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martedì, 16 Luglio, 2024

Cantina Martinelli, tra storia, giochi e degustazione, Mezzocorona (Trento)

Sotto alle rovine del Castello di San Gottardo alla scoperta della Cantina Martinelli, tra storia, giochi e degustazione di Teroldego, ma non solo

16 Settembre 2021

MartinelliAccompagnato da un cielo terso e minacciante pioggia, l’avventura nella Piana Rotaliana ha avuto inizio nella Cantina Martinelli tra storia, vino e qualche gioco.

Una struttura d’altri tempi che ha visto il susseguirsi di decine di culture negli ultimi millecinquecento anni, con parte della proprietà che risale al 700-800 (e non 1700-1800). La storia più attuale, quasi mille anni dopo, con la famiglia Thun, sotto l’Impero Austro-Ungarico, ne ha ampliato le infrastrutture fino ad arrivare ai conti Firmian, di cui resta ancora il castello appena dietro l’azienda.

La famiglia di Andrea, con il “nonno alla quinta” Andreas Martinelli comprò la proprietà nel 1800, dando vita, oltre alla cantina, ad un macello di bestiame. Un’azienda tradizionale, come molte del periodo, con un’attività a trecentosessanta gradi per l’auto sostentamento, ma anche un volto imprenditoriale, monopolizzando il lavoro di macello.

Martinelli

Dopo la prima guerra mondiale ci fu un periodo di crisi e da circa centocinquanta cantine situate sul territorio, si passò ad averne una decina. Il fratello del nonno di Andrea fu l’ultimo baluardo e resistette fino agli anni ’80, quando quel che rimaneva dell’azienda vitivinicola passò in mano a suo padre.

La situazione non era delle più stabili, con vigneti decimati ed una squadra di lavoro ormai prossima al pensionamento, pertanto la decisione fu quella di affidare i lavori a dei collaboratori esterni, per poi vendere la produzione delle uve alla Cantina sociale di Mezzacorona.

A dare una svolta o meglio la rivalutazione dell’allora Cantina Martinelli è stato proprio Andrea, che, dopo aver studiato tra Inghilterra ed Australia è tornato in Trentino per svolgere un master all’Istituto di San Michele all’Adige. Dopo alcune esperienze in altre cantine, la decisione è stata quella di dedicarsi, assieme al fratello e ai genitori, all’azienda di famiglia.

MartinelliDai duecento ettari che possedevano un tempo, oggi ne sono rimasti tre, ma negli ultimi anni si è passati da una produzione di sole tremila bottiglie a circa quindici mila per anno. Per fortuna la struttura è rimasta quella originaria, con ambienti che riportano indietro nel tempo. Un tour delle principali sale ci permette di toccare con mano quelle più operative e atte ai vari processi di vinificazione, la barricaia sotterranea, un salone con antichi strumenti e sede di eventi e matrimoni, oltre ad un’altra ex stalla fresca di restauro, con volte e archi, perfetta per creare lo shop e la nuova sala degustazione.

Gli appezzamenti vitati vengono condotti secondo i criteri BIO, pur non avendo una certificazione, ma ritenendo fondamentale il minor impatto possibile. In cantina si alternano fermentazioni con lieviti selezionati e non mancano esperimenti di pied de cuve e fermentazioni spontanee.

MartinelliNella barricaia, che risale addirittura all’anno 1000, in origine stalla collegata Castel Firmian, si possono notare i principali vasi vinari utilizzati, come botti francesi di diverso formato dalla scarsa tostatura e alcune anfore in ceramica per la vinificazione ed affinamento del Souvigner Gris. Cantina Martinelli ha deciso di investire in nuove vasche in cemento per le principali vinificazioni delle uve bianche e del Teroldego, vasi vinari collocati in una sala poco più su della barricaia.

I vini prodotti sono principalmente Teroldego, in tre diverse versioni, Chardonnay fermo e spumantizzato, alcune sperimentazioni di Souvignier Gris e il Lagrein.

MartinelliPrima degli assaggi uno sguardo alla vigna adiacente alla cantina, un piccolo clos di Teroldego, ovviamente allevato con il sistema a pergola trentina. Tra le vigne pascolano due arieti brettoni: Terry e Chardy (diminutivi di Teroldego e Chardonnay), per nulla timorosi dei visitatori e molto avvezzi alle coccole, alcuni conigli e poco più in là ci sono anche le galline. Alzando lo sguardo si possono notare i resti del Castello di San Gottardo, una sorta di Eremo del 700, da cui si narra la leggenda che ha dato origine al Teroldego; ma questa ve la racconto in un altro articolo.

