Con Adriano Gigante, in una mattina piovosa, per approfondire la sua storica azienda ed assaggiare le etichette più rappresentative
17 Dicembre 2022
Una mattinata piovosa che si apre con la visita al vigneto più storico dell’azienda Adriano Gigante, in località Rocca Bernarda, a Corno di Rosazzo. L’appezzamento vitato è stato acquistato dal padre di Adriano nel 1957, con piante di Friulano che avevano già alcune decine di anni, disposte in maniera insolita, non a terrazzamenti ma piantate lungo l’avvallamento naturale che si può scorgere a vista d’occhio. Nei primi del ‘900 la tecnologia era inesistente, si lavorava con il buon senso e, oltre all’uomo, ad entrare in vigna era il cavallo. Durante gli anni si è pensato anche di eliminare le piante per sostituirle con altre, più nuove, ma, per fortuna, si è deciso di preservare questo patrimonio e quest’area che non è mai stata “scassata”, in cui le concimazioni sono state da sempre organiche e si è solamente sfalciata l’erba che cresceva. Dal 1999 si ricavano le uve per produrre un unico vino, denominato “Storico”.
Tornando alla metà del ventesimo secolo, papà Turo, cominciò ad acquistare altri terreni per piantare anche Pinot Grigio, Merlot, Cabernet, ma oltre a Sauvignon, Schioppettino e Pignolo. Oggi si contano trenta ettari vitati, quindici ettari a seminativo e due di bosco; fino agli anni ’90 si teneva anche qualche mucca in stalla, principalmente per le concimazioni.
Gli appezzamenti si estendono per dodici ettari attorno all’azienda, nei quali a farla da padrona è la ponca, una decina di ettari nella zona Isonzo, dedicati agli spumanti e la restante parte nell’area in mezzo a quelle appena citate, zone caratterizzate dalla presenza di terreni abbastanza sciolti, con aree ricche di scheletro, alcune più ghiaiose e altre dove si trova molta terra rossa.
Il lavoro in vigna è legato a “Natura Vitis”, che implica un basso impatto nei trattamenti, che si effettuano con rame e zolfo, essendo all’ultimo anno per ottenere la certificazione BIO. Vengono sperimentate continuamente nuove tecniche, per verificarne l’efficacia e ridurrei livelli dei due elementi, con risultati a volte positivi a volte neutri. Negli anni è stato costituito anche uno statuto di controllo, di cui Adriano Gigante fa parte, al fine di monitorare l’insorgere della flavescenza dorata, con un presidio costante e interventi di sensibilizzazione per le aziende.
Adriano mi confessa che il suo sogno era quello di fare l’autodemolitore, attività che è rimasta una passione, ma, avendo tre sorelle femmine, negli anni ’80, ha dovuto cimentarsi con l’attività vitivinicola. Negli anni si è comunque appassionato al settore, contando diverse esperienze affini nel suo curriculum: da presidente della Coldiretti provinciale, a ruoli di gestione in cooperative vinicola, alla gestione di enoteche, fino al ruolo di consigliere comunale con il presidio sulle attività agricole.
Uno sguardo agli ambienti di vinificazione, nei quali si producono circa centomila bottiglie per anno e circa cento ettolitri di vino sfuso. Negli anni ’80 è stata costruita la prima area, mentre otto anni fa sono stati terminati i lavori della nuova cantina, scavata nella ponca, così da garantire una temperatura pressocchè costante sia in estate sia in inverno (mai superiore ai venti gradi).
Di norma le uve bianche si lavorano diraspate e si pressano senza contatto tra di loro, le fermentazioni si innescano tutte con lieviti selezionati, per avere un maggior controllo del processo, con l’idea nel prossimo futuro di selezionare dei lieviti dalle proprie vigne e varietà. Le uve rosse restano a contatto il giusto tempo per poi fermentare, anche in questo caso con l’uso di lieviti e, a differenza dei vini bianchi l’affinamento è maggiore. Solo lo Chardonnay, tra le fila dei vini bianchi, finisce la fermentazione ed affina in legno per circa un anno, mentre nei rossi gli affinamenti arrivano anche a dieci anni tra legno e bottiglia, nel caso del Pignolo.
Il concetto di base che vuole promuovere Adriano Gigante è quello di ottenere vini eleganti, freschi, di beva, ma con una personalità e riconoscibilità ben definite.
Venticinque anni fa è stata iniziata anche un’attività parallela, creando una società, di cui Adriano Gigante è membro fondatore, che si occupa dell’imbottigliamento attraverso linee mobili, con mezzi che arrivano in loco e gestiscono questo servizio a trecentosessanta gradi.
