Cave Gargantua, una nuova realtà fondata dal giovane Laurent, Gressan (Aosta)

Penultima tappa valdostana per scoprire una relativamente nuova realtà produttrice di vino nella Regione: Cave Gargantua

17 Gennaio 2025

Ci troviamo a Gressan, precisamente nella frazione di Clos Chatel, in compagnia del fondatore di Cave Gargantua, Laurent e il cane del fratello, Ginger.
Fin da subito ci immergiamo nella storia del giovane Laurent, all’interno della cantina di vinificazione, scoprendo che le origini di questa piccola realtà provengono da nonno Pierino.
Il ricordo va a quando da bambino veniva caricato all’interno del cassone dell’ape e portato tra le vigne per passare del tempo all’aria aperta. Mentre lui giocava con le pietre o con qualche altro materiale ricavato in natura, nonno Pierino si metteva a testa bassa e lavorava giornate intere.

Le vigne erano le sue Maldive. Da bambino non comprendi appieno e afferri certi dettagli, ma crescendo ho capito il suo amore per l’agricoltura e il sacrificio che ci metteva nel lavoro di quelle due vecchie vigne”.

Un amore che è stato trasmesso al nipote, saldando la generazione di mezzo, poiché il padre di Laurent ha svolto tutt’altra professione, che nel 2013 ha decretato ufficialmente la nascita di Cave Gargantua.

Dopo la scuola superiore si è presentata la possibilità di lavorare presso l’Institut Agricole di Aosta all’interno del quale è prevista anche l’area di ricerca, coltivazione della vigna e produzione di vino. Laurent è stato impegnato dal 2004 al 2014 in questa esperienza, cominciando con il lavoro in vigna, per poi passare a quello di cantina, concentrandosi sulla trasformazione di alcuni cloni e varietà, per lo più portando avanti microvinificazioni molto specifiche. Un decennio in cui è stata maturata una grande esperienza nelle vinificazioni, conoscendo numerose varietà e cloni, lavorando sempre con attrezzature all’avanguardia. Nel corso di questa attività sono stati svolti anche diversi esami presso l’Università di Enologia di Alba, al fine di approfondire alcune tematiche da un punto di vista più teorico, tecnico e meno pratico.

Il punto di partenza di Cave Gargantua è stata l’eredità di nonno Pierino, con tremilacinquecento metri vitati, di varietà miste, tra autoctone ed internazionali, trasformate nel garage di casa riadattato a cantina. Con la volontà iniziale di investire principalmente su materiali di qualità e tecnologia a supporto delle vinificazioni, si sono prodotte le prime ottomila bottiglie della vendemmia 2013.

All’inizio non c’era un’idea di come potesse andare questa avventura, che è cresciuta anche più rapidamente di quanto mi aspettassi”.

Oggi l’azienda conta cinque ettari in affitto e uno e mezzo di proprietà, con il cuore pulsante a Gressan, ma continuando ad investire anche nei limitrofi paesi di Jovençan e Charvensod, oltre al versante opposto nella zona di Aosta, una vigna in zona Châtillon e un vecchio vigneto a Morgex, piantato a Prie Blanc, comprendo così quasi tutta la Valle. Il prossimo anno c’è l’obiettivo di piantare anche un vigneto a Quart.

Dallo scorso anno si è cominciato ufficialmente il processo di conversione al biologico, “pur avendo l’opinione contraria di tutti”. La volontà è quella di lavorare in maniera il più sostenibile possibile, utilizzando la cultura e l’osservazione per gestire al meglio la vigna, senza imbattersi in pratiche esoteriche o estreme. Sono state effettuate diverse prove prima di intraprendere la strada del Bio e si è constatato che nella parte centrale della Regione, dove trovano sede la maggior parte dei vigneti dell’azienda, si può godere di un clima particolarmente favorevole, un’isola felice, dove, in annate buone, i trattamenti sono in media cinque/sette, mentre si arriva a circa dodici in annate disastrose (come lo scorso anno dove la peronospora ha preso il sopravvento, in via del tutto eccezionale). I trattamenti sono svolti con rame e zolfo, oltre ad alcune alghe di supporto, al fine di stimolare l’autodifesa della vigna. La gestione del benessere delle piante è l’obiettivo principale di Cave Gargantua che, pur essendo una realtà giovane e cresciuta in fretta, sta investendo sempre di più sulle attrezzature e sull’incremento dell’organico, per avere un maggior presidio e rapidità di intervento in caso di problematiche.

In vigna si lavora con il principio della qualità, al fine di ottenere rese molto basse e contenute, cercando di sviluppare i corretti aromi e la piena maturazione dei grappoli, pur avendo un giusto equilibrio con le acidità.