Curioso sapere che si sono trovate tracce di vigneti piantati anche nelle montagne sottostanti il castello, via via abbandonate per le difficoltà nelle lavorazioni. Cantina Martinelli ha trovato proprio lì uno spazio tanto ideale quanto eroico per l’allevamento del Souvignier Gris.

Gli altri appezzamenti sono situati nell’arco di poche centinaia di metri, in un terreno principalmente di origine alluvionale, caratterizzati da calcare e limo.

MartinelliMartinelliGli assaggi dei vini di Cantina Martinelli sono stati alternati da una serie di giochi, tra cui Korn Hole, un misto tra bocce e golf con lo scopo di centrare un buco a pochi metri di distanza con dei sacchettini di mais (o sassolini). Un secondo gioco, proveniente dall’India e Sri Lanka: Carrom, anche se può essere riduttivo per la storicità ed importanza di questo gioco, assomiglia ad un biliardo in miniatura, dove le stecche sono le proprie dita.

Prima dei vini in bottiglia un passaggio attraverso il mosto di Chardonnay in fermentazione, un succo d’uva con esplosione di sentori di mela matura!

MartinelliLa full immersion nel mondo del Teroldego, ha visto l’assaggio delle tre etichette, ognuna con un metodo di vinificazione ed affinamento diverso.

TeroldegoSingle Barrel” come ingresso nel mondo del Teroldego di Cantina Martinelli; solo mille bottiglie prodotte nel 2018, risultato di una prima fermentazione in acciaio, affinamento di un anno in botti grandi da trenta ettolitri e per concludere stabilizzazione di altri sei mesi in acciaio e sei di bottiglia. Il più fresco dei tre, di pronta beva e ottimo equilibrio.

Martinelli

Proseguiamo con il Teroldego classico, l’etichetta che ricopre più del 70% della produzione dell’azienda, con circa diecimila bottiglie per anno. Dopo diciotto mesi in legno, viene assemblato e lasciato altri sei mesi in acciaio e almeno altri dodici in bottiglia. Assaggio dell’annata 2017.

MartinelliFiniamo con il Teroldego 2018 Selezione “Maso Chini”, dal nome della proprietà prima della famiglia Martinelli; dopo la fermentazione in tini di legno, affina circa ventiquattro mesi in botti di rovere francese, per poi essere stabilizzato in acciaio ed imbottigliato.

Da questi tre assaggi si è definito una sorta di identikit di questo vino che presenta una buona balsamicità, la quale emerge nei vini più affinati, sentori di frutta più fresca e tendente alla confettura ed in alcuni casi raggiunge il sotto spirito. Dipendentemente dall’annata e dal maggior o minor invecchiamento in legno appaiono più o meno sentori speziati, principalmente di pepe e chiodi di garofano. In bocca si distingue per la buona acidità, freschezza, ottima persistenza ed un tannino che non è mai troppo invadente.

MartinelliSi sta tracciando anche una nuova strada per l’affinamento di questo vino che seguirà trentasei mesi di riposo di cui dodici in Tonneau, dodici in cemento e dodici in bottiglia.

Vengono, inoltre, prodotti uno Chardonnay fermo che affina per il 50% in tonneau e per l’altra metà in acciaio e una bollicina Metodo Classico Trento DOC a base Chardonnay, in versione extra brut, che ha visto l’inizio della produzione nel 2018, con sole mille bottiglie, numero triplicato nel 2020 e destinato negli anni a crescere.

Prima di ripartire per una nuova avventura e degustazione un assaggio di Lagrein 2018 che svolge passaggi simili alla selezione del Teroldego e nel quale emerge un’acidità ancor più importante al palato, con un tannino percettibile ma non invadente, buona persistenza, caratteristiche anticipate da un naso ricco di frutta nera, spezie e parte floreale che tende al fiore secco.

MartinelliUn saluto e ringraziamento speciale ad Andrea Martinelli che ha aperto questa avventura alla scoperta della Piana Rotaliana; per lui maglietta numero 78!

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