Vina Blazic, un’azienda con i vigneti in Italia e cantina in Slovenia, un limite sottile determinato dopo la seconda guerra mondiale
08 Aprile 2023
Subito dopo il confine tra Italia e Slovenia e tra Collio e Brda, in località Plesivo, si arriva all’azienda Vina Blazic, dove ad accogliermi sono Simona e il marito Borut Blazic, quarta generazione di viticoltori e seconda di vignaioli. “Mio nonno è nato in questa casa nel 1893 sotto l’impero Austro-Ungarico, mio padre nel 1934 in Italia, io nel 1969 in Jugoslavia e i miei figli negli anni 2000 in Slovenia”.
Questo è il riassunto di un’eredità storica caratterizzata da conflitti e confini territoriali cambiati in maniera repentina nel corso di cent’anni.
Ad iniziare l’attività agricola è stato il bisnonno Peter attorno al 1890 in terra Austro-Ungarica, dove questa zona rappresentava la parte più bassa dell’impero e la coltivazione era più orientata ad alberi da frutto, poca vigna e una parte di allevamento, principalmente di vacche, qualche maiale e galline. Nonno Anton continuò l’azienda con l’ottica del sostentamento, incrementando l’area vitata in quella che era diventata una delle zone più a nord-est dell’Italia, mentre papà Ferdinand si dedicò di più alla viticoltura, vinificando e vendendo l’uva.
Negli anni del dopo guerra, precisamente nel 1947, è stato determinato l’attuale confine con la ex-Jugoslavia e, fino al 1955, era molto difficile scavalcarlo, anche solo per coltivare i terreni rimasti su suolo italiano. Da un lato i soldati di Tito, dall’altro la Nato presidiavano un valico di circa due chilometri che per essere attraversato si dovevano dichiarare motivazioni e cosa si stava trasportando.
Dopo il 1955, con gli accordi di Osimo, si sono allentati leggermente i controlli e, tornando a parlare di viticoltura, nel 1970 Ferdinand piantò alcuni appezzamenti in Italia. Parte delle uve prodotte venivano vendute alle più grandi ed emergenti cantine friulane mentre il vino veniva venduto nei ristoranti della vicina Slovenia.
Conclusasi l’epoca di Tito, il primo imbottigliamento di Vina Blazic è stato fatto da Borut, che aveva studiato come perito meccanico, nel 1993 e oggi troviamo un’azienda vitivinicola che conta circa dieci ettari vitati.
L’azienda conta dieci ettari vitati, con i tre ettari e mezzo originari in Italia che si sono ampliati negli anni fino, incrementando di un ettaro (tra Zegla e Plessiva) e sei ettari e mezzo in Slovenia tra Medana e Biljana, ovviamente tutti caratterizzati dal tipico sottosuolo formato da ponca.
Uscendo dalla sala degustazioni si possono vedere gli ambienti principali dell’azienda e ricostruire dove un tempo c’era la stalla e la conformazione dell’epoca, rinnovata e restaurata nel corso degli anni.
Prima di raggiungere la vigna si passa il confine, segnalato con una pietra che emerge tra terra ed erba; un’azione oggi di estrema semplicità che però fa riflettere su un passato a dir poco burrascoso. Passati nel Collio italiano si può godere di una vista mozzafiato e di una multivarietà di alberi da frutto e toccare con mano vigneti di oltre settant’anni.
Il lavoro in vigna viene portato avanti in maniera più sostenibile possibile con trattamenti a base di rame e zolfo, senza erbicidi da sempre, concimi organici e sovescio.
Vina Blazic sta effettuando il processo di conversione BIO e la prima etichetta sarà ottenuta dalla 2023, indicazione messa in evidenza con l’apposito simbolo più per un tema legato alle richieste di mercato, visto che la mentalità è da sempre quella di impattare il meno possibile sui processi di campagna e cantina. In cantina tutte le uve effettuano una macerazione più breve o più lunga a seconda del vino che si vuole ottenere, dopo una fermentazione spontanea. Le bottiglie “vestite” con l’etichetta bianca sono prodotte con uva che macerano tre/cinque giorni, mentre quelle con l’etichetta nera di media quindici/venti giorni. C’è da sottolineare che Borut è stato uno dei primi ad effettuare le macerazioni in Slovenia nei primi anni 2000, riprendendo le tecniche di vinificazione del nonno e seguendo un filone che stava emergendo nella vicina Oslavia.
Le bottiglie prodotte sono circa trentamila per anno, un numero giustificato dalle poche energie che sono oggi a disposizione in azienda, essendo quasi il 100% dei processi gestiti da Borut e Simona. Il target raggiungibile potrebbe essere quello di circa cinquantamila bottiglie, ma si vedrà in futuro se qualcuno dei tre figli della coppia seguirà la strada dei genitori. Le etichette bianche con uve che effettuano meno giorni di macerazione e il vino che affina in solo acciaio sono Rebula (Ribolla Gialla), Jakot (Tocai Friulano), Malvasia e sporadicamente Sauvignon. Mentre quelle con etichetta nera trovano le stesse uve in purezza che effettuano una macerazione più lunga ed un affinamento anche in legno per due/tre anni, oltre ad un uvaggio in bianco delle tre varietà che, dipendentemente dall’annata vengono vendemmiate assieme o meno (solitamente la Ribolla Gialla viene vendemmiata un po’ più tardi e aggiunta successivamente, ma bisogna partire dall’assunto che non c’è una ricetta).
