Bastia, una domenica mattina soleggiata tra le colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG in compagnia di Michele e Tania
07 Dicembre 2025
Una domenica mattina che anticipa il giorno dell’Immacolata, ci porta tra le colline del Conegliano Valdobbiadene DOCG, precisamente a Saccol, dove si trova l’azienda Bastia.
Ad accoglierci Michele e Tania, marito e moglie, che assieme portano avanti questa piccola realtà famigliare, creata trent’anni fa dallo stesso Michele Rebuli.
Il vino e i vigneti sono da sempre un affare di famiglia, poiché già il bisnonno Gaetano e il nonno Adorno, allevavano la vigna per la vendita delle uve a cantine private del posto, oltre a vinificare qualche partita, ad uso personale ed esclusivamente di vino Colfondo. Un lavoro continuato anche da papà Antonio, che purtroppo è mancato quando Michele aveva solo diciannove anni.
Il più piccolo di cinque figli, alla scomparsa del padre, ha voluto prendere le redini totali dell’attività di famiglia, con il desiderio di trasformarla da azienda di produzione e vendita delle uve ad azienda di produzione di vino, completando così il cerchio.
Così, con una formazione che era stata principalmente impartita dal padre, essendo praticamente “nato in vigna”, la sfortuna di rimanere da solo al timone dell’azienda, si è trasformata nella fortuna di avere una tela bianca da creare, dal punto di vista della trasformazione delle uve e della produzione di vino in bottiglia.
Mosso da una grande passione, Michele, ha iniziato dal vino che più rappresentava il continuum con l’attività di famiglia, il Colfondo, per poi ampliare le referenze, arrivate oggi a sei. Ovviamente era necessario un nome, che è stato identificato in quello di un’area di fronte alla cantina e storica abitazione di famiglia, “le bastie”. Il nome è utilizzato al singolare, Bastia, in quanto rappresenta la porzione di vigneto di proprietà nella parte più alta di questa collina, decisamente ripida e difficile da lavorare, con la presenza di un maestoso ciliegio e di un piccolo casolare.
Dopo qualche anno, anche la moglie Tania è entrata, sia nella vita di Michele, sia come protagonista in azienda, occupandosi principalmente della parte di accoglienza, commerciale, amministrativa, essendo solo loro due a condurre questa realtà.
Una realtà, frutto di un sogno, che oggi conta quattro ettari vitati in sei microaree, tutte racchiuse all’interno di un paio di chilometri di distanza dal fulcro dell’azienda.
Oltre alla vigna Bastia, adiacente alla cantina è presente una seconda vigna di circa seimila metri. I due appezzamenti, sebbene siano divisi da una sola strada e a poche decine di metri di distanza, presentano due terreni diversi; nel primo caso troviamo un substrato roccioso, di arenaria ricca di fossili, mentre nel secondo caso sono presenti maggiormente creta e argilla.
Un’altra vigna si trova nel centro della zona di Cartizze, qui troviamo un sottile strato di terra in superficie, di circa trenta centimetri, mentre in profondità una marna più dura ma frastagliata, che permette alle radici di scendere molto.
Ci spostiamo a poche centinaia di metri dall’azienda, nella zona di “Fii”, nome mappale, dove è presente il vigneto più grande di Bastia, un ettaro caratterizzato da argilla e marne calcaree a diverse profondità.
Altri due vigneti sono collocati a San Pietro, su un substrato di argilla e creta e a San Vito, dove è presente maggiormente l’argilla.
In vigna l’approccio si può definire “presidiato” e dettato dal buon senso, poiché la filosofia di Michele è quella di essere il più possibile presente tra le piante, al fine di capire di cosa hanno bisogno, dipendentemente dalle varie annate. È necessaria una costante percezione di come evolve la stagione, al fine di poter utilizzare i vari trattamenti a seconda dell’andamento. Non si utilizzano diserbanti e si cerca di essere il più possibile sostenibili, ma non ci si nasconde nel dire che, se è necessario, si interviene per cercare di salvare il raccolto. La conduzione della vigna, come il lavoro in tutti i settori agricoli sono una forzatura da parte dell’uomo, che interviene nel decorso della natura e come tale, agisce per la salvaguardia del prodotto finale.
