A pochi passi dal Lago di Garda, in compagnia della giovane Marta, nuova generazione di un’azienda nata per la passione di Ambra e Franco: Ca’ Lojera
25 Maggio 2023
Un incontro con l’amica Marta nell’azienda Ca’ Lojera in località Rovizza di Sirmione, a pochi metri dal Lago di Garda, nel versante lombardo, al confine con il Veneto. Un incontro per scoprire questa realtà famigliare, specializzata nella produzione del Lugana, ma non solo, che comincia dall’area più nuova dell’azienda, costruita nel 2013, al cui interno sono presenti le vasche in acciaio da dieci, quindici, trenta mila litri, protette da un tetto in legno che vuole richiamare il processo di affinamento di alcuni vini in barrique. Qui, oltre ad incontrare la sorella Irene, intenta a retro etichettare per un cliente estero, si possono notare anche le giropalette, appena utilizzate per portare in punta il metodo classico, sboccato qualche giorno prima.
In una stanza adiacente si trova la vecchia area di vinificazione, sempre con vasche in acciaio, che sono ad oggi utilizzate solo in circostanze occasionali, rimpiazzate da quelle più nuove, moderne ed automatizzate. Questa sarà destinata, nel futuro più prossimo, ad essere un magazzino.
La parte più affascinante, costruita nel 1996, è quella sotterranea, ad otto metri sotto terra, dove, ad una temperatura costante che oscilla tra i sedici e i diciotto gradi: riposano gli spumanti, affinano i vini in legno tra barrique e botti grandi e nella quale vengono conservate le vecchie annate nell’ “angolo dei tesori”, con bottiglie che spaziano dal 1998 ai giorni nostri. Piccolo inciso, ad affinare in legno sono Lugana Superiore (botte grande da venticinque ettolitri), Merlot, Cabernet e Passito di Lugana.
Uscendo dalla cantina ci si trova davanti ad uno dei vigneti, piantato a Trebbiano di Lugana, o Turbiana. Ca’ Lojera divide i suoi diciotto ettari di Turbiana in tre macro aree, tutte all’interno della provincia di Brescia: la prima di dieci anni, a corpo, un’altra di circa trent’anni nella parte più di entroterra ed un nuovo vigneto di tre anni che ha rimpiazzato un vecchio appezzamento sessantennale. Ci troviamo nelle terre lasciate dal Lago di Garda prima di ritirarsi, in un sottosuolo abbastanza uniforme a base di argille bianche, ricche di minerali e calcare. “Questa è una terra che quando è secca diventa come la pietra e quando piove è come l’olio”. L’azienda possiede anche altri due ettari piantati con varietà a bacca rossa, Merlot e Cabernet, a Ponti sul Mincio, ai piedi del Monte della Guardia, in una collina morenica ricca di scheletro.
In un terroir che gode dell’influenza del Lago e della sua ventilazione, la filosofia di Ca’ Lojera è quella di capire la stagione e l’impatto che questa può avere in vigna, dosando i trattamenti; “Meno trattamenti, ma più efficaci”, come racconta il cantiniere ed enologo Giovanni, il quale si occupa direttamente di questi processi.

La chimica viene dosata, non si usano concimazioni chimiche, né tantomeno diserbi, si adotta la confusione sessuale, un’alternanza del sovescio e, se il meteo lo permette, anche una conduzione parzialmente BIO, con trattamenti a base di rame e zolfo.
Nella parte posteriore dei vigneti e della cantina è presente anche l’agriturismo, aperto nel 1998 e chiuso dopo vent’anni, non essendoci più la forza lavoro per gestire una location da circa duecento coperti. Oggi accoglie gruppi in visita con degustazione e la sala superiore viene utilizzata come punto di incontro con gli altri produttori di Lugana. Da qui si può notare anche una vecchia cascina, un tempo residenza estiva del vescovo di Verona, risalente al 1300.
Per la vicinanza al lago veniva all’epoca utilizzata dai contrabbandieri come deposito delle merci. Contrabbandieri soprannominati “Lupi” e di conseguenza la struttura chiamata “Fossa Lojera”, da cui l’azienda ha ripreso sia il nome (abbellito con Ca’ anziché Fossa) sia il logo del lupo sia la rappresentazione della cascina nella nuova versione delle etichette. Oggi l’abitazione è chiusa, a causa dei lavori di restauro di cui avrebbe bisogno, ostacolati dalla burocrazia e da somme di denaro sostanziose, ma contiamo che un giorno le venga donata una nuova vita.
