vigneti, per un totale di circa sei ettari, che gli consentivano di vendere l’uva, ma anche un po’ di vino sfuso e produrre qualche bottiglia per sé e per qualche cliente o amico. Nel 2005 la scelta di dedicarsi solo alla sua azienda, avendo raggiunto un target sostenibile che gli consentiva di lasciare il primo lavoro.
Con il passare degli anni la passione per il mondo del vino è stata trasmessa anche ai figli e il primogenito Giacomo, nel 2009, si è iscritto a Viticoltura ed Enologia ad Alba. Un’esperienza formativa sia dal punto di vista dello studio, ma anche per la conoscenza con altri produttori di diverse zone d’Italia, con cui è stato possibile confrontarsi e assaggiare differenti vini. Nelle varie degustazioni tra amici, Giacomo era solito portare qualche vino della sua zona, compresi i vini prodotti da papà Carlo, riscuotendo molto interesse e facendo emergere qualità e potenzialità in un territorio fino ad allora non troppo conosciuto. Così, inizialmente quasi per gioco, assieme all’amico Cristiano Garella, a quei tempi enologo di Tenute Sella e oggi consulente enologo per più aziende, si sono cominciate a fare alcune vinificazioni tra il 2010 e il 2012, introducendo sul mercato le prime due bottiglie nel 2013. Queste sono state presentate ad un evento sull’Alto Piemonte, tenutosi a Stresa e, in un mondo privo di social influencer, sono state notate e degustate da alcuni critici, che ne hanno descritto e valorizzato le peculiarità, innescando una sorta di effetto domino di interesse per la nuova azienda Colombera & Garella. Una sorta di scintilla inaspettata che ha dato il via ad un processo di valorizzazione alcuni degli ettari vitati già di proprietà, oltre alla creazione di nuovi impianti, coinvolgendo anche il fratello di Giacomo, Guglielmo.
Oggi l’azienda conta sette ettari vitati, con un 50% circa di piante vecchie, che arrivano fino agli ottant’anni e un 50% di piante più recenti, per un’azienda che vuole mantenere il suo carattere famigliare, essendo tutti i membri coinvolti. Mamma Michela e papà Carlo, pur essendo pensionati, si occupano rispettivamente della parte burocratica e dei lavori meccanici, mentre Giacomo e Guglielmo sono i tuttofare, spaziando dalla parte commerciale, al lavoro di campagna a quello di cantina. Cristiano Garella è sempre coinvolto nelle attività da un punto di vista più strategico, decisionale e commerciale.
Parlando di vigna, la filosofia di conduzione, in quest’area che abbiamo già anticipato essere molto piovosa e con un alto rischio di grandine (si possono ben notare le reti anti-grandine), si cerca di promuovere un approccio mirato a quello che necessitano le piante, senza targetizzare con nomenclature o certificazioni. Negli scorsi anni ci si è approcciati alla conversione al biologico, ma è quasi impossibile in questa zona, dove, oltre alla piovosità, i cinghiali e i caprioli, è arrivato anche un insetto infestante, la Popillia Japonica, la quale si riproduce incessantemente e mangia le foglie, lasciando la pianta sguarnita e non protetta. Dopo aver provato sistemi di difesa biologici, si è adottato un insetticida in bassissime dosi, che non va ad uccidere queste cimici, ma le stordisce, lasciandole inermi.

Dando per scontato che non si effettua alcun diserbo, Colombera & Garella si approccia con trattamenti di sola copertura.
Negli anni si è ampliata anche la cantina, creando diversi spazi per vinificazioni, imbottigliamenti e stoccaggio, puntando, più che sull’estetica, sul fatto di ottenere un ambiente funzionale dal punto di vista pratico. Oggi troviamo un’area dedicata all’acciaio, alcune vasche in cemento (da venticinque e settantacinque ettolitri), acquistate usate e ripristinate con una vetrificazione interna ed alcune botti di diverso formato, da due ettolitri e mezzo a sessanta ettolitri. È presente anche qualche tonneau e barrique, esclusivamente già usate, al fine di avere qualche contenitore supplementare nel caso in cui si avanzi qualche massa.

“Il vino lo facciamo noi, non è possibile dire che non siamo interventisti, anche se l’unica aggiunta che facciamo è quella del minimo necessario di solforosa”.
Il concetto di base è quello di rispettare l’annata; tendenzialmente le fermentazioni sono tutte spontanee, si inoculano lieviti solo nell’estremo caso in cui si blocca tale processo; l’ultima volta è capitato in una vasca nel 2014.
