Domaine Heywang, con Hubert a sud ovest di Strasburgo, Heiligenstein (Alsazia)

Domaine Heywang, un’ultima tappa a sud ovest di Strasburgo in compagnia di Hubert, per scoprire la sua storia e il vitigno Klevener

28 Novembre 2025

Domaine HeywangUn’ultima tappa del nostro Viaggio in Alsazia ci porta nel paese di Heiligenstein, all’interno del Domaine Heywang, dove a raccontare la sua storia incontriamo Hubert, conosciuto qualche anno prima alla manifestazione Millesime Bio.

Ci troviamo in un piccolo paese a sud ovest di Strasburgo, dove il nonno di Hubert, Edouard Heywang, dopo il primo conflitto mondiale, attorno al 1920, si è stabilito e ha iniziato a lavorare la campagna, come molti abitanti della zona, occupandosi sia della vigna, ma anche di altri frutti e verdure, per autosostentamento ed in parte per la vendita. Mancato molto giovane, la sua figura è stata fondamentale per aver introdotto il primo filtro nel paese di Heiligenstein.
Domaine HeywangCon le sole forze di nonna Henriette, l’azienda non poteva essere condotta e, purtroppo, si sono interrotte le produzioni. La seconda generazione, rappresentata da papà Jean, ha portato a termine gli studi in enologia alla scuola di Rouffach, potendo toccare con mano, grazie ad Hubert, uno dei suoi libri di testo, con la testimonianza degli appunti che prendeva, oggi diventato un cimelio dell’azienda. Domaine HeywangCosì, al termine degli anni Cinquanta, Jean, assieme alla moglie Aline, ha fondato nuovamente l’azienda con il nome di Domaine Heywang, dedicandola alla famiglia, utilizzando il cognome di origine svizzera.
Durante i primi anni ha lavorato come cantiniere in un’altra azienda a Barr, professione che gli ha permesso, con molti sacrifici, di costruire la propria cantina e acquistare vasi vinari e gli strumenti per poter lavorare le uve.
Gli anni Novanta hanno visto anche l’ingresso di Hubert, oggi affiancato dalla moglie Michèle, il quale, dopo gli studi presso la stessa scuola di suo padre e il servizio militare, è stato coinvolto fin da subito all’interno dell’azienda di famiglia.

Domaine HeywangPer scoprire gli ambienti principali dell’azienda ci addentriamo nella cantina sotterranea, edificata nel 1964, al cui interno si trovano principalmente botti grandi, delle quali un paio erano quelle utilizzate dal padre, datate 1895 e acquistate di seconda mano. Oltre a queste sono presenti anche vasche in acciaio, per una parte di vinificazioni e un’area dedicata allo stoccaggio delle bottiglie.

Domaine HeywangLe fermentazioni avvengono principalmente in botti di legno, attivate da un pied de cuve che solitamente è a base di Pinot Bianco e Auxerrois, controllando, negli ultimi anni, le temperature, che si portano in questa prima fase tra i venticinque e i ventisette gradi (mantenendo le fermentazioni ad una temperatura di venti/ventidue gradi). C’è un costante presidio di analisi di laboratorio così da controllare le varie evoluzioni e prevenire la formazione di batteri antagonisti, che comunque si selezionano naturalmente con la presenza dell’alcol.
Domaine HeywangIn alcune annate, se la produzione è abbondante, si effettuano anche alcune fermentazioni in acciaio, oltre ad un primo periodo di affinamento, per poi trasferire le masse in legno. I vini restano sulle proprie fecce fini per poi effettuare una filtrazione grossolana nel mese di marzo successivo alla vendemmia e imbottigliare solitamente una prima partita ad aprile e una ad agosto, antecedentemente a qualche giorno di vacanza che anticipa la successiva raccolta.

Parlando di vigna, oggi sono presenti sette ettari di proprietà, acquistati per la maggior parte da Jean, disposti tutti attorno al villaggio di Heiligenstein a circa due chilometri, due chilometri e mezzo dalla cantina, in aree un tempo definite poco interessanti per questo tipo di coltura, talvolta con la vicinanza della foresta, diventate negli anni aree di interesse e, in alcuni casi, Grand Cru.

Domaine HeywangPossiamo dividere i vigneti in tre macroaree, tutte in collina, con altitudini e pendenze differenti: Klevener De Heiligenstein, dove il substrato è argillo-limoso, siliceo ed è piantato principalmente il Savagnin Rose, ad un’altitudine compresa tra i centosettantacinque e i duecentosessanta metri sul livello del mare. Quest’area viene chiamata anche “Aue” è, un tempo, era un’antica torbiera secca che, fino alla metà del diciottesimo secolo, fungeva da pascolo comune, conteso dai villaggi vicini. Domaine HeywangLa seconda area è il Grand Cru Kirchberg De Barr, dove il terreno è di matrice calcareo-argillosa e sono piantati tra i duecentoventi e i trecentocinquanta metri Gewürztraminer, Riesling, Pinot Grigio e Moscato. Infine, Salzhof – Côtes de Barr, situato appena sopra il Grand Cru Kirchberg de Barr, ad un’altitudine di trecentocinquanta/trecentottanta metri, dove prevale un substrato marnoso-calcareo, caratterizzato anche di scheletro e argille rosse ricche di ferro e sono piantate Sylvaner e Pinot Grigio.

È necessario apire una parentesi inerente alla zona di Klevener De Heiligenstein di cui la prima menzione risale al 1716, sostituendo pian piano il nome “Aue”, che definiva, come anticipato, un terreno appartenente al vescovado di Strasburgo, precedentemente dedicato al pascolo, diventato in seguito area vitata, grazie alle sue peculiarità e dopo circa trent’anni di battaglie, al fine di sgomberare gli allevatori.

