Hugel, terza tappa in una delle più conosciute aziende dell’Alsazia, all’interno del villaggio di Riquewihr, addobbato a Natale
27 Novembre 2025
Terza tappa in Alsazia che ci porta nel cuore pulsante dell’azienda Hugel, uno dei Domaine famigliari più conosciuti della Regione. Ci troviamo nel centro del paese di Riquewihr, villaggio che si è trasformato nella sua versione natalizia, con i tipici mercatini e decorazioni lungo le strade e sulle caratteristiche case alsaziane.
Insieme a Loïc, che si occupa sia delle visite e degustazioni, ma anche di una parte delle vendite, ci addentriamo nella cantina costruita tra il 1551 e il 1943, la quale si dirama nei sotterranei del paese, in una sorta di labirinto, dalla temperatura ed umidità costanti.
Qui si possono incontrare alcune barrique, meno di una cinquantina e per lo più usate, oltre alle tipiche botti grandi di legno, che contano talvolta i cent’anni e oltre (circa il 75% supera il secolo d’età, con la più vecchia datata 1715), alcune vecchie vasche in cemento e le più moderne in acciaio.
Inoltre, si trovano anche alcune piccole botti dove si sono sperimentate alcune micro-vinificazioni, come nel caso di due barrique al cui interno ci sono vini a contatto con le bucce. Questa tecnica non rappresenta l’idea dell’azienda, che si caratterizza, invece, per la produzione di vini ottenuti senza macerazioni e con una stabilità tale da poter essere esportati in tutto il mondo, essendo il 90% della produzione venduto in novantasei paesi.
La filosofia dell’azienda è quella di voler valorizzare il gusto delle uve, senza mai coprire le caratteristiche di ogni varietà, pressandole in maniera diretta per poi trasferire il mosto in cantina per caduta, dove si utilizzano lieviti selezionati neutri per le fermentazioni, effettuate sia in legno che in acciaio, per poi passare ad affinamenti in contenitori di grande formato, per la maggior parte usati. Nei vari processi l’utilizzo di solforosa è molto limitato, esclusivamente per avere una stabilità nei vini, che, per lo stesso motivo, vengono imbottigliati tutti durante lo stesso periodo dell’anno.
Piccola parentesi sui vigneti: oggi sono una trentina di proprietà, situati esclusivamente nei dintorni immediati di Riquewihr, principalmente dislocati tra le aree di Schoenenbourg, Sporen e Pflostig. Oltre alle proprie uve, vengono lavorate quelle di circa cento conferitori, per la maggior parte storici, con rapporti di collaborazione di più du cinquant’anni. In vigna si lavora in maniera rispettosa, sia per quanto riguarda i propri vigneti, sia indirizzando o aiutando i conferitori ad una conduzione sostenibile. È fondamentale un’ottima sanità ed equilibrio, al fine di evitare qualsiasi tipo di malattie o parassiti, per ottenere uva sana da raccogliere al corretto momento di maturazione.
Tornando a parlare di cantina, questo spazio sotterraneo è uno dei luoghi principali di affinamento dei vini Hugel. Nel corso degli anni la Maison ha dovuto procedere a diverse riorganizzazioni, sia per assecondare la sua crescita sia per motivi logistici, ma tutti i vini vengono ancora vinificati nel cuore della città medievale, nelle cantine storiche della Maison (“sì, è possibile!”). L’unico edificio al di fuori delle mura è la cantina destinata allo stoccaggio e all’affinamento in bottiglia essendo le viuzze di Riquewihr molto strette e spesso chiuse al traffico. Un esempio emblematico riguarda il carico di numerosi pallet di vino, che devono essere trasportati con carrelli elettrici fino all’esterno del villaggio, dove attende il camion per il ritiro.
Per questo motivo, nel 2026 le aree di stoccaggio saranno trasferite in un edificio più adatto alla gestione delle spedizioni.
Da questo ambiente sotterraneo si può respirare la storia dell’azienda, giunta oggi alla sua tredicesima generazione, la quale trova le sue radici nel 1639. Le origini di questa famiglia si possono ricondurre a Hans Ulrich Hugelin, capostipite di origine svizzera germanica, che ha dato vita a generazioni di “Gourmet”, ossia coloro che erano gli incaricati di fornire ai locali il miglior vino al miglior prezzo.
Da qui si è sviluppata la produzione, arrivando ai giorni nostri, ovviamente con numerose evoluzioni, che hanno fatto diventare Hugel una delle aziende più riconosciute dell’Alsazia.
La peculiarità degli Hugel è che negli anni ogni generazione ha posato il suo mattone di novità all’interno del Domain, proponendo sul mercato un vino che fosse il più rappresentativo secondo la propria visione, pur mantenendo integra e costante la tradizione e la mentalità della famiglia.
