Fattoria Colsanto, dal Friuli all’Umbria, passando per le terre del Chianti, l’incontro con Elisabetta grazie alla magia di un progetto chiamato Wine Erasmus
16 Luglio 2021
Ci sono delle fatalità nella vita che a mio avviso non possono essere spiegate e quella che mi ha portato nell’azienda Fattoria Colsanto penso proprio sia una di queste.
Nel sorteggio di abbinamento del progetto Wine Erasmus, di cui ho parlato in un articolo dedicato, è stata estratta Elisabetta come mia partner di scambio dei vini e il caso vuole che sia la responsabile di marketing, parte di vendite ed accoglienza di una cantina Umbra, meta di una parte della mia settimana di vacanze.
La conoscenza fuori dai social è sicuramente uno degli aspetti che viene incentivato dal progetto Wine Erasmus, se poi la tua partner lavora in una cantina, il cerchio vitivinicolo si chiude nel migliore dei modi.
Tra le campagne umbre a due chilometri dal borgo di Bevagna nasce Fattoria Colsanto, un’azienda fondata dalla famiglia friulana Livon. Passato il magnifico viale alberato, delimitato dai cipressi che segnano il confine con i vigenti, raggiungiamo l’azienda ed Elisabetta ci porta subito a vedere gli ambienti principali.

Adiacente alla cantina sorge una struttura ricettiva, ricavata in un casale del 1700, la cui terrazza regala una vista mozzafiato sui vigneti a corpo e sull’orizzonte in cui si possono scorgere le bellezze di questa regione. Attualmente la struttura è chiusa per alcuni lavori tra cui la costruzione di una piscina; sarà pertanto d’obbligo tornare a vederla ultimata.

Un giretto anche in cantina, dove sono custodite botti grandi e piccole per l’affinamento dei vini prodotti da Fattoria Colsanto, ma anche vasi vinari per sperimentare nuove vinificazioni sia sulle uve a bacca bianca sia sul Sagrantino. Tra queste balzano agli occhi due tipologie diverse di anfore: i Clayver, realizzati con un particolare grès ceramico naturale omogeneo e compatto e le anfore in cocciopesto dove l’arte antica incontra la più moderna tecnologia dei materiali.
Come anticipato qualche riga più su l’azienda trova le sue origini nel Friuli e nello specifico dalla famiglia Livon, che dal 1964, con l’acquisto del primo ettaro sul Collio, è quasi al traguardo dei sessant’anni di attività vitivinicola. Giunti alla seconda e ormai terza generazione negli anni si è deciso di investire in altri territori vocati alla viticultura quali Radda in Chianti, fondando la cantina Borgo Salcetino, mentre a Bevagna, nella zona di produzione del Sagrantino Montefalco DOCG, Fattoria Colsanto.
Dal 2001 in queste zone vengono coltivati circa venticinque ettari: i primi otto si snodano sulla collina su cui sorge la cantina di produzione, gli altri sono dislocati sia in direzione di Assisi e di Bevagna.
Le uve a bacca rossa sono Sagrantino, Sangiovese, Montefalco e Merlot, mentre a bacca bianca a farla da padrona è il Trebbiano Spoletino.
I terreni sono principalmente caratterizzati da argilla e limo, ricchi di sali minerali e non è raro trovare testimonianze tangibili del passaggio di popolazioni che hanno coltivato in queste zone qualche secolo prima di noi, come ad esempio gli Etruschi.
La famiglia Livon ha deciso di intraprendere la strada di una viticoltura sostenibile, cercando di impattare con agenti esterni il meno possibile sia in vigna sia in cantina, adottando un sistema di lotta integrata volontaria nelle aziende friulane e i principi della viticoltura biologica nell’azienda Toscana e in Fattoria Colsanto.
Quello che avrebbe dovuto essere un semplice saluto ad Elisabetta si trasforma in una degustazione con tanto di cicchetto a base di formaggio locale.
Cominciamo con il Trebbiano Spoletino vinificato in botti di legno da venticinque ettolitri “Cantaluce” 2018 e il nome riassume pienamente la sua luminosità ed il colore dorato. Al naso spazia dalla frutta più vicina a noi come la pesca e gli agrumi per spostarsi a quella più tropicale, con note erbacee e una tendenza alla speziatura oltre a ricordi fumè. In bocca è un vino che può definirsi grasso, armonioso, riempie il palato e presenta una buona mineralità e discreta acidità.
Saltiamo in Friuli con la punta di diamante dell’azienda Livon “Braide Alte” 2018, ottenuto dalla vinificazione delle uve provenienti dai vigneti più alti e con un’esposizione favorevole. Blend di Chardonnay, Sauvignon, Picolit, Moscato Giallo, raccolte a mano e vinificate separatamente. La fermentazione a bassa temperatura (11°) avviene direttamente in barrique nuove di Allier, con conseguente bâtonnage e sosta lunga sulle fecce fini.

