Finalmente in compagnia di Maurizio Donadi, frontman di Casa Belfi, nella sua Casera Frontin immersa nella Valbelluna, in località Noal
16 Marzo 2024
Finalmente dopo diversi anni di conoscenza con Maurizio Donadi, fondatore di Casa Belfi, riusciamo ad incastrare un sabato mattina di metà marzo nella sua Casera Frontin, in sua compagnia e quella della moglie Fabiola. Ci troviamo in Valbelluna, in una frazione di Trichiana, precisamente in località Noal, dove Maurizio, a fine 2016, ha fondato una nuova realtà vitivinicola, a qualche chilometro da Casa Belfi, situata a San Polo di Piave.
Questa zona è sempre stata amata dalla coppia, anche per le varie partecipazioni ai concerti organizzati dal campo indiano adiacente a Passo San Boldo, facendo crescere il desiderio di poter avere un “appoggio” abitativo, inizialmente per soli villeggiatura e relax. A fine 2016 sono state individuate due abitazioni e Maurizio, assieme a papà Giorgio, in una giornata di pioggia si sono recati in esplorazione. La prima non è stata apprezzata, mentre la seconda, pur non aiutati dal meteo, aveva alcune caratteristiche sia strutturali, ma anche nel terreno e nell’esposizione, che dicevano un qualche cosa al produttore. Tornato in una giornata di sole con la moglie Fabiola, i due si innamorarono a prima vista della Casera, oltre che dei terreni adiacenti e, dopo l’acquisto, iniziarono subito i lavori di ristrutturazione, ma anche di creazione degli impianti vitati.
La prima tappa non può che essere quella di esplorare gli spazi della Casera, un’abitazione storica tutta in pietra, restaurata dal precedente proprietario nel 1991 e addizionata del bagno proprio dalla coppia. Sembra di entrare in una casa delle fiabe, dove gli spazi sono minimali, ma sufficienti per poter passare qualche giorno nel relax della pedemontana bellunese, senza alcun rumore delle grandi città o del caos quotidiano. Oltre al già citato bagno è presente una piccola sala da pranzo con tanto di tavolo per sedersi a mangiare e una scala che porta al piano superiore, dove si trovano due graziosi lettini.
La Casera nasconde anche un piano interrato dove è in previsione la produzione di aceto, qualche litro concesso dalla PPL (piccole produzioni locali) aperta da Maurizio. Progetto che probabilmente avverrà nel corso dell’anno.
Nella parte esterna si trovano un altro tavolo e sedie, al riparo da un sottoportico adiacente all’abitazione, per ammirare e far ammirare agli ospiti la vallata e il vigneto che fa capolino di fronte alla struttura. Vista l’areazione costante, anche nei mesi di luglio ed agosto, l’idea è quella di chiudere l’area con alcune vetrate. Un’area che sarà il luogo centrale dell’enoturismo esperienziale, proposto nei weekend, da Maurizio e Fabiola. Un’esperienza che vuole, però, partire dall’area circostante alla Casera per far toccare con mano ai visitatori quella che è la parte più affascinante di Casera Frontin.
Curiosi del territorio dove ci troviamo, non possiamo altro che addentrarci assieme a Maurizio in un sentiero vicino, il quale porta agli altri vigneti, oltre ad una piana (non di proprietà), dove si può ammirare la vista sulla vallata e sulle montagne. Oggi gli ettari dell’azienda sono quattro vitati, più un altro ettaro di vigna in affitto e tre di bosco. Qui un tempo la viticoltura era un’attività rara, se non per uso personale, con varietà che principalmente erano Bacò o Clinto, ad eccezione di qualche internazionale.
Gli impianti sono stati creati tutti ex novo da Maurizio, partendo dal 2017 e scegliendo varietà come le internazionali Pinot Nero, Pinot Grigio; le PiWi, Joanniter, Bronner e Solaris, ma anche varietà autoctone della Valbelluna quali Bianchetta d’Arsiè e Vialeto.
Toccando con mano la vigna, ci accorgiamo subito che i terreni sono molto particolari, stratificati in successioni di terra a grana più grossa, argilla e roccia (dove si trovano poco fosforo e potassio). La particolarità citata sta nella delicatezza che questo substrato ha in caso di pioggia, la quale tende a portare a valle la terra, scavando dei veri propri solchi, che si trasformano in piccoli corsi d’acqua.
“Quando sono venuto qui ho chiesto ai contadini del posto se potevano lavorarmi le terre e non ne ho mai trovati di disponibili; quando finalmente ne ho trovati alcuni, in poche ore avevano finito tutto il lavoro”.
Questo a sottolineare la ragione per la quale in queste zone la terra “non si gira”, lavorandola, poiché c’è il rischio che la pioggia sbanchi naturalmente le colline, con dei repentini dilavamenti. Per questo motivo tutti i vigneti sono inerbiti e non viene mai lavorato l’interfila, se non per il sottofila, qualora necessario, con una piccola fresa.
L’azienda è certificata BIO e i trattamenti che si utilizzano sono a base di rame e zolfo, ma anche prodotti omeopatici, alghe e preparati biodinamici, con il fine di rendere più resistenti le piante, senza andare troppo ad “aiutarle”. Utilizzando eccessivi trattamenti, anche nelle varietà resistenti, si impatta in maniera negativa su quelle che possono essere le naturali difese. I primi anni si sono seminati dei sovesci, mentre ora si dà spazio alle piante che nascono spontaneamente. Viene utilizzato anche del letame, proveniente dalle vicine stalle, lasciato sostare il giusto tempo prima di essere cosparso.