Dando uno sguardo alla cantina, possiamo trovare una prima zona dedicata alle fermentazioni alcoliche, con vasche abbastanza contenute, vuoi per le altezze dell’ambiente, ma anche per le numerose varietà che vengono trasformate. Nel corso degli anni, con il crescere degli appezzamenti e della produzione, sono state posizionate anche delle vasche più grandi per svolgere questa prima fase di fermentazione. Proseguendo all’interno del garage riadattato si può trovare una seconda stanza al cui interno sono presenti un paio di vasche troncoconiche in rovere, dove avvengono sia le fermentazioni, sia alcuni affinamenti, ma anche altri contenitori come barrique e anfore, di terracotta e cocciopesto. Piccola parentesi: oltre alla terracotta si utilizzano anche piccole anfore in gres, disposte orizzontalmente così da mantenere una discreta sospensione dei lieviti, sperimentando le varie evoluzioni di alcune varietà in diversi vasi vinari. Separata dalla cantina, ma appena sotto l’adiacente parcheggio è stata ricavata la barricaia, dedicata agli affinamenti, la quale contiene circa cinquanta barrique.

La filosofia nelle trasformazioni dell’uva è quella di voler evidenziare la freschezza e il varietale che si va a vinificare, senza nascondere le note aromatiche, ma accompagnandolo nell’evoluzione, ottenendo vini che possano essere strettamente legati al territorio. L’obiettivo principale è quello di portare in cantina uva sana e di qualità, valorizzando le caratteristiche di ogni varietà per poi farle affinare nel vaso vinario che si ritiene più indicato. Per esempio, si è testato che l’anfora e il cocciopesto non sono quelli più rappresentativi dello stile di Laurent nell’affinamento dei vini bianchi, mentre valorizzano mineralità e frutto nel caso delle varietà a bacca rossa, riservandoli per l’elevazione di alcune di queste.

Se hai un’uva bella e di qualità c’è poco da fare in cantina!

L’uva arriva in cantina in piccole cassette e fin dalla raccolta, il team è composto dalla famiglia di Laurent, non permettendo che ci siano deviazioni della scelta dei grappoli migliori, fino alla loro trasformazione. Non essendo attrezzati per una cernita in cantina è in vigna che si fa la differenza, con la selezione dei grappoli più qualitativi. Non sono presenti consulenti enologi o agronomi, gestendo anche questi aspetti in prima persona, oltre al prezioso supporto del fratello André, entrato in azienda negli ultimi anni.

La firma, l’identità e lo stile del vino sono miei, ma è la natura che ogni anno decide”.

Tendenzialmente le uve a bacca bianca vengono fatte riposare per una notte, con ghiaccio secco o in celle di alcuni amici vignaioli, senza far partire alcuna fermentazione, per poi essere pressate e trasferite in cantina (alcuni grappoli si lavorano interi). Le uve a bacca rossa vengono trasferite direttamente in cantina, diraspate o parzialmente intere, dipendentemente dall’annata e dalla varietà. Per quanto riguarda la fermentazione alcolica, al fine di essere sicuri del corretto compimento di questa fase, si usano per lo più lieviti selezionati, scelti in maniera tale da non impattare sulle caratteristiche di una determinata uva, ma che possano essere in direzione del varietale, potendolo valorizzare ulteriormente.
Parlando di affinamenti, in Cave Gargantua si è soliti far riposare i vini per avere un’ottima armonia al momento dell’imbottigliamento, pur aspettando ulteriormente per commercializzarli.

Le etichette prodotte da Cava Gargantua sono ad oggi quindici, ma ce ne saranno altre due in uscita, rispettivamente un Petite Arvine 2023, a giugno e il primo Fumin, annata 2022, che sarà presentato a Natale 2025. Il Fumin non era stato ancora prodotto non avendo vigneti di un livello tale per esprimere la qualità che voleva il produttore, piantati successivamente e oggi pronti per rappresentare quell’etichetta.
Tra le file dei bianchi troviamo “Daphne”(un nome che richiama la Daphne Alpina, pianta rara e velenosa che si trova quasi esclusivamente sulla morena la “Côte de Gargantua” di Gressan.), blend di Chardonnay e Petite Arvine; “Vin de la Fée” (Vino della Fata), per lo più Gewürztraminer, ma anche altre varietà aromatiche; Pinot Gris; SauvignonMon Dadà” (“il mio pallino”); l’assemblaggio di autoctone ed internazionali “Gargantua Blanc”, come da tradizione di nonno Pierino; mentre tra i rossi troviamo: l’uvaggio in rosso, base dell’eredità enologica di famiglia, tramandato di generazione in generazione, “Gargantua Rouge”; Gamay; Gamaret, un vitigno di origine svizzera, utilizzato principalmente come taglio in altri vini rossi; l’unione tra l’internazionale Merlot e le due autoctone Fumin e Petite Rouge, “Impasse”; l’auto dedicato Pinot NoirPierre”;  “Labié” (termine dialettale per identificare colui che si lamenta sempre o “borbottone”, a ricordare parte del carattere di nonno Pierino) con uve 70% come da disciplinare del Torrette e la restante parte di altre varietà a bacca rossa ammesse e per finire “Spillo D’Oro”, un bianco da tavola ottenuto da uve a bacca bianca internazionali ed autoctone appassite.
A dirla tutta con la vendemmia 2023 si è iniziato anche un progetto legato ad una bollicina Metodo Classico, che per ora sta riposando in cantina e non viene svelata.