Oggi le bottiglie prodotte sono circa trentamila per anno, con l’idea di arrivare ad un target complessivo di circa cinquantamila, investendo anche sull’ampliamento dei vigneti, soprattutto attorno alla Cascina, così da valorizzare il cucuzzolo della collina, oggi più boschivo che vitato.
Le etichette sono quattro, ma presto arriveranno a sei: sono presenti due vini rossi da tavola definiti “d’ingresso”, ottenuti con le uve delle vigne più giovani; “Vispavola”, Vespolina e “Melascone”, a base per lo più Nebbiolo. In entrambi i vini si sono utilizzati dei sinonimi utilizzati in Alto Piemonte, per definire le due varietà. Il “Melascone” al suo interno ha anche alcune uve acquistate da terzi, sempre in Alto Piemonte, le cui vigne vengono presidiate dal team di Colombera & Garella, avendo così la garanzia di una massa necessaria per la produzione anche in annate poco favorevoli.
Le altre due etichette sono quelle di denominazione Bramaterra e Lessona, con uve Nebbiolo all’80%, 10% Croatina e 10% Vespolina, il primo, mentre il secondo 100% Nebbiolo, rispettando quanto prevedono i due disciplinari. Nell’aprile 2026 sarà in uscita il “Coste della Sesia Nebbiolo”, un 100% Nebbiolo derivante da un vigneto all’interno della denominazione Bramaterra. Questo vino vuole esprimere le caratteristiche di un Nebbiolo in purezza sui terreni del Bramaterra, sui quali attualmente il monovarietale non è permesso dal disciplinare.
Inoltre, con le uve di un altro vigneto di Bramaterra (che si trova nel comune di Brusnengo) sarà prodotta una seconda etichetta di questa DOC, così da continuare il focus aziendale sulla vinificazione delle singole vigne.
Prima degli assaggi, una piccola parentesi sulle etichette, che rappresentano il profilo del comune di Masserano per i due vini rossi, essendo le uve provenienti da uno spettro più ampio di vigneti, mentre l’immagine della Cascina, per i vini da singola vigna. Lo stile scelto è quello classico, con un tocco di modernità, per riprendere i due volti dell’azienda e del territorio. Una realtà giovane in una zona dove la viticoltura risale ai tempi dei romani, immagini classiche, ma non troppo “pesanti”, con font moderni e diversificati, oltre ad immediatezza e pulizia.
Iniziamo a degustare la “Vispavola”, vinificata ed affinata in solo acciaio, dove svolge anche la fermentazione malolattica, dopo essere pigiadiraspata e macerata per un breve periodo. Un vino dai sentori speziati, con una spezia pungente, diretta, ma anche notte fumè, vinose, di frutti rossi, ciliegia matura, per un sorso che possiamo definire diretto, in parte “rustico”, con una buona spalla acida, tannino presente, discreta sapidità, mineralità e persistenza.
Passiamo al “Melascone” 2024, dove è presente un 90% di Nebbiolo e un 10% di varietà a bacca rossa miste, con una macerazione di venti giorni e affinamento in cemento, al cui interno svolge la malolattica. La ciliegia è meno matura, presenta sentori floreali, emerge un leggero sottobosco e una leggera noce moscata in sottofondo, per un sorso diretto, dove aumenta la spalla acida, il tannino è più setoso, per una buona sapidità, discreta mineralità e persistenza.
Continuiamo con “Bramaterra” 2021, con uve che affondano le proprie radici in un terreno vulcanico, sabbioso, ricco di ferro. Il Nebbiolo viene trasformato in cemento, mentre Vespolina e Croatina in acciaio, per poi riposare assieme due anni in botte grande. Un vino che presenta note più strutturate, di ciliegia matura, quasi sotto spirito, sottobosco, sentori balsamici, incensati, con una costante spezia in sottofondo. In bocca entra comunque fresco, piacevole, con molta beva, tannino integrato, con un buon equilibrio e persistenza.
Concludiamo con il “Lessona” 2022, Nebbiolo che cresce su un terreno totalmente sabbioso, di origine marina, che segue sempre il processo di cemento e botte grande per due anni e regala note di marasca, un tocco ematico, di eucalipto, sentori ematici per un sorso dove emergono maggiormente le parti dure, un tannino più marcato e una buona persistenza.
Un ringraziamento a Giacomo, in attesa di rivederci, magari non tra altri cinque anni e, nel frattempo, per lui maglietta numero 440!


