Azienda Agricola Reassi, in compagnia di Diego e dei suoi vini, Rovolon (Padova)

Azienda agricola Reassi, tra i Colli Euganei, nel comune di Rovolon

28 Marzo 2021

In un sabato con un sole timido e qualche nuvola, ma una temperatura pienamente primaverile, mi avventuro tra i Colli Euganei, dove mi aspetta Diego, dell’Azienda Agricola Reassi.

Reassi

Ci incamminiamo subito tra i vigneti, scortati dal cagnolino Birba, i quali sono principalmente situati di fronte e dietro alla cantina e all’abitazione della famiglia. Come molte realtà, anche Reassi ha una storia che comincia nel secolo scorso, quando gli unici a voler portare avanti un lavoro di campagna furono il nonno e il prozio di Diego, dividendo una proprietà ereditata dai genitori sul versante nord del Monte Madonna. Nella parte sinistra svettano i vigneti della famiglia, caratterizzati da terreni franosi, i quali tendono a spingere verso valle con il copioso afflusso d’acqua. Non è raro trovare vigneti irregolari in un versante che Diego mi spiega essere mutato da quando era piccolo, affermando che è sceso verso valle di almeno un metro e mezzo, e dove, al giorno d’oggi, è necessario creare dei pozzi per raccogliere l’acqua, evitando così di favorire piccole frane e smottamenti del terreno (i cosiddetti Reassi).

Il sottosuolo è principalmente argillo-limoso con alcune scaglie di trachite vulcanica.
In questi appezzamenti sono presenti alcune piante di circa 120 anni, da cui sono state ottenute le selezioni massali per creare i nuovi impianti vitati.

Spostandoci nella parte posteriore della cantina troviamo gli altri vigneti, tra cui un appezzamento piantato a vecchie varietà nel 2007 con Marzemina Nera Bastarda, Corbina, Turchetta con le quali viene prodotto il vino “l’Antenato”. Spostando lo sguardo al di là di un campo di seminativi, invece, troviamo un vigneto che tocca le tre frazioni del comune di Rovolon: Carbonara, Bastia e la stessa Rovolon nel quale sono piantati Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc con cui viene prodotto il vino “Tre Frazioni”.

Reassi

A differenza dei terreni visti all’inizio, qui il sottosuolo è formato principalmente dai sedimenti della disgregazione vulcanica che negli anni ha creato una massa argillosa, priva di scheletro.

L’Azienda Agricola Reassi, che prende il nome dai movimenti franosi generati dall’acqua descritti in precedenza, conta ad oggi sei ettari e mezzo per una produzione di circa ventimila bottiglie per anno.
Il lavoro in vigna è caratterizzato dai criteri del biologico, certificazione ottenuta solo nel 2018, ma già nel 2010 si erano abbandonate pratiche come i diserbi.

Spostandoci poi in cantina, Diego mi racconta i principali processi di vinificazione; dalla vendemmia, effettuata rigorosamente a mano, alla diraspatura e il lavoro con il solo acino intero, senza pigiatura, per poi pressare le uve bianche (che non effettuano macerazioni) o farle riposare in vasca, se si tratta di uve a bacca scura.
Per le fermentazioni vengono utilizzati lieviti rigorosamente indigeni, non si effettuano chiarifiche e c’è un’attenzione particolare al controllo delle temperature.
Dopo le prime fermentazioni in vetroresina, i principali vasi vinari utilizzati sono il cemento e alcune barrique esauste, per non inficiare il vino con sentori di legno.

Filtrazioni blande a maglie larghe per avere un prodotto limpido e con una pulizia costante nel tempo, per poi andare in bottiglia.

Tra una chiacchiera e l’altra Diego mi confessa che, pur essendo nato in una famiglia di vignaioli, all’inizio della sua avventura era totalmente disinteressato a questo mestiere. Solo dopo la fine delle scuole superiori, dopo aver fatto qualche esperienza come cameriere e non spiegandosi il fatto del divario economico tra vini da mille o da centomila lire, ha deciso di iscriversi ad enologia. Un amore sbocciato non in tenera età, ma che poi l’ha portato a fare esperienze in Australia, Nuova Zelanda e dieci anni nel Chianti, prima di tornare sui Colli Euganei natali nel 2018 e prendere le redini dell’azienda di famiglia al cento per cento.

