Andrea Arici, tra le colline di Gussago, una prima tappa in Franciacorta nell’Azienda Agricola Colline della Stella
04 Ottobre 2025
Una fresca mattina di ottobre in direzione Franciacorta, per approfondire alcune aziende segnate da tempo negli appunti, ci porta come prima tappa da Andrea Arici, nella sua Azienda Agricola Colline della Stella.
Ci troviamo tra le colline di Gussago, nella parte più ad est della Franciacorta, guardano la mappa dell’Italia, o la parte più a nord della denominazione, se questa è il nostro punto di riferimento.
Andrea ci racconta che, come tutti in paese, anche la sua famiglia aveva qualche vigna e orto, per una produzione di vino e ortaggi, finalizzata esclusivamente all’autoconsumo. Papà Francesco è nato in una famiglia contadina, ma con l’industrializzazione del dopoguerra si è occupato di tutt’altro, tenendo la parte agricola come un’attività del fine settimana. Nel corso degli anni la passione di Andrea, principalmente per la terra, lo ha portato a studiare Viticoltura ed Enologia a Milano, acquistando di pari passo, assieme a papà, un primo appezzamento vitato di meno di un ettaro nel 1994; una pegola quasi abbandonata con varietà a bacca rossa.
La vecchia vigna è stata ripulita e le uve a bacca rossa rimpiazzate con lo Chardonnay. Queste sono state vendute fino al 2002, anno in cui sono state prodotte le prime bottiglie di Franciacorta da parte di Andrea Arici.
Quello che doveva essere un hobby è diventato gradualmente una passione e un lavoro, aumentando di anno in anno la produzione di bottiglie e gli appezzamenti vitati.
Il carattere distintivo, adottato da subito, nei vini Arici è stato quello di non usare alcun dosaggio, presentando, fin dalla prima etichetta prodotti Pas Dosè. Questa presa di posizione al fine di valorizzare quest’area della Franciacorta, che regala un naturale equilibrio e piacevolezza, senza il bisogno di intervenire con ulteriori dosaggi.
Oggi Colline della Stella conta venti ettari vitati, su venti particelle, comprese tra Gussago, Cellatica (dove si trova anche uno dei vigneti più vecchi, del 1996, da cui si ricava la Riserva) e una vecchia vigna di Barbera a Colle Beato, appena al di fuori della denominazione Franciacorta. Le vigne sono comprese tra i duecento e i trecentocinquanta metri sul livello del mare in un sottosuolo geologico prealpino che si caratterizza per essere morenico, con la peculiarità di avere una stratificazione di calcare, ricoperto da alcuni centimetri, molto variabili, di argilla. Tutti i vigneti sono terrazzati e piantati personalmente da Andrea, essendo spesso recuperati da situazioni di abbandono.
Da sempre viene applicata la filosofia della lotta integrata, certificandosi da quest’anno SQNPI, così da includere oltre una buona condotta in vigna, anche temi legati al risparmio energetico e al benessere umano. Da sempre i vigneti sono inerbiti, la concimazione è organica e i trattamenti limitati, per lo più con rame e zolfo, avendo la fortuna di trovarsi in un’area ben ventilata, grazie alle due valli che la proteggono, Valle Trompia e Navezze.
Per quanto riguarda le vinificazioni, le uve arrivano in cantina esclusivamente in cassetta, raccolte a mano come definito nel disciplinare e una delle fasi più importanti è la pressatura, con una pressa posta in un’area sopraelevata rispetto alle vasche, da dove si ottengono mosti di “prima”, “seconda” e “terza”, di cui solo i primi due vengono utilizzati. Nello specifico il mosto della prima pressatura viene utilizzato per le Riserve, il Millesimato e il Blanc de Blanc, mentre sia quello della prima, sia quello della seconda pressatura si utilizza per lo “Zerouno” e per il Blanc de Noir, così da ottenere una minor acidità e una parte più ricca di polifenoli e corredo aromatico.
Prima dell’avvio della fermentazione, innescata da lieviti selezionati, si utilizza la tecnica della flottazione del mosto, con l’azoto, senza dover abbattere troppo la temperatura, cercando di lavorare il più possibile con masse provenienti dai diversi vigneti, separate.
Lo scopo è sempre quello di valorizzare al meglio il territorio e l’area di Franciacorta in cui ci si trova, lasciando che la vigna dia la sua espressione nei vini finali; per questo motivo non si sono mai effettuate sperimentazioni nella fase di fermentazione o rifermentazione. Il vino base viene messo in bottiglia nel mese di maggio, effettuando il tiraggio; processo gestito da un’azienda terza.
In cantina, costruita nel 2000, troviamo diverse vasche in acciaio per l’affinamento del vino base, non utilizzando ad oggi il legno, utile solo per l’unico rosso prodotto, avendo svolto alcune prove in passato, che non sono piaciute. Nel 2011, grazie alla crescita aziendale, si è ampliata quest’aria, così da posizionare anche alcuni giropallet e riservare un grande spazio allo stoccaggio, che conta circa duecentomila bottiglie a riposo sui lieviti.
Colline della Stella gestisce in loco tutti i processi, compresa la sboccatura e ricolmatura delle bottiglie con lo stesso vino, con l’aggiunta di un pizzico di solforosa.
