Cottanera, una piovosa giornata dove l’Etna è nascosto dalle nuvole, alla scoperta di questa realtà in compagnia di Francesco
07 Marzo 2025
Sfidando pioggia, nebbia, vento e freddo, ci spostiamo sul versante nord dell’Etna, la quale non fa nemmeno capolino tra le nuvole, per andare a scoprire l’azienda Cottanera, situata in località Iannazzo, a Castiglione di Sicilia.
Ci accomodiamo in una delle sale degustazione, in compagnia di Francesco, che, oltre ad essere il presidente del Consorzio Tutela Vini Etna DOC è uno dei tre fratelli che ad oggi conduce questa realtà famigliare.
La proprietà, di circa centodieci ettari di terreni, è stata acquistata tra il 1959 e il 1960 dall’omonimo nonno Francesco, che è riuscito a mettere assieme un corpo unico di circa centocinque ettari, attorno al cuore centrale dell’azienda, in Contrada Feudo di Mezzo. Gli altri cinque ettari sono, invece, divisi tra Zottorinotto, Diciassettesalme e Calderara e Cottanera (Contrada di proprietà esclusiva della famiglia Cambria, da cui prende il nome l’azienda), distanti tra i quattro e i cinque chilometri. Un tempo queste terre erano per lo più dedicate ai noccioleti, per poi essere una delle prime aziende ad investire sulla conversione in vigneto, piantando varietà autoctone e non.
I primi impianti creati furono a tendone, con una produzione ettaro che poteva raggiungere i trecento quintali, ottenendo uve o vino che veniva conferito alla cantina sociale.
Papà Guglielmo, che si occupava di altre attività, fu stimolato, a fine anni Ottanta, da un amico professore di agraria di Milano, il quale gli suggerì che questi terreni erano molto vocati per la produzione di uva e vini di qualità. Grazie a questo suggerimento i vecchi tendoni sono stati rimpiazzati da impianti a cordone e alberello, iniziando a piantare principalmente varietà internazionali, visto l’interesse dell’epoca rivolto alle varietà internazionali e non essendoci una tipizzazione dei cloni delle varietà autoctone. Solo negli anni ’90, grazie all’individuazione di un vecchio vigneto di Zottorinotto si cominciò a spostare l’attenzione sulle uve autoctone, investendo, assieme ai vivai sulle selezioni massali da riprodurre in vigna.
In origine l’azienda prendeva il nome di Azienda Agricola Cambria, essendo quest’ultimo il cognome di famiglia. Nel 1996 si è prodotta la prima bottiglia dedicata alla commercializzazione e si voleva registrare il marchio a livello globale. Cosa non possibile, avendo scoperto che negli Stati Uniti, precisamente in California, esisteva un’area di produzione di vini. Così la famiglia decise di dirottare sul nome Cottanera, ancora prima dell’avvento delle Contrade (del 2011), riprendendo il nome del vicino borgo che è diventato in seguito la sede della struttura ricettiva.
Dopo la scomparsa di papà Guglielmo, nel 2008, sono subentrati in azienda i figli: Francesco, che ha lasciato la toga a Milano per occuparsi dell’amministrazione e della produzione; Emanuele che, assieme a zio Vincenzo si occupa di commerciale e Mariangela, presidente di Assovini Sicilia, che si occupa di pubbliche relazioni ed accoglienza.
Francesco ammette che è stata una scelta di cuore, che rifarebbe altre mille volte, pur non essendo un lavoro semplice, ma decisamente ricco di soddisfazioni. La sua formazione è stata “sul campo”, grazie all’istruzione sapiente del padre, ma anche dei consulenti che hanno supportato l’attività negli anni.
Oggi l’azienda Cottanera conta sessantadue/sessantatrè ettari vitati, dove a farla da protagoniste sono le uve autoctone, Carricante e Nerello Mascalese, sovrainnestando i vigneti internazionali ad eccezione di due vigne che mantengono come protagoniste Syrah e Mondeuse. Si è voluto investire sulle varietà tipiche di questo versante dell’Etna, con cinquantotto ettari, sui sessantadue/sessantatrè vitati, atti ad Etna DOC.
