A metà strada tra Epernay e Charles de Gaulle con Christophe Lefèvre, Bonneil (Francia)

Christophe Lefèvre, un’ultima tappa prima di tornare in madrepatria, a metà strada tra Epernay e l’aeroporto di Charles de Gaulle

14 Febbraio 2025

Non poteva mancare un’ultima tappa e un ultimo calice di Champagne prima di tornare in Italia e, vista la sua posizione strategica, a metà strada tra Epernay e l’aeroporto di Charles de Gaulle, la scelta è ricaduta sull’azienda Christophe Lefèvre.
Siamo nel paese di Bonneil, nella parte più occidentale della Vallée de la Marne, dove ad accoglierci in un borghetto che ci riporta ai tempi passati, c’è il protagonista principale e fondatore della Maison, che prende proprio il suo nome.

Seduti al caldo della sala degustazioni, di recente costruzione, andiamo a scoprire il percorso di Christophe che, nato da una famiglia contadina, di agricoltori, si è appassionato fin da ragazzino a questo settore. Penultimo di dieci figli, per pagarsi qualche vizio (soprattutto a due e quattro ruote) iniziò a fare alcuni lavoretti assieme a papà Eugène, dando supporto anche a qualche vicino di casa che si occupava più verticalmente di viticoltura.
Nel corso degli anni, ci fu la possibilità di piantare qualche vigna sui terreni del padre, dando vita così ad una piccola realtà di produzione d’uva, che veniva, nelle prime fasi, conferita alle grandi Maison che dominavano il mondo dello Champagne.
L’idea di voler produrre qualcosa di proprio, frutto dei sacrifici nella conduzione dei vigneti, portò Christophe Lefèvre ad iniziare la trasformazione delle uve nel 1996, ottenendo le prime milleseicento bottiglie di Champagne.

Un’attività che non si è mai fermata e che sta per compiere i primi trent’anni di produzione di vino Spumante in bottiglia, senza più vendere un grappolo ad aziende terze.

Oggi troviamo una realtà di carattere famigliare, con cinque ettari vitati, che si estendono tutti all’interno del grande anfiteatro vitato di Bonneil, a poche centinaia di metri dalla cantina e residenza dei Lefèvre.
L’azienda è certificata Bio dal 1996, adottando il minimo dei trattamenti possibile, a base di rame, zolfo ed equiseto, avendo fatto diversi esperimenti negli anni, che però sono stati finalizzati a sé stessi.
Lo scopo è quello di avere un suolo sempre ben fertilizzato ed equilibrato naturalmente, creando un ecosistema favorevole per la pianta. Pur essendo anni dove fare il biologico è sempre più difficile, si cerca di ottenere il meglio dalla vigna, per portare uve sane in cantina, per le vinificazioni.

I vigneti si concentrano in due principali aree di questo anfiteatro vitato: nella parte più alta dove è presente circa un 80% di argilla, oltre al calcare, mentre nella parte più a valle si trova un sottosuolo limo-sabbioso. Al fine di dare un maggiore equilibrio ai prodotti finali, la filosofia della Maison è quella di vinificare assieme le uve provenienti dai due substrati.

Ad oggi le bottiglie ottenute per anno sono circa e si dividono in cinque etichette, di cui la “Cuvée de Réserve”, 80% Pinot Meunier e 20% Pinot Nero e la “Cuvée de Prestige”, 60% Pinot Meunier, 30% Pinot Nero e 10% Chardonnay con almeno il 20% di vino riserva, ricoprono il 75% della produzione. Oltre a queste due etichette predominanti troviamo circa duemilacinquecento bottiglie per anno di Rosé de Saignée, ottenuto da uve Pinot Nero; cento bottiglie di “Cuvée Alexandrine”, Chardonnay affinato in barrique usate, che prende il nome dalla figlia; duecento bottiglie di “Lingot”, che viene prodotto con uve di Chardonnay che restano a contatto in anfore Tava. A queste si aggiungono, solo nelle annate speciali, un millesimo di Chardonnay con Metodo Ancestrale, con affinamento della base in barrique usate e imbottigliato in bottiglie serigrafata e un altro Champagne dedicato al figlio Clement. La “Cuvée Clement” viene prodotta solo nelle annate migliori, in meno di cinquecento bottiglie, con un 60% di Pinot Meunier, 30% di Pinot Nero e 10% di Chardonnay; ad oggi sono disponibili l’annata 2015 e 2018.

Prima di brindare con un calice andiamo a dare uno sguardo alla cantina, costruita in diverse tranches dallo stesso Christophe, cominciando con il primo blocco nel 2010, per poi ampliare la struttura nel 2019 e 2020. In questa zona le cantine non possono essere costruite sottoterra, a causa del suolo di matrice argillosa, che non permette una stabilità strutturale.
Qui troviamo un’area dedicata alla pressatura delle uve, con la pressa tradizionale sopraelevata, così da far uscire per caduta il mosto fiore, ottenendo dai quaranta quintali di uva venti ettolitri di Cuvée, cinque di Taille e uno e mezzo di Rebêche, raccolti rispettivamente in diversi spazi di un contenitore in acciaio chiamato Buillon.

È stata ricavata una sala dedicata all’acciaio, dove avvengono le prime fermentazioni e si lascia parte del vino base ad affinare. Oltre a questo materiale, si può notare la già citata anfora Tava e alcune botti grandi che contengono il vino riserva.
All’interno della cantina è presente anche l’area di stoccaggio, a temperatura costante, grazie ai condizionatori, dove il vino riposa da uno a sei mesi, dopo essere sboccato e prima dell’etichettatura. Le bottiglie, per un motivo di tempo e spazio, vengono portate in punta grazie alle giropalette e, una volta pronte, si gestisce il processo di degorgement grazie ad una linea mobile chiamata per l’occasione.

Al caldo della sala degustazioni assaggiamo un calice di “Cuvée de Reserve”, annata 2019, a base di 80% Pinot Meunier e 20% Pinot Nero, imbottigliato nel luglio dell’anno successivo e sboccato ad aprile 2024. Circa un 30%, in questo caso, è di vino riserva. Un Brut dai sei grammi litro di zucchero il quale si presenta con note fresche al naso, di agrume, piccoli frutti rossi, un leggerissimo inizio di frutta secca e un sottofondo di miele. In bocca entra dritto, con una bolla pungente, buona acidità, note minerali e sapide, con una discreta persistenza al palato.

Christophe, prima dei saluti, ci anticipa che al suo fianco è entrato anche il figlio Clement che ad oggi si sta dedicando principalmente alla produzione di Coteaux Champenoise, sia bianco che rosso, coltivando due ettari di vigna di un cugino, appartenute un tempo a suo nonno.

Un saluto a Christophe Lefèvre e arrivederci alla prossima avventura in Champagne.

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