Kislov Winery, una piccola realtà che ci porta a sconfinare in Pridnestrovia (più conosciuta a noi come Transnistria), portata avanti dalle sorelle Elizaveta ed Aleksandra
08 Maggio 2026
Secondo giorno di visite che ci porta a sconfinare in Pridnestrovia, più conosciuta come Transnistria, per incontrare le sorelle Elizaveta ed Aleksandra, titolari dell’azienda Kislov Winery.
Ci troviamo tra Moldavia e Ucraina, in uno Stato indipendente dal 1990, con una sua bandiera ed una sua moneta, ma senza alcun riconoscimento da parte dei paesi dell’ONU.
Dopo qualche attesa al confine, essendoci una vera e propria frontiera e una vignetta di cinque euro da pagare, arriviamo a pochi passi dalla seconda cittadina più grande di questo Stato, Bender.
Precisamente nel villaggio di Giska ci addentriamo in Kislov Winery, un’azienda che è stata rifondata nel 2014, dal padre delle due sorelle, Vladimir. Queste terre un tempo erano appartenute alla famiglia Kislov da diverse generazioni, con testimonianze del bis bis nonno Alexander Grigoryevich Kislov che produceva vino fin dal 1914.
A causa della guerra di indipendenza i terreni sono stati espropriati e solo nel 2014 riacquistati, con lo scopo di ricreare quella che era l’attività vitivinicola di un tempo. In prima battuta l’idea di papà Vladimir, che fin da bambino si è ritrovato a fianco del padre Alexander Grigoryevich Kislov in campagna ed in vigna pur lavorando successivamente nel settore della tecnologia, era quello di produrre vino per sé in maniera hobbistica, ma, con il passaggio di consegne alle figlie, nel 2020, l’attività si è trasformata in una vera e propria azienda vitivinicola.
Fin dall’inizio le campagne incolte o coltivate a cereali, sono state sostituite con il primo ettaro vitato, dove si trovano Cabernet Sauvignon, Merlot e Sauvignon Blanc. Qualche anno più tardi, nel 2023 si sono piantati anche altri due ettari di vigna appena dietro alla collina che si può vedere in profondità, sempre con uve internazionali, quali: Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Sauvignon Blanc. Tutti gli impianti sono a guyot, e basano le proprie radici su terre molto fertili, soprattutto nel caso di quello a corpo, che presenta una terra più scura rispetto all’appezzamento in altitudine, dove la caratteristica principale del sottosuolo è la marna blu.
Tutti i lavori vengono effettuati manualmente, senza l’utilizzo della chimica, ma con soli trattamenti a base di rame e zolfo.
Questo per preservare il basso impatto in vigna, essendo situata a pochi passi dalla casa di famiglia, edificata in stile Château francese, e consentire di poter sia far giocare i bambini tra i filari, ma anche fare numerosi eventi in vigna. Piccola parentesi: Elizaveta ed Aleksandra in questi anni si sono adoperate per portare molte persone in azienda, sia attraverso l’uso dei social, sia con l’organizzazione di eventi, tra cui aperitivi in vigna, serate di musica e cinema all’aperto.
In queste occasioni il vigneto e le aree verdi adiacenti si trasformano con luci, divani, tavolini per far godere gli ospiti del massimo relax, accompagnato dal vino prodotto dall’azienda.
Dopo aver dato uno sguardo agli ambienti esterni, ci dirigiamo in cantina, divisa in due macro zone: la prima, nella quale avvengono le fermentazioni, con lieviti selezionati, in serbatoi di acciaio dove il controllo della temperatura è fondamentale. Qui si può vedere anche un vecchio torchio, con un’età di circa cento anni, ancora in utilizzo, essendo la famiglia affezionata a questo cimelio che fa ancora molto bene il suo lavoro e facendo diventare la pressatura un rito riservato alla famiglia. Oltre al torchio ed una parte dedicata a magazzino di stoccaggio, sono presenti anche un’imbottigliatrice a tre vie e l’etichettatrice, abbastanza rudimentale, ma già un passo avanti rispetto al processo totalmente manuale che veniva svolto fino a qualche anno fa.