La proprietà si estende su cinque Contrade: Feudo di Mezzo, a settecentoventi metri, dov’è presente il cuore aziendale e il terreno vulcanico è più terroso, senza particolari argille o rocce; Diciassettesalme, a seicentoventi metri sul mare, che si contraddistingue per un matrice argillosa essendo limitrofo al fiume Alcantara; Contrada Cottanera, dove troviamo la Dimora Cottanera; Zottorinotto, all’interno del quale si trova un terreno sabbioso (forse il nome della Contrada deriva proprio dalla sua terra, poiché “zotto” significa pezzo e “rina” sabbia) ed infine Calderara dove sono più presenti ciottoli e pietra lavica.
Gli impianti sono per quarantasei ettari a cordone speronato, mentre gli altri sedici ad alberello, adottando una filosofia definita “tradizionale” in vigna, svolgendo molte delle operazioni manualmente e adottando piccoli trattori per i trattamenti solo nelle aree a cordone.
In campagna sono presenti trentadue collaboratori, di cui venti donne e dodici uomini, essendo le prime incaricate di lavori come la potatura o sfogliatura, mentre i secondi delle attività più pesanti di movimentazione pesi, cassette, o dedicati alla guida di trattori e utilizzo di motozappe.
Cottanera è certificata “Viva Sostain”, che, per alcuni versi ha dei parametri più restrittivi del Bio, sia nella conduzione della vigna, sia nel rispetto del suolo, ma anche con obblighi in cantina e nel rispetto dei collaboratori, in un’ottica di salvaguardia del benessere sociale dei dipendenti.
Anche in cantina “non viene fatto nulla di sconvolgente”, gestendo in maniera tecnologica le varie masse, utilizzando in maniera puntuale le temperature, nelle varie fasi di vinificazione. La cantina è stata edificata da papà Guglielmo e in seguito rinnovata ed ampliata.
Qui si possono trovare vasche in acciaio più piccole o molto grandi, dipendentemente dalle masse che vengono vinificate.
Oltre all’acciaio si utilizzano, vasche di cemento e botti grandi di legno (con un ciclo vitale di sette anni) e una minima parte di barrique, con una moderata percentuale di legno nuovo.
In una delle strutture adiacenti alla cantina e all’area dedicata alle degustazioni era presente il vecchio palmento, rinnovato e adibito a wine shop.
Il tema dell’accoglienza è fondamentale per Francesco e la sua famiglia, avendo investito sia sull’offerta di diverse tipologie di degustazioni ed esperienze di abbinamento cibo vino, sia sulla ricettività. Per quanto riguarda il primo aspetto l’azienda offre anche la possibilità di poter godere di un menù, non alla carta, ma proposto quotidianamente in base alla disponibilità di prodotti freschi e locali, curato da due signore autoctone che preparano ricette tradizionali, per allietare i vari calici di vino.
Il cerchio dell’accoglienza si è chiuso con Dimora Cottanera, a poche centinaia di metri dalla cantina, al di là della strada principale, dove sono presenti tredici camere. Un progetto presentato nel 2019 che ha visto la sua completa realizzazione ed apertura a settembre 2023.
La produzione è di circa trecento, trecentoventimila bottiglie per anno, con sole uve di proprietà, ottenendo anche una discreta quantità di vino sfuso (“se non soddisfa gli standard per essere imbottigliato”) che viene proposto all’interno del punto vendita. Le referenze ad oggi vedono come protagonisti due Bianchi Etna DOC, un Rosato, tre Etna DOC Rossi, il Syrah in purezza e l’altro internazionale Mondeuse, sempre in purezza, oltre a due bollicine Metodo Classico, in bianco ed in rosato, a base Nerello Mascalese.
A breve verranno presentati sul mercato un Etna DOC Bianco di Contrada e due Etna DOC Rossi, di altre due Contrade.
