Accadia, un pomeriggio passato con l’artista e scultore Angelo Accadia nell’ecosistema che ha creato assieme alla moglie Maria negli anni ottanta
04 Marzo 2023
Siamo a Serra San Quirico, in Contrada Ammorto e, fin dal mio arrivo nel parcheggio esterno di Accadia si capisce che è molto più che un’azienda vitivinicola. Il mistero di tutte le sculture ed opere presenti sia in vigna sia appena fuori del cancello principale si svela ben presto, poiché il fondatore di questa realtà Angelo Accadia è un artista e scultore.
Ad accogliermi è proprio Angelo, il quale, assieme alla moglie Maria, negli anni ottanta ha fondato l’azienda, spinti dalla passione per il vino e per la natura, non avendo alcuna origine contadina o nulla a che fare con il mondo della terra. All’inizio di questa avventura erano stati acquistati alcuni appezzamenti sparsi, con uve che venivano vinificate al fine di “divertirsi a capire il mondo del vino vedendo il miracolo dell’uva che si trasforma nella bevanda che crea convivialità”.
Dopo aver conosciuto un agronomo, entrato a collaborare con la famiglia, l’azienda si è strutturata con l’idea di poter fare qualcosa in più, sempre guidati dalla passione per questo mondo. Dai primi appezzamenti si è passati a circa cinque/sei ettari vitati.

Il primo anno di imbottigliamento ufficiale è stato il 1995, in seguito ad un percorso finalizzato ad imparare come produrre il vino nel modo migliore, “senza disturbare troppo la natura”. L’idea di fondo è sempre stata quella di una produzione che rispettasse la biodiversità, anche in anni in cui questi concetti non erano una moda o semplicemente all’ordine del giorno. L’etichetta che ha aperto la strada ad Accadia è stata “Cantorì”, un Verdicchio che riportava l’immagine di un dipinto di cantori che, per un errore della tipografia, è stata accentata la i finale del nome, mantenuta poi tale nel tempo.
A seguire un secondo Verdicchio, il “Capirsi per capire”, nome mantenuto solo per un paio di anni e mutato nel “Conscio”, che troviamo ancora oggi.
Il 2000 è stato il primo anno in cui si è prodotto un rosso, il “RiveRbero” (unico vino a fare un passaggio in barrique, usate), a base di Montepulciano. Successivamente si è aggiunto anche un Verdicchio passito e altre quattro etichette: un Metodo Ancestrale ottenuto con diverse tipologie di uve di un vecchio vigneto; un rosso di più facile beva, con prevalenza Sangiovese; un Rosato a base di Lacrima e Sangiovese ed infine un macerato di Verdicchio. Gli ultimi vini sono stati fortemente voluti e spinti anche dalla figlia di Angelo e Maria, Evelyn, entrata in azienda nel 2017, dopo alcune esperienze internazionali e nazionali nel campo del marketing e della comunicazione.
L’attuale struttura è nata, cresciuta ed evoluta nel corso del tempo, sulla base di un’abitazione storica che negli anni ’70 era il fulcro di un’azienda che produceva solamente cereali. L’ultimo ampliamento, di cinque anni fa è stata la costruzione della sala di degustazione, luogo in cui, anche in questo caso, le opere d’arte non mancano.
I vigneti sono dislocati tutti attorno all’azienda, con nove ettari di vigna e la produzione prevalente di uve a bacca bianca, principalmente di Verdicchio.
Parlando di arte dal 1998 al 2015 Accadia ha organizzato annuali simposi di una decina di giorni, durante i quali numerosi artisti da tutto il mondo esponevano quadri e sculture nella cantina, oltre a fare alcune performance live. Lo stile di Angelo, che ben si può notare tra dipinti e sculture posizionate in ogni muro ed angolo, non rappresenta una corrente ben precisa, ma si può identificare come un blend di cubismo, surrealismo, metafisico, con un pizzico di arte concettuale ed una buona dose di interpretazione personale.
Pur avendo già accennato la filosofia delle lavorazioni in vigna di Accadia, che mirano al rispetto dell’ecosistema fin dai primi giorni di attività, c’è da sottolineare che oggi l’azienda è certificata BIO. In un terreno a medio impasto, con zone più ricche di sabbia ed altre con una prevalenza di argilla, si preferisce lavorare con un inerbimento spontaneo ed uno sfalcio effettuato un paio di volte l’anno, mentre i trattamenti sono di copertura, a base di rame e zolfo, oltre ad alcuni induttori di resistenza che aiutano le difese immunitarie delle viti.
La cantina è piuttosto recente, pur avendo quarant’anni di storia alle spalle ed il materiale più utilizzato è l’acciaio, all’interno del quale le uve arrivano per caduta e fermentano con lieviti selezionati, ad eccezione del macerato e del rifermentato di Verdicchio, che svolgono una fermentazione spontanea.
Toccando con mano gli ambienti principali della cantina, si possono vedere: magazzino e zona di etichettatura, barricaia, archivio delle bottiglie (parte più storica della struttura, in pietra, risalente all’800) e la sala dove sono contenute le vasche in acciaio. Ogni stanza è decorata con quadri alle pareti o sculture, il tutto prodotto da Angelo o dai vari artisti che sono transitati per Accadia.
Per esempio troviamo un’opera a quattro mani con due umani stilizzati che guardano una cornice, dove i protagonisti sono un ragazzo ed una ragazza, questa volta rappresentati realisticamente, con lo sfondo di una piazza. Un altro lavoro, questa volta a otto mani dove sono dipinti elementi della natura, attorno ad un buco sulla tela, che vuole rappresentare lo scempio fatto dall’uomo.
In barricaia alcune donne disperate a bordo della strada dell’umanità che porta all’infinito e altri quadri che spaziano da un’interpretazione del potere, all’evoluzione dell’umanità fino all’era dei computer e un richiamo di una parte del Detroit Industry Murals.
Dal 1995 ai giorni nostri c’è stato un percorso di crescita anche in numero di bottiglie, passando dalle sette/otto mila a circa trenta/cinquanta mila, dipendentemente dall’annata.
Tornando alla sala degustazioni ci imbattiamo in un percorso degustativo con protagonista proprio il Verdicchio.
Partiamo dal Verdicchio Classico “Consono” 2020, un nome che richiama un vino che rappresenta le caratteristiche principali del Verdicchio. Uve di fondovalle che vengono lavorate intere e vinificate in solo acciaio; al naso si percepiscono note fresche, con una frutta tropicale, ananas, spunti erbacei, vegetali, salvia e un tocco di pepe bianco, per un palato ricco in sapidità, mineralità, discreta acidità e persistenza.
Dello stesso vino apriamo anche l’annata 2017, che si presenta con un colore dorato, e sentori frutta gialla matura, note iodate, spunti di miele e pasticceria; per un vino che mantiene un buon equilibrio, pieno al palato, strutturato, discreta acidità, sapido e dalla buona persistenza.

Un assaggio del Verdicchio Riserva, “Cantorì” 2020, con una selezione di uve provenienti da un appezzamento di un terreno prettamente sabbioso, le quali vengono pressate a grappolo intero e vinificate, anche in questo caso, in solo acciaio. Al naso emergono sentori di sotto spirito, note officinali e fiori gialli per un buon corpo, quasi “grasso”, strutturato ma ben equilibrato da una spalla acida, buona sapidità e persistenza al palato.
In attesa di riprendere le attività con i vari artisti organizzando nuovi simposi e aspettando l’incontro tra arte e vino nelle opere di Angelo, per lui maglietta numero 231!