“Vogliamo far star bene le piante, ma anche noi. Ci definiamo badanti della vigna”.
A coprire le piante si notano alcune reti, utili alleati sia per quanto riguarda la grandine ma anche per i numerosi uccelli e caprioli. Caprioli che si sono presentati a poche decine di metri da noi per pascolare liberamente tra i prati adiacenti alla vigna davanti a Casera Frontin.
Siamo tra i cinquecento e i settecento metri sul livello del mare e il clima è sempre più basso di cinque/sei gradi, rispetto alla parte più bassa del vicino Passo San Boldo. Questo per sottolineare il fatto che le uve si esprimono al meglio nelle loro caratteristiche più verticali come l’acidità, con PH bassi ed ottimali per le basi spumante.
Le uve raccolte da queste terre vengono vinificate nell’azienda principale a San Polo di Piave, Casa Belfi, sempre con la stessa metodologia e mentalità con cui si vinificano le referenze della realtà madre. Lo scopo ultimo è quello di non utilizzare l’enologia per arrivare ad avere un vino comunque pulito e stabile, grazie ad armi naturali come la sosta sui lieviti, il battonage, il freddo dell’inverno, oltre ad un prezioso alleato che è tempo. Per arrivare a ciò è necessario aspettare il vino, non essendo costretto ad imbottigliare o a velocizzare alcuni processi rischiando di arrivare ad un prodotto finale potenzialmente “stressato” o instabile.
Ad oggi i vini prodotti sono due, un Bianco a base delle varietà piantate, vinificate tutte assieme e un Rosè a base Pinot Nero, per un totale di circa diecimila bottiglie all’anno. Entrambe sono vestite da due simpatiche etichette raffiguranti una lumaca, in versione maschile nel Rosè ed in versione femminile nel Bianco, dipinte con la tecnica dell’acquarello da una ragazza che si è recata a trovare la coppia, innamoratasi del progetto.
Tra le due assaggiamo il Bianco, annata 2020, l’unica in cui le uve sono state macerate per circa due giorni, processo poi abbandonato, vista la, forse, eccessiva estrazione che si percepisce nel prodotto finale. Macerazioni spontanee in vasche di cemento per poi affinare parte in cemento e parte in anfora ed imbottigliare il vino che rifermenta naturalmente in bottiglia. Un vino bianco dal colore intenso e le note piene al naso che spaziano dall’agrume, bergamotto e cedro maturo, a spunti erbacei, di tarassaco e radici. Al palato entra comunque con una bolla discreta, una buona acidità, mineralità e moderata persistenza.
Prima di salutarci un approfondimento sulla storia di Maurizio Donadi e delle sue diverse sfaccettature. Solitamente è un argomento che affrontiamo fin dall’inizio delle nostre visite ed avventure, ma lo spirito rilassante e rigenerativo di Casera Frontin ci ha fatto perdere il lineare filo del discorso.
Maurizio proviene da una famiglia di costruttori edili, ma il suo richiamo per l’agricoltura è avvenuto fin dalle scuole superiori, quando ha deciso spontaneamente di studiare presso la scuola enologica di Conegliano. Finiti gli studi gli si presentò subito la possibilità di poter lavorare in Toscana, a San Gimignano, ma papà Giorgio propose di costruire una cantina limitrofa all’abitazione di famiglia. Così nel 1999 cominciò ufficialmente la sua avventura nel mondo del vino, come protagonista della sua realtà, con i primi vigneti in affitto e qualcuno di proprietà.
Con l’ingrandirsi dell’attività e i macchinari troppo grandi ed eccessivi per soddisfare la produzione di nicchia e filosofia su cui puntava Maurizio Donadi e, grazie alla conoscenza con Albino Armani, venne presa qualche anno più tardi la decisione di vinificare per conto di quest’ultimo, dedicandogli una gran parte delle aree della sua cantina ed occupandosi della trasformazione sia di uve di proprietà sia di quelle dei conferitori limitrofi.
Questa attività non ha impedito la produzione e il consolidamento di Casa Belfi, progetto principale di Maurizio, nato dal nome della famiglia che, assieme alla sua, possedeva la casa dove è nato (i Belfi negli anni ’60 si trasferirono negli Stati Uniti). Si comprende bene che l’attività del produttore è divisa in sfaccettature diverse, pur non essendo mai mancati stimoli a livello nazionale, con le consulenze per una nota cantina dei Colli Euganei che vinifica in anfora, oltre alle collaborazioni con enologi e consulenti famosi e quelle internazionali come il periodo in Azerbaijan. C’è da sottolineare che oggi oltre a Casa Belfi e Casera Frontin è stata fondata un’altra piccola realtà, Casa Costa Signor nel paese di Campea di Miane, produttrice di Prosecco DOC Treviso, frutto di un Metodo Charmat lungo.
In attesa di poter godere nuovamente del relax di Casera Frontin con un calice in mano, magari nei mesi più caldi dell’anno, maglietta numero 311 per Maurizio Donadi.


