Primo pomeriggio con vista sulla Valbelluna, assieme a Chiara, per scoprire la sua piccola azienda Pian di Colle
16 Marzo 2024
Primo pomeriggio di un sabato di fine inverno, in località Calderù, frazione di Borgo Valbelluna, dove è nata poco più di quindici anni fa l’azienda di Chiara, Pian di Colle.
Per approfondire la storia di questa piccola azienda delle montagne bellunesi, a circa quattrocentosettanta metri, ci sediamo all’interno della sala degustazioni, in compagnia del gatto Mimì, valido assistente per prendere i dovuti appunti. Una storia che comincia nel 2008, quando, grazie ad un progetto di rivalutazione della viticoltura in Valbelluna, promosso da Veneto Agricoltura, Chiara (con il fratello Omar e il compagno Fabio) decidono di piantare millecentottanta piante di diverse varietà, tra cui: la maggior parte Manzoni Bianco e Pinot Nero oltre a Teroldego, Merlot, Diolinoir, Traminer, Chardonnay.
Tutti e tre erano impegnati in altre attività lavorative, ma Chiara sentiva crescere sempre di più la passione per il mondo della viticoltura. Diventata due volte mamma, nel 2009 e nel 2011, il desiderio era quello di poter portare avanti un’attività indipendente, anche per gestire al meglio la crescita dei ragazzi.
Così, nel 2014, la decisione di dedicarsi a questo lavoro a tempo pieno, impostando l’azienda Pian di Colle su quattro piccole vigne, disposte a poche centinaia di metri dal corpo centrale, che presenta anche la cantina e l’abitazione della famiglia. Un ettaro e otto dove si sono mantenute Incrocio Manzoni e Pinot Nero, oltre a piantare del Solaris, varietà con cui non è stato amore a prima vista. Solo dopo qualche anno è stata interpretata al meglio questa resistente, soprattutto per quanto riguarda la sua gestione in vigna, dove viene richiesta molta manualità, finalizzata a trattenere la sua crescita.
All’inizio Chiara portava a vinificare le uve raccolte in una cantina terza, pur sentendo dentro di lei che mancava la parte di trasformazione. Così nel 2019 la decisione di vinificare in un’area di uno degli stabili di proprietà, riconvertito a cantina, potendo rappresentare in questo modo la sua filosofia e personalità nei vini. Il primo anno tutte le uve sono state torchiate, con un torchio manuale in legno; “diciamo che la prima annata è andata”. Il Solaris non ci ha rimesso molto, avendo una caratteristica componente selvatica, mentre Manzoni e Pinot Nero hanno estratto una abbondante nota vegetale, forse eccessiva.
“Nel 2019 mi si è aperto un mondo, ho iniziato a parlare dei miei vini, soddisfatta del mio lavoro, con i pregi e i difetti, aumentando così l’entusiasmo in questa attività e ritrovandomi nel prodotto finale”.
Dall’anno successivo si è adottata una piccola pressa, da sette quintali, dal produttore e amico Maurizio Donati (di Casa Belfi e la vicina Casera Frontin). Strumento che si è utilizzato per il primo anno sul Pinot Nero e Manzoni Bianco, per poi utilizzarlo anche su tutte le varietà.
Uno sguardo alla cantina ci fa capire gli spazi che utilizza Chiara nei suoi processi di vinificazione, dove si trovano piccole vasche in acciaio, all’interno delle quali si effettuano brevi macerazioni e fermentazioni spontanee, facendo poi affinare i vini sempre negli stessi vasi vinari.
Ad oggi Pian di Colle produce quattro etichette, per circa tremila bottiglie per anno (anche se a target si vorrebbe arrivare a cinquemila): l’Incrocio Manzoni “Felice”, frutto di una macerazione di tre giorni sulle bucce; il Solaris, le cui uve restano a contatto per cinque giorni. Questo vino, rifermentato in bottiglia prende il nome di “Sol del caval” e riporta il campanile del paese in etichetta, inserendo nella sua nuova versione anche il sole, per ricordare che quando si stava piantando questa vigna ci si trovava al sorgere del sole, intravedendo il campanile del paese, situato qualche metro più su dell’azienda.
