mercoledì, 22 settembre, 2021

Azienda Agricola Crodi, nel paese dei Marroni, Combai (Treviso)

Azienda Agricola Crodi, nel paese dei Marroni, assieme a Laura e al padre Cirillo Diego, il poeta Contadino per degustare lo spiedo e i vini prodotti

16 Maggio 2021

La tappa finale di una gita tra le bellezze dei paesi a nord di Treviso ha previsto una sosta e un po’ di relax nell’ Azienda Agricola Crodi, situata tra le colline di Combai, un piccolo borgo, frazione di Miane, famosa anche per i marroni, oltre che per la produzione di Prosecco e Verdiso.

L’ Azienda Agricola Crodi non produce solo vino ma ha anche una piccola struttura ricettiva e “un’osteria” chiamata “Al Contadin”.

Azienda Agricola Crodi In quei giorni, per il tradizionale “Maggio in Vigna” e per le celebrazioni del Verdiso, il servizio di ristorazione si è trasferito tra i vigneti, che si trovano a poche centinaia di metri dal centro del paese. Una struttura all’aperto, dove vivere al meglio l’ambiente e la natura, con vista sulle vigne e sulla vallata trevigiana.

Il menu’ è casereccio e dopo un piatto di affettati di produzione locale, la scelta ricade sullo spiedo, la specialità di casa, composto da costine, pollo e coniglio, cotto alla perfezione, leggero e casereccio.

Azienda Agricola Crodi

Ad accompagnare il tutto i vini dell’ Azienda Agricola Crodi, partendo da un Prosecco DOC, ottenuto dalle storiche uve Glera, Perera, Verdiso e Bianchetta che vengono lasciate in vasche d’acciaio per almeno sei mesi, dove viene effettuato un battonage continuo. La presa di spuma viene fatta in un’azienda terza, di amici anch’essi appartenenti all’associazione Vignaioli Indipendenti (FiVi) per più mesi, finchè non si ritiene che il vino sia pronto per essere imbottigliato.

I sentori riportano alla frutta matura, note floreali e un sottofondo leggero di lievito, al palato è avvolgente con una bolla fine, minerale e sapido; considerando che è una bottiglia del 2018 è assolutamente fresco e ben equilibrato. Il nome della località dove viene prodotto è Colmellere e il vino prende il nome dal capitello presente nell’appezzamento, dedicato a San Vittore.

Azienda Agricola Crodi

Passando poi al Verdiso Frizzante troviamo il vino simbolo del posto, dai sentori di mela verde, un sottofondo erbaceo con un palato caratterizzato dalla ricca acidità. Vino semplice, ma di beva molto piacevole. Il gemello, rifermentato in bottiglia si carica di sentori più generosi, la frutta diventa più matura, balzano al naso note di salvia e le note di lievito emergono e coccolano anche il palato. Un vino pieno, con meno acidità del primo, ma con una spalla acida sempre degna di nota, minerale e ben equilibrato, con una bolla fine e un palato abbastanza persistente. I nomi sono rispettivamente “Nino” e “Me Pare”.

Finito di pranzare e finito il servizio di ristorazione ci raggiunge Laura, quinta generazione dell’azienda, così da approfondire la storia di questa realtà che produce vino ormai dalla fine dell’ottocento
La storia dell’ Azienda Agricola Crodi ha origine dal trisnonno di Laura, nato e cresciuto in quelle colline, dove un tempo aprì anche un’osteria nella quale vendeva salumi, marroni, vino e le tipiche mele della zona chiamate “Caimano di Combai”.

Il bisnonno, che possedeva un torchio itinerante, ha portato avanti il cammino segnato dal padre, per poi lasciare in eredità ai figli la proprietà, un testimone dettato da un sorteggio, che ha visto come vincitore il nonno di Laura, il quale però, vivendo gli anni difficili del dopoguerra si è trovato ad emigrare, con una sola valigia, tutt’ora custodita.

Fortunatamente a rivalutare i vigneti, l’osteria e la struttura ricettiva ci ha pensato il papà di Laura, seguito poi da lei, unica delle quattro figlie “a prendere il mestiere”.

Oggi l’Azienda è composta da poco più di sei ettari, di cui due e mezzo sono a corpo, altri due e mezzo a poche centinaia di metri, settemila metri sulla collina di San Vittore e Corona e un ultimo ettaro a “Ronch”, l’unico in zona DOCG, dalle cui uve viene prodotto l’omonimo Prosecco Brut DOCG.

