Una chiacchierata con Simone Bucovaz per approfondire la storia della sua realtà famigliare, rivoluzionata negli ultimi anni
16 Dicembre 2022
Tra San Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo nasce l’azienda Bucovaz Wines, giunta alla sua terza generazione grazie a Simone Bucovaz. Un cognome che proviene dall’unione di due parole slovene che, tradotte letteralmente significano “faggio” e “comunità/gruppo di persone”, probabilmente poiché gli avi di Simone avevano creato una comunità che viveva in un qualche bosco di faggio tra Slovenia ed Italia.
A metà del ventesimo secolo nonno Giuseppe iniziò ad espandere l’attività agricola che era nata, come molte altre, per sussistenza, puntando più sulla coltivazione di seminativi che sulla vigna, essendoci solo alcuni filari che davano i frutti per produrre vino sfuso per autoconsumo. Alla scomparsa di Giuseppe, il figlio Giovanni continuò l’attività, con una mentalità pressocchè simile al padre, senza la volontà di espandersi troppo commercialmente, soprattutto nell’ambito vitivinicolo. L’azienda Bucovaz conta oggi nove ettari e mezzo vitati e circa cinquanta ettari di seminativi.
Ad inizio anni 2000 si è iniziata l’attività di imbottigliamento, producendo circa cinquemila bottiglie per anno, vendute ai locali del territorio, oltre che agli amici che di tanto in tanto facevano qualche acquisto. Lo spunto commerciale e la volontà di ampliare quest’area sono state idee dalla terza generazione, rappresentata da Simone. Già ai tempi delle scuole superiori, frequentando l’indirizzo di agraria a Cividale, il giovane aveva iniziato a supportare la famiglia nelle attività di campagna, appassionandosi sempre di più a questo lavoro, ma sentendo che gli mancava qualche tassello formativo. Così la decisione, dopo aver ottenuto il diploma, di partire per fare alcune esperienze all’estero. Un primo biglietto per l’Australia, senza fini legati alla formazione vitivinicola, esperienza avvenuta in seguito con un secondo viaggio in Nuova Zelanda e un terzo in California, per poi ritornare in Australia. Nelle ultime tre tappe Simone ha potuto sperimentare le attività di vendemmia e parte di vinificazione, così da ampliare il suo bagaglio esperienziale e portare a casa migliorie ed innovazioni da più lati del mondo.
Nel maggio del 2018 è rientrato a casa, con una nuova energia e con la consapevolezza di potersi mettere in gioco nell’attività di viticoltura, potendo incrementare quell’area che, sia per tempo, sia per risorse limitate e per mancanza di interesse, non era stata affrontata al pieno delle potenzialità che gli spazi aziendali offrivano. “Ho pensato che avevamo già tutto: i terreni, la cantina, gli strumenti per vinificare; mancava solo l’ampliamento della parte commerciale con la conseguente produzione di un maggior numero di bottiglie”.
Un percorso tutto in salita che ha visto alcuni aspetti legati al marketing come primi cambiamenti, partendo dal nuovo sito web, pagine social, nuove etichette e nuovo logo. Dalle etichette, rinnovate qualche anno fa, si può notare anche il logo dell’azienda, identificato nel girasole, fiore che trasmette serenità ed allegria, essendo anche una delle piante coltivate dai Bucovaz, nella già citata attività agricola legata ai seminativi. Nello specifico si è individuata quella che è la parte centrare del fiore definita fillotassi.
Parlando dei terreni dell’azienda Bucovaz si possono individuare due macro-aree principali: la prima in un terreno di pianura, all’interno della Grave del Friuli, nel crocevia delle DOC, essendo a pochi chilometri dai Colli Orientali, al confine con il Collio e al confine anche con la zona dell’Isonzo. Qui si trova un substrato ghiaioso, di origine alluvionale, a medio impasto con una prevalenza di vigneti vecchi con piante di Tocai e Cabernet Franc di quaranta e cinquant’anni. La seconda area è quella vicino a casa, dove sono stati piantati nel 2018 due ettari abbondanti delle principali e più autoctone varietà: Tocai, Malvasia e Ribolla Gialla, così da produrre dei cru del paese di Dolegnano, nel progetto scoperto successivamente “Le Vie di Bucovaz”.
In vigna da due anni si lavora seguendo il paradigma SQNPI, in un sistema di lotta integrata finalizzato a rispettare il territorio. L’idea è quella di poter arrivare in cantina con uve sane, senza impattare sull’ecosistema, vivendo anche a poche decine di metri dalle vigne. La vendemmia è meccanizzata, principalmente per la mancanza di persone e dopo questo processo viene lavorato il terreno a filari alterni. Non si utilizzano glifosati e si irriga a causa dell’alta capacità di drenaggio del terreno.
