Alla scoperta dell’azienda Pascal Agrapart, in compagnia dell’ultima generazione di Vigneron, Ambroise e la compagna Chloé
14 Febbraio 2025
Un San Valentino che si apre con la visita ad una delle aziende di Champagne che sta facendo parlare molto di sé in questi ultimi tempi, Pascal Agrapart, giunta alla sua quarta generazione, con il giovane Ambroise e la compagna Chloé.
Dato che Ambroise era intento a finire la preparazione di alcuni cartoni di vino destinati oltreoceano, iniziamo a scoprire questa realtà famigliare con la giovane Chloé, al suo fianco sia nella parte commerciale e di comunicazione, ma anche nelle attività di vigna e cantina, se necessario.
Ci troviamo ad Avize, nella Côte de Blancs, a sud di Epernay, in un’azienda che ad oggi conta dodici ettari vitati, fondata da nonno Pierre, che, nella seconda metà del ventesimo secolo, si occupava principalmente della piantumazione di vigneti e della pressatura delle uve per diverse aziende della zona. Negli anni Ottanta il figlio Pascal entro nell’azienda di famiglia, concentrandosi nella produzione di vino in bottiglia, concentrandosi sempre di più nella valorizzazione del proprio territorio, introducendo il concetto di parcella, che un tempo non era così alla ribalta.
La quarta generazione è rappresentata da Ambroise, il quale, dopo gli studi in enologia ha svolto alcune esperienze al di fuori dell’azienda di famiglia, sempre nel territorio della Borgogna, ma anche in Sud Africa, con la consapevolezza che un giorno sarebbe tornato alle sue origini portando un maggiore know how rispetto a quello di partenza. Il suo ritorno dieci anni fa, al timone di Pascal Agrapart con la consapevolezza di voler perfezionare quanto già aveva fatto il padre, senza idee rivoluzionarie.
Ad oggi la maggior parte dei vigneti si trovano in un’area che si può ben vedere ad occhio nudo dalla parte esterna della cantina, con una distanza massima di venti minuti in macchina.
Le località con più proprietà sono la stessa Avize, ma anche Oger, Oiry e Cramant, incontrando terreni prettamente gessosi, per poi spostarsi ad Avenay Val D’Or (all’inizio della Montagne de Reims), Bergère Les Vertus (alla fine delle Côte des Blancs) e Vauciennes.
Pascal Agrapart si può considerare Bio al 99% del termine, ma in anni estremamente complicati come il 2024 si è diventati ancora più consapevoli che è il caso di non entrare eccessivamente in vigna facendo decine di trattamenti, ma è più efficace e sostenibile un trattamento sistemico al momento più opportuno.
Si lavora sempre con rame e zolfo, ma, evitando le etichette e certificazioni, ci si lascia la possibilità di intervento per salvare il raccolto.
Il terreno viene lavorato raramente, fino a dieci centimetri di profondità, al fine di permettere ai microrganismi di prosperare in un ambiente accogliente. L’erba viene sfalciata manualmente, non in maniera massiva, così da evitare l’erosione del terreno, ma nemmeno facendola crescere troppo, cosa che causerebbe una competizione con le viti.
Ad oggi non si compra nemmeno un chilo d’uva, poiché si vuole essere protagonisti della propria produzione, dall’inizio alla fine del processo, presidiando ogni grappolo e vinificando le uve da ogni singola parcella.
Dando uno sguardo alla cantina, si possono vedere le due grandi presse tradizionali, costruite da papà Pascal e nonno Pierre, ancora oggi utilizzate per schiacciare delicatamente le uve, quaranta quintali alla volta.
Lo scopo aziendale è quello di evitare le ossidazioni, trasferendo il pressato direttamente nelle vasche d’acciaio sottostanti, per una decantazione di circa ventiquattro ore. In questo passaggio si adotta una leggera quantità di solforosa, così da proteggere il mosto fiore.
La fermentazione avviene con lieviti indigeni e il vino “si tocca il meno possibile, poiché il 90% del lavoro si fa in vigna”. Viene utilizzato anche il legno, da trecento e seicento litri, principalmente usato (con alcune botti acquistate ancora da nonno Pierre), per la fase di affinamento, al fine di arrotondare gli angoli più spigolosi delle varie masse, senza voler impattare con sentori di botte, ma lasciando esprimere il territorio.
Tutte le basi svolgono la fermentazione malolattica e si lasciano riposare fino alla metà di aprile, quando vengono fatti i vari assemblaggi e si imbottiglia un mese dopo. Anche la scelta dello zucchero per il tiraggio è fondamentale, utilizzando la barbabietola piuttosto che lo zucchero di canna, che impatterebbe molto di più nel risultato finale.
La filosofia dell’azienda Pascal Agrapart è quella di ricercare la freschezza in tutti i propri vini, senza avere spigoli di acidità, ma un equilibrio finale che possa renderne piacevole la beva.
Riprendendo il tema della solforosa, questa viene usata sempre al minimo possibile, ma si cerca di dare una stabilità al prodotto finale, anche perché le bottiglie sono proposte in diverse parti del mondo e si vuole garantire la stessa qualità dal Giappone agli Stati Uniti.
Oltre alla cantina di vinificazione è presente anche un grande spazio per lo stoccaggio delle bottiglie, che, dopo l’opportuno riposo sui lieviti, vengono posizionate sulle pupitre e portate in punta manualmente, grazie ad un collaboratore che si occupa del remuage.
