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domenica, 29 gennaio, 2023

Nicoletta De Fermo, sotto alla pioggia con Stefano a Loreto Aprutino (Pescara)

A Loreto Aprutino in compagnia di Stefano per approfondire storia e filosofia dell’azienda che porta il nome della suocera Nicoletta De Fermo

16 Agosto 2022

Una calda giornata di sole che pian piano si incupisce e si trasforma in un acquazzone mi scorta fino all’azienda De Fermo a Loreto Aprutino dove, ad aspettarmi giustamente preoccupato per il rischio grandine, c’è Stefano, genero di Nicoletta De Fermo, da cui questa realtà trae il suo nome ed origini.

De FermoCi sediamo nello studio di Stefano, nella grande casa baricentro dell’attività, che da subito fa presagire una ricca storia. Le prime documentazioni che vedono protagonista l’azienda agricola risalgono al nono secolo, precisamente nell’873 quando la proprietà venne venduta da una famiglia franco-longobarda ai monaci Benedettini, i più grandi agricoltori e produttori della storia, i quali codificarono e interpretarono diversi manuali legati all’agricoltura ereditati dai romani. A quei tempi la zona di Pescara era una palude e l’Abruzzo si caratterizzava come un territorio boschivo e di pastorizia, con il paese di Penne che faceva parte dei possedimenti longobardi, mentre Chieti era bizantina. Una struttura agricola rara che passò in mano a diverse famiglie di proprietari terrieri, fino al 1500 con i Principi Caracciolo del Regno di Napoli. L’acquisto da parte della famiglia De Fermo avvenne nel 1785, continuandone l’attività agricola e concentrandosi sulla coltivazione dell’olivo, dei cereali, di frutteti e anche della vigna, coltura peraltro già presente ai tempi dei Benedettini.

Da una decina d’anni a condurre l’azienda De Fermo è Stefano, di origini bolognesi, assieme alla moglie Eloisa, nel continuum di quella che era l’azienda agricola di un tempo, mantenendo le origini contadine e promuovendo una certa filosofia nell’agricoltura ed allevamenti. Oggi gli ettari di proprietà sono centosettanta di cui sedici sono quelli vitati, mentre gli altri sono dedicati agli alberi di ulivo, seminativi, cereali, alberi da frutto, verdure, oltre agli spazi per alcuni capi di bestiame quali vacche, capre, api, polli.

Constatando che la fonte maggiore di guadagno è fatta dal 10% dell’azienda, ovvero dalla produzione di vino, si innesca un ragionamento sul valore intrinseco di questo prodotto, che un tempo era fonte di buone calorie a basso costo ed oggi è diventato un lusso. Al contrario di olio o farina o verdure, il vino è un bene edonistico che un tempo era fonte di sollievo dal dolore e dalla tristezza, con un valore poetico, romantico, sociale e comunicativo. Proprio su questi concetti che l’azienda De Fermo si basa per produrre vini che possano rappresentare lo spirito del luogo, la storia, l’energia e la vitalità che ogni anno cambia nelle uve, così da non ottenere risultati standard, ma bottiglie vive, che facciano bene a corpo, anima e spirito.

De FermoI processi di cantina sono un accompagnamento alla trasformazione delle uve, come si trasforma l’essere umano, di anno in anno si cerca di mantenere la natura delle cose anche nel vino, senza aggiungere o togliere nulla a quella che è l’essenza del frutto della vigna. Non si segue alcun protocollo pur non ripudiando la scienza e l’evoluzione avvenuta in questi decenni, consci del fatto che il tutto non dipenda solo da essa, ma una parte rimane in mano all’ignoto. Non ci si basa nemmeno sulla fortuna, avendo totale consapevolezza di processi chimici, fisici e biologici che hanno un enorme impatto sulla vinificazione, L’unica fortuna è quella di poter fare questo mestiere, un privilegio che viene condotto nel massimo del buon senso, ascoltando, osservando e vivendo le piante per ottenere un vino frutto dell’agricoltura, sentendosi grati ed appagati per il proprio ruolo in questo processo. Tutto parte della terra, humus, umiltà per arrivare al risultato finale in bottiglia.

