Pomeriggio di pioggia nel centro di Barolo, nell’azienda E. Pira, in compagnia della Barolo Girl Chiara Boschis
10 Aprile 2024
Un pomeriggio di pioggia primaverile ci porta ad incontrare Chiara Boschis, volto femminile dei Barolo Boys, nella sua azienda E. Pira.
Il racconto di Chiara comincia da un paio di secoli fa, quando nell’800 è arrivata la fillossera e gli abitanti delle Langhe iniziavano un graduale spopolamento di queste zone, con i giovani che scappavano e le donne che non volevano più sposare i contadini, essendo poi costrette a lavori molto pesanti, oltre alla gestione della casa e la crescita dei figli. Un periodo che viene ben descritto nel libro “La Malora”, di Beppe Fenoglio.
Il papà di Chiara, Franco, è stato uno dei pochi che, nel 1900 è rimasto in queste terre, raccontando sempre l’aneddoto di essere l’unico della sua classe a non cambiare territorio. Il ventesimo secolo è stato caratterizzato dalla nascita delle grandi industrie piemontesi e molti abbandonarono le campagne per migrare nelle città principali dedicandosi a lavori più stabili e, all’apparenza, meno faticosi. Essendo il nonno di Chiara molto malato, Franco ha lasciato la scuola a soli dodici anni, pur avendo vinto una borsa di studio per continuare il suo periodo di formazione, dovendo lavorare per mantenere la famiglia.
Qualche anno più tardi Franco ha incontrato e sposato mamma Ida, che, in anni in cui le eredità venivano lasciate ai figli maschi, ebbe la fortuna di succedere ad una storica azienda vitivinicola. Una delle aziende più conosciute e strutturate della zona di Barolo la quale, dopo nove generazioni, non aveva alcun erede “di sangue”, lasciando così ad Ida il continuo dell’attività.
Chiara è nata in una famiglia che si è dedicata al vino, dalla coltivazione della vigna alle vinificazioni delle uve, facendo così crescere in lei la passione per questo settore. Il ricordo va ai tempi in cui, da bambina, si trovava nel bel mezzo della vendemmia, un momento di condivisione con la famiglia e con amici che aiutavano a raccogliere le uve, per poi fare festa tutti assieme, grazie anche ai manicaretti cucinati da mamma Ida. Una grande gioia scaturita da questo lavoro che ha portato Chiara a volersi dedicare ad una sua propria realtà.
Ad inizio anni ottanta Ida e Franco sono stati chiamati dalle due eredi Pira, amiche di famiglia, per un supporto nelle lavorazioni della campagna, essendo rimaste sole in azienda e non sapendo come poter portare avanti l’attività. La coppia si è offerta di aiutare le sorelle Pira, a titolo gratuito, per oltre un anno, per poi ricevere la proposta di acquistare quella storica realtà. L’azienda Pira, infatti, contava più di cent’anni di storia, con il suo fondatore Enrico Pira, di origine sarda, il quale si è stabilito nelle Langhe ad inizio ottocento.
Così Chiara, grazie anche all’iniziale aiuto dei genitori, ha dato vita al suo percorso di protagonista in un’azienda interamente condotta da lei.
C’è da sottolineare che, ad inizio anni novanta, Chiara Boschis è stata il volto femminile dei Barolo Boys, il movimento rivoluzionario che ha caratterizzato questo territorio. Un gruppo di produttori di nuova generazione che ha cambiato l’immaginario del Barolo, con l’ideale di fare i vini migliori del mondo, partendo dalla vigna, dove si scartavano una parte dei grappoli prima della vendemmia (grande shock per i più anziani che arrivavano dalla guerra e da periodi di fame), introducendo brevi macerazioni e sostituendo le storiche botti grandi con le barrique.
Questi vasi vinari sono stati fondamentali per le vinificazioni di piccole quantità di uve, provenienti da singoli vigneti, i Cru, cosa che prima non avveniva, essendo il Barolo frutto di un assemblaggio di uve differenti.
Nel 2010 Chiara Boschis è stata affiancata dal fratello Giorgio in Pira, che oggi vede anche una delle sue tre figlie, Beatrice, protagonista di questa realtà, avendo studiato enologia. Oltre a lei anche le sorelle Elena e Vittoria stanno, rispettivamente, terminando e iniziando gli studi per poi, potenzialmente, far parte dell’attività di famiglia.
Oggi l’azienda di Chiara Boschis conta quattordici ettari e mezzo, undici e mezzo in più di quelli con cui era partita a Cannubi e Via Nuova.
Pira è certificata Bio e condotta con un approccio “omeopatico”, principalmente quando si parla dei trattamenti a base di rame, accompagnati dallo zolfo. Negli anni si è introdotto l’utilizzo di diversi estratti, a base di alghe e estratto di buccia d’arancia, ottimo alleato contro gli insetti, evitando così il piretro. Una tecnica che si è adottata negli anni è quella di non cimare le piante, “lasciando il cappello” alle vigne, avvolgendone i tralci. I vigneti sono fortunatamente vicini a boschi e ospitano arnie per le api, nidi per gli uccelli e zone franche per gli insetti alleati. Oltre alla vigna si cerca di creare una diversificazione nella varietà, piantando alberi da frutto e, visto il cambiamento climatico, anche diversi ulivi. Negli ultimi due anni ci si è trovati davanti a situazioni molto sfidanti, combattendo con annate siccitose ed insolite temperature che sono arrivate anche a quaranta gradi.