La produzione annua si attesta sulle sessantamila bottiglie circa, che si dividono in cinque etichette principali, che abbiamo già brevemente anticipato: lo “Zerouno” è stato il primo vino prodotto, il quale può essere definito il più rappresentativo, coprendo la metà della produzione, punto d’ingresso nel mondo dei vini Andrea Arici. Vino che è il frutto dell’assemblaggio di uve di più vigneti, sempre di millesimo, pur non dichiarato poiché esce con un affinamento inferiore ai trenta mesi sui lieviti. Principalmente Chardonnay, che nel corso del tempo vuole aumentare la sua percentuale di Pinot Nero. Pinot Nero che viene utilizzato al 100% nel rosè, con uve provenienti da una delle zone più calde di Cellatica, affinato per circa ventiquattro mesi sui lieviti. Se per il primo anno è stato il frutto di una vinificazione per salasso, oggi la tecnica utilizzata è quella della pressa diretta, sufficiente ad estrarre un bel colore, che si ritrova nel calice. Le uve Pinot Nero piantate davanti alla cantina di Gussago si utilizzano per il Blanc de Noir, che sosta almeno quaranta mesi sui lieviti. Passando al Millesimato troviamo una quarta bollicina, prodotta con un 80% di Chardonnay e un 20% di Pinot Nero, affinata sui lieviti per cinque anni.
Infine, la Riserva 100% Chardonnay, da una vecchia vigna terrazzata di Cellatica, il quale riposa nove anni sui lieviti.
Nel corso degli anni non sono mancati gli esperimenti, quali il “TTS”, un vino che riporta la stessa cuvée del Millesimato, tappato non con tappo a corona, ma con un tappo definito “Tiraggio tappo sughero”, al fine di ottenere una diversa maturazione durante la sosta sui lieviti. Tendenzialmente durante il primo periodo il tappo in sughero chiude maggiormente il vino, rispetto al collega a corona, mentre dopo sei/sette anni di affinamento viene assorbita dal vino una maggiore quantità di ossigeno e la cessione dei tannini del tappo stesso. Un progetto cominciato nel 2015, che conta mille bottiglie prodotte per anno dalla vendemmia 2017, sboccate a mano e tappate con un regolare sughero, proponendole sule mercato anche con il tappo utilizzato per l’affinamento, applicato al collo della bottiglia.
Alla moglie Anna è stata dedicata la Barbera Metodo Classico “Anny Rose” Pas Dosè, ottenuta da una vecchia vigna che, in realtà, vede al suo interno anche piante di Schiava e Marzemino. In questo caso la peculiarità è che le uve non si raccolgono troppo anticipatamente, per avere una buona maturazione, minor estrazione dell’acidità tipica del vitigno per poi pressare direttamente le uve e lasciare il vino tre/quattro anni sui lieviti.
L’unico rosso di casa è il rosso “Cludola”, frutto del tipico uvaggio “Curte Franca Rosso” che vede come protagoniste un 50% tra Nebbiolo e Barbera e un altro 50% tra Cabernet Sauvignon e Franc, affinato in legno di barrique usate, per un paio di anni e proposto sul mercato dopo un altro periodo di affinamento in bottiglia.
C’è da sottolineare che ogni tanto si ripropongono sul mercato alcune vecchie annate, in edizione limitata, come per esempio alcune sboccature della 2004 e, a breve, della 2005.
Prima degli assaggi un breve focus sul nome dell’azienda di Andrea Arici: Colline della Stella, un omaggio al Santuario della Sella, il punto più alto della collina di Gussago. Il simbolo scelto è la stella a quattro punte che indicano i nomi dei protagonisti di questa realtà: Andrea, Anna, Alessandra, Angela (le figlie della coppia).
All’interno della sala degustazioni al piano superiore, cominciamo gli assaggi con lo “Zerouno”, di una bottiglia che presenta già un anno di affinamento dopo la sboccatura. Un vino dai sentori freschi, di buccia di limone, pesca bianca, fiori bianchi, gelsomino, spunto di mentuccia, note iodate e gessose, per un sorso dritto, fresco, con una discreta acidità, minerale, sapido, una bolla che accompagna e una discreta persistenza.
Passiamo al Franciacorta rosè 100% Pinot Nero, che ha riposato per ventiquattro mesi sui lieviti, il quale regala note di sanguinella, fragolina di bosco, lampone, melograno, rosa rossa, ma anche un tocco di erbe aromatiche, salvia, origano e un costante profilo gessoso e iodato. Al palato mantiene verticalità, un’ottima spalla acida, buona sapidità e una discreta mineralità, bolla fine e buona persistenza.
Il terzo vino è il Blanc de Noir a base 100% Pinot Nero vendemmia 2020, affinato per quaranta mesi in bottiglia, il quale si carica un po’ di più al naso, con una frutta più matura, fieno, note maggiormente tostate, ammandorlate e di nocciola tostata, ma anche di salvia, pur mantenendo un sottofondo iodato e un tocco di confetto. In bocca la bolla è ancora più fine, entra dritto, fresco, con una buona spalla acida, sapido e minerale, oltre ad una buona persistenza.
Purtroppo il tempo stringe e dobbiamo lasciare Andrea per dedicarci ad una seconda tappa nell’area della Franciacorta, con la promessa di tornare, magari per assaggiare una vecchia annata sboccata a la volèe.
Per lui, intanto, maglietta numero 415!