Parlando di produzione, si è arrivati a circa quarantacinque/cinquanta mila bottiglie per anno, divisi in sei referenze, tra cui tre vini Spumanti, due Frizzanti e un Fermo, tutti a base di uve Glera, anche se c’è qualche percentuale di vecchie varietà, come Perera, Verdiso e Bianchetta, principalmente nei vini ottenuti dagli appezzamenti vitati più vecchi.
Prima degli assaggi approfondiamo anche il simbolo che caratterizza Bastia: un equilibrista. Un simbolo che riassume la mentalità di Michele e Tania, che spazia sia dal lavoro in vigna (nella conduzione, ma anche nella stabilità fisica delle persone che lavorano tra i vigneti di collina) sia in quello di cantina e si conclude con l’assaggio del prodotto finale, che deve essere equilibrato sia al naso che in bocca.
All’interno della sala degustazione, con vista sui vigneti, costruita con la pietra che crea il substrato della collina delle Bastie, cominciamo gli assaggi dei vini Bastia con il Prosecco DOCG Tranquillo “San Gottardo” 2023, richiamo al patrono del paese di Saccol. Vino fermo che “tiene fermo il tempo” e richiama alla tradizione dell’era pre-spumantistica, il quale si presenta con sentori freschi di pera croccante, mela verde, note di rosa bianca, biancospino, un tocco di pietra bagnata e un sottofondo erbaceo, per un sorso fresco e minerale, di beva e con una moderata persistenza.
Passiamo alla prima bolla “Introversø” un Extra Brut Prosecco DOCG, a zero grammi di zucchero residuo per litro, che si è iniziato a produrre circa dieci anni fa, quando pochissime aziende avevano scelto la strada di un dosaggio molto limitato. Al naso regala note di pesca bianca, pera, ma anche gelsomino e un tocco di acacia, per un sorso dalla bolla fine, minerale, con una buona sapidità, discreta spalla acida e discreta persistenza.
Il residuo zuccherino aumenta nel Frizzante “Fii”, il quale è ottenuto dalle uve di questo mappale, e il suo tappo sughero con la legatura con lo spago richiama la tradizione. Al naso la frutta è più matura, con note di mela matura e albicocca, per un sorso più largo, comunque fresco e di beva, con una discreta sapidità, minerale e abbastanza persistente.
Pochi grammi di residuo zuccherino in più per il Prosecco DOCG Extra Dry “(Mio) Deserto”, che prende il nome dal castello del quindicesimo secolo che era presente sulla sommità della collina di Bastia, Mondeserto. Anche in questo caso incontriamo una frutta più matura, con un tocco di glicine e un leggero confetto, per una bolla più pungente, buona beva e larghezza, oltre ad un sorso equilibrato tra le sue parti più morbide e quelle più dure, con una buona persistenza.
Passiamo al Cartizze DOCG Dry, con i suoi ventiquattro grammi di residuo zuccherino, il quale vuole riportare quella che è la tradizione di spumantizzazione e residuo di zucchero in bottiglia, per valorizzare le uve raccolte in quell’area da sempre vocata per la loro finezza e concentrazione. Un vino che regala note di frutta più matura, di albicocca, pesca bianca, ma anche susine, gelsomino e un tocco di confetto, per un sorso più vellutato, ben bilanciato, con una buona sapidità, note minerali e abbastanza persistente.
Concludiamo con “Il Capo degli Onesti”, il Colfondo Agricolo 2023, il quale è stato battezzato con un nome che vuole sottolineare “l’onestà” del suo metodo di produzione, dove l’intervento umano si ferma alla messa in bottiglia del vino base, il quale rifermenta ed evolve senza alcun ulteriore impatto; “può andare bene o meno bene e pertanto si presenterà nella maniera più onesta possibile”.
Un vino che trasmette la sua piacevole evoluzione, con note di frutta matura, frutta secca, crosta di pane, tè, camomilla, ma anche un tocco di macchia mediterranea, origano e un sottofondo iodato. Al palato entra pieno, con una buona sapidità, equilibrio e più persistenza degli altri vini assaggiati.
Una degustazione segnata dalla tradizione e da quell’equilibrio tanto ricercato, iniziata e conclusa con due dei vini più rappresentativi della tradizione di questo luogo, il Prosecco Tranquillo e il Frizzante Colfondo.
Grazie a Michele e Tania, a cui è stata consegnata la maglia numero 430!


