Alla scoperta della storia della famiglia e dell’azienda Hauner, Santa Marina, Salina (Messina)

Alla scoperta della storia della famiglia Hauner, che per passione ha trovato sede nell’Isola di Salina, investendo nell’attività vitivinicola

07 Giugno 2024

Ci troviamo a sud est dell’Isola di Salina, in località Lingua, frazione di Santa Maria di Salina, dove sorge la sede dell’azienda Carlo Hauner.
Ad accoglierci c’è la terza generazione, rappresentata da Andrea Hauner e con lui andiamo a scoprire la storia di questa realtà famigliare nata per passione. La passione per le Eolie e per il mondo del vino di nonno Carlo Hauner, un architetto e designer bresciano che, dopo una vacanza sull’Isola di Salina, nei primi anni sessanta ha deciso di comprarvi un terreno. Un po’ per gioco, un po’ per rilassarsi e un po’ per trovare ispirazione da quei panorami marini, Carlo ha iniziato anche una piccola produzione di vino, specialmente di Malvasia delle Lipari, pur non avendo grandi competenze sul settore.

Il successo e la notorietà dell’azienda sono arrivati a fine anni sessanta, quando Luigi Veronelli, in seguito ad uno dei primi Vinitaly, scrisse un articolo sulla Malvasia delle Lipari e su questa cantina emergente.
Un successo quasi inaspettato che ha rafforzato la piccola realtà, facendo decidere a Carlo di investire maggiormente sul settore vitivinicolo, costruendo la cantina che troviamo ancora ai giorni nostri, negli anni settanta, affiancato successivamente dall’omonimo figlio Carlo Hauner. Anche il figlio ha studiato architettura, ma, dopo aver dedicato parte della vita al settore di papà, ha deciso di consolidare e affermare quella che era la piccola azienda, nata per gioco, portandola alla ribalta e rendendola un punto di riferimento nel mondo del vino nazionale ed internazionale.

Oggi siamo alla terza generazione, con Andrea, che si occupa dell’accoglienza, coordinando un giovane team impegnato a ricevere gli ospiti, da aprile ad ottobre (dipendentemente dalla stagione). Dal piccolo appezzamento acquistato dal nonno si è arrivati a ventiquattro ettari vitati che si dividono in una decina di ettari composti da micro-appezzamenti a Salina, tra le colline della Val di Chiesa, e quattordici ettari nell’Isola di Vulcano, precisamente in una piana denominata Vulcano Piano. I vigneti si trovano ad una media di quattrocento metri sul livello del mare; a Salina si incontrano terreni di matrice vulcanica più sabbiosi con una discreta percentuale di tufo, mentre a Vulcano il terreno, sempre vulcanico, è più scuro e ricco di rocce e lapilli.
L’azienda è biologica, con trattamenti a base di rame e zolfo, una scelta dettata dall’ecosistema delle Eolie, estremamente favorevole a questa tipologia di conduzione.
Le varietà allevate sono per lo più locali, in senso esteso parlando di Sicilia, tranne una sola eccezione. Tra le fila delle bacche rosse troviamo Nero d’Avola, Corinto Nero, Alicante, Nocera, Nerello Mascalese, Calabrese, Sangiovese (varietà amata dal nonno); mentre tra i bianchi Inzolia, Catarratto, Grillo e ovviamente Malvasia.

Dopo un po’ di storia ci addentriamo nella parte posteriore dell’azienda Hauner, dove ha preso vita la cantina. Al suo ingresso si trova l’area di ricezione delle uve, con la pressa e uno strano macchinario che, a primo impatto, non associamo al mondo del vino. Si tratta appunto di una sorta di setaccio, un tempo manuale, oggi motorizzato, che seleziona i capperi a seconda della misura, risalente a circa cent’anni fa e ancora oggi funzionante.

La cantina è caratterizzata da vasche in acciaio, sia nuove sia ereditate dagli anni settanta, dove si svolgono le fermentazioni innescate da un pied de cuve e parte degli affinamenti. Affinamenti soprattutto per i vini rossi che avvengono anche in barrique, per lo più usate, e in una botte da millecinquecento litri. Tra le varie aree della cantina è presente anche il magazzino e la linea di imbottigliamento e relativa etichettatura, così da completare tutto il processo internamente. Alle Eolie sarebbe impensabile dover chiamare un’azienda esterna per completare imbottigliamento ed etichettatura.
Le etichette utilizzate sono quasi tutte delle rappresentazioni artistiche disegnate da nonno Carlo (ad eccezione di due vini), quadri che sono stati riprodotti e appesi alle pareti della cantina.