In cantina per quanto riguarda le uve a bacca bianca si adotta una linea classica, senza macerazioni e con fermentazioni avviate da lieviti selezionati, in vasche di acciaio, le quali non sono dotate di un impianto frigo, bensì vengono raffrettare con l’acqua del pozzo. Si adotta un battonage della massa che riposa sulle fecce fini, fino a dicembre. Friulano e Ribolla della prima linea affinano in cemento, mentre i vini della linea superiore per una parte fanno anche un passaggio in legno. I vini rossi, che ad oggi appartengono alla linea più classica, Cabernet Franc (con qualche pianta di Carmenere) e Merlot, stanno attraversando ancora una fase sperimentale, ma di media restano in affinamento un paio di anni tra acciaio e cemento, anche se in una fase iniziale si era scelto di effettuare un breve passaggio in legno per un terzo della massa.
Con Simone approfondiamo la linea superiore dei vini, ispirata dai suoi viaggi nel mondo, che lo hanno riportato a tornare a casa e concludere, per ora, l’avventura nelle sue origini: “Le Vie di Bucovaz”. Quattro etichette, la cui prima bottiglia è stata pensata nel 2019 e l’ultima nel 2021 per avere una gamma di vini emblematica del suo percorso. Vini a base di uve a bacca bianca, i più identificativi di questa zona del Friuli:
- Malvasia, “Moveri”, che significa partire; con riportate in etichetta le coordinate della California, primo viaggio di Simone;
- Ribolla Gialla, “Progredi”, ossia progredire, ma anche formarsi e avanzare nel percorso, a rappresentare il secondo viaggio, in Australia;
- Friulano, “Redire”, ritornare a casa, dopo il terzo viaggio in Nuova Zelanda;
- Il blend delle tre uve (nel 2020, 40% Ribolla Gialla, 40% Malvasia, 20% Tocai; percentuali che possono variare di anno in anno) ha dato vita al vino “Equilibria”, risultato dell’equilibrio raggiunto tornando a casa, con un bagaglio esperienziale ed una consapevolezza maggiori.
Un progetto che sarà lanciato a pieno regime nel 2023, quando anche l’ultimo vino, Ribolla Gialla, sarà sufficientemente maturo, racchiuso in un cofanetto di quattro bottiglie che raccontano il Friuli tramite gli occhi del viaggiatore. Con questo non si vuole vendere la mera bottiglia di vino, ma si vogliono condividere emozioni, sensazioni, ricordi di un’esperienza, che tramite la materia prima di casa possano girare anch’esse per la Regione, per l’Italia e in tutto il mondo.
La peculiarità di questa linea è che a metà fermentazione i, non ancora vini, vanno in legno, barrique e tonneau dalla tostatura fine, per poi creare un blend con le masse affinate in acciaio e dopo un ulteriore mese di affinamento si imbottiglia, a poco più di un anno dalla vendemmia, lasciando in bottiglia i vini a riposare per almeno altri sei mesi. Ad eccezione della Ribolla Gialla, per ogni etichetta gli scorsi anni si sono prodotte seicentocinquanta bottiglie per tipologia.
Per il tempo limitato, visti gli appuntamenti del pomeriggio gli assaggi sono stati di due vini che rappresentassero la mentalità e il gusto di Simone, che non si è limitato nel caricarmi il bagagliaio delle altre referenze.
Cominciamo con il Friulano 2021, della linea più classica che è in bottiglia da cinque mesi. Al naso emergono note di frutta gialla, gocce d’oro, note tropicali, di fieno, spunti erbacei, salvia e una delicata nota burrosa per un palato minerale, dalla buona sapidità, rotondo ma corposo, con un retrogusto di mandorla amara e anice stellato.
Un assaggio di Malvasia 2020, della linea “Le Vie di Bucovaz”, dai sentori di frutta matura, spunti erbacei, macchia mediterranea, leggere note di vaniglia, un sottofondo speziato di pepe bianco e noce moscata. In bocca entra piena e diretta con una buona spalla acida, minerale, sapida, morbida e di grande persistenza.
Ad accompagnare Simone Bucovaz in questa avventura ci sono, oltre a papà Giovanni, che si occupa quasi al 100% della campagna, mamma e tuttofare Elodia e la sorella Serena, immersa negli studi marketing e social media.
Vista la giornata piovosa e l’impossibilità di visitare i vigneti, visti velocemente dall’auto giusto il tempo di scattare un paio di fotografie, la chiacchierata si è conclusa con uno sguardo alla cantina. Ambiente che si divide in un’area dedicata alle vasche in acciaio e cemento e un’altra dove sono contenute le barrique ed i tonneau.
In attesa dell’uscita del cofanetto “Le Vie di Bucovaz” maglietta numero 211 per Simone.


