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domenica, 29 gennaio, 2023

Damijan Podversic, sul Monte Calvario assieme a Tamara, Gorizia

Damijan Podversic, in compagnia di Tamara Podversic in una giornata di pioggia nell’azienda che prende il nome del papà

02 aprile 2022

Damijan PodversicDopo un po’ di incertezza sulla strada per raggiungere l’azienda, finalmente mi trovo nella cantina Damijan Podversic, il cui cuore pulsante è situato in una via laterali del Monte Calvario, nella periferia di Gorizia.

Ad accogliermi è Tamara, figlia di Damijan e ultima generazione dell’azienda, con cui, sfidando la giornata di pioggia, andiamo ad esplorare la vista e la vigna che circonda la struttura. Foschia a parte si può godere di un panorama che include le colline del Carso Goriziano, la zona della Grave dell’Isonzo, Cormons, le due gobbe del Monte Quarin, fino a passare il confine con la chiesetta Medana in Slovenia, per poi tornare in Italia a Zegla e il Monte in cui ci troviamo, Calvario.

Damijan PodversicCircondati da questa vista, Tamara comincia il racconto dell’azienda Damijan Podversic, il cui inizio si può attribuire al bisnonno, uno dei figli di una numerosa famiglia che si sposò e visse a San Floriano del Collio. Erano gli anni a cavallo tra le due guerre e il problema principale era quello di sfamare la famiglia, con i pochi terreni raccimolati e la produzione di frutta, verdura per autoconsumo e alcuni ettolitri di vino che veniva venduto sfuso. Viste le difficoltà e con la perdita di una fetta di mercato, a causa delle divisioni territoriali dei confini, la decisione del bisnonno Ermenegildo, detto Gildo, fu quella di aprire un’osteria a Gorizia all’interno della quale poteva vendere i propri prodotti e vini. Il primo figlio di Gildo, oltre ad aver avuto la possibilità di studiare, fu quello a cui andò la totalità dei terreni agricoli, pur non avendo la passione per questa attività, mentre il nonno di Tamara, Francesco, continuò la gestione dell’osteria (di cui ebbe la licenza in eredità) senza ricevere nessuna “briciola di terreno”. Negli anni l’attività di vinificazione incrementò e Francesco, oste di poche parole, decise di creare una cantina proprio dietro all’osteria dove poter produrre i vini da vendere all’interno del locale. Successivamente, dopo il diploma di enotecnico, il figlio Damijan entrò a far parte dell’attività di famiglia, con idee rivoluzionarie, frutto degli studi appena portati a termine. Questo fu un iniziale momento di attrito con il padre, più conservatore e legato alla tradizione. Nel 1998 fu prodotta la prima bottiglia, contro la volontà di nonno Francesco, che impedì al figlio di utilizzare la cantina dietro l’osteria, costringendo il giovane Damijan Podversic a trovare degli spazi in affitto nelle vicinanze.

Damijan PodversicOggi l’azienda Damijan Podversic conta nove ettari sul Monte Calvario, i più alti, circondati dal bosco e caratterizzati da una ponca friabile, oltre che dai terrazzamenti ripristinanti negli anni. I vari impianti sono stati creati valorizzando anche alcune parti di bosco nelle quali un tempo sorgevano le vigne, andate poi perse e sommerse dalla vegetazione boschiva. Qui è nato anche l’ultimo impianto di Ribolla Gialla, datato 2021, proprio sul cucuzzolo della montagna, dove sorge anche un vecchio bunker creato ai tempi della guerra fredda, per il pericolo del “nemico comunista”. Una curiosità è che a poche decine di metri sorgeva una caserma, ormai in stato di abbandono, ed è solo grazie alla struttura militare che è stata portata l’elettricità sul Monte Calvario.

Damijan PodversicAltri due ettari si trovano a Gradisciutta, in un fondo collina dove la ponca è più argillosa e proprio in queste terre sorsero nelle prima fasi i primi bisticci tra Damijan, che voleva piantare vitigni internazionali, e il nonno che gli impedì di sostituire Tocai e Malvasia Istriana.

