Domaine Achillée, una giovane realtà ricca di stimolanti progetti, Scherwiller (Alsazia)

Domaine Achillée, un’ultima tappa di una ricca giornata alsaziana, all’interno di questa giovane azienda che ha creato una grande famiglia

27 Novembre 2025

Domaine AchilleeSiamo praticamente a metà strada tra Colmar e Strasburgo, per esplorare una nuova azienda, Domaine Achillée, un’ultima tappa di una prima ricca giornata alsaziana.

Ad accoglierci l’amico Antoine, complice dell’organizzazione di questo viaggio, il nuovo arrivo Vincent (sostituto del precedente, che dopo tre anni è giunto al suo ultimo giorno di collaborazione, contemporaneamente al nostro incontro) e uno dei titolari Pierre.

Seduti in uno dei tavoli all’interno della grande sala degustazioni, ci addentriamo nella storia di questa giovane realtà, che trova le sue origini nel 1993, quando Yves, papà di Pierre, si è fatto carico di quattro ettari di vigna della famiglia, che, a quei tempi nessuno voleva ereditate. Pur lavorando come ingegnere in tutt’altro tipo di aziende, si è preso cura dei vigneti al fine di conferire le uve alla cantina sociale. Il suo background tecnico e la voglia di sperimentare lo hanno avvicinato al biologico prima, nel 1996, e tre anni dopo alla biodinamica, ottenendo anche la certificazione nel 2003.
Nel corso degli anni anche i figli, Pierre e il fratello Jean hanno iniziato ad appassionarsi a questo settore, studiando rispettivamente economia presso una business school il primo ed enologia il secondo, il quale ha svolto anche diverse esperienze all’estero, tra cui Svizzera, Nuova Zelanda e Africa.
I due fratelli sono entrati gradualmente nella realtà di famiglia, con la volontà e lo scopo di creare un’azienda strutturata, che non fosse focalizzata sul conferimento delle uve, ma sulla loro trasformazione ed imbottigliamento.
Così, nel 2016, è stata lanciata ufficialmente Domaine Achillée, dividendosi il ruolo di commerciale per Pierre ed enologo per Jean. Il nome scelto è un chiaro riferimento ad una delle infiorescenze che più si trova tra le vigne, in questa zona dell’Alsazia, con lo scopo di non legare l’azienda esclusivamente al nome e cognome di famiglia, ma associare a questo progetto più volti, persone e protagonisti. Infatti, quello che si può respirare è un clima molto più ampio del classico Domaine famigliare, fatto di protagonisti giovani e dinamici, che mettono a fattor comune nuove idee e progetti, senza però denigrare il lavoro e la filosofia adottata da papà Yves.
Il lascito di Yves è stato sicuramente quello di condurre i vigneti in biodinamica, con l’utilizzo minimo di rame e zolfo, solo quando necessario, adottando i vari composti tra cui 500 e 501 (preparati che vengono auto-prodotti assieme ad altri vignaioli della zona). Sono utilizzate anche delle infusioni a fase di sette essenze, tra cui: achillea, camomilla, ortica, corteccia di quercia, tarassaco e valeriana.

Domaine AchilleeOggi Domaine Achillée conta diciotto, più nove, ettari vitati, di cui i primi sono quelli originari dell’azienda, cresciuti dai quattro ereditati dalla prima generazione, mentre gli altri nove sono stati acquisiti in seguito al pensionamento di Jean-Paul Schmitt, vignaiolo che ha collaborato con l’azienda, vinificando nell’ultimo periodo i suoi vini nella cantina di Pierre e Jean.
Oltre alla vigna, sono presenti alcuni appezzamenti di prugne e di ciliegie nere, mentre, dallo scorso anno, si sono piantati alcuni alberi di olivo, curiosi di capire i frutti e la produzione tra qualche decennio.

Domaine AchilleeI vigneti si collocano in quattro diverse macro-aree, che differenziano per lo più per la matrice di suolo su cui le piante affondano le proprie radici: “Franckstein”, una montagna che racchiude anche un Grand Cru, dove a farla da padrone è il granito; “Scherwiller”, dove si trova la grave lasciata dal fiume, in cui ci sono pietre, sassi e scheletro, dimostrandosi l’unica Appellation Comunale in pianura; “Hanenberg”, dove è presente il gres rosa e dove si trovano tra i vigneti circa centosessanta specie di piante spontanee differenti; “Schiefferberg”, al cui interno è presente lo scisto e si contraddistingue per la sua grande capacità di drenaggio, che, con la sua importante pendenza, rende più difficile la viticoltura. Domaine AchilleeInfine, alcune altre vigne sono piantate nella montagna di “Rittersberg”, dove il suolo è a base di granito.

Domaine AchilleeCome anticipato, la vendemmia 2016 è stata la prima in cui le uve si sono trasformate per andare in bottiglia, pur non essendoci ancora la cantina che vediamo oggi. Questa è stata ultimata l’anno successivo, creando una struttura sostenibile, che al tempo era la più grande d’Europa, creata con materiali per lo più di recupero, come la paglia compressata che ne compone i muri. Domaine AchilleeOvviamente a sostegno è stato utilizzato il cemento, materiale scelto anche per la pavimentazione, dimostrandosi così un ottimo isolante. La struttura viene definita “passiva”, non avendo bisogno di grandi aiuti per il riscaldamento o il raffreddamento, poiché mantiene una temperatura costante, se non si compie alcun intervento umano, che oscilla tra i tredici e i quindici gradi.

Le bottiglie prodotte da Domaine Achillée sono circa centocinquantamila per anno e si dividono in quattro differenti linee: gli “Effervescenti”, con le varie bollicine; il “Risveglio dei sensi”, dove troviamo per esempio i Riesling dei principali quattro territori descritti precedentemente; i “Supremi”, frutto di vendemmie sopra la media, e la linea “Magia”, solo in magnum, nelle migliori annate.