Tornati al caldo della sala degustazioni, un ingresso nel mondo dei vini di Adriano Gigante con due bollicine charmat lungo, le quali restano sei mesi in autoclave. Una Ribolla Gialla dai sentori floreali di gelsomino, ma anche di frutta tropicale e pesca bianca e uno Schioppettino, definito anche Ribolla Nera, dalle note di ribes, rosa rossa e melograno.
Entrambi caratterizzati da una bolla fine, delicata, buona beva, acidità e discreta sapidità.
Dopo le bolle una carrellata di vini bianchi, che comincia con la Ribolla Gialla 2021 e i suoi sentori di mela, note agrumate, gelsomino, molto fresca, con un’acidità moderata e già ben equilibrata nel calice.
Pinot Grigio 2021 e Pinot Grigio 2006, due vini ovviamente diversi che trovano rispettivamente una frutta fresca, albicocca, mela gialla, fiori gialli; mentre nel sedicenne, figlio di un’annata molto calda, i sentori si spostano sulla frutta matura, candita,note di frutta secca, mandorla, miele; pur mantenendo una buona freschezza, spalla acida, sapidità e una buona lunghezza al palato.
Nel 2014 sono state modificate le etichette, in una fase iniziale rappresentate dal volto di un titano, mentre poi è stato raffigurato il mezzobusto di Gea (o Gaia), la dea primordiale che simboleggia la terra. Il nome Gea racchiude anche le iniziali dei nomi della famiglia di Adriano, Elisa ed Eleonora e la moglie Giuliana.
Continuiamo con un sorso di Malvasia 2021, che proviene dai terreni dell’Isonzo; al naso i sentori, si spostano sulle note erbacee, ma anche tropicali, oltre che di fiori di sambuco e spunti salmastri, per un palato di buona sapidità, ricco e verticale, ma al contempo avvolgente e di buona persistenza.
È il momento dello “Storico” 2021 che esprime note di frutta gialla matura, nespole, pera, salvia, un tocco di frutta secca, per un palato ben equilibrato, pur avendo quindici gradi alcol. Entra in bocca “morbido”, con la giusta mineralità e freschezza, ottimo corpo e di buona persistenza.
Oltre allo “Storico”, viene prodotto anche lo “Storico & Friends”, che assaggiamo dell’annata 2019. Blend di Friulano al 60%, Malvasia 30% e Ribolla Gialla 10% nato nel 2017 per celebrare i sessant’anni di Adriano e dell’azienda Gigante. Le note fruttate sono le predominanti, ma spunta anche qualche sentore floreale ed erbaceo, per un vino fresco, avvolgente, di piacevole beva, equilibrato e di buona persistenza.
Prima dei rossi un assaggio del Sauvignon 2021 che sprigiona sentori di tè verde, pesca bianca, foglia di pomodoro e una velata speziatura, per un vino verticale, di buona beva, minerale, buona spalla acida e persistente.
Nel mondo dei rossi troviamo lo Schioppettino 2017 che affina più di un anno in botti da trecentocinquanta litri per poi riposare almeno due anni in bottiglia. Al naso emerge un’ottima speziatura, regalata dal rotundone, ma anche una frutta a bacca rossa e nuance di petali di rosa, per un sorso fresco, di buona beva, tannino delicato, buona anche la spalla acida e la persistenza.
Passiamo al Refosco, sempre della stessa annata 2017 il cui affinamento è per il 50% in acciaio o cemento e per la restante parte in botti da trecentocinquanta litri. Al naso sentori di frutta a bacca nera, come la mora, ma anche cacao e note speziate, per un palato di buona spalla acida, abbastanza tannico e con una buona persistenza.
La conclusione con il veterano dell’azienda, che viene affinato per dieci anni tra legno e riposo in bottiglia, il Pignolo 2012 con i suoi sentori di frutta rossa sotto spirito e rosa appassita, spunti di tabacco, note vanigliate per un palato di grande beva, nonostante i quindici gradi alcol, ben equilibrato, dal tannino che si fa sentire e una lunga persistenza.
Per godere al meglio l’esperienza Gigante, dal 2016 è stata creata una struttura ricettiva che conta otto camere, nelle quali è possibile pernottare con il servizio di prima colazione. A completamento dei servizi è stata creata anche una spa, con sauna, bagno turco, doccia emozionale e piscina.
In attesa di tornare a far visita ad Adriano Gigante e provare anche le camere ed il centro benessere, per lui maglietta numero 214.