Successivamente, si passa alla sboccatura, grazie ad una linea meccanica per questa attività, ma alcune bottiglie, soprattutto per i grandi formati e per alcune bottiglie chiuse con tappo di sughero e graffette, si usa la sboccatura à la volée.
Piccola curiosità: oggi troviamo ancora il nome Champagne Agrapart et Fils, essendo ancora parzialmente presente in azienda lo zio di Ambroise, ma con la sua fuoriuscita il Domaine si chiamerà semplicemente Pascal Agrapart.
La produzione si attesta sulle centomila bottiglie, che si dividono in otto diverse etichette, sette delle quali più classiche e storiche dell’azienda e una appartenente ad un nuovo progetto, nato una decina di anni fa, lo Champagne “Exp. 17”.
All’interno della sala degustazioni, in compagnia di Ambroise e Chloé iniziamo la scoperta e gli assaggi delle varie etichette, cominciando con “7 Crus” Extra Brut, assemblaggio delle annate 2021 e 2022 di 90% Chardonnay e 10% Pinot Nero (le percentuali totali di entrambe le uve, possedute dall’azienda), provenienti da quattro Grand Cru: Avize, Cramant, Oiry E Oger e tre Premier Cru: Avenay Val D’or, Val Des Marais e Vauciennes. Il primo vino dell’azienda, ottenuto con vino base che affina per un 60% in barrique, messo in bottiglia nel 2023 e sboccato un mese prima del nostro incontro, vuole essere il punto d’ingresso degli Champagne Agrapart, con la sua freschezza al naso, molto fruttato e il suo palato di beva, con una frutta che ritorna, buona freschezza, sapidità, mineralità e persistenza.
Il secondo assaggio è di “Complantée” Extra Brut, ottenuto dalle uve di due appezzamenti misti di Avize, con varietà piantate assieme, di Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Meunier e le vecchie varietà Arbane, Petit Meslier, Pinot Bianco. Un vino che vuole valorizzare il territorio, annata 2021 (dal prossimo anno verrà esplicitato il millesimo) che viene fatto riposare in barrique per la sua totalità e arriva al naso con note di erba fresca, sentori agrumati, uno spunto di erba aromatica e un sottofondo speziato. In bocca entra più dritto, con una maggior acidità, sapidità e mineralità, per una discreta persistenza.
Passiamo a “Terroirs” Extra Brut, un Blanc de Blancs a base Chardonnay delle annate 2020 per la maggior parte, ma anche un 30% di 2019, vendemmiato dai Grand Cru di Avize, Cramant, Oiry E Oger. Anche in questo caso quasi la totalità della massa è stata affinata in legno di barrique usate, presentandosi con un tocco più tropicale, ma anche di mallo di noce e leggere note tostate, manifestando la sua spinta di freschezza e acidità in bocca, mantenendo una buona beva e persistenza.
È la volta di “Mineral” Extra Brut 2018, con uve selezionate per lo stesso profilo geologico di matrice gessosa, da Champ Bouton ad Avize e Bionnes a Cramant, affinate per un 50% in barrique e la restante metà in acciaio. Al naso prevalgono le note di pietra bagnata, ma anche di frutta secca, che torna in bocca con sentori ammandorlati e di amaretto. Più pieno rispetto ai precedenti, ma comunque di beva, con una buona acidità, mentalità e discreta sapidità, oltre ad una grande lunghezza.
Continuiamo con “Avizoize” Extra Brut, con uve di Chardonnay che provengono dagli appezzamenti Robarts, Gros, Yeux, presenti ad Avize, caratterizzati da un suolo ricco di argille profonde, prima di dare spazio al gesso. Millesimo 2018, affinato per il 100% in barrique viene tappato con tappi di sughero e graffette per il tempo di affinamento sui lieviti. Sboccato a mano, si presenta con sentori più ricchi, di pietra focaia al naso, ma anche note di zolfo e una buona balsamicità. Definito il più “bourguignone” degli Champagne Agrapart entra al palato più pieno ed intenso, ricco, con una buona beva, sostenuta da mineralità, spalla acida e una buona persistenza.
Il penultimo vino è “Vénus” Brut Nature, con uve Chardonnay di Avize, allevate nella particella Fosse Aux Pourceaux (che tradotto è un esemplare di farfalla). La peculiarità di questo appezzamento è che non viene lavorato con mezzi meccanici, ma si utilizza la sola forza del cavallo, così da non impattare sull’ecosistema esterno, ma soprattutto sul suolo, che non viene mai compattato eccessivamente. La vinificazione è pressoché uguale al precedente, per un 2018 che si esprime con note più burrose e speziate al naso, un velo di tostatura e sottofondo di pasticceria, entrando al palato con un corpo pieno e più morbido, comunque ben bilanciato da una buona freschezza e parti dure, per un sorso ben persistente.
Concludiamo gli assaggi con “Exp. 19”, Brut Nature, ottenuto da vecchie vigne di Chardonnay piantate ad Avize, con una rifermentazione naturale e senza aggiunte esterne, se non un 20% di mosto della nuova annata per innescare la seconda fermentazione. Uno Champagne che si scosta da tutti gli altri, sia per l’etichetta di colore bianco, ma anche per il metodo produttivo.
Un 2019 che si presenta con note citriche ed erbacee oltre ad avere un sottofondo speziato, per un grado alcol dell’11%. Entra in bocca molto fresco, verticale, dritto, con una buona mineralità, spalla acida e sapidità, oltre ad una discreta persistenza.
Un approfondimento a tutto tondo sull’azienda Pascal Agrapart e sulla sua giovane conduzione, caratterizzata dai protagonisti Ambroise e Chloè!