Come un tempo ha affermato Mario Rigoni Stern: “fare il contadino per bene è più intellettuale che non fare il cassiere di banca”. Il contadino deve basare le sue scelte su ascolto ed osservazione, avendo una forte base diversificata che spazia da storia, agronomia, chimica, astronomia, biologia, geografia e filosofia, materie che vengono messe in pratica di anno in anno per creare un bagaglio di esperienza al fine di migliorare sempre più.

L’azienda è certificata biologica e biodinamica, ma non viene indicato in alcuna etichetta; “la carta e i marchi sono molto poco importanti”. Nell’agricoltura sei a scuola e lo sarai per sempre, anche Steiner non ha inventato nulla, ma ha messo insieme una serie di concetti in pochi giorni di convegno. In questa zona caratterizzata da un substrato a medio impasto, con alcuni punti più calcarei ed altri più sabbiosi, vi è un ambiente siccitoso e si evita di lavorare il terreno, per non far evaporare la poca acqua presente “se devi irrigare la vigna puoi anche cambiare mestiere”. “E’ come avere un giardino, solo che più grande”; si basa tutto sulle necessità della pianta, prevenendo eventuali attacchi di funghi e malattie, pur non seguendo un protocollo.

La commercializzazione del vino De Fermo è cominciata nel 2013, vino prodotto come piace alla famiglia, non per moda ma per una coerenza con la classicità e tipicità del posto in cui ci si trova, intraprendendo una strada poco commerciale, ma riconosciuta nel corso degli anni. Le etichette sono sette, per un totale di circa settantacinque/ottanta mila bottiglie per anno, che si dividono in due linee: la prima in cui troviamo bianco, rosato e rosso con vini affinati in solo cemento e la seconda con macerazioni più lunghe in legno e affinamento in botti grandi.

De FermoDopo una lunga chiacchierata con Stefano e al termine dell’acquazzone il nostro incontro si conclude con una visita nella cantina sottostante che risale alla fine del 700 pur essendo stata ripristinata nel 2010, dopo il suo abbandono al termine del secondo conflitto mondiale. Qui non si trovano presse ma solo due torchi verticali, un paio di pompe peristaltiche, vasche in cemento e alcune botti di medio-grande formato. Niente acciaio, elemento inerte, e niente terracotta, non essendo un materiale tipico di questo posto.

In cantina si lavora per decantazione, i travasi sono limitati, le fermentazioni spontanee e si evita il controllo della temperatura, per evitare di guidare le colonie di lieviti e batteri. “In cantina è tutto un miracolo, prima si ha una materia e poi se ne ottiene un’altra, andando oltre al principio di causa-effetto, poiché secondo la nostra filosofia, l’enologia non è sufficiente”.

De FermoRitornando ai vini, esposti all’inizio della cantina, troviamo le tre bottiglie appartenenti alla linea “Concrete”, che si identificano in Bianco, Rosso e Rosato, mentre quelli della linea superiore prendono il nome di:

  • Montepulciano d’AbruzzoPrologo”, essendo stato il primo vino prodotto dall’azienda De Fermo nel 2010;
  • PecorinoDon Carlino”, dedicato al prozio sperimentatore della moglie di Stefano;
  • Cerasuolo d’AbruzzoLe Cince”, che richiama le cinciallegre e il loro animo;
  • ChardonnayLaunegild”, nome che prende spunto da un meccanismo di vendita del passato, che prevedeva un prezzo simbolico, al fine di evitare la donazione di un bene.

De FermoIn attesa di assaggiare qualche bottiglia portata con me in Veneto, maglietta numero 183 per Stefano!

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