Anche in questo caso la bottiglia ed il colore fanno presagire un’ottima struttura e l’esplosione di profumi al naso che spaziano dai frutti esotici ai fiori di campo, note di vaniglia, tostatura, burro, spezie dolci. Il sorso è pieno, complesso ed elegante, emerge la mineralità delle terre friulane, una buona acidità ed una notevole persistenza. L’etichetta di questo vino è caratterizzata dal simbolo che rappresenta l’azienda Livon: la donna alata, illustrazione grafica elaborata dall’artista russo Erté, nella Parigi degli anni trenta. Considerato il padre dell’Art Decò, le sue opere sono esposte nei più rinomati musei del mondo, tra questi il Victoria & Albert Museum di Londra e il Metropolitan di New York.
La Donna Alata, icona di eleganza e raffinatezza, è divenuta nel tempo il simbolo distintivo dei vini Livon, racchiudendo nella sua ampia e sinuosa curva inferiore un chiaro riferimento alla lettera “C” in riferimento al Collio, come terra di origine di questo vino e come luogo emblema della viticultura friulana.

Entrambi i bianchi, bandiere di Umbria e Friuli, a mio avviso, possono accompagnarci negli anni e riservarci piacevoli sorprese.
Ritorniamo in Umbria con due rossi dell’azienda Fattoria Colsanto: “Montefalco Rosso” 2016 e “Montefalco Sagrantino” 2013 emblema della DOCG.
Il primo viene prodotto con uve Sangiovese (60%), Sagrantino (15%) ed infine Montepulciano (25%): ciascuna varietà è vinificata separatamente e maturata in barriques di rovere di secondo passaggio per circa 24 mesi. Segue un ulteriore periodo di affinamento in vetro, prima dell’immissione sul mercato.
Al naso la frutta a bacca rossa e nera la fanno da padrone, ma emergono anche note floreali e speziate. Al palato è abbastanza equilibrato, pieno e ricco, con un sorso scorrevole e un tannino presente ma non irruente.
Il fratello maggiore è un 100% Sagrantino, le cui uve raccolte manualmente vengono lasciate fermentare quindici giorni per poi riposare più di un anno tra legno ed acciaio.
Al naso oltre alla frutta ci si sposta sui sentori terziari, come il tabacco, caffè, spezie, cacao, per un sorso pieno, intenso, lungo e caratterizzato dalla presenza di un tannino importante, che richiama un abbinamento magari con una carne succulenta, per essere apprezzato al meglio.
Le etichette di Fattoria Colsanto sono semplici e lineari e tutte portano una piccola immagine ecclesiastica, tributo al Santo protettore di Bevagna.
Lo stesso nome dell’azienda, ColSanto, è dovuto all’incredibile vista panoramica che dalla parte sommitale della collina si apre direttamente sul borgo medievale di Assisi: città natale di S.Francesco, Santo Patrono d’Italia, oltre che di San Damiano e Santa Chiara.
Una toccata e fuga che si trasforma in una piacevole chiacchierata con Elisabetta, una guida d’eccellenza che aspettiamo con piacere in Veneto; nel mentre per lei la maglietta 66!




