Anticobroilo, nei Colli Orientali tra Schioppettino e internazionali, Prepotto (Udine)

Anticobroilo con Massimo, la quarta generazione dell’azienda che prende il nome da un antico appezzamento vitato racchiuso da mura

08 Aprile 2023

Siamo a pochi metri dal centro di Prepotto, il paese dello Schioppettino, assieme a Massimo, quarta generazione di vignaioli dell’azienda Anticobroilo. Vista la bella giornata iniziamo il racconto della storia di questa piccola realtà famigliare passeggiando tra le vigne a corpo.

Tutto cominciò quando bisnonno Giovanni Battista e fratelli, un ex mezzadro, nei primi anni del secolo scorso, iniziarono a lavorare la terra e allevare qualche capo di bestiame sia per un sostentamento famigliare, sia con lo scopo di investire sulla figura professionale dell’agricoltore, mestiere di cui andava fiero ed era onorato di poterlo svolgere. Per qualche decina di anni l’attività aziendale è rimasta mista, con l’allevamento di bestiame, coltivazione di foraggio e seminativi, oltre alla conduzione della vigna per produrre vino prettamente sfuso. Tra gli anni settanta e ottanta il papà di Massimo, anche lui Giovanni Battista, si specializzò nella produzione di vino di alta qualità concentrandosi nella cura delle piante, nei processi di vinificazione e nell’imbottigliamento di quanto si otteneva.

Una passione trasmessa al figlio Massimo che ha iniziato fin da subito l’attività di famiglia, oltre agli studi di perito agrario per approfondire anche la parte più teorica del mestiere. Oggi Anticobroilo ha un’estensione vitata di sei ettari che si dividono in tre diverse zone: quattro ettari a Prepotto (attorno alla cantina), un ettaro ad Albana e un altro ettaro a Cialla. Le varietà coltivate si dividono tra internazionali e autoctone, tendendo in considerazione che anche le prime sono uve che sono radicate nel territorio friulano da decine e addirittura centinaia di anni. Parliamo di Merlot, Cabernet Franc, Pinot Nero, Refosco, Schioppettino, Friulano e Ribolla Gialla.

Piccolo focus geografico, Anticobroilo si trova al confine tra i Colli Orientali ed il Collio, una divisione territoriale che viene contrassegnata da madre natura, grazie al fiume Judrio.

L’azienda è certificata BIO da nove anni e i trattamenti si effettuano con rame e zolfo, oltre a rimanere aggiornati sulle nuove tecniche per impattare meno possibile sulla pianta ed ottenere uva sana, come i tannini del legno, preparati ottenuti da tannini di castagno che hanno una funzione disinfettante sulle spore della peronospora, avendo al capacità di ustionarle e diminuire la proliferazione delle stesse. I diserbi sono meccanici e si lavora solo il sotto fila, senza muovere il terreno tra i filari. La fortuna di questo territorio è la costante ventilazione proveniente dallo Judrio, che aiuta la sanità in vigna.

Il substrato è principalmente formato da ponca, anche nella parte più bassa e, avvicinandosi al fiume Judrio, si possono trovare alcuni ciottoli.

Le piante contano di media quattro o cinque gemme per capo-frutto per non esasperare la produzione di uva e ottenere basse rese da ogni ettaro.

Dopo una passeggiata tra gli ettari principali che compongono l’azienda, affascinante scoprire da dove è nata la maggior parte delle piante di Anticobroilo. Un piccolo Clos dietro la casa dei nonni di Massimo, che può essere definito un museo a cielo aperto, più che un vigneto, nel quale si trovano alcune piante monumentali piantate dal bisnonno Giovanni Battista, con una media di circa novant’anni. Per la precisione sei piante di Merlot, due di Refosco e una di Cabernet Franc. Da queste, oltre ad essere stata fatta una selezione massale, proviene il nome Broilo, che significa appezzamento di terra circondato da mura.

Avendo approfondito la parte esterna di Anticobrolio restano da scoprire, oltre ai vini, due ambienti, rispettivamente di vinificazione e di affinamento. Partiamo dalla barricaia dove si trovano principalmente barrique e qualche tonneau, all’interno delle quali stanno affinando le annate 2020 e 2021. Le uve, vendemmiate a mano effettuano di media una macerazione di venticinque/quaranta giorni, nel caso della bacca rossa, effettuano una fermentazione spontanea in cemento e il vino ottenuto viene affinato in legno per il giusto periodo prima di essere imbottigliato e sostare in vetro in tempo necessario prima della commercializzazione. Curiosità è che sulle riserve, che vengono prodotte solo in alcune annate particolari, si utilizzano barrique con assi di legno curvate a vapore e non a fuoco. Per scoprire il mondo dei vini bianchi ci spostiamo nella sala di vinificazione che, al contrario della barricaia, fa parte del corpo principale dell’azienda. Un ambiente ricavato nel 1996, rivalutando la vecchia stalla, nel quale oggi si trovano vasche in acciaio e cemento degli anni ’70 che vengono usate per la macerazione (di cinque/sette giorni), fermentazione ed affinamento di uve e vini bianchi. Qui è stato posizionato anche l’ultimo acquisto dell’azienda: una nuova linea di imbottigliamento.