Le bottiglie prodotte per anno sono una media di centoventimila, con una grande fetta ricoperta dai tre vini dolci, tre diverse Malvasia delle Lipari DOC, a base di 95% Malvasia delle Lipari e 5% Corinto Nero, come vuole il disciplinare. La prima è frutto di una vendemmia tardiva con uve vinificate ed affinate per circa otto mesi in acciaio; la seconda è ottenuta da uve appassite per quindici/venti giorni sui “Cannizzi” riposti sul tetto della cantina, per poi essere trasformate con il solo utilizzo dell’acciaio ed infine quella che viene definita “Selezione”, che si ottiene con uve appassite sui “Cannizzi”, per trenta/quaranta giorni per poi fermentare per circa una quarantina di giorni in barrique ed affinare il tempo necessario nello stesso vaso vinario.
Oltre ai tre vini dolci l’azienda Carlo Hauner produce anche tre vini bianchi e tre vini rossi, rispettivamente: “Salina Bianco”, blend di Inzolia e Catarratto; “Iancura”, 90% Malvasia delle Lipari secca e 10% Inzolia; “Salina Rosso”, blend di Nero d’Avola e Nerello Mascalese; “HieràRosè, un rosato ottenuto da Calabrese, Alicante e Nocera; “Carlo Hauner”, da Inzolia, Catarratto e Grillo; “HieràRosso, ottenuto dalle stesse uve del rosato ed infine il “Rosso Antonello”, dedicato ad Antonello da Messina (che viene raffigurato in etichetta), a base di Calabrese, Sangiovese e Corinto Nero.
Dal 1997 viene anche distillata una grappa con vinacce di Malvasia delle Lipari.

Rilassati nella terrazza esterna, vista mare, cominciamo gli assaggi con il “Salina Bianco” 2023 che è un ottimo punto di ingresso nel mondo Hauner, con i suoi sentori di fiori bianchi che alternano alcune note di fieno, ma anche un tocco agrumato, di macchia mediterranea e finale erbaceo. Un sorso di beva, con una buona acidità, sapido, abbastanza minerale e di moderata persistenza.

Il secondo bianco è “Iancura” 2023, un nome che simboleggia un panorama dal mare piatto e il cielo che si confonde con il blu del mare stesso, come rappresenta la sua etichetta. Vino che si carica di note più mature, di pesca gialla, note tropicali, una più intensa macchia mediterranea, con la salvia e il cappero che fanno capolino, un accenno di spezia e una nota balsamica. Al palato più intenso, ma sempre caratterizzato da una buona spalla acida, ricco in sapidità, discreta mineralità e maggiore persistenza.

I vini sono stati accompagnati da una serie di stuzzichini tipici della Sicilia, tra cui olive, carciofini sott’olio, pomodori secchi, patè di cappero, marmellata di arance e tre tipi di formaggio provenienti dall’unico caseificio presente nell’Isola di Vulcano.

Un assaggio anche di Rosato, “Hierà”, antico nome di Vulcano, annata 2023, con uve che restano a contatto solo una ventina di minuti in pressa. Un’etichetta che riporta il disegno di una lampara da pesca, per un vino che si presenta con sentori di pesca, piccoli frutti rossi, note agrumate di sanguinella, origano, pietra bagnata e un tocco sulfureo, che ritorna al palato, dove entra fresco, con una buona beva, minerale, abbastanza sapido e di discreta persistenza.

Passiamo al “Hierà” in rosso 2022, con un’etichetta che rappresenta la sciara di fuoco di Stromboli. Vino affinato in solo acciaio, con uve che vengono vinificate in maniera separata, che esprime sentori di frutti di bosco, sanguinella, un leggero tabacco in sottofondo, principio di sottobosco e alcune note terrose. Al palato mantiene una costante freschezza, discreta acidità, buona sapidità e mineralità, un tannino che si fa sentore ma non da fastidio e buona persistenza.

È il momento dei tre vini dolci a base di Malvasia delle Lipari per il 95% e 5% di Corinto Nero. Il primo assaggio è della Malvasia ottenuta da una vendemmia tardiva, annata 2022, vinificata ed affinata in solo acciaio e con circa ottanta grammi di residuo zuccherino. Vino che esprime note di frutta fresca, albicocca, pesca gialla, gocce d’oro, ma anche miele di acacia e macchia mediterranea, per un sorso ben bilanciato, con una buona spalla acida, sapidità e discreta persistenza.
Il secondo vino, sempre annata 2022, è ottenuto dall’appassimento delle sette uve in “Cannizzi” per quindici/venti giorni sul tetto della cantina, per poi essere vinificate ed affinate in solo acciaio. Vino dai cento grammi zucchero per litro che si esprime con note di fichi secchi, datteri, miele di carrubo, una nota affumicata e sulfurea, con un sottofondo speziato. Anche in questo caso ben equilibrato al palato, con note fresche che bilanciano il corpo e il grado zuccherino, buona beva e abbondante persistenza.
Concludiamo con la “Selezione” 2021, ottenuta da uve che vengono appassite con lo stesso processo, per circa trenta/quaranta giorni, per poi essere fatte fermentare in barrique per circa quaranta giorni, affinando successivamente all’interno dello stesso vaso vinario. Un vino ancora giovane che sprigiona note di frutta secca, frutta candita, sentori di mandorla, miele di castagno, ma anche di vaniglia e spezie dolci, con un sottofondo iodato. In bocca è coerente con gli altri due vini, dimostrando una buona acidità, sapidità e ricchezza in termini di persistenza.

Un viaggio insieme ad Andrea Hauner nell’azienda di famiglia, con un finale dolce ma non stucchevole, in attesa di incontrarci nuovamente a Brescia.

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