Con Veronika Keber, nell’azienda che porta il nome di papà Edi Keber, condotta assieme al fratello Kristian, al confine tra Collio e Brda
08 Aprile 2023
Siamo a Zegla, nella periferia nord di Cormons, a poche decine di metri dal confine con la Slovenia per incontrare Veronika Keber che, assieme al fratello Kristian, conduce l’azienda di famiglia che porta il nome da papà Edi Keber.
Un territorio segnato da un secolo di cambi di confine e di nazioni che si sono susseguite, lasciando oggi in eredità un puzzle di terre che alternano Italia e Slovenia.
La famiglia Keber, da circa trecento anni presente in questa zona, ha vissuto a pieno tutti i cambiamenti e, già nella metà del ‘900, nonno Giuseppe aveva cominciato l’attività vitivinicola e la produzione di vino in bottiglia, ereditando le vigne piantate dopo la seconda guerra mondiale da suo padre. L’identità di questa piccola realtà famigliare è stata definita da Edi, il quale agli inizi degli anni ’80 prese la decisione di produrre un solo vino: l’uvaggio storico con il nome della zona, per l’appunto Collio. Il progetto è stato concretizzato nel 2008, anno dal quale l’azienda produce un unico vino da uve autoctone, riprendendo il concetto passato di avere un bianco e un rosso ottenuti da un blend di uve che si trovavano piantate nello stesso appezzamento. In una prima fase l’uvaggio, in bianco, era il risultato di tutte le uve presenti, anche quelle internazionali come Pinot Grigio e Sauvignon che, negli anni, sono state sostituite da quelle autoctone Tocai Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia, per produrre, dal 2008, il Collio Bianco solo con queste tre uve.
Oggi Edi Keber ha due volti, avendo mantenuto gli ettari originari in Italia e ereditando il vigneto del nonno materno nella zona di Brda, in Slovenia, a quattro chilometri dall’azienda storica nel Collio. Con un solo ettaro e mezzo anche in questo caso si produce un’unica etichetta. Facendo un po’ di ordine l’azienda conta circa cinque ettari a corpo, attorno alla cantina di Zegla, un paio di ettari a Plessiva e altri cinque ettari a Cromons, al di là del Monte Quarin. I protagonisti principali sono Kristian, che si occupa di campagna e cantina e Veronika, che gestisce la parte amministrativa, commerciale, eventi e visite.
In un terreno dove la ponca è predominante, nel corso degli anni, sono state piantate le già citate varietà autoctone in posizioni favorevoli alla loro migliore resa. La Ribolla Gialla storicamente veniva piantata nella parte più alta della collina, poiché non ha bisogno di troppa acqua e la sua produzione viene contenuta; il Friulano a mezza collina, riparato da eventuali piogge o eccessi d’acqua vista la sua fragilità e la tendenza a marcire repentinamente; infine la Malvasia, che non ha alcun problema di umidità, nella parte più pianeggiante. A tendere, nel futuro più prossimo, c’è l’obiettivo di creare il vigneto di una volta, con le varietà mescolate tra di loro, oltre ad alberi ed ortaggi in mezzo alla vigna rivedendo l’attuale disposizione, ritornando alle abitudini passate, senza una precisa logica territoriale, per ottenere un vero blend di campo come si faceva un tempo, pur consapevoli delle diverse problematiche di ogni pianta e dei periodi di maturazione differenti.
Dall’ingresso ufficiale in cantina di Kristian, nel 2012, Edi Keber ha avuto un’evoluzione nelle lavorazioni in ottica BIO, ottenendo anche la certificazione, ma adottando anche pratiche biodinamiche, con trattamenti a base di rame e zolfo, sovescio con diverse sementi, l’utilizzo di corno letame, corno silicio ed eventuali tisane e base di ortiche (soprattutto dopo pioggia o grandine per rafforzare il fogliame).
Lo scopo è quello di mantenere vivo il terreno e agevolare sempre di più il suo equilibrio sia con queste pratiche, sia con un ecosistema che vede non solo vigneti, ma anche alberi da frutto e qualche ospite che d’inverno viene lasciato libero di pascolare tra i vigneti. Sto parlando, oltre che del cane Gin, di due mucche, un toro e qualche pecora, ottimi alleati per preparare il terreno in vista della primavera.