Domaine AchilleeDando uno sguardo alla cantina, adiacente alla sala degustazioni, possiamo vedere diversi ambienti, tra cui il primo è dedicato alle vasche in acciaio, utilizzate principalmente per i vini più freschi ed immediati, per poi incontrare alcune botti grandi, acquistate già usate e con molti anni alle spalle ed infine una barricaia, dove sono presenti per lo più barrique di diversi passaggi, per non avere influenze da parte del legno.

Una peculiarità è che Jean ama disegnare di anno in anno dei soggetti, per abbellire le botti e rappresentare il vino che c’è dentro con un personaggio dei cartoni animati.
Domaine Achillee Domaine Achillee Domaine Achillee
Per quanto riguarda i processi di vinificazione, le fermentazioni sono del tutto spontanee e possono durare due, tre, sei mesi, ma anche per alcuni anni, se questo è il tempo di cui c’è bisogno.
Durante le vinificazioni, il vino viene “toccato” il meno possibile, lasciando alle caratteristiche delle uve e dei territori da cui provengono, il loro decorso più spontaneo possibile.
Domaine AchilleeTutti i vini possono variare in base alla vendemmia e la filosofia ed insegnamento è che “Se le cose sono uguali di anno in anno non le mangiate o bevete”. Se è necessario si utilizza il minimo indispensabile di solforosa, non vedendola come l’origine di tutti i mali, ma come un aiuto nel caso dovesse servire, principalmente in fase di imbottigliamento, che avviene direttamente dalle botti.

Dall’inizio del 2021 è stato creato un progetto di “Negoce”, denominato Pepin (che tradotto significa vinacciolo), all’interno del quale vengono commercializzati i vini di una quindicina di aziende differenti, accomunate dalla stessa filosofia di conduzione della vigna e di vinificazione. Ogni produttore produce il suo vino nella propria cantina, pur avendo un unico enologo che decide le varie cuvée e stile, per poi essere venduto tutto sotto lo stesso cappello.

Oltre alla produzione e alla commercializzazione, nell’area principale dell’azienda è stata creata una grande sala degustazioni, con un bancone simile a quello di un bar, al fine di accogliere i visitatori sia per un calice, sia per un più completo percorso di assaggi.

Domaine Achillee

Una volta al mese vengono organizzate delle serate che vedono come protagonisti i vini dell’azienda, abbinati a piatti differenti. Noi siamo capitati in una di queste, dove l’abbinamento è con il sushi.

Cominciamo questo viaggio con il Gyoza végétarien abbinato al Crémant Zéro Dosage 2022, 50% Riesling, 20% Pinot Nero e il restante 30% Pinot Bianco, Auxerrois e Chardonnay. Un vino che resta venti mesi sui lieviti prima della sboccatura, il quale si presenta con note di albicocca, miele, frutta secca, un tocco ossidativo, per un sorso dalla bolla piena, con una buona acidità, abbastanza sapido e minerale, oltre ad una discreta persistenza.

Domaine AchilleeProseguiamo con il Nigiri avocat e Muscat Rittersberg 2023, affinato tra botte grande e vasche in acciaio, il quale regala note aromatiche di agrume, litchi, pesca bianca, zagara, pepe bianco, per un sorso comunque dritto e verticale, sentori amaricanti, di mandorla amara, con una buona sapidità, mineralità e persistenza.

Domaine AchilleeIl terzo sushi è il Nigiri dorade abbinato a Schieferberg 2020, Riesling proveniente da questa particolare zona che regala note di frutti esotici mescolati agli agrumi, ma anche albicocca e susina, che tornano in bocca, con una grande acidità, molto verticale e fresco, pur avendo cinque anni alle spalle, sempre minerale e con una buona sapidità, oltre alla persistenza.

Domaine AchilleePassiamo ai gusti più forti con gli Uramaki Spicy Saumon e Alsace Hespéridé 2022, blend di Pinot Grigio e Gewürtztraminer in parti uguali, che effettuano una macerazione di dieci giorni, rispettivamente in acciaio e botte grande. Sicuramente uno dei più azzeccati abbinamenti con le note speziate ed aromatiche del vino, che tengono testa al sushi.

Domaine AchilleeUn secondo Uramaki è l’Exotique Saumon con il Rittersberg Complante 2023, vino che si può definire un “blend di campo” di undici diverse varietà d’uva che affondano le proprie radici sul granito. Pur avendo un tempo di maturazione differente vengono vinificate tutte assieme in acciaio, con quattro giorni di macerazione, esprimendo sentori di agrume, arancia rossa, note esotiche, mango, ananas, ma anche tocchi di erbe aromatiche, balsamici e mentolati e qualche spunto speziato e minerale. In bocca entra dritto, fresco, con una buona beva, equilibrato e con una buona persistenza.

Domaine AchilleeConcludiamo con un Sashimi di tonno e Riesling 2024, con uve provenienti da tutti e quattro i principali terroir, vinificate in acciaio, con un paio di giorni di contatto tra loro. Al naso esprime per lo più note agrumate, di cedro, limone, arancia rossa, oltre alla pesca e note speziate, tra cui pepe bianco e noce moscata, per un sorso dritto, con una buona spalla acida, mineralità, discreta sapidità e media persistenza.

Domaine AchilleeNon poteva mancare la foto di rito assieme a Pierre, Antoine e Vincent, e la consegna delle magliette 425, per l’ospitalità, 426 per la conclusione di quest’esperienza e 427 per il benvenuto a Domaine Achillée.

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