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lunedì, 15 agosto, 2022

Tra le montagne bellunesi con Filippo de Martin, Roncoi (Belluno)

Filippo de Martin, Roncoi di San Gregorio, una cantina di montagna circondata dalle Dolomiti bellunesi innevate e da una quiete assoluta

26 Febbraio 2022

Filippo de MartinLa storia di questa realtà si può riassumere con la prima frase di Filippo de Martin, dopo i saluti e le presentazioni: “uno ci pensa, ci ripensa e poi il pensiero di piantare un vigneto è ricorrente e ossessivo; mi piaceva questa cosa, stare in campo, la geometria dei vigneti e come disegnavano il paesaggio, così ho realizzato l’azienda”.

Siamo in località Roncoi, a San Gregorio nelle Alpi, dove Filippo e la compagna Elisa mi accolgono nella loro casa, ricavata da una vecchia abitazione appartenente al secolo scorso e subito, per scoprire la storia di questa realtà, ci sediamo in cucina, a godere del calore della stufa e della compagnia del gattino Margherita, un po’ timoroso dalla presenza di un estraneo.

Filippo de MartinL’approccio al vino da parte di Filippo de Martin è stato quello di un normale appassionato che ha iniziato con i vari assaggi e ricerche, basandosi in prima battuta sugli strumenti che offriva il panorama enologico ai tempi dell’inizio della sua passione, le guide. “Dopodichè ho assaggiato alcuni vini e ho scoperto cos’era veramente il vino”. Una frase che marca il suo avvicinamento ai vini prodotti con un minor impatto possibile di agenti tecnologici e chimici sia in vigna sia in cantina, facendo sorgere in lui una predisposizione a questa tipologia di prodotti e una filosofia sempre più distante dal punto di partenza.

Nella vita precedente una laurea in restauro di dipinti ed affreschi moderni, conseguita a Venezia, che è stata messa nel cassetto per dare sfogo alla sua propensione per l’agricoltura ed iniziare così nel 2011 con il primo impianto vitato di Riesling (la sua uva prediletta) e Chardonnay e l’acquisto con il conseguente restauro dell’abitazione. Due internazionali che hanno trovato una breve vita, a causa dei risultati poco soddisfacenti e nelle difficoltà di coltivazione in quel territorio, per lasciare spazio ad un reinnesto con varietà resistenti, quali Solaris e Bronner.

Filippo de MartinInterrompiamo momentaneamente le chiacchiere per assaggiare un calice di “Case Lunghe”, un Bronner che prende il nome dal toponimo della località in cui risiedono le vigne; i suoi principali sentori ricordano la pesca, mela, fieno, miele, erbe aromatiche, timo, fiori bianchi, pietra bagnata, con un palato elegante che spicca in mineralità, buona sapidità, leggera spalla acida e discreta persistenza.

Gli assaggi e la passione per le degustazioni sono due caratteristiche che Filippo mette in luce sia al fine di essere critico verso sè stesso, potendosi sempre migliorare, sia per il desiderio di approfondire cosa si nasconde dietro ad un vino, capendone la sua qualità e approfondendone anche il prezzo.

Filippo de MartinParlando di territorio, ci troviamo all’inizio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e un tempo la viticoltura in queste zone era una delle componenti principali dell’agricoltura, pratica che sta rinascendo grazie ad alcune piccole realtà come quella di Filippo de Martin. Non c’è ancora un’uva che rappresenti a pieno e metta d’accordo tutti i produttori della Val Belluna, ma probabilmente si potrebbe individuare nell’interpretazione del resistente Solaris. Di certo a fattor comune il concetto di non voler “inquinare” la mentalità del posto con idee di elevate produzioni, a discapito della qualità. Nel tempo i piccoli produttori sono confidenti che ci sarà un riconoscimento, che lentamente sta già avvenendo.