Per capire questo importante passaggio Loïc racconta un episodio successo qualche anno fa, durante il quale un gruppo di persone hanno chiesto a Jean ed Ethienne, rispettivamente l’undicesima e la dodicesima generazione, quale fosse il vino per loro più rappresentativo. Il primo si è subito diretto in cantina a prendere una bottiglia della selezione Grand Dome 1967, ottenuto per la prima volta da una vendemmia tardiva e, mentre questo era alla ricerca dell’etichetta, il nipote, che aveva studiato in Borgogna, ha raccontato agli ospiti che per lui era il Pinot Nero. Questo vino è stato introdotto proprio da Éthienne e Marc, all’interno della gamma dei vini Hugel, contro i pareri dei puristi delle generazioni precedenti che non erano avvezzi alla produzione di vini rossi in quest’area.
Oggi troviamo Jean Frederic, che rappresenta l’attuale e tredicesima generazione, assieme al cugino Marc-André, il quale, forte dei suoi studi in Champagne, con la vendemmia 2019 ha introdotto in azienda la prima bollicina Metodo Classico, un Cremant d’Alsace a base 50% Pinot Nero, 35% Riesling, 15% Pinot Grigio, in un’unica versione Extra Brut, con tre grammi zucchero e un affinamento di cinquanta mesi sui lieviti. Il suo nome è “Champ Libre”, per rimarcare il fatto che è stato lasciato il campo libero alla nuova generazione, cosicché potesse portare il suo contributo all’evoluzione dell’azienda e della famiglia.
È proprio con questo vino che cominciamo gli assaggi, il quale si presenta pieno e ricco al naso, con note di frutta matura, ma anche pasticceria, pane, piccoli frutti rossi e un sottofondo di mentuccia. In bocca la bolla è abbastanza fine, si presenta largo, ma con una buona beva, spalla acida, discrete note sapide e minerali, come la persistenza.
Il secondo vino degustato è il più venduto dall’azienda Hugel, il “Gentil”, nella sua annata 2023, al cui interno sono presenti le varietà tipiche dell’Alsazia, tra cui Riesling, Gewürztraminer, Moscato, Sylvaner, Pinot Bianco e Pinot Grigio. Questa è stata anche una delle prime bottiglie dell’azienda, di cui se ne conserva ancora una, vuota, datata 1904. Un tempo non si era soliti fare blend di diverse varietà, ma l’azienda ha ritenuto che fosse un ottimo metodo per riassumere il territorio, con un vino che si presenta con note di agrume, limone, ananas, mentuccia, per un sorso fresco, di grande beva, buona acidità e moderata persistenza.
Continuiamo in rosso con il Pinot Nero “Pflostig” 2016 il quale affina in barrique sei mesi, per un 20% nuova e per la restante parte usata, fino al quarto passaggio. Un vino che ha quasi dieci anni che si presenta ancora molto fresco, con note di frutta rossa, ciliegia, rabarbaro, un tocco minerale ed ematico, per un sorso coerente, dritto, fresco, con una buona acidità, minerale, dotato di una delicata trama tannica e buona persistenza.
Il mondo dei Riesling si apre con un confronto tra il “Classic ”2023, affinato in solo cemento e il Riesling Schoenenbourg Grand Cru 2016, ottenuto da una selezione di vigneti di collina dove si contano quattordici tipi di substrati differenti, dove predomina comunque la marna e la dolomia, vinificato ed affinato in botti grandi, per circa otto mesi. Il primo regala note fresche di ananas, pompelmo, gelsomino, pepe bianco, pietra bagnata, per un sorso di beva, dritto, con buona acidità, minerale, abbastanza sapido e persistente. Il Grand Cru presenta sentori più evoluti, di frutta matura, pasticceria, marzapane, un tocco di idrocarburo per un sorso più largo, ma ben sostenuto dalla spalla acida, equilibrato, pronto alla beva, ma ancora di potenziale nel tempo, più sapido e di maggiore persistenza.
Un terzo Riesling è il Schoelhammer 2014, frutto di una selezione di uve di questa vigna, che hanno prodotto solo tremila bottiglie, con vinificazione ed affinamento in legno grande per circa dieci mesi. Al naso i sentori si caricano maggiormente, facendo emergere anche note di mango, una più abbondante pasticceria, spezia dolce e zafferano. In bocca è più “morbido”, con i suoi otto grammi zucchero, bilanciati dalle note dure, oltre ad una buona persistenza.
Non potevamo non concludere con una delle ottocento bottiglie di Riesling Selection de Grains Nobles 2015, ottenuto da una, ancora maggiore, selezione delle uve, acino per acino, attaccate dalla muffa nobile. Un vino che di media viene prodotto due volte ogni dieci anni, il quale, dipendentemente dalle quantità, viene affinato in piccole botti di legno, o acciaio, o addirittura damigiana. Al naso è un tripudio di miele, ananas candito, cedro candito, zafferano, spezie orientali per un sorso ben bilanciato, pur avendo quasi duecento grammi di zucchero per litro. Vino dall’ottima beva, minerale, con una buona sapidità, spalla acida e ricco in persistenza.
Un ringraziamento a Loïc che merita la maglia numero 424, mentre noi meritiamo una pausa per esplorare il meraviglioso paesino di Riquewihr, in pieno spirito natalizio.


