Cena, pernotto, colazione e visita dell’ecosistema aziendale Diego Pressenda in compagnia della terza generazione Oscar Pressenda
11 Aprile 2024
Siamo a Sant’Anna, località di Monforte d’Alba, presso l’Agriturismo La Torricella. Qui incontriamo il figlio Oscar Pressenda per godere dei manicaretti del ristorante all’interno dell’agriturismo, gestito dalla sorella Alessandra e dal cognato Francesco.
Una serata di relax che comincia con una particolare bollicina Metodo Classico Pas Dosè, a base di Dolcetto e Riesling Renano “Letizia” (dedicato alla nonna di Oscar), che riposa almeno ventiquattro mesi sui lieviti. Una bolla insolita, che sprigiona sentori di note di piccoli frutti rossi, che lasciano spazio alla frutta secca e note floreali, un sottofondo di lievito e pasticceria non invadenti, per un palato pieno, con un buon corpo, ma bolla fine, buona acidità, discreta sapidità e persistenza.
Proseguiamo con la tipica battuta di fassona e un filetto di manzo, accompagnati da Nebbiolo e Barolo, tra le chiacchiere che anticipano l’incontro dell’indomani, per approfondire al meglio l’azienda Diego Pressenda.
Dopo una notte passata all’interno della camera Pratolina, nel silenzio delle Langhe, con vista sulle colline vitate, appuntamento dopo la colazione casereccia con Oscar, per scoprire i dettagli di questa, relativamente giovane, azienda.

Ci troviamo in una realtà che ha avuto origine nel 2004, quando papà Diego Pressenda ha cominciato a vinificare le uve di famiglia, che precedentemente venivano conferite nella vicina cantina sociale (uno stabile che oggi è diventato un’officina meccanica). Entrambi i genitori di Diego, Alessandro Pressenda e Letizia Fenocchio erano originari di Monforte d’Alba e, dopo il matrimonio, si sono trasferiti a La Torricella, lavorando inizialmente come mezzadri per un proprietario terriero.

Egli, non avendo figli o eredi, iniziò a vendere pian piano i terreni, che passarono quindi nelle proprietà dei genitori di Diego. Il nome Torricella sta a significare “piccola torre” anche se una vera e propria torre non c’è mai stata. Esistono invece degli scritti che parlano di un vecchio carcere, dislocato proprio in questa frazione, al di fuori del centro del paese.
Un’evoluzione avvenuta passo dopo passo, assieme alla moglie Rosanna, ma anche con l’inserimento in azienda dei figli, Annalisa, Alessandra, Silvia, e Oscar, nati tutti negli anni ’80. Annalisa si è laureata in fisioterapia ed è stata l’ultima ad entrare in azienda, avendo aperto una SPA nella struttura ricettiva, mantenendo comunque la sua attività principale. Silvia, laureata in Viticoltura ed Enologia, è l’enologa della cantina, mentre Alessandra ha portato avanti gli studi in ambito turistico e, dopo svariate esperienze, guida nelle vesti di cuoca, assieme al marito Francesco il ristorante dell’Agriturismo. Infine Oscar, il più giovane dei fratelli, si è laureato in economia ed oggi è impegnato nella parte commerciale Italia ed estero dell’azienda.
Il 2004 è stato il primo anno in cui si sono presentate le prime etichette, in fase iniziale leggermente “più rustiche”, modificate nel corso degli anni successivi. Un’altra delle tappe salienti dell’azienda Diego Pressenda è avvenuta nel 2010, anno in cui sono terminati i lavori di ristrutturazione dell’Agriturismo, durati circa un paio di anni. In fase iniziale tutta la famiglia si è cimentata nel dare supporto all’attività ristorativa, fortemente voluta da Alessandra e Francesco, i quali si sono conosciuti nello stesso hotel dove prestavano servizio, in Liguria.
Oltre al ristorante sono state aperte otto camere, mentre, otto anni più tardi, nel 2018, si sono conclusi i lavori di ristrutturazione della sala degustazione, sopra alla cantina, inaugurando anche la Winery SPA Ampelo. Un’area che, come anticipato, viene gestita da Annalisa, con il concetto di non essere una SPA convenzionale, ma un ambiente dove il protagonista resta in vino, utilizzando prodotti derivati dall’uva, che vengono fatti trasformare da un’azienda terza, al fine di utilizzare la principale materia prima dell’azienda ad uso cosmetico.
Curiosità che accomuna le strutture che oggi vediamo, le quali formano una sorta di piccolo borghetto, è che fino a vent’anni fa non esistevano. Prima della loro costruzione era presente solo la casa di famiglia Pressenda e qualche capanno agricolo, utilizzato come rimessa per custodire trattori e i vari attrezzi di lavoro della campagna, oltre al grano e paglia per gli animali. Il concetto di base è stato quello di ristrutturare ex-novo degli ambienti che potessero riportare alla mente dei visitatori un cascinale tipico di queste terre, con arredi che riprendono uno stile di epoche passate.
Nel 2020 sono stati rilevati alcuni appuntamenti a poche decine di metri dal corpo principale, così da aggiungere altre sette strutture indipendenti alle camere dell’agriturismo.
Parlando di vigna, l’azienda è partita con una decina di ettari, intorno alla proprietà, nel comune di Monforte d’Alba, in cui sono piantati Chardonnay, Dolcetto, Barbera e Nebbiolo. Dando uno sguardo alla parte esterna si può notare che gli ettari vitati a corpo non sono all’interno della zona del Barolo, che comincia solo a fondo valle. Per questo motivo il Barolo è stato prodotto solo dal 2008, riuscendo ad acquistare alcuni appezzamenti in zona DOCG, arrivando oggi a circa due ettari vitati, posizionati anche su due Cru, Bricco San Pietro e Le Coste di Monforte.