La varietà piantata in queste terre si è identificata nel Savagnin Rose, introdotta nella città di Heiligenstein nel 1742 dal borgomastro, Erhard Wantz che portò in Alsazia alcune barbatelle prese dai vigneti delle Alpi lombarde, in Valchiavenna. Grazie alla stima ed ammirazione per questa varietà da parte di Wantz, il consiglio degli scabini, “Conseil des Echevins de Strasbourg”, ha concesso il permesso di coltivarne alcune viti nella Regione, riscontrando un grande successo e vendendolo a prezzi superiori agli altri vini locali.

A causa delle guerre e le occupazioni tedesche, oltre alla scarsa resa delle piante, il Klevener di Heiligenstein ha avuto un significativo declino a partire dall’inizio del ventesimo secolo, tanto che nel 1970 rimasero solo tre ettari vitati. I viticoltori di Heiligenstein, consapevoli della minaccia e rafforzati dal passato glorioso di questa produzione, chiesero il riconoscimento all’INAO (Institut National de l’Origine et de la Qualité) di entrare nell’Appellazione. Questo fu concesso con il decreto del 30 giugno 1971, integrando l’ordinanza del 1945 che definiva lo status dei vini d’Alsazia. Ma solo con il decreto del 4 febbraio 1997 è stata definitivamente approvata la menzione della AOC Alsace Klevener de Heiligenstein.

L’Heiligenstein Klevener è un Savagnin Rosato, parente stretto del Savagnin bianco della Jiura, lontano cugino del Traminer e persino del Gewürztraminer, non essendo visivamente distinguibile da quest’ultima, con i suoi grappoli piccoli, di colore rosa, acini grandi e dalla buccia spessa. Dimostrandosi un vitigno molto precoce, è in grado di raggiungere un grado di maturazione molto elevato. Gli acini, molto dolci, resistono al marciume e si prestano a una lunga maturazione a fine stagione.

Tornando a concentrarci sull’azienda, scopriamo che, fin dal 1985 Domaine Heywang ha iniziato a lavorare in biologico, più per un ideale che maggiormente rappresentasse la famiglia, che per la certificazione, ottenuta ufficialmente nel 2011. I trattamenti sono a base di zolfo e rame, anche se, dal 2025, è passata una legge in Francia che restringe l’utilizzo di quest’ultimo, impedendone quasi i trattamenti. Purtroppo, i soli oli essenziali, già utilizzati, per ridurre i trattamenti, non sono sufficienti alla protezione di copertura della pianta e il grande punto interrogativo dei produttori biologici è sul come fare a proteggere le proprie vigne nella nuova stagione.

Sembra che queste leggi siano fatte per far sparire il biologico, più che tutelarlo”.

Hubert ammette che nella sua area di produzione sono stati gli ultimi ad adottare i diserbanti e i primi a dismettere questa pratica. Di anno in anno si sono quindi abbandonati tutti prodotti chimici e l’ecosistema dei vigneti ha acquistato una nuova vitalità, oltre ad utilizzare gli inerbimenti in alcune zone, al fine di ridurre la vigoria della vigna.

Le bottiglie prodotte per anno sono di media trenta/trentacinque mila, divise in poco meno di una ventina di etichette, dipendentemente dall’annata, tutte caratterizzate dal simbolo della rosa dei venti e le coordinate dei propri vigneti, al fine di sottolineare che tutti i vini sono effettivamente prodotti “alla proprietà”. Si produce anche un piccolo quantitativo di grappa, essendo ancora possibile distillare in cantina, esclusivamente nella regione dell’Alsazia, grazie ad alcuni accordi che risalgono ai tempi di Bismark, pur essendo parte dell’alambicco custodito dalle autorità di controllo.

Domaine HeywangDopo un grande tuffo nella storia dell’azienda e in questa zona dell’Alsazia, ci dedichiamo agli assaggi di tre diverse interpretazioni di Savagnin Klevener de Heiligenstein. Cominciamo con il “Vin des 3 Montagnes”, un vino più fresco, affinato tra acciaio e botte grande, annata 2023 che si presenta al naso con tenui note vegetali, un leggero agrume, limone, note speziate, pietra bagnata, per un sorso dritto, teso, sapido, con una buona spalla acida, mineralità e discreta persistenza.

Domaine HeywangIl secondo vino è il Klevener de HeiligensteinSchwendehiesel” 2022, che fermenta ed affina in botte grande e si presenta con note più concentrate, con sentori di ananas, mango, piante aromatiche, origano, timo e un sottofondo speziato. In bocca è più largo del precedente, con i suoi diciotto grammi di zucchero, ben sostenuti da una buona acidità, mineralità, note sapide e una maggiore persistenza.

Domaine HeywangConcludiamo con la sua versione frutto di una vendemmia tardiva, dal nome “Concerto”, annata 2022, fermentato in legno, imbottigliato dopo circa dieci mesi di affinamento in acciaio e venduto dopo aver acquisito il più corretto equilibrio. Un vino che regala note più legate alla frutta matura e al miele, con sentori di agrume candito, pesca disidratata, con un sorso teso, nonostante i suoi cinquantasei grammi zucchero, equilibrati dalla spalla acida, buona mineralità e sapidità, con un una buona persistenza.

Domaine HeywangUn’ultima tappa con una nuova scoperta, grazie ad Hubert e il suo Domaine Heywang, che merita la maglia numero 429.

 

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