Degustazione con vista vigneto anfiteatro che anticipa il mare, a Capofaro, una delle cinque tenute dell’azienda Tasca d’Almerita
07 Giugno 2024
Siamo sempre nel comune di Malfa, nella parte più nord orientale dell’Isola di Salina, dove sorge una delle cinque realtà dell’azienda siciliana Tasca d’Almerita: Tenuta di Capofaro.
Accompagnati dall’appassionato sommelier Antonino, Nino per gli amici, scopriamo fin da subito l’origine del nome di questa azienda, che sorge in prossimità del vecchio faro del 1850, il quale è stato restaurato e integrato nell’area ricettiva.
La storia di Tenuta di Capofaro è piuttosto recente, poiché l’ottava generazione della famiglia Tasca, oggi guidata dal dott. Alberto Tasca, ha acquistato questi terreni in fase di semi-abbandono nel 2001, iniziando un’opera di restauro sia dal punto di vista vitivinicolo, sia con l’investimento in termini di hotellerie.
Passeggiando assieme a Nino e godendo di una vista mozzafiato sul mare, oltre che delle isole di Stromboli e Panarea in lontananza, si possono toccare con mano le varie aree che compongono questo giardino vitato, ma non solo.
Sembra di essere all’interno di un grande clos, dove la vigna la fa da padrona, ma non si impone come una mono varietà, essendoci numerose piante di ulivo (per un totale di un ettaro e mezzo), capperi, che ogni anno si moltiplicano, e un orto curato nei minimi dettagli, anche scenografici.
A questi si aggiungono una serie di altre piante in fiore oltre a diversi alberi di arance e limoni.
Oggi Tenuta di Capofaro conta circa nove ettari vitati, per lo più a corpo, ad eccezione di un ettaro e mezzo che si trova in Val di Chiesa, tra il Monte Fossa e il Monte Porro. Questo vigneto raggiunge un’altezza di trecento metri sul livello del mare, mentre i vigneti a corpo si estendono dai dieci metri sul livello del mare ai circa centoquaranta e si possono notare differenti età delle piante. All’inizio della Tenuta si trovano alcune vigne più vecchie, recuperate dalle precedenti proprietà, arrivando ad un’età di circa cinquant’anni, mentre, proseguendo verso la parte più nuova del vigneto, sia sul lato destro sia su quello sinistro della strada principale, si possono trovare impianti più recenti.
Uno su tutti il vigneto creato ad anfiteatro, piantato nel 2004 con esposizione a nord quasi a picco sul mare, che, oltre ad offrire una stupenda visione panoramica è dedicato alla produzione della Malvasia delle Lipari IGT Salina.
Dal 2016 è stata affidata a Tasca d’Almerita anche una vigna di Malvasia di circa quattro ettari, situata sull’Isola di Vulcano, a causa dell’impossibilità di essere condotta dalla sua proprietaria Paola Lantieri. Da questo appezzamento si produce una Malvasia Secca dedicata proprio a Paola.
La conduzione della vigna è del tutto manuale e i trattamenti sono in linea con la certificazione biologica (aderendo dal 2017 a VIVA e SOStain e dal 2023 è stata ottenuta la certificazione B CORP), con soli rame e zolfo. I vigneti sono inerbiti sia in maniera spontanea sia con sovesci di supporto, qualora fosse necessario; questo anche per prevenire l’eventuale erosione dei terreni. Lo scopo è quello di essere il meno interventisti possibile, per lasciare alle generazioni future un ecosistema ancora migliore di quello che si è trovato.
Facendo un giro tra le vigne si possono notari i grappoli che stanno arrivando alla loro conformazione, non troppo protetti dalle foglie, per volere dell’azienda, essendoci un ottimo equilibrio tra sole, ventilazione e sanità, con il risultato di avere un microclima molto favorevole ad ottenere un’eccellente qualità sia in pianta sia in cantina.
Parlando di cantina, le uve vengono tutte raccolte a mano in cassettine e trasferite nella sede principale di Tasca d’Almerita, a Regaleali, grazie ad alcuni camion refrigerati che consentono ai frutti di arrivare in circa tre ore e mezza al centro della Sicilia. Qui vengono trasformate, dipendentemente dal vino che si vuole ottenere. Ad oggi le etichette prodotte da Tenuta di Capofaro sono tre: La Malvasia “Didyme”, con il nome che trae ispirazione dal vecchio nome dell’Isola di Salina; la Malvasia “Vigna di Paola” e il “Vino d’Oro”, a base di Malvasia raccolta anticipatamente e fatta appassire nelle fruttaie di Regaleali per circa dieci giorni. Le vinificazioni avvengono tutte in acciaio, con fermentazioni innescate da un pied de cuve evitando di andare a stressare troppo le masse, cercando di far emergere la qualità della materia prima e del terroir in cui si allevano i vari vigneti.