Un tuffo nella storia di Ca’ Lojera, che “nasce un po’ per caso”, in seguito al matrimonio di Ambra e Franco, entrambi occupati in altre posizioni lavorative, di prestigio, e senza alcuna esperienza nel mondo vitivinicolo. Il mondo dell’agricoltura era comunque nei ricordi delle famiglie di entrambi e negli anni ’80 decisero di acquistare un appezzamento di terra per puro hobby, dove piantare alberi da frutto ed alcune vigne di Turbiana, varietà non ancora in voga all’epoca. Il progetto iniziare era quello di vendere le uve, ma nel 1992 la vendita non andò a buon fine, e i due si ritrovarono a vinificare il raccolto, con l’aiuto di alcuni amici e una consulenza esterna. Le bottiglie ebbero fin da subito un riscontro positivo trovando successo prima nel mercato estero, principalmente in Germania e poi in Italia.
Un’azienda che negli anni si è consolidata ed è cresciuta, pur mantenendo il suo filo conduttore famigliare e una quantità di bottiglie che si attesta sulle duecentomila di media per anno. Nel corso degli anni sia le etichette sia le bottiglie sono state modificate, le prime per trovare un’identità più simbolica e rappresentativa dell’azienda, mentre le bottiglie sono passate da bordolesi a borgognotte, al fine di avere un vetro più semplice e leggero, con un impatto minore a livello ambientale.
Oggi l’azienda, “orgogliosamente FiVi”, è sempre condotta da Ambra e Franco (che dopo averlo conosciuto sfido chiunque ad azzeccare la sua età) e, dopo un salto generazionale, la giovane nipote Marta, si è appassionata a questo mondo, fin dall’adolescenza, entrando ufficialmente a far parte della cantina un paio di anni fa, a ventun anni. Pur essendo alle prese con gli studi universitari, non in enologia, ma in tutt’altro settore, vedremo se sarà lei a condurre Ca’ Lojera nel futuro.
Una storia che avrà nuovi capitoli, ma per ora ci fermiamo a degustare i prodotti dell’azienda, spaziando da una bolla, ad un bianco e una conclusione in rosso. La bollicina di Metodo Classico di Lugana, con uve Turbiana vendemmia 2016 lavorate in solo acciaio, ha riposato ben sessanta mesi sui lieviti (ogni anno si decide se tenere quarantotto o sessanta mesi in affinamento il vino, dipendentemente dall’annata). Sboccata a novembre 2022, al naso troviamo sentori di agrume, cedro, una leggera pasticceria, nocciola, spunto orientale di coriandolo e un tocco salmastro, per una bolla fine, delicata, con una buona acidità, freschezza, mineralità e persistenza.
Passiamo al cavallo di battaglia di Ca’ Lojera, il Lugana Riserva, annata 2019, ottenuto da uve vendemmiate tardivamente, a fine ottobre/inizio novembre quando l’uva viene attaccata da botrite. Diciotto mesi di affinamento in acciaio e almeno sei mesi di bottiglia fanno ottenere un prodotto dai sentori quasi dolci, di miele, gocce d’oro matura, un tocco di agrume maturo e una leggera nota salmastra anche in questo caso. Ben equilibrato anche in bocca dove entra fresco e verticale, ma chiude con una leggera tendenza al dolce, per una buona persistenza.
Conclusione con un vino rosso, che rappresenta una parte marginale della produzione dell’azienda, Cabernet Sauvignon 2019 affinato dodici mesi in barrique usate, di secondo e terzo passaggio, e un anno in acciaio per poi essere imbottigliato e riposare almeno altri sei mesi. Al naso note fresche, di sanguinella, peperone verde, note erbacee, liquirizia, leggermente balsamico, per un sorso dalla buona beva, fresco, minerale, dal tannino moderato e dalla discreta persistenza.
Tra i vini non assaggiati troviamo altri due Lugana, una versione giovane e una Riserva (unico ad affinare in legno), uno Chardonnay, un Rosato a base di 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon, un Metodo Classico Rosè con le uve appena citate, un Merlot in purezza vinificato in rosso e un passito da uve Lugana 90% e Malvasia 10%.
Una foto di rito con Marta, ma anche con il fondatore dell’azienda Franco e, in attesa di conoscere Ambra, per loro maglietta numero 253!