Dal 1994 non è mai più stata piantata una varietà internazionale e oggi si contano alcune piante di Merlot, Cabernet, Chardonnay e pochissimo Pinot Grigio.

Seimila metri trovano, invece, spazio a San Floriano del Collio, lasciati da Gildo al nipote Damijan. Un ultimo vigneto a Piedimonte, dove un tempo era presente anche un vecchio capanno degli attrezzi, viene gestito e lavorato dalla famiglia e conta una divisione in tre differenti aree: una molto vecchia, datata 1936, con piante di Ribolla Gialla, Malvasia e Tocai, una parte risalente agli anni ’80, piantata a Merlot e un’ultima degli anni 2000, dove si è piantato il Tocai.

Damijan PodversicDamijan Podversic ha avuto due maestri principali nella sua attività di vignaiolo, il padre Francesco e Nicola Manferrari (per la parte più tecnica), dell’azienda Borgo del Tiglio, ma non meno importanti sono state per lui le figure di Mario Schiopetto (negli aspetti lungimiranti), Josko Gravner e Stanko Radikon (per gli aspetti spirituali e filosofici), di ispirazione per l’inizio delle macerazioni nell’anno 2000.

Damijan PodversicPer ripararci dalla pioggia ci rifugiamo nella stanza più alta della cantina, in compagnia del fedele cane Brika, il luogo più importante, ma anche quello che viene utilizzato meno. Qui arriva l’uva, dove viene diraspata e fatta scendere per gravità, all’interno del primo ovale della cantina, al fine di avviare il processo di macerazione e fermentazione sulle bucce. Una volta conclusa la fermentazione alcolica e malolattica viene pressata e travasato il vino in acciaio per una decantazione naturale. Finito questo processo il vino “pulito” viene pescato per gravità e spostato nelle botti di legno, dove riposa un anno.

Le due annate precedenti vengono travasate, una volta all’anno, in senso antiorario negli altri due ovali della stanza; ciclo che trova la conclusione sempre nella prima stanza dove si trasferisce il vino per un preliminare passaggio in acciaio per poi essere imbottigliato. I vini principali restano così in affinamento per circa tre anni.

Damijan PodversicIl lavoro dell’azienda Damijan Podversic si concentra sulla vigna e la filosofia è quella di intervenire il meno possibile nei processi di cantina, preservando quello che la natura ci offre. I trattamenti vengono effettuati con rame e zolfo, tentando di diminuire sempre più le quantità di entrambi. I fondamenti su cui si basa la conduzione della vigna sono tre: la scelta del terroir, che deve essere ben equilibrato in termini di esposizione, substrato, umidità; capire la varietà da piantare in quel determinato appezzamento; arrivare ad avere un seme maturo che ti consenta di ritrovare la varietà e l’annata nel bicchiere.

Tamara mi spiega la vinificazione come la vita umana che dopo la gestazione, metafora della fermentazione, passa allo svezzamento, l’affinamento per il vino, fino ad arrivare alla maturità con l’imbottigliamento e la preservazione della materia.

Il risultato di questi aspetti è quello di avere vini che rispecchino un determinato bilanciamento, siano rappresentativi del territorio e dell’annata, gestendo quelle che possono essere le piccole deviazioni che si discostano da un’immaginaria linea retta dell’equilibrio.

Damijan PodversicSpostandoci nella parte sottostante Tamara mi racconta il progetto della creazione della nuova cantina, iniziato nel 2013 con l’architetto Ignazio Vok, mancato nel 2019, l’inizio degli scavi nel 2017 e la prima vinificazione nel 2019. Siamo dieci metri sotto terra e la struttura si divide principalmente in tre ambienti per l’affinamento dei vini, svolto in botti grandi di legno in cui i vini fanno diversi passaggi e vengono travasati sempre in senso antiorario rispetto alle tre stanze a forma ovale, che viene ripresa dall’illuminazione a led che ne valorizza gli spazi. Ogni stanza è dotata di un sistema di areazione naturale con un sistema a tubi, di cui i più grandi “pescano” l’aria dal bosco, mentre quelli più piccoli sono finalizzati al ricircolo dell’anidride carbonica.