Nel 2022 si sono prodotte circa venticinquemila bottiglie (un numero che rappresenta la nicchia tra le cinque cantine di Tasca d’Almerita che arrivano complessivamente a produrre un milione e mezzo di bottiglie per anno), mentre nel 2023 il numero è stato dimezzato, principalmente a causa dei danni della peronospora.
Dal 2004 la famiglia Tasca ha inaugurato il resort a cinque stelle, dopo un’opera di restauro delle strutture già preesistenti, per un totale di ventisette camere e diversi servizi, come la piscina, sala degustazioni, wine bar, ristorante (che punta sulle specialità tipiche eoliane), aree dedicate allo yoga e allo sport, come paddle e calcetto. Quanto si può notare da un primo colpo d’occhio, è che nella ristrutturazione dei vecchi casolari sparsi nella proprietà, si sono valorizzati elementi tipici eoliani, come le panciute colonne caratteristiche delle isole, abbinati alla modernità, al confort e al design dei giorni nostri, pur non stravolgendone la più tradizionale autenticità.
Per assaggiare i vini prodotti da Tenuta di Capofaro ci accomodiamo nella parte esterna del wine bar, con vista sull’anfiteatro vitato che anticipa il mare. Questo ambiente è dedicato a numerosi eventi di degustazione e offre la possibilità agli ospiti della struttura ricettiva di assaggiare tutte le etichette del gruppo Tasca d’Almerita, ma anche di godere di vini nazionali ed internazionali, con un’ampia selezione di bottiglie.
Partiamo con il “Didyme”, letteralmente gemelli, rappresentati dai due vulcani spenti di Monte Fossa delle Felci e il Monte dei Porri, Malvasia Secca annata 2023. Un vino ancora giovane, affinato per quattro mesi in acciaio, che si presenta con note di pesca bianca, note agrumate, melone, rosa bianca, un tocco erbaceo, di timo ed origano. In bocca entra dritto, verticale, con una buona freschezza, spalla acida, sapidità e discreta mineralità, discreta anche la persistenza.
Dai terreni dell’Isola di Vulcano, sempre di matrice vulcanica, ma con una maggioranza di metalli, pietra pomice e silicio, il secondo assaggio è di “Vigna di Paola” 2023, anche in questo caso Malvasia Secca che segue lo stesso procedimento del precedente vino. Ci troviamo davanti anche in questo caso ad un vino che punta sulla frutta ed in particolare sull’agrume, forse un po’ più timido al naso, fa emergere note sulfuree, iodate, con un tocco di salvia, pepe bianco e pietra bagnata. In bocca entra più verticale del precedente, con una maggiore freschezza, spalla acida, sapidità, mineralità, ma sostenuto da un buon corpo e una buona persistenza.
Nino ci delizia con un fuoriprogramma, per farci capire al meglio lo stile di Tasca d’Almerita, per quanto riguarda i vini bianchi prodotti nella Tenuta principale di Regaleali. Un calice di “Nozze d’Oro”, vino dedicato da Giuseppe Tasca alla moglie Franca per il cinquantesimo anniversario di nozze, a base di Inzolia e Sauvignon “Tasca”. Questa varietà di Sauvignon è stata importata tra la prima e la seconda guerra mondiale ed ha trovato nelle terre della Tenuta il suo ecosistema ideale, tanto da creare un biotipo a sé stante, diventando una sorta di varietà autoctona.
Vino che affina in sole vasche d’acciaio per otto/dieci mesi e, nell’annata 2020 che assaggiamo, si esprime con note di frutta matura, glicine, un delicato sentore erbaceo e di peperone, ben integrato alle note dell’Inzolia, ma anche bergamotto, crema pasticcera e un sottofondo di spezia. In bocca entra fresco, con una buona spalla acida e sapidità, con un buon corpo e persistenza. Decisamente un vino che può rimanere in bottiglia ancora qualche altro anno per regalarci emozioni future.
Una conclusione che torna nell’Isola di Salina, con l’interpretazione della Malvasia delle Lipari di Tenuta di Capofaro, a base di Malvasia per il 100%, uve raccolte dalla vigna davanti ai nostri occhi. Il “Capofaro” 2022 si esprime al naso con note di frutta gialla matura, nespola, miele, limone cotto, macchia mediterranea. Un vino che al suo interno ha centotrentacinque grammi di zucchero per litro, il quale entra in bocca con una buona freschezza ed equilibrio, dalla buona spalla acida, sapidità, mineralità e persistenza.
Curiosi di provare una delle stanze di Tenuta Capofaro, ma anche di scoprire le altre realtà di Tasca d’Almerita, un ringraziamento ed un arrivederci a Nino!