Per raggiungere la seconda zona è necessario scendere alcuni scalini, in una sorta di tunnel costruito una decina di anni fa con mattoni a secco, creato sull’idea degli antichi basamenti turchi. Questo porta alla barricaia, a cinque metri sotto terra, che mantiene una temperatura di sei gradi sia d’estate che d’inverno. Qui troviamo barrique americane e francesi, dedicate specialmente ai vini rossi, ma anche ad uno dei due Sauvignon, oltre alla collezione privata delle vecchie o migliori annate Kislov.

Si può affermare che Kislov Winery è l’unica micro-azienda della Pridnestrovia, con le sue circa seimila bottiglie prodotte per anno, quasi tutte dedicate ad un consumo interno oltre ad un minimo di esportazione in Moldavia. Essendo questo uno stato indipendente, anche per vendere in Moldavia è necessario effettuare una trafila burocratica non indifferente, trattandosi di esportazione.
Tra le etichette prodotte troviamo due Sauvignon Blanc, di cui il “Fumè” effettua un passaggio in barrique; un rosè a base Merlot e Cabernet Sauvignon; Merlot in purezza; Cabernet in purezza; il blend delle due varietà che si esprime in una versione più semplice e meno affinata in legno ed il “Legacy”, con un nome che ricalca il legame e i valori della famiglia, alla base di questa piccola azienda. In realtà c’è un altro vino, prodotto solo nel 2020, a base 60% Cabernet Sauvignon e 40% Merlot, dal nome “Fatum”, riferimento agli insegnamenti di nonno Alexander Grigoryevich Kislov al padre Vladimir. Le bottiglie rimanenti sono ben custodite all’interno della barricaia e aperte o vendute solo in occasioni molto speciali.
Per assaggiare i vini Kislov Winery ci accomodiamo nella parte esterna, a bordo della vigna, dove cominciamo la nostra degustazione con un’anteprima del Sauvignon 2025, imbottigliato da una settimana. Al naso si presenta ben esplosivo, con note di pera, tiglio, pesca, mango, un tocco di peperone, erba appena tagliata, per un sorso ancora “nervoso”, sapido, abbastanza minera, con una discreta acidità e persistenza.
Sicuramente più pronto e dal colore più carico il 2024, che regala note più delicate al naso, con tocchi anche di miele, spezie, anice stellato e note minerali, per un sorso caratterizzato da un’ottima sapidità, minerale, con una moderata spalla acida e discreta persistenza.
Il fratello maggiore è il Sauvignon Blanc “Fumè”, annata 2023, che effettua un affinamento di nove mesi in barrique e regala note di erbe aromatiche, una su tutte il timo, ma anche ananas, pepe bianco, foglia di liquirizia e sentori di frutta secca a guscio. In bocca ritorna il timo, mantiene sapidità, il solito tocco minerale, una maggior pienezza e minore acidità, per una buona persistenza.
Da notare che le bottiglie sono vestite da etichette che raffigurano il bis bis nonno Alexander Grigoryevich Kislov, in suo onore come fondatore emerito di Kislov Winery.
Concludiamo con il “Legacy” 2020, a base Merlot per un 60% e Cabernet Sauvignon per la restante parte, affinato per dodici mesi in botti americane e francesi. Un vino dai sentori di frutti rossi maturi, ma anche rosa rossa, rossetto, un tocco balsamico, speziato, ematico, di liquirizia e cioccolata per un sorso tondo e ben bilanciato, ma comunque fresco, con una buona acidità a sostegno, sapidità, note minerali, tannino integrato, persistenza e grande beva.
Piccola anticipazione: proprio nel periodo del nostro incontro si stanno terminando i lavori di edificazione di una piccola struttura ricettiva, che potrà accogliere quattro persone, in due camere doppie separate, con vigna vigneti e possibilità di rilassarsi con un calice di vino, coccolati dall’idromassaggio.
Speriamo di avere la possibilità di tornare a provarla!
Prima di ritornare in Moldavia e dopo aver salutato Elizaveta e Aleksandra, a cui regaliamo la maglia 455 di Winetelling, ci fermiamo nel centro di Bindere, dove qualche anno fa è stato aperto il Kislov Wine Bar & Vinoteca al cui interno si possono degustare i vini dell’azienda, oltre ad altre piccole realtà moldave, ma anche fermarsi a mangiare o semplicemente bere un caffè.