Nella costruzione della cantina è stata lasciato anche un corridoio dove si può toccare con mano la ponca tipica del territorio; questa insenatura un po’ nascosta sarà dedicata alla riserva storica delle vecchie annate. Al centro dei tre ovali, invece, ci sarà un piccolo spazio per le degustazioni.

Damijan PodversicPrima degli assaggi un po’ di storia più recente, che vede come protagonista Tamara, a fianco di papà Damijan, dopo la laurea in ingegneria gestionale e qualche esperienza internazionale, tra cui un anno in Borgogna. “Non so se sono stata macerata anche io da piccola, ma son sempre stata presente nell’attività di famiglia e da cinque anni sono entrata al fianco di papà e mamma, santa donna. Mamma Elena si occupa della parte di ufficio e oltre ad aver sposato il papà, ha sposato anche questo progetto”. Dei tre figli di Damijan Podversic è l’unica ad aver intrapreso questa strada, poiché la sorella, di due anni più grande, è logopedista, mentre il fratello, di sei anni in meno, sta studiando architettura a Milano.

La sua passione traspare, ma anche il contagio di papà che è stato ed è il suo professore principale, avendo sempre ben stampata in testa una sua frase “in questa attività e nella vita ci vogliono sempre un 25% di sapere, un 25% di volontà, un 25% di determinazione e un 25% di c… (fattore c)”.

Damijan PodversicE’ il momento di “rubare” qualche assaggio dalle botti focalizzandoci su varie annate di Friulano, partendo da due 2020 per poi passare a due 2019. Nei vini c’è un filo conduttore soprattutto tra i sentori che esprimono al naso, i quali si caricano maggiormente nel secondo e quarto vino (principalmente in quest’ultimo). Il “gioco di degustazione” di Tamara per far approfondire una nuova modalità di vinificazione iniziata proprio nel 2019 anno in cui si è cominciato a fare una macerazione a grappolo intero, con tanto di raspo, per un 50% delle uve al fine di ottenere una diversa struttura ed interpretazione di una parte del Friulano che poi verrà unita a quella vinificata dopo la diraspatura. In tutti i vini in affinamento si possono percepire le note infuse dal terreno con una ricca mineralità e sapidità, ottima finezza e il poco impatto che ha il legno, con un’acidità moderata, caratteristica di questa varietà. Il Friulano viene definito da Tamara come una bella donna, con un’eleganza ben visibile, ben preparata e truccata e magari anche con una scarpa con il tacco.

Si possono notare diversi disegni sulle botti e uno di questi su uno dei Friulano 2019 rappresenta un razzo, sinonimo di un vino che si può definire spaziale!

Damijan PodversicDopo il Friulano un assaggio anche della delicata Malvasia, “una donna che ti ruba con l’occhio”, più delicata e dalle note di erbe aromatiche, note di albicocca, erbe officinali, sentori iodati, per un palato fresco e già ben bilanciato, ricco di mineralità, una discreta acidità e una tipica e piacevole grassezza che conduce ad una buona persistenza.

Prima di passare alla donna perfetta, un assaggio di Ribolla Gialla 2019, che spicca per i suoi sentori di frutta matura, frutta candita, note di miele, erbe aromatiche; in bocca emerge la sua buona acidità, ben equilibrata, minerale, sapido e di buona persistenza.

Damijan PodversicLa donna perfetta viene idealizzata nel connubio di tre varietà che nel 2019 si presentano in 40% Chardonnay, 30% Malvasia e 30% Friulano, con la previsione futura di aggiungere la Ribolla Gialla, forse in sostituzione allo Chardonnay. Un tripudio di frutta matura, mela gialla, erbe aromatiche, nota speziata, pepe bianco, ma anche ginestra e macchia mediterranea. Un vino ben equilibrato con una buona spalla acida e le note minerali e sapide infuse dal territorio, oltre ad una buona avvolgenza e persistenza.

Damijan PodversicPer Tamara maglietta 160 di Winetelling e per me una maglietta Damijan Podversic, oltre ad una delle trenta/trentacinque mila bottiglie prodotte ogni anno.

 

 

 

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