Pierre Frick, una prima tappa di un viaggio in Alsazia che ci porta a scoprire questa cantina di vini sostenibili, guidata da Jean Pierre Frick
27 Novembre 2025
Dopo circa sette ore di viaggio, finalmente arriviamo alla prima tappa di un Viaggio in Alsazia, la cantina Pierre Frick.
Ci troviamo nella parte sud della Regione, nel paesino di Pfaffenheim e ad accoglierci c’è colui che ha creato l’identità dell’azienda di famiglia per come la possiamo vedere oggi.
La località sembra portarci indietro negli anni, in un’epoca ormai passata, proprio come gli edifici dove si sviluppa la cantina, che si intravedono in mezzo ad una nebbiolina, che rende ancora più suggestivo quel paesaggio d’altri tempi.
Assieme a Jean Pierre ci immergiamo subito nel suo mondo, cominciando la scoperta di questa azienda dalla cantina, dove si trovano vecchie botti grandi. Si possono notare subito che i contenitori hanno una grande storia alle spalle, con botti che riportano la data 1910 e alcune altre che superano i cent’anni di attività.
Oltre al legno sono presenti alcune vasche in acciaio e anfore di gres, utilizzate in entrambi i casi sia per una parte di fermentazione, ma anche per affinamenti e decantazioni precedenti agli imbottigliamenti.
In cantina sta riposando tutto il vino dell’annata 2025, che viene definita “acrobatica”, poiché l’estate è stata molto secca, mentre da settembre, all’inizio della vendemmia, la pioggia non ha lasciato pace.
Una visita “alla francese”, che, come altre in questa nazione, è cominciata con una carrellata di vini prelevati dalle botti, così da poter toccare con mano la produzione che verrà, ma anche un primo approccio al mondo Pierre Frick.
Cominciamo con un succoso, generoso in acidità e ancora tannico Pinot Nero, per poi passare ad un primo Pinot Grigio su terreno calcareo e un secondo su terreno più sabbioso, che si presenta con un carattere più esplosivo; entrambi macerati per sei giorni. Il quarto assaggio è di un altro Pinot Grigio con uve di due vigenti che non vengono macerate, poiché non di perfetta qualità e talvolta leggermente botritizzate, il quale regala comunque sentori pieni ma ben equilibrati, con quindici grandi alcol, una buona nota tropicale, di erbe aromatiche e mentuccia.
Dalla vigna Bergweingarten, che in italiano si traduce con “vigna giardino sulla collina”, un Sylvaner macerato cinque giorni, con le sue note dritte e una buona acidità, per poi dedicarci al Riesling, che da un lato macera quattro giorni e si presenta secco, fresco, con note di limone e crema pasticcera, mentre dall’altro viene pressato direttamente, se le uve non sono predisposte a stare in contatto tra di loro, il quale presenta ancora un leggero grado zuccherino, ma è sostenuto da un’ottima acidità e freschezza.
Scopriamo poi l’Auxerrois, varietà tipica di questa Regione, pressato direttamente, che arriva con i suoi toni delicati e mai invadenti, una moderata acidità ed equilibrio; note che si caricano se viene effettuata una macerazione, come nel caso del secondo assaggio, di quattro giorni, dove emerge una nota tannica più marcata e sentori erbacei.
Concludiamo con il Gewürztraminer, macerato per sette giorni, con una grande esplosività sia al naso che in bocca, con note di zagara, agrume, litchi, e pressato direttamente, il quale non ha ancora finito di fermentare, pur avendo già sedici gradi alcol, già più fine e delicato, anche se con un residuo zuccherino ancora presente e una leggera carbonica.
Una carrellata di assaggi che ci porta a capire la filosofia nelle vinificazioni di Jean Pierre Frick, il quale seleziona le uve dei vai appezzamenti o Cru, vinificandole singolarmente, effettuando o meno macerazioni a seconda della loro qualità. Se queste sono all’altezza stanno a contatto tra di loro per più giorni, se, invece, sono state intaccate da botrite o sono leggermente danneggiate, vengono pressate direttamente.
Le fermentazioni partono spontaneamente sia in legno che in acciaio o in anfora, mentre la solforosa non si utilizza praticamente mai, ad eccezione di qualche raro caso in cui i vini presentano un residuo zuccherino in fase di imbottigliamento.
Prima di lasciare la cantina notiamo una sorta di strumento, che assomiglia ad una concatenazione di rubinetti, uno sotto l’altro, creato in soli due esemplari, con lo scopo di far scorrere il vino al suo interno nel caso sia presente un’eccessiva riduzione, così da farlo ossigenare oppure, come affermato da Jean Pierre “per far volare via la volatile”.
Tornando al piano superiore, approfondiamo gli aspetti di campagna, che conta oggi quattordici ettari, tutti molto frastagliati, in diverse aree, di cui solo tre appezzamenti raggiungono l’ettaro, in un caso, e i due ettari negli altri due. Da specificare che due ettari in un corpo per l’Alsazia sono già molti, poiché la maggior parte delle proprietà è inferiore all’ettaro.
L’azienda dal 1970 ha iniziato la conduzione in biologico, quando solo venti ettari erano allevati in questo modo (contro i cinquemila di oggi), suscitando il clamore dei colleghi che li hanno presi per pazzi, affermando che i loro vigneti sarebbero stati inglobati dalle erbacce. Undici anni più tardi l’avvicinamento alla biodinamica, assieme ad un’altra azienda e, nel 1999, il quasi totale abbandono dei solfiti, oltre alla decisione di imbottigliare con il tappo a corona tutti i vini, ovviamente ad eccezione del Cremant.