Gli assaggi di Vina Blazic cominciano con la Rebula 2021 che esprime sentori tenui al naso, di pesca gialla, fieno, paglia, fiori gialli, tiglio, noce moscata; mentre al palato si ha una buona freschezza, acidità, buon corpo, ricco in mineralità e sapidità, oltre ad una buona persistenza.
Dell’anno precedente, 2020, il Jakot, più carico sia al naso sia al palato, con note di gocce d’oro, salvia, frutta secca, zafferano, note ammandorlate che tornano leggermente al palato, che si mantiene fresco, con un buon corpo, minerale, sapido e lungo.
A completare la triade la Malvasia 2020, ottenuta da nuovi vigneti, la cui prima annata è stata la 2018. A farla da padroni gli spunti erbacei, ma anche note di miele e una nota più alcolica sia al naso sia in bocca dove entra corposa e decisa, con una buona sapidità, discreta acidità e persistenza.
Passiamo alle etichette nere con “Blaz Belo” 2019, l’uvaggio di Ribolla Gialla al 50%, Malvasia e Friulano in uguali parti a completare la seconda metà. Frutta candita, zafferano, pepe bianco, note verniciate, curry al naso, mentre in bocca entra comunque fresco con una buona acidità, sapidità, un tannino finale e una buona lunghezza.
Un anno in più per la Rebula che nel 2018 ha fatto quindici giorni di macerazione, nella quale si percepiscono note di agrumi canditi, fiori secchi, pepe, spunti smaltati per un palato verticale, dalla buona acidità, sapidità e lunghezza, oltre ad una discreta estrazione tannica.
In questa zona nelle annate siccitose si ottengono risultati migliori nella parte più pianeggiante dei terreni, mentre nelle annate più umide si predilige la zona più collinare, nella quale l’umidità non ristagna, anche grazie al costante venticello.
Per il Jakot andiamo indietro al 2017 e, in questo caso, troviamo un naso più generoso, dove spuntano profumi di fiori gialli, pesca gialla matura e sotto spirito, tiglio, frutta secca, noce, mandorla, note di miele. In bocca entra fresco, minerale, lungo, con meno acidità del precedente ma con un buon corpo e alcuni sentori aromatici che tornano nella retronasale.
Una carrellata di vini bianchi macerati che vedono come protagonisti quelli più autoctoni, mentre le uve di Pinot Grigio e Chardonnay ad oggi non vengono vinificate.
Prima di esplorare la cantina di Vina Blazic assaggiamo due rossi, un Merlot 2020 e la selezione di Merlot 2018, nella sua prima annata di produzione, rispettivamente affinati in botti grandi usate e in tonneau da settecento e cinquecento per il secondo vino. Il vino più giovane esprime sentori di frutti di bosco, frutti rossi, rosa rossa, pepe nero, una leggera cioccolata e un inizio di sottobosco. Ancora molto giovane, anche nel colore, in bocca entra strutturato ma fresco, con un tannino delicato, buona mineralità e discreta lunghezza. Nella selezione i sentori si caricano maggiormente, maggiori le note di sottobosco, ma anche prugna, note di grafite, frutta più scura e matura, liquirizia, spunti di tabacco, In bocca è comunque abbastanza fresco, con un corpo ancora più deciso, un’alcolicità importante, tannino più marcato e maggiore persistenza.
Tra le nuove vigne di Vina Blazic, oltre al Merlot si è piantato anche Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Marselain, con l’idea di produrre un rosso più strutturato, in stile bordolese.
Prima dei saluti un giro in cantina, dove in un’area sono contenute le vasche d’acciaio, per le fermentazioni ed affinamenti della linea “più fresca”, mentre in una seconda stanza botti usate da cinquecento e settecento litri.
Una curiosità è che tutti i vini di Vina Blazic effettuano la fermentazione malolattica e non vengono effettuate filtrazioni.
Tornati alla struttura principale dell’azienda uno sguardo alla cantina dove un tempo si faceva qualche piccola vinificazione, in vasche di cemento, ad oggi smantellate, e con qualche botte di legno. Qui riposano anche le bottiglie più storiche e preleviamo una bottiglia di Sauvignonasse 2003.
Un tempo non si poteva scrivere né Tocai, a causa della disputa con l’Ungheria, e nemmeno Friulano, essendo un vino prodotto fuori regione. Un’annata calda e siccitosa con uve che hanno effettuato un mese di macerazione e un affinamento di circa un anno in legno, che ci ha regalato vent’anni più tardi un vino dai sentori di albicocca, sia al naso sia in bocca, frutta sotto spirito, giuggiole sotto spirito, tabacco, una punta di ossidazione, che non disturba, tocco leggermente marsalato (probabilmente a causa della stagione che ha fatto vendemmiare un’uva quasi passita). Vino che man mano si apre regalando emozioni e un gusto che è ancora fresco, con una buona sapidità, abbastanza minerale, corposo e di una buona lunghezza.
Vina Blazic negli ultimi anni ha incrementato gli ettari vitati con gli impianti di Biliana, fattore che ha reso molto occupata la famiglia, ma l’idea è quella di crescere ancora un po’ gradualmente, espandendo le vendite e ricominciando a fare le fiere che per diversi motivi si erano interrotte. Per Borut e la sua famiglia maglietta numero 236!