I terreni dell’ Azienda Agricola Crodi sono diversificati e divisi talvolta in micro-appezzamenti nei quali si possono trovare roccia, scaglia calcarea, bassi quantitativi di argilla e la tipica croda, da cui prende il nome l’azienda.
In una particella di terreno, facendo degli scavi, a pochi metri, sono stati trovati dei lastroni di roccia impenetrabile ed è lì che, al posto del vigneto, è sorto un piccolo uliveto, da cui, se l’annata è favorevole, si ottengono piccoli quantitativi di olio.
Numerosi sono i boschi che circondano i vigneti, creando un ecosistema più vario e favorendo anche il benessere della vigna.
L’azienda viene condotta da più di quindici anni in maniera biologica, con tanto di certificazione ottenuta nel 2017, grazie anche ai boschi, è fortunatamente isolata e non confina con realtà che adottano pratiche più convenzionali.
Chiacchierando con l’agronomo di casa ci racconta che vengono utilizzati principalmente rame, zolfo, ma anche alghe macerate, funghi antagonisti e un prodotto alternativo al piretro: l’olio di Nim (estratto da una pianta indiana). Il piretro, purtroppo, non è selettivo e non consente una distinzione tra gli insetti, a discapito anche delle api, che si vogliono ovviamente salvaguardare.
Poche sono anche le concimazioni, ma se necessarie vengono effettuate con Humus di Lombrico.

Azienda Agricola Crodi

Oltre alla produzione delle bolle e dei bianchi da uno dei vigneti piantanti con vitigni a bacca rossa, più alti (a 500 metri sul livello del mare) della provincia di Treviso, si producono anche due vini rossi: il “500” e il “Piccolo 500”, due tagli bordolesi 70% Merlot e 30% Cabernet Franc. La differenza tra i due è l’affinamento in barrique, il primo riposa ventidue mesi in legno di primo, secondo e terzo passaggio, mentre il secondo un mese in botte di terzo passaggio.

Tra le chiacchiere ne assaggiamo un calice di ognuno, partendo dal “Piccolo 500”, che presenta sentori di frutta rossa, una leggera speziatura, vino fresco, abbastanza morbido, minerale, sapido e con una buona acidità, un bordolese quotidiano.

Passando al fratello maggiore, i sentori sono più accentuati e la frutta rossa e nera sono più corpose e mature, con una speziatura più importante e note di liquirizia e vaniglia che emergono. In bocca è più morbido e complesso, ma non manca di mineralità ed acidità, un vino da lasciar riposare anche più di qualche anno.

Per tutti i vini si prediligono le fermentazioni spontanee nel caso del Verdiso maturato sui lieviti viene utilizzato lo stesso mosto congelato per avviare la seconda fermentazione in bottiglia.

Tra un calice e l’altro ci raggiunge anche il papà di Laura, Cirillo Diego Stefani, ma per tutti Diego, il poeta contadino, che ha creato l’ Azienda Agricola Crodi come la vediamo oggi. Un omone di settantaquattro anni, che preso dall’emozione ci racconta la sua storia, con la mamma orfana di guerra e un papà migrante sostituito da uno zio che si è preso cura della famiglia. Un estimatore dell’ambiente, tema ricorrente nelle poesie dialettali che scrive, pur confessandoci di avere la quinta elementare (ma questo poco importa). Una riflessione sul mondo circostante, che ci aiuta a capire la filosofia nella conduzione dei vigneti, il rispetto dell’acqua e della materia prima, in un mondo dove prendiamo tutto e gli restituiamo solo “porcherie”.

Un tempo si prendeva solo il necessario, si viveva con poco e meglio!

Una venerazione per il mestiere del contadino annoverata anche nella poesia dedicata a questo lavoro, che gentilmente ci recita:

O Contadin
co man piene de cai,
ti tu sé umile,
senplice.
Da sècoi tu laora la tèra,
no tu te ferma mai.
Ma contadin,
tu sé an poc trist…
Elo parché la tèra l’è drio morir?
Elo parché quel che tu fa
no l’è ben pagà?
Elo forse parché i te ciama contadin?
Fa finta de gnint,
parché tu sé de na olta,
de ancoi e anca de doman.
Asa che i dighe,
che al contadin l’è tramontà,
che i ride de le to fadighe.
I se acorderà an bèl di,
co no ghe sarà pi le to man,
alora si
sarà fini anca al pan.

Azienda Agricola Crodi

Al contadino è stato dedicato anche il nome dell’osteria, che prima di chiamava “Al Cacciatore”, sicuramente non mancherà l’occasione di tornarci ad addentare un altro spiedo.
La ciliegina sulla torta ad una giornata, pur piovosa, alla scoperta di una parte del territorio a nord della città di Treviso.

Azienda Agricola Crodi

Maglietta numero 40 e per me il libro con tanto di dedica da Diego!

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