Con Ludovica Fongoli alla scoperta dell’omonima azienda a Montefalco (Perugia)

Fongoli, assieme alla quinta generazione Ludovica Fongoli alla scoperta di questa storica cantina in Località San Marco, a Montefalco

13 Novembre 2021

FongoliIn una giornata dove la nebbia stenta a salire, l’appuntamento con Ludovica Fongoli, giovanissima addetta all’accoglienza della storica azienda Fongoli, situata in località San Marco, a Montefalco.

L’azienda è condotta da tutta la famiglia, con il nonno ottantatreenne (terza generazione) che mi accoglie per primo, mai stanco di lavorare sia in vigna sia in cantina. I discendenti maschi Fongoli portano il nome di Angelo e Decio a generazioni alterne, il nonno, infatti, è Decio, mentre il papà Angelo e l’ultimo discendente di sesso maschile, fratello di Ludovica e Maddalena, porta il nome di Decio.

FongoliLudovica è la più grande dei tre e, dopo il liceo scientifico artistico e un periodo all’estero, aiuta mamma e papà, rispettivamente occupati nell’amministrazione/commerciale e cantina/vigna, nel guidare le numerose persone che fanno visita in cantina.

FongoliA primo impatto, sembra di entrare in un museo della viticoltura e agricoltura del secolo scorso e quello precedente, con una sala degustazioni contornata da decine di oggetti appartenuti al passato, qualche cimelio storico ed alcuni premi. Nella labirintica cantina adiacente si trovano le botti di legno di slavonia, tutte di grande formato, con un’età compresa tra i sessanta e gli ottant’anni, a parte alcune, più nuove, introdotte cinque/sei anni fa.

Dal 2009 sono state acquistate anche delle anfore di terracotta destinate alla macerazione di alcuni vini sia prodotti da uve a bacca bianca sia da uve a bacca rossa.

FongoliUna cantina che anche in questo caso riporta indietro nel tempo, ricavata dalla vecchia stalla della proprietà e, nell’ultima stanza, si possono trovare alcune delle bottiglie più storiche dell’azienda, dagli anni ’60 in poi.

FongoliRitornando al presente, oggi Fongoli conta trentatrè ettari a corpo, di cui ventitrè vitati, completati da cantina, uliveto e una tartufaia di tre ettari. I terreni sono principalmente argillosi e la conduzione rispecchia quanto previsto dal biodinamico, effettuando i trattamenti principalmente con bassi dosaggi di rame e zolfo, sovescio con leguminosi, cercando di non muovere troppo la terra; queste sono le uniche azioni che vengono eseguite per poter impattare il meno possibile sui vigneti. E’ stata ottenuta anche la certificazione BIO nel 2008.

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Prima degli assaggi un giretto tra i terreni adiacenti alla cantina, non prima di aver salutato i due cavalli adottati, salvandoli così dal macello. Fino a qualche anno fa vi erano anche oche, galline e papere, ma sono sopravvissute ad oggi solo sei oche.

Le vigne sono quasi tutte composte da vecchi impianti e i più nuovi sono stati creati nel 2008.
La parte più affascinante è trovare delle piante allevate a “palmetta”, una vecchia metodologia di allevamento che vede un fusto centrale della pianta, con quattro o sei capi frutti che prendono vita a metà, tre quarti e nella sua parte più alta. Sono rimaste poche decine di piante, risalenti al secolo scorso, sia di Grechetto sia di Sagrantino.

Fongoli

Le vigne si estendono per diverse centinaia di metri, ma il freddo e la nebbia fanno aumentare la voglia di tornare in cantina, al caldo, per assaggiare i vini dall’azienda Fongoli.

Le bottiglie prodotte, dipendentemente dall’annata, sono comprese tra le cinquanta e le sessantamila, divise in tredici diverse etichette.

Due rifermentati, di cui il “Rosato Bullarum” da uve 100% Sagrantino, rifermentato con il mosto congelato della stessa vendemmia, mentre il secondo “Laetitia Bullarum” (Dedicato alla mamma Letizia) a base di uve Trebbiano Spoletino.

Tutte le uve sono fatte fermentare spontaneamente e i processi di cantina e imbottigliamento governati dalle fasi lunari.

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Per quanti riguarda i bianchi troviamo un GrechettoLa Palmetta” proveniente dalla vigna storica, che resta a contatto con le bucce per poi riposare in soli contenitori d’acciaio (“nascosti” in un altro lavoro della cantina).

Il “Bianco Fongoli” con uve 85% Trebbiano Spoletino e 15% Grechetto, vinificate separatamente e poi unite in questo blend rappresentativo della cantina. Il “Vino Rosato” a base di uve Sagrantino, per poi passare all’orange “Maceratum”, Trebbiano che resta a contatto con le bucce dai dodici ai venti giorni in anfore di terracotta, nei quali vengono effettuate numerose follature, per poi affinare in acciaio.