Ad oggi si producono due vini bianchi, Ribolla Gialla e Friulano e quattro vini rossi: Pinot Nero, Cabernet Franc, Schioppettino di Prepotto, Refosco dal Peduncolo Rosso, senza contare le riserve. Dal 1999 sono state prodotte le riserve di Schioppettino di Prepotto nel 2003, 2008, 2012, 2015, 2018; Merlot nel 2003 e nel 2016, Refosco dal Peduncolo Rosso nel 2003, 2007, 2016 e Pinot Nero 2019 e 2020.

La particolarità delle riserve sta non solo nella scelta accurata e meticolosa dei grappoli ma nella scelta, a nostro avviso, delle annate migliori e soprattutto nella ricerca di un’unica particella che viene vinificata separatamente

Le bottiglie di vino bianco sono terminate, ma ne approfittiamo di qualche assaggio dalle vasche, cominciando con il Friulano 2022 potendone assaporare i suoi aromi floreali, di camomilla, fieno, paglia, note agrumate, ma anche tropicali e di spezie come il curry. Un palato delicato, dagli spunti salini, sapidi, con una buona freschezza, persistenza e nota di mandorla che torna in bocca. Un assaggio anche di Ribolla Gialla 2022, più delicata al naso, con note di pesca bianca, pera, note erbacee, per un palato dove spunta una maggiore spalla acida, leggero tannino dato dalla macerazione, buona freschezza e verticalità.

Raggiunta la sala degustazioni di Anticobroilo ci dedichiamo ai vini rossi, cominciando con i due Pinot Nero, il classico 2021 vestito di un’etichetta di colore verde e la riserva 2020 dall’etichetta bianca e le uve di tre cloni francesi, coltivate nella zona di Cialla, differentemente dal primo allevato a corpo. Il classico, che affina in legno per diciotto mesi, sprigiona sentori di piccoli frutti rossi, note ematiche, ferrose, di rabarbaro per un palato verticale, fresco, con una buona sapidità e un tannino più marcato del fratello maggiore. Il secondo vino si apre in maniera più timida al naso, esprimendo anche sentori più terrosi e di sottobosco, prugna, arancia sanguinella, grafite, per un palato sempre fresco, minerale, di beva come il precedente, un tannino più delicato.

Continuiamo con il principe di casa, lo Schioppettino di Prepotto in versione classico 2020 e riserva 2018, che anche in questo caso affinano in legno, rispettivamente diciotto e venti mesi. Un tripudio di pepe nel primo vino, che si amalgama con note balsamiche, di eucalipto, mentolo, ma anche note floreali di viola e ciclamino. In bocca è fresco, di corpo, con un tannino ben delicato e di buona persistenza. Nella riserva le note di pepe sono più delicate e raffinate, sentori più ematici, di sottobosco e note terrose. Vino più tondo e morbido, ma con una buona freschezza, mineralità, sapidità e persistenza.

Un assaggio anche di Merlot e di Refosco dal Peduncolo Rosso entrambi 2021, affinati in legno per diciotto mesi, che alternano nel primo caso una confettura di frutti di bosco, note di ciliegia, leggera spezia dolce e liquirizia; mentre nel Refosco emergono note di frutta più scura, mora, amarena, arancia sanguinella, spunti erbacei. Entrambi i vini sono giovani, ma abbastanza equilibrati, con un tannino che emerge di più nel Merlot, senza comunque essere invadente. Si esprime anche il territorio con sapidità, mineralità e ottima lunghezza al palato.

Della stessa annata anche il Cabernet Franc Anticobroilo, che riposa in legno per diciotto mesi, dai sentori di frutti scuri, ribes nero, ma anche ginepro, violetta, note mentolate e spunti speziati. Vino dritto e diretto, giovane anche in questo caso, ma con tannini ben integrati, buona mineralità, sapidità e persistenza.

Una conclusione a sorpresa con un Cabernet Franc 2011, affinato in legno per dodici mesi in tonneau, che si apre pian piano nel calice dopo dodici anni. Frutta molto matura, note di sotto spirito, leggero sottobosco, china e spunti tostati per un sorso che si mantiene fresco, minerale e sapido, complice anche il territorio, tannino non invadente e buona persistenza.

Per Massimo che porta avanti la filosofia del bisnonno Giovanni Battista e l’ideale di dare il giusto adito alla figura dell’agricoltore maglietta numero 237!

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