I nostri assaggi cominciano con l’Etna Bianco DOC 2023, 100% Carricante, con uve provenienti da tutti i vigneti non destinati ai vini di Contrada, che contano un’età media di trentacinque, quarantacinque anni. In questo caso viene svolta una criomacerazione di tre-cinque ore in pressa, per poi fermentare e affinare in solo acciaio per circa otto mesi. Un vino che si presenta al naso con profumi impattanti di agrume, cedro, limone, fiori gialli, tiglio, fiori d’arancio, litchi, per un sorso “facile”, di beva, con un buon equilibrio e discreta persistenza.
Passiamo al Rosato 2023, il primo vino ad essere proposto sul mercato dopo meno di dieci mesi dalla vendemmia, 100% Nerello Mascalese, con uve vinificate in seguito ad una criomacerazione e affinamento del vino in solo acciaio. Al naso presenta sentori di piccoli frutti rossi, melograno, fragolina, ma anche note floreali di rosa delicata e un sottofondo di erbe aromatiche. Al palato entra fresco, sapido, con una buona spalla acida, mineralità, discreto corpo e buona persistenza.
Il mondo dei rossi si apre con l’Etna Rosso DOC classico 2022, con uve provenienti da tutte le Contrade, il quale affina per circa sette mesi in acciaio. Un riassunto dei vigneti Cottanera, che si presenta al naso fresco, con una buona concentrazione di frutti rossi, una nota sulfurea, ma anche di cipria e rossetto, senza tendere al terziario. In bocca una buona beva, con una discreta spalla acida, sapidità e mineralità, tannini moderati e discreta persistenza.
Proseguiamo con Feudo di Mezzo 2020, 100% Nerello Mascalese, che proviene dalle vigne a corpo di circa trentacinque, quarantacinque anni. Dopo la macerazione delle uve diraspate e conseguente fermentazione per circa venti, venticinque giorni, il vino riposa per un anno o poco più in botti grandi di rovere, dai quindici ai trentacinque litri, per poi essere imbottigliato e sostare circa lo stesso periodo in bottiglia.
Al naso si presenta con note di frutti rossi più maturi, ma anche un inizio di sottobosco, un tocco di rosa rossa, sottofondo speziato e più ematico. Al palato entra comunque fresco, di beva, con una buona spalla acida, discreta sapidità e mineralità, tannini delicati e buona persistenza.
È il turno dell’Etna DOC Riserva 2014 dalla Contrada Zottorinotto, con uve 100% Nerello Mascalese che provengono da una resa di trentacinque, quaranta quintali ettaro. Vino che affina due anni in legno grande da quindici ettolitri, per poi riposare almeno altri ventiquattro mesi in bottiglia, come da disciplinare.
Al naso si presenta subito con una nota di fungo, che lascia poi spazio alla frutta sotto spirito, ma anche spezia dolce, tocco di vaniglia, noce moscata, pepe nero, delicata balsamicità e cioccolato. Al palato mantiene beva e freschezza, sicuramente un’ottima complessità, ben bilanciata dalla spalla acida, tannino presente ma delicato e ottima persistenza.
Concludiamo con “L’Ardenza”, uno dei due internazionali che riporta in etichetta alcune righe di Torquato Tasso che citano l’Etna. Mondeuse annata 2020, che ha svolto un affinamento di quattordici mesi in barrique, per il 35% nuove, e un paio di anni in bottiglia. Al naso emergono sentori di piccoli frutti rossi, ciliegia, marasca, ma anche mirtilli, tocco erbaceo, balsamico e speziato. In bocca entra sempre fresco, con una buona beva, spalla acida, un tannino che si fa sentire ma non in maniera irruenta, discreta sapidità e mineralità, una nota amarotica tipica del varietale e una buona persistenza.
Una degustazione accompagnata dai manicaretti locali, tra cui formaggi, olive, verdure condite e un risotto di verdure, così da provare un’esperienza a trecentosessanta gradi nel mondo Cottanera.
Pur con un maltempo che non lascia tregua, siamo riusciti finalmente ad incontrare Francesco e approfondire la sua realtà familiare.