In vigna si utilizzano tutti i preparati biodinamici, oltre a macerati, oli essenziali e al compost che viene autoprodotto, cercando di limitare i trattamenti a base di rame e zolfo il più possibile. Molta attenzione sia in vigna sia in cantina sui cicli lunari, fondamentali per svolgere tutte le operazioni, e responsabili delle maree, anch’esse impattanti nei processi di coltivazione, trasformazione ed imbottigliamento.
I substrati che contraddistinguono i vigneti dell’azienda sono molteplici, dall’argilla, al calcare, a terreni ricchi di scisti e marne, oltre al “Loess”, un sedimento giallastro portato dal vento composto principalmente da granuli di quarzo e calcite, che si presenta molto friabile al tatto.
Non poteva mancare un po’ di storia, percorsa parzialmente con gli ideali di conduzione dell’azienda, trasformata negli anni fino a trovare la sua identità nella sostenibilità. L’attività agricola è cominciata nel primo ventennio del secolo scorso, quando nonno Cesar acquistò alcuni terreni in quest’area, vinificando le uve che coltivava, per vendere il vino ai Weinstube (precursori delle enoteche) limitrofi. In quegli anni non si parlava di vere e proprie aziende, ma tutte le famiglie contadine avevano sia una parte di vigneti, ma anche produzione di seminativi e qualche vacca da latte. Con il finire della Seconda guerra mondiale e l’inizio dell’industrializzazione, le attività si sono sempre più specializzate, facendo scegliere alla famiglia Frick di dedicarsi alla viticoltura. “A quei tempi si poteva scambiare mezzo ettaro di grano con settecento metri di vigna, in tre quarti d’ora dal notaio, non come oggi che ci vogliono quindici email e un malloppo di cartacce”.
Papà Pierre prima e Jean Pierre successivamente hanno portato avanti l’attività di famiglia, specializzandosi nella produzione di vino da mettere in bottiglia e allargando le proprietà vitate. Jean Pierre, prima di dedicarsi a pieno all’azienda ha studiato viticoltura ed enologia in Champagne, effettuando qualche vendemmia sia in questa Regione, ma anche in Svizzera e Germania.
Oggi la produzione di bottiglie Pierre Frick spazia dalle ventimila bottiglie, nelle annate peggiori, alle sessantacinque mila quando va tutto bene, producendo più di venti diverse etichette.
Per scoprire alcuni dei vini Pierre Frick ci dedichiamo a tre diverse batterie di assaggi, a coppie di bottiglie e alla cieca.
I primi due, che scopriamo essere Pinot Nero sono Strangerberg 2022 e Rot Murlé 2022 che, in entrambi in casi effettuano una macerazione in botte grande e imbottigliamento senza filtrazioni né solfiti. Il primo, frutto di vigne che affondano su suoli calcarei, si presenta con note più erbacee, con piccoli frutti rossi, ciliegia, melograno, sentori ematici e speziati, di pepe bianco, con un sorso maggiormente delicato, una discreta trama tannica, buona mineralità, sapidità e moderata persistenza. Nel secondo, ottenuto da terreni più ricchi di ferro, emerge un carattere più forte, con una frutta più matura, frutti neri, note terrose, un tocco di cioccolata, per un sorso dove emergono maggiormente le parti dure, spalla acida, tannino, per una più lunga durata.
È il turno dei due Pinot Grigio, sempre annata 2022, i quali restano a contatto sulle bucce per circa una settimana, imbottigliati sempre senza filtrazioni né solfiti. Nel primo Rot Murlé, proveniente da suolo calcareo, troviamo una maggior delicatezza al naso, con note di piccoli frutti rossi, erbe aromatiche, ma anche cipria, pietra bagnata e un tocco ematico, con una buona acidità al palato, un tocco di tannino, sapido, minerale e con una discreta persistenza. Nel secondo vino, dai terreni calcarei e di gres, di Vorbourg, emerge una frutta più matura, ma anche un tocco erbaceo, leggera vernice, più note sulfuree e di frutta secca che torna in bocca, dove presenta più mineralità, mantenendo sempre una buona acidità, note sapide, discreto tannino e persistenza.
La terza batteria è di Riesling e Sylvaner, rispettivamente 2021 e 2023, provenienti dal vigneto di matrice sabbiosa di Carrière nel primo caso e Bergweingarten nel secondo. Il Riesling regala note di albicocca matura, miele, frutta secca, un tocco mentolato, per un palato fresco, ampio, ricco in mineralità, sapidità e buona persistenza. Il Sylvaner si presenta con un tocco più speziato, frutta disidratata, ananas, un tocco gessoso, note ammandorlate, ma anche tiglio, camomilla e un sentore di macchia mediterranea. Al palato una buona freschezza e tensione, con un sorso minerale e abbastanza sapido, oltre ad una buona beva e discreta persistenza.
Non poteva mancare un Gewürztraminer, Eichberg 2023, macerato per sette giorni, con le sue note esplosive, di agrume, arancia candita, buccia di limone candito, zagara, lavanda, miele di girasole e un intenso sentore di zafferano che riempie la bocca, per un sorso pieno ma equilibrato, sempre generoso in mineralità, sapidità, con una leggera trama tannica e buona persistenza.
La vera conclusione degli assaggi, con il Crémant d’Alsace, da uve Auxerrois, Riesling e Pinot Gris della vendemmia 2022, sboccato ad agosto 2025. Un vino che si presenta con note di frutta matura, frutta tropicale disidratata, ma anche agrume, note di lievito, pasticceria secca e pane azzimo. In bocca entra diretto e verticale, con una bolla piena, note minerali, discreta sapidità e persistenza.
Dopo qualche formaggio tipico e la prova di abbinamento con i vini assaggiati, salutiamo e ringraziamo Jean Pierre Frick, dopo aver fatto la foto di rito, con la maglia numero 422! 