La produzione di bottiglie si attesta sulle circa sessantamila per anno, che si dividono in Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba Superiore, Langhe Nebbiolo, Barolo Cannubi, Barolo Via Nuova e Barolo Mosconi.
Gli assaggi cominciano con un confronto tra annate delle prime tre referenze citate. Partiamo dal Dolcetto d’Alba 2023, il quale affina per poco meno di un anno in vasche di acciaio (nel passato faceva anche un passaggio di un paio di mesi in legno). L’annata 2023, imbottigliata a marzo, esprime sentori di piccoli frutti rossi, frutti di bosco, violetta, petali di rosa, per un vino fresco, “vinoso”, con un sorso delicato, sapido, di buona beva, discreta persistenza e tannino velato, quasi impercettibile. Nell’annata 2022 i sentori al naso si armonizzano di più, diventando più moderati e delicati, per un sorso più dritto e verticale, sebbene entrambe siano state due annate molto calde e, inoltre, le piante siano state colpite dalla flavescenza dorata.
Passiamo al Barbera d’Alba Superiore 2022, affinato per un anno in barrique, il quale regala sentori che si spostano nella frutta più scura, mantenendo un tocco floreale, ma anche note di grafite, un sottofondo speziato e di un leggero cioccolato. In bocca emergono acidità e freschezza, un tannino che fa più capolino, ma ben integrato e una buona persistenza. Il 2022 è considerato come l’anno del miracolo della viticoltura, poiché le vigne hanno incredibilmente performato al meglio, nonostante il caldo torrido, arrivando “sfinite” alla vendemmia. Anche nel Barbera d’Alba Superiore 2021 i sentori si integrano al meglio, mantenendo le tipiche note fresche, aumenta leggermente in acidità e sapidità, il tannino è più moderato e mantiene una buona persistenza.
Nel Langhe Nebbiolo 2022, anche questo caso affinato per un anno in barrique, troviamo note più legate alla frutta rossa, lampone, fragola, ciliegia, con un tocco di spezia, pepe bianco, un leggero sottobosco e un tocco di rabarbaro. In bocca entra fresco, con una discreta acidità e sapidità e un tannino che si fa sentire ovviamente di più, per una discreta lunghezza. Note che si spostano in un sottobosco leggermente più presente nell’annata 2021, dove emergono, oltre alla frutta, sentori più balsamici, note terrose, un tocco di liquirizia e rabarbaro. Al palato è più corposo e tannico, ma presenta una buona freschezza e beva, grazie anche all’annata più favorevole.
Non potevano mancare i tre Barolo 2020, in anteprima. Esordiamo con il Barolo Cannubi 2020, che regala una grande finezza al naso, con sentori di piccoli frutti rossi, ciliegia, ma anche sanguinella, leggera grafite, spunto di cioccolato, un tocco di mineralità e sottofondo speziato, sanguinella. In bocca entra già elegante, con una buona beva e freschezza, discreta acidità, sapidità, persistenza e tannino abbastanza gentile.
Il Barolo Via Nuova 2020 è il frutto dell’assemblaggio di sette diversi Cru, vinificati separatamente per poi essere uniti nella stessa massa. Al naso regala sentori di frutta, tra bacca rossa e nera, una leggera sanguinella, tocco di cioccolato e tabacco dolce. In bocca entra comunque fresco e con una buona spalla acida, un corpo maggiore del precedente, tannino più pronunciato e buona lunghezza.
Infine il Barolo Mosconi 2020, ottenuto dai vigneti di Monforte d’Alba, dove si trova un terreno più argilloso, il quale trattiene maggiormente l’acqua, rispetto ai substrati più sabbiosi incontrati a Cannubi. Già al naso si presenta più muscoloso, con sentori di frutta più matura, spezia, chiodo di garofano, liquirizia e note di sottobosco. In bocca entra più pieno e deciso, con una buona acidità, tannino più pronunciato, dritto, ma con corpo e persistenza.
Prima di lasciare Chiara non poteva mancare uno sguardo alla cantina, che alterna una parte più moderna e una più storica nei sotterranei, risalente all’800. Nella prima area si possono incontrare le vasche d’acciaio per le fermentazioni, avviate da un unico pied de cuve, a temperatura controllata.
Le masse svolgono sia la fermentazione alcolica sia la malolattica in acciaio, dove avvengono follature automatiche, due volte al giorno e, nelle prime fasi, un rimontaggio al giorno.
In un’area adiacente sono situate anche le ceste contenenti le bottiglie da etichettare, sia degli imbottigliamenti più recenti sia di alcune vecchie annate, oltre a qualche barrique.
Scendendo di un piano si incontra anche qualche botte grande, che lascia poi spazio all’affascinante barricaia, custodita in una struttura ad archi in mattoni faccia a vista. Le barrique che si utilizzano non sono più nuove, come un tempo, ma per il 90% si preferisce un legno di secondo, terzo e oltre, passaggio.
Qui riposano le varie masse di Nebbiolo atto a Barolo, per almeno due anni, prima di dedicarsi ai vari assemblaggi e successivi imbottigliamenti, affinando un ulteriore anno in vetro.
Un tuffo nella storia di Chiara Boschis, nella rivoluzione Barolo Boys e ovviamente nei vini prodotti. Per Chiara maglietta numero 326.