La vendemmia viene effettuata manualmente e le tre varietà raccolte tutte assieme, per poi essere portate in cantina, adiacente alle vigne, e vinificate in vasche di cemento, originali degli anni ’60, con fermentazioni spontanee e un successivo affinamento del vino per circa un anno. Ogni area vitata tendenzialmente viene vinificata a sé stante, per poi creare il blend finale in acciaio, dove il vino rimane altri sei mesi, decantandosi staticamente e diventando pronto per essere imbottigliato. L’utilizzo della solforosa è minimo e tendenzialmente solo nella fase di imbottigliamento.
Nella cantina di Brda, in Slovenia (a quattro chilometri di distanza), accennata poche battute prima, viene prodotto un solo vino, con uve che non finiscono direttamente in pressa come nel caso del Collio Bianco, ma Tocai, Malvasia e Ribolla Gialla, macerano intere per circa un mese, la fermentazione è spontanea e il vino riposa in tonneau da settecento litri per circa due anni. Ogni anno vengono prodotte una media di duemilacinquecento bottiglie, contro le circa quarantacinque mila di Collio Bianco.
Kristian Edi produce anche un vino rosso, con uve Merlot, solo nelle annate migliori, che però verrà presto pensionato, per concretizzare il sogno di produrre solamente il Collio e il Brda.

Dopo aver visto vigneti e la cantina più moderna di Edi Keber, uno sguardo alla parte più storica dell’azienda, che conta trecento anni, ampliata in varie fasi per mancanza di spazi e per gestire al meglio magazzino, riserva storica e affinamenti. Nella parte sottostante, dove riposano le vecchie annate, ma anche i tonneau di vino rosso, si può notare l’evoluzione delle etichette dell’azienda che, nei primi anni, riportavano solamente la scritta Collio, la varietà e il nome dell’azienda.
Un’evoluzione che ha portato oggi ad avere un’etichetta semplice e facilmente memorizzabile, rappresentando la “K”, iniziale del cognome di Edi Keber, creata nel 1987, unendo il disegno di un palo che sorregge la vite e due tralci obliqui per completare la lettera.
In quest’area è stata lasciata una parete spoglia, per far vedere la protagonista di questo territorio, la ponca. Una curiosità rispetto al pavimento di quest’ultima area della cantina: questo è stato ricoperto con le pietre originali dismesse da Piazza Unità d’Italia di Trieste, acquistate negli anni 2000 da Edi Keber.
Per assaggiare i vini ci spostiamo nella sala degustazioni al piano superiore, partendo dal Collio Bianco 2021, imbottigliato da poco più di un mese. L’uvaggio rispecchia le percentuali che si trovano negli appezzamenti, con la maggioranza di Friulano, parte di Malvasia e parte di Ribolla Gialla. Al naso si percepisce la sua freschezza e giovane età, con sentori erbacei, di salvia, pepe bianco, mela gialla, albicocca, anice stellato, note mentolate, maggiorana per un buon corpo che si sente al palato, buona mineralità e sapidità, una leggera nota di mandorla amara e buona persistenza.
Per un confronto con un vino che ha avuto il giusto riposo in bottiglia apriamo il fratello maggiore annata 2020, dove i sentori si fanno più complessi e trovano un maggiore equilibrio, mantenendo le note di salvia, spunti di frutta più matura, note balsamiche. Anche al palato risulta più bilanciato, con una buona beva e corpo, minerale, sapido, la nota di mandorla che fa capolino e una buona persistenza.
Un salto al di là del confine con il Brda 2020, ottenuto da uve macerate per tre settimane (non essendoci una ricetta, ma variando i tempi in base all’annata). In questo caso cambia anche l’etichetta, che riporta in maniera stilizzata i principali lavori di campagna e cantina per ottenere il vino finale. Al naso la frutta diventa più matura e disidratata, arancia candita, albicocca, pesca sciroppata, sottofondo speziato, una leggera vernice e sentori eterei. In bocca entra fresco, minerale, con una discreta acidità, sapido, lungo e una chiusura leggermente tannica.
Prima del suo pensionamento un assaggio anche di Merlot 2019 affinato in vecchi tonneau usati, che esprime sentori di frutti di bosco, arancia sanguinella, rosa rossa, ciclamino, note di sottobosco, cioccolata, spunti ferrosi, una leggera liquirizia. Al palato è fresco, di beva, con una discreta acidità, buona mineralità, un tannino delicato e un’ottima persistenza.
Un viaggio tra Collio e Brda che si conclude con la consegna della maglietta numero 235 a Veronika!