Parlando del nome dell’azienda, scopriamo che sul versante che guarda il comune di Gressan c’è una morena di origine glaciale, denominata “Cotes de Gargantua”. Proprio lì sono situati due piccoli vigneti di circa cinquecento metri, molto vecchi, che erano appartenuti a nonno Pierino. Il vero cuore pulsante di questa azienda, da cui tutto ha tratto le proprie origini, da cui ancora oggi si vendemmiano le poche uve prodotte, vinificate per far parte del blend “Gargantua Rouge”.
Il simbolo scelto è quello di un’illustrazione del libro Gargantua e Pantagruele, dello scrittore François Rabelais, che raffigura la mano del festaiolo Gargantua, che dopo una delle tante feste sorregge uno dei suoi ultimi calici.

Per degustare qualche etichetta prodotta da Cave Gargantua ci accomodiamo nella sala degustazioni ricavata in una delle stanze adiacenti alla cantina.
Cominciamo con una delle etichette storiche dell’azienda, il Pinot Gris, annata 2023, il quale, dopo una rapida macerazione viene trasformato e riposta per un 70% in acciaio e per il 30% in barrique di rovere usate, dove conclude parte della fermentazione alcolica. Lo scopo è quello di far emergere soltanto gli aromi e le finezze di questa varietà. Troviamo un vino concentrato, di carattere, che presenta al naso note di albicocca, pera matura, mela gialla, un tocco speziato, di pepe bianco, un sottofondo vanigliato e burroso e un leggero origano. In bocca entra con un buon corpo, sostenuto da mineralità, sapidità e spalla acida che lo rende verticale, lasciando una buona persistenza.

Passiamo successivamente al rosso Gamay 2023, varietà molto amata da Laurent, il quale fermenta in acciaio per circa quindici/venti giorni con parte delle uve interne disposte nella parte superiore della massa, integrate successivamente mediante alcuni rimontaggi manuali. L’affinamento, in questo caso, avviene per il 90% in botti grandi, mentre il restante 10% in barrique.
Questo vino si presenta al naso con intense note di frutta nera, frutti di bosco, che lasciano spazio a note vegetali, verdi, di erba, ma anche una grande speziatura, per passare successivamente a note di liquirizia dolce e un tocco terroso. Mai prodotto al di sotto dei quattordici gradi e mezzo alcol, in bocca è decisamente intenso, con un buon corpo e morbidezza, che sta trovando pian piano il suo equilibrio con le parti dure e la spiccata acidità, presentando una buona beva, tannino abbastanza setoso e buona persistenza.

A causa del tempo che scarseggia, concludiamo con il Torrette SuperioreLabié”, annata 2023, ottenuto da un 90% di Petite Rouge e un 10% di altre varietà a bacca rossa. In questo caso la fermentazione alcolica avviene in acciaio per poi passare ad un affinamento per il 70% in botte grande, un altro 20% in anfora di cocciopesto e l’ultimo 10% in barrique.
Al naso troviamo una grande nota aromatica di frutti rossi, ma anche rosa rossa, un leggero sentore sanguigno, ma anche un tocco di cioccolato, sottofondo speziato e un inizio di sottobosco. In bocca il sorso è ben bilanciato con un corpo ben presente ma sostenuto da sapidità, mineralità, discreta spalla acida, oltre ad un tannino già fine e delicato e una freschezza di beva, che lascia una buona persistenza.

Salutiamo Laurent, curiosi di assaggiare il Pinot Nero che ci ha lasciato, il quale prende il nome di “Pierre”, dal suo secondo nome. Per lui maglietta numero 389.

 

 

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