Filippo de MartinUn giro in vigna è d’obbligo per toccare con mano queste terre contornate da montagne innevate che rendono ancora più suggestivo il panorama. Le lavorazioni sono tutte effettuate a mano, senza particolari attrezzi e “non voglio definirmi con nomi strani come biologico, biodinamico, macrobiotico, ma cerco di attingere da tutte le discipline per un approccio il più naturale possibile, favorendo un ciclo chiuso”. La vite viene trattata con basse quantità di rame, zolfo e una serie di alternative per ridurre gli impatti del metallo pesante. Alcuni di questi sono i tannini, argille, chitosano (con il beneficio del dubbio di dove arrivino tutti questi gusci di granchio), olio di arancio, solidago canadensis (o verga d’oro), alcuni terpeni ed alghe, pur non essendo chiara anche in questo caso la provenienza di tutte le piante marine e che effetto ha il loro prelievo dai fondali, oltre al consumo delle barche di chi le va a raccogliere.

Filippo de MartinNel suolo sottostante la vite si vuole riprodurre l’effetto dei boschi e foreste che godono di un ecosistema vitale, ricco di micro organismi favorevoli. I tralci e le foglie del bosco vengono donate alla terra, per creare una massa organica

Per i primi tre anni di vita dei nuovi impianti si è zappata a mano la zona circostante alle barbatelle e ancora oggi lo sfalcio dell’erba viene effettuato con un decespugliatore. Periodicamente si piantano anche dei fagioli bassi tra i filari, chiamati “Fumolet”, favorevoli al rilascio di sostanze come azoto e potassio.

Si può parlare di interventismo o non interventismo e io vorrei arrivare al non interventismo, per permettere alla natura di fare il suo lavoro. Perché devo fare un lavoro che la natura fa meglio di me?”.

Filippo de MartinRitornando in casa un assaggio anche del Solaris, chiamato “Via Sonora” poiché durante il silenzio dei lavori in vigna tutte le chiacchiere dei passanti giungono alle orecchie di Filippo De Martin. Ottenuto da una fermentazione delle uve con un 30% lasciate attaccate ai propri raspi, si presenta come un vino più profumato, dai sentori vegetali, di tè verde, erbe di campo, leggera foglia di pomodoro; l’acidità in questo caso è più presente, oltre alla buona freschezza, tensione, mineralità, sapidità e persistenza.

L’ettaro e duemila metri che compongono l’azienda sono dislocati in tre macro aree: a corpo (settecentocinquanta metri sul livello del mare) dove trova sede il Solaris in un terreno morenico sciolto ricco di ghiaia; in zona Case Lunghe di San Gregorio nelle Alpi dove si trova il Bronner, tra terre sabbio-argillose e ricche di marne blu affioranti (chiamate “silfer” in dialetto) ed infine nella zona di Arsiè, dove in un terreno ricco di rocce moreniche sono piantate le uve dell’ultimo vino assaggiato, in abbinamento ad un risotto al radicchio preparato da Elisa.

Filippo de MartinSi tratta della “Bolla Ballerina”, un rifermentato in bottiglia, ottenuto da dieci varietà di uve piantate in complantazione, in circa sei particelle, con un’età che oscilla tra i cinquanta e i cent’anni. Pavana, Paialonga, Turca, Gata, Teroldego, Barbera, Pinot Nero, Ciliegiolo, Bianchetta, Cabernet Frac e un 30% di Bronner proveniente da un altro vigneto. Vino dai sentori di mela matura, note di fragoline di bosco, fiori secchi, erbe di montagna, per un gusto pieno, una bolla generosa ma non invadente, minerale e ben in equilibrio, trovando inoltre un buon matrimonio con il risotto.

Oggi i processi di cantina vengono svolti in un’azienda terza, ma sono presidiati costantemente da Filippo che ne segue pigiatura, fermentazione rigorosamente spontanea, fino all’imbottigliamento.

Filippo de MartinPer il futuro più prossimo è in programma la costruzione di una cantina nella parte più bassa dell’abitazione, così da gestire tutti i processi direttamente in casa, oltre ad un nuovo vino che verrà inserito nella proposta: un Solaris prodotto da una vigna situata in piano, a Bolzano Bellunese.

Con la promessa di vederci in terra veneziana quanto prima, maglietta numero 141 per Filippo De Martin!

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