Reassi

E’ l’ora di assaggiare qualche vino dell’Azienda Agricola Reassi e, spostandoci nella sala degustazioni, diamo il via alle danze con la Pinella frizzante “Antichi Reassi” 2019, un’autoctona della quale si contano venti ettari sui colli euganei e altri tanti nel Collio Sloveno, dove viene principalmente macerata.
Un vino fresco, dai profumi di frutta, erbe aromatiche, con note di mandorla e sentori tenui di lievito in sottofondo; in bocca è molto minerale e presenta una buona acidità. Una bolla alternativa alle più conosciute, molto piacevole e ben equilibrata.
Passiamo poi al bianco fermo “Terre d’Argilla” 2019, un Manzoni Bianco che affina solo in cemento; vino verticale dalle note fruttate con sentori tropicali ed agrumati, di fiori bianchi e una velata speziatura. Anche qui non mancano di certo acidità e mineralità, con una buona persistenza in bocca.

Reassi

Il primo rosso in assaggio è il frutto delle vecchie varietà, “l’Antenato”, annata 2017: 70% Marzemina Nera Bastarda, 15% Corbina e 15% Turchetta, anche questo riposa in solo cemento. Un vino quotidiano, di ottima beva e dai sentori principalmente di frutti neri e una delicata nota speziata.
ReassiPassiamo ad un magnum di “Sparviere”, 2017 blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc (circa un rapporto 70% – 30%), vinificato solo in acciaio. Oltre ai frutti rossi, emergono le note erbacee tipiche per un vino morbido, dal tannino che accompagna una buona e ricca beva, note minerali e ottima acidità.

Reassi

Ci avventuriamo, poi, in un Merlot dall’annata misteriosa, che Diego mi invita ad indovinare. Il colore è estremamente vivido, di un rubino acceso, e i sentori freschi, con note di frutta rossa, ciliegie, prugne, marasca oltre a qualche sentore più evoluto di tabacco. Fresco e ben equilibrato in bocca, con tannini delicati e un’acidità onnipresente. Si tratta del Merlot in purezza che affina per metà in acciaio e per la seconda parte in legno usato. L’annata è il 2010, indovinata per una “botta di casuale fortuna”, poiché è un vino sicuramente pronto, ma nel pieno della sua giovinezza e si può assolutamente aspettare ancora più di qualche anno.

Reassi

Da un’annata calda e molto favorevole che è stata il 2010, passiamo al “Tre Frazioni” 2009, un po’ più chiuso del precedente, con sentori più marcati ed evoluti e meno freschezza del merlot. Il tannino è più presente e restano comunque una buona sapidità ed acidità, anche se leggermente più sottotono del precedente.

Aprendo due annate meno recenti, possiamo notare anche l’evoluzione grafica delle etichette dell’Azienda Agricola Reassi, che oggi rappresentano gli appezzamenti vitati dell’azienda.

Si presenta, poi, un intruso aperto la sera prima, una magnum di Gemola 2009 dell’azienda Vignalta, molto apprezzato e in piena forma; si prosegue con il “Tre Frazioni” 2019, a confronto con il fratello maggiore di 10 anni. Questo vino è un blend di 60% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot e 10% Cabernet Franc, uve raccolte in diversi periodi tra il mese di settembre ed ottobre. Dopo la prima fermentazione e macerazione in acciaio di circa quindici giorni, viene effettuata la fermentazione malolattica in tonneau di rovere, dove il vino riposa dodici mesi prima di essere messo in bottiglia. Al naso i frutti neri, more, ribes, una nota speziata per un vino definito esile da Diego a causa dell’annata, ma dall’ottima beva con una buona freschezza, acidità e mineralità. Dal confronto con il fratello più grande di dieci anni, fatto per capire la sua evoluzione che sorprende nel tempo e si differenzia da annata ad annata, risulta un uso più moderato del legno, che impatta in una beva più fine ed armoniosa.

Reassi

Un bellissimo percorso dalle campagne vitate, alla degustazione di varie annate, passando per i processi di cantina, in un’azienda in continua evoluzione.

Grazie a Diego, che guadagna la maglia numero 23!

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