Si passa poi al Pinot Nero “Coldel” (dal nome del luogo dove sono piantate le vigne), che effettua tutta la fermentazione alcolica sulle bucce per poi essere pressato ed infine un rifermentato in bottiglia di Manzoni Bianco e Pinot Nero. Questo vino prende il nome di “Vittorina”, nonna di Chiara e riporta in etichetta l’ultimo uccellino che ha disegnato, quando era in vita. Un uccellino che è stato insegnato a tutti i nipoti e pronipoti, disegnato con un unico tratto, senza mai alzare la penna (tranne che per le zampe).
Piccola curiosità è che nessun vino effettua passaggi in legno, principalmente per due motivi, data la poca esperienza di Chiara nelle vinificazioni, ma anche per le caratteristiche dei suoi vini, che non presentano struttura e alcolicità elevate (il Pinot Nero presenta undici gradi alcol, di media).
Per toccare con mano le vigne raggiungiamo, questa volta in compagnia del cane Argo, la parte esterna dell’azienda e la vigna più vicina. Un terrazzamento effettuato grazie ad un bando di ristrutturazione di questa piccola vallata, all’interno del quale ha trovato spazio il Pinot Nero, nel 2018. Siamo attorniati dal bosco e da una vista che si estende sulla Valbelluna, dove si possono notare il paese di Lentiai, oltre alle Vette Feltrine. Questa vigna, che è stata piantata e palizzata a mano, ha purtroppo subito negli anni alcune problematiche di oidio e lo scorso anno anche una grandinata.
Ad oggi la conduzione e i trattamenti rispettano i parametri del biologico, pur avendo cessato la certificazione, non sostenibile burocraticamente per piccole realtà come Pian di Colle. Il lavoro di Chiara è stato appreso sul campo, con la volontà di impattare il meno possibile sia in vigna sia in cantina. Si utilizzano rame e zolfo, oltre a zeolite e qualche preparato di alghe in passato, pur ammettendo che ci vuole tempo ed osservazione per capirne il corretto apporto benefico sulle piante. Si segue il calendario lunare per le potature, ma anche per quanto riguarda gli imbottigliamenti, affascinata dal mondo della biodinamica, anche se ad oggi è una strada ancora prematura in cui avventurarsi. Fondamentalmente Chiara crede in una viticoltura sana e rispettosa della terra, “la mia è una scelta di vita”.
Nel 2018 si è provato a seminare un sovescio, che, ha causa della tempesta Vaia, si è cosparso probabilmente in tutta la vallata, non sortendo i risultati desiderati. Oggi si possono comunque trovare tra le vigne molte piante spontanee, tra cui balzano all’occhio primule, fragoline di bosco e luppolo.
Come anticipato, tutti i vigneti si estendono all’interno del paese, dove il substrato è di matrice calcarea, ricco sia di Croda Rossa sia di Croda Bianca, da una parte inerbiti e sfalciati per ricavare il fieno e dall’altra utilizzati come pascolo. I primi si sono dimostrati molto magri all’inizio, con la necessità di utilizzare micro-organismi per aumentarne la fertilità; mentre i secondi concimati naturalmente da cavalli e asini.
Nell’area esterna, vicino alla vigna e con vista sulla vallata bellunese, vengono organizzate degustazioni dei vini Pian di Colle, accompagnati a salumi e formaggi locali, godendo anche della compagnia degli asini Ambra e Perla.
Tornati nella saletta degustazioni assaggiamo un calice di Incrocio Manzoni “Felice” 2022, un vino che sa di montagna, di grandi distese che alternano il fieno all’erba fresca, fiori bianchi, timo selvatico e un tocco di mentuccia. In bocca ritornano i sentori del naso, con una buona acidità e mineralità, verticale, discreta sapidità e un buon corpo che equilibra le parti più dure, buona anche la persistenza. Il nome di questo vino è dedicato al nonno del compagno Fabio, Felice, il quale possedeva il terreno dove è piantato l’Incrocio Manzoni.
Il simbolo che si trova sulle etichette delle bottiglie Pian di Colle raffigura alcune foglie in successione, rappresentanti un cammino, un passo dopo l’altro che ha portato Chiara a concretizzare un’azienda a tutto tondo, dalla coltivazione della pianta alla vinificazione dei suoi vini. Invece, il logo che rappresenta l’azienda è un albero che assomiglia ad un bambino felice a braccia aperte
In attesa di assaggiare il Pinot Nero, disponibile dopo Pasqua, e di scoprire un secondo Pinot Nero, frutto della vendemmia 2023 e della sua grande qualità, a discapito della quantità, un saluto a Chiara e per lei maglietta numero 312.