Non ci sono delle ricette precise per le vinificazioni, ma si segue quanto la natura offre in una determinata annata.

Il mondo dei rossi si apre con il “Rosso Fongoli” a base di 60% Sangiovese e 40% Montepulciano, che affinano in solo acciaio. Si prosegue con il “Rosso Montefalco” e il “Bicunsio” a base di Sagrantino, Sangiovese e Montepulciano, che effettuano lavorazioni simili sia in vigna sia in cantina, ma il primo si caratterizza per una maggiore produzione, con una macerazione in vasche d’acciaio e rimontaggi a macchina, mentre il secondo viene lasciato fermentare in tini aperti con follature manuali, mediante appositi strumenti di legno. Questi due vini rappresentano al meglio le differenze nelle due diverse linee Fongoli, la prima definita biologica, mentre la seconda naturale, indossando anche due diverse etichette, marrone nel primo caso e bianca nel secondo.

Entrambi affinano nelle botti di legno grande più giovani per due anni, a differenza di un terzo e simile vino, il “Serpullo” che ne riposa tre. Vini che rispecchiano la tradizione di un tempo con un “blend di campo” delle uve rosse più rappresentative di Montefalco, che nel caso del “Bicunsio” vengono vinificate tutte assieme.

Bicunsio” e “Serpullo” erano due mezzadri che lavoravano la terra per la famiglia, il secondo soprannominato in questo modo, per la sua abilità nella caccia ai serpenti.

FongoliOgni bottiglia è prodotta con uve provenienti dagli appezzamenti dedicati, nel sito della cantina sono rappresentate graficamente al meglio le aree dedicate, a fianco della descrizione del vino.

Passando al Sagrantino in purezza troviamo, anche in questo caso, un vino per entrambe le linee con il Bio, etichetta marrone “Montefalco Sagrantino” che si produce da vigne degli anni ’90, mentre il “Fracanton” viene prodotto con le uve veterane del vitigno a palmetta, raccolte tardivamente, a piena maturazione.

Le uve nel caso del “Fracanton” vengono fatte fermentare in anfora per poi lasciare il vino ottenuto, dopo la svinatura, altri quattro/cinque mesi nello stesso vaso vinario e concludere l’affinamento con cinque anni di botte grande.

Fracanton” è un’antica espressione usata del bisnonno per dire “blend”, un blend della stessa uva, ma ricavato dall’unione di più massa provenienti da diverse botti di legno.

Dulcis in fundo “Decius” il passito di Sagrantino che viene prodotto solo nelle annate migliori.

FongoliGli assaggi cominciano proprio con il vino dedicato a mamma Letizia, il rifermentato da uve Trebbiano Spoletino dai sentori di frutta matura, pesca, albicocca, note agrumate, di fieno,
Pieno in bocca, con una bolla grossolana ma non invadente, discreta la mineralità e l’acidità, con una buona persistenza.

FongoliRimanendo sempre sul Trebbiano Spoletino il “Maceratum” 2019 con i suoi sentori balsamici, erbacei, di erba fresca, basilico pestato, capperi, spezie, legati principalmente alla macchia mediterranea. In bocca è pieno con una discreta acidità, abbastanza minerale, ritorna la spezia e un tannino che si fa sentire; buona la persistenza.

FongoliSpazio ai rossi con il cacciatore di serpenti “Serpullo” 2015 dalle note di mora, gelso, frutta nera, tostatura, caffè, per un ingresso in bocca dalla discreta acidità, abbastanza minerale e una trama tannica che avvolge il palato.

FongoliSempre della stessa annata il “Fracanton” dove emergono piccoli frutti neri e rossi, note speziate, leggera liquirizia, cuoio, note ematiche; qui il tannino è più clemente, buona anche l’acidità e discreta mineralità; pur avendo un grado alcolico in più non viene percepito e le parti dure si equilibrano con quelle più morbide.

FongoliNon poteva mancare un finale dolce, ma non stucchevole, con il Montefalco Sagrantino Passito 2008. Vino dai sentori di frutta sotto spirito, confettura, note di vaniglia, pepe, cuoio, foxy ed alcune note ematiche; buona freschezza, discreta acidità, ben equilibrato, con tannino che si sente ma non è invadente.

Una curiosità è che dietro ad ogni vino ci sono tutte le analisi, al fine di dare un’immagine di trasparenza sul prodotto che viene immesso nel mercato.

Fongoli

Lascio Ludovica in compagnia di un gruppo di vicini di casa friulani, non prima di averle regalato la maglietta 106 di Winetelling!

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