Ad oggi Diego Pressenda conta quindici ettari, avendo aggiunto nel 2010 il Riesling Renano, voluto fortemente da Silvia, appassionata del vitigno, oltre ad aver individuato una zona molto favorevole e ben esposta in cui questa varietà si può esprimere al meglio. Tra il 2019 e il 2020 è stato piantato anche il Pinot Nero, a poche centinaia di metri dalla cantina, al fine di produrre l’Alta Langa DOCG.
Le vigne sono disposte nel Comune di Monforte d’Alba che presenta caratteri riconducibili alla zona di Serralunga, la parte più a sud di conformazione elveziana, dove si trovano marne argillose. Spostandoci nel Cru Le Coste di Monforte troviamo un terreno più argilloso, mentre le vigne di Nebbiolo atto a Barolo Barbadelchi, in località Manzoni, presentano una percentuale più alta di sabbia.
La conduzione della vigna viene definita come “viticoltura sostenibile”, ottenendo la certificazione SQNPI nel 2020, utilizzando i vari trattamenti in maniera misurata. Non essendo in queste zone così semplice e favorevole la conduzione Bio, si cerca di usare in maniera puntuale e supervisionata i vari prodotti per la salvaguardia della vigna, cercando di limitare il più possibile i prodotti chimici. La gestione del verde è meccanizzata e in alcuni vigneti si adotta la tecnica del sovescio, cercando di creare un ecosistema favorevole, piantando anche varietà diverse di piante oltre alla vigna.
Dando uno sguardo alla cantina, si possono notare due aree principali, la prima dove si ricevono le uve per essere fermentate in acciaio, con lieviti selezionati per i bianchi e con pied de cuve per i rossi, posizionata sotto alla sala degustazioni; mentre la seconda, in un altro ambiente, dove si trovano i vini in affinamento in legno.
Per quanto riguarda i vini bianchi e il Rosato di Dolcetto, si punta ad una pressatura diretta, fermentazione a temperatura controllata e affinamento in acciaio. Il Dolcetto effettua una macerazione di sei/sette giorni; Nebbiolo e Barbera, circa quindici; ed infine i Barolo, circa una ventina.
Le bottiglie prodotte per anno sono circa ottantamila, con un potenziale di circa centoventi/centotrentamila. Tra le etichette troviamo la bollicina “Letizia”; il Langhe Rosato “Pumin Rus” (dal piemontese “guance rosse”), Dolcetto 100%; Langhe Chardonnay, Langhe Riesling “Al Bric” (dall’omonima vigna); Dolcetto D’alba “Dosso”; Dolcetto d’Alba Superiore; Langhe Nebbiolo; Nebbiolo d’Alba “Il Donato” (secondo nome di papà Diego, ma anche chiaro riferimento alla natura che dona le uve per la produzione dei vini). Il primo Dolcetto e il primo Nebbiolo sono affinati in acciaio, mentre i secondi nominati vengono affinati in legno.
Passiamo al Langhe Rosso, “A Modo suo”, solo cinque/seicento bottiglie per anno, prodotto non tutti gli anni, blend di uve Nebbiolo che hanno effettuato una surmaturazione e, dopo essere vinificate, vengono assemblate con Dolcetto. L’etichetta è una riproduzione del quadro denominato “Il Territorio”, dipinto dall’artista svizzero Lago Nigro. L’opera è esposta nella sala degustazioni e si può notare come ben rappresenta l’unione tra la natura, il lavoro dell’uomo e il prodotto finale in bottiglia. Prima dei Barolo troviamo il Barbera d’Alba Superiore, “Ariota”, (il quale prende il nome della vigna Ariota, dal piemontese arietta) affinato in legno di barrique.
I Barolo sono tre: “Barbadelchi” (in ricordo dello zio di papà, Adelchi), definito il più classico, frutto dell’assemblaggio di uve delle vigne di Monforte d’Alba; il primo Cru è Bricco San Pietro, mentre il secondo è Le Coste di Monforte. Questi vini vengono affinati in botte grande di rovere francese da venticinque ettolitri per circa trenta mesi per poi riposare almeno un altro anno bottiglia.
Passando agli assaggi dei due Cru troviamo il Bricco San Pietro 2017, con vigneti su terreni più bassi (circa trecentocinquanta metri) ricchi di sabbia, che si presenta con note di frutta rossa matura, un tocco di sotto spirito, spezia dolce, un tocco di cioccolato, ma anche note mentolate e di erbe aromatiche come il timo. In bocca presenta una buona spalla acida e sapidità, discreta mineralità, buona beva, persistenza e tannino delicato.
Da vigneti basati su un terreno più argilloso Le Coste di Monforte 2018, regala note di frutta più scura, spunti di liquirizia, cacao, note più terrose e un tocco ematico, più profondo. Al palato entra con un maggiore corpo, mantenendo comunque una buona acidità e discreta sapidità, tannino maggiormente percettibile, più struttura e persistenza.
Prima di lasciare l’azienda un ultimo sguardo alla parte esterna, per ammirare al meglio il panorama sui vigneti circostanti, le varie strutture e la piscina che permette agli ospiti di rilassarsi al meglio. Ringraziando Oscar per l’esperienza a trecentosessanta gradi all’interno dell’azienda di famiglia, per lui maglietta numero 328!


