Andrea Pilar, non è il nome di un nuovo produttore ma quello del progetto di fratello e sorella, rispettivamente Andrea e Pilar
12 Novembre 2021
La ricerca di nuove realtà vitivinicole mi porta ad imbattermi casualmente nel profilo Instagram dell’azienda Andrea Pilar e, dopo essere stato colpito dalle etichette che vestono i vini prodotti, decido di approfondire questa realtà, pensando, in prima battuta, che Andrea Pilar fosse il nome del produttore.
Andrea e Pilar, invece, sono i nomi di fratello e sorella che hanno lanciato un nuovo progetto vitivinicolo, spin-off dell’azienda di famiglia I Girasoli di Sant’Andrea.
Il caso forse ci ha visto lungo, poiché le origini dei due fratelli sono veneziane, diretti discendenti del doge di Venezia Andrea Gritti e non potevo, a questo punto, non fargli visita in azienda per conoscerli e toccare con mano i loro vigneti e cantina.
Ci troviamo a Molino Vitelli, frazione di Umbertide, a nord dell’Umbria, paese nel quale si estendono i quaranta ettari vitati e i quattordici ettari di uliveto dell’azienda I Girasoli di Sant’Andrea.
La storia di questa azienda prende vita quando Carlo Massimiliano Gritti, papà di Andrea e Pilar, padovano di nascita, ha fatto trovare la foto di un rudere umbro sulla scrivania della moglie, monegasca di Germania. Quel rudere, ad insaputa della moglie, era già stato acquistato e nel corso del tempo è stato restaurato ed è diventata l’abitazione della coppia, che, oltre alla prima attività in tutt’altro settore, ha iniziato ad appassionarsi di viticoltura, acquisendo i primi due ettari di vecchie vigne a metà degli anni ’90.
L’idea di base era quella di trasferirsi in campagna, dopo aver vissuto in Francia e in grandi città italiane, per poter far crescere i figli “in maniera umana”, facendogli scoprire l’amore per la terra e la natura, in un clima umile e rurale.
La passione prese sempre più forma, soprattutto con le esperienze sul campo e, nel 2000, ci fu la prima vendemmia dell’azienda I Girasoli di Sant’Andrea con la relativa produzione delle prime bottiglie.
Nel 2004 ci fu l’ingresso di un enologo, Simone Zucchetti, lo stesso che supporta l’azienda in questi anni, dopo un periodo in cui le strade si erano separate.
Il nome è legato alla presenza dei campi di girasole su tutto il territorio circostante e al podere Sant’Andrea dove sorge la casa di famiglia
Prima di andare ad esplorare i vigneti uno sguardo al frantoio, inaugurato nei primi giorni di novembre, per poter gestire tutto il ciclo della produzione dell’olio, con Andrea impegnato nel processo di spremitura delle olive, le poche prodotte nel 2021.
A bordo del pick up guidato da Pilar, con una marcia ridotta e l’altra, uno sguardo ai quaranta ettari vitati, che si estendono tra l’inizio e la fine del paesino di Molino Vitelli, tra i trecento e i quattrocento metri sul livello del mare, punta più alta, dove alloggia il Pinot Nero. Quest’uva, scommessa di ogni viticoltore, è stata fortemente desiderata da mamma e papà Gritti, appassionati dai suoi risultati in bottiglia, volendone creare la loro interpretazione nel territorio umbro.
Le uve a bacca bianca sono in parte minoritaria, rappresentate in soli due ettari e mezzo di Grechetto, Trebbiano Spoletino, Malvasia e Friulano (uva che ha trovato dimora in terre umbre in seguito ad un progetto con un vivaista del posto). Il Sangiovese la fa da padrone, oltre al Montepulciano, Ciliegiolo e il già citato Pinot Nero.
Il substrato è composto principalmente da terreni sciolti, a medio impasto, con una prevalenza di argilla, sabbia e poco sasso. Le produzioni sfiorano i settanta quintali per ettaro e le uve prodotte dai migliori vigneti vengono destinate alla vinificazione della linea Andrea Pilar.
A favorire il micro-clima del posto alcuni corsi d’acqua, tra cui il fiume Niccone ed il bosco circostante, dove, a parte quest’anno, i tartufi non mancano.
Per quanto riguarda i trattamenti l’azienda è in conversione BIO (che sarà ultimata nel 2024) e si utilizzano principalmente rame e zolfo, non si effettuano diserbi e nemmeno concimazioni chimiche, lasciando inerbiti i filari in maniera spontanea.
Ritornati nel corpo principale uno sguardo alla cantina, dove trovano spazio vasche in acciaio, alcune botti in cemento recuperate da anziani viticoltori della zona e una barricaia nella quale riposano barrique esauste ed alcuni caratelli per la produzione del Vino Passito della linea I Girasoli di Sant’Andrea.
I due fratelli provengono da due aree di studio diverse, Andrea più pratico e legato agli studi in agraria, mentre Pilar, spirito commerciale e più espansivo ha studiato mediazione linguistica. Una complementarietà di carattere ed attitudini che ha trovato la realizzazione in questo progetto indipendente, che però non vuole rinnegare le origini aziendali.
Nel 2019 sono state effettuate le prime vinificazioni di Andrea Pilar, ma il lancio ufficiale del progetto è avvenuto in data 28 maggio 2021, a causa della situazione di instabilità causata dal Covid.
Ad oggi le bottiglie prodotte sono circa ventimila, divise in sei etichette, che catturano l’occhio riprendendo il disegno geometrico del girasole, raffigurato con la lettera iniziale del nome di ogni vino.
L’unica bollicina prodotta è un rifermentato di uve Sangiovese, vinificate in bianco e fatto rifermentare in primavera con il mosto congelato, ottenuto dalla stessa vendemmia. Il suo nome è “Musaguzzo”, piccola località a pochi chilometri dalla cantina. Anche i vini bianchi contano una sola etichetta, a base di Grechetto, “Calaverna”; nome proveniente dal fenomeno della creazione di piccoli cristalli di ghiaccio sulle piante, durante l’inverno.
La fermentazione è spontanea, come per tutte le uve della linea Andrea Pilar, e non viene aggiunta solforosa in nessuna fase del processo, altra caratteristica che accomuna questi vini. L’affinamento è in acciaio, ma dal prossimo anno sarà utilizzato esclusivamente il cemento per tutti i vini, tranne per Pinot Nero e Syrah, che continueranno a fare un passaggio di circa otto/dieci mesi, nelle barrique esauste. Il Pinot Nero prende il nome di Racchiusole, toponimo della zona dove trovano dimora le vigne utilizzate per produrre questo vino. A completare la gamma Ciliegiolo e Malvasia Nera.
Per il futuro più prossimo, oltre all’aumento di bottiglie del pet-nat di Sangiovese, è in previsione la produzione di un rifermentato in versione Rosè, a base di uve Montepulciano. Sarà previsto anche un incremento delle uve a bacca bianca, prevalentemente con un nuovo impianto di Trebbiano Spoletino, oltre all’ampliamento del Pinot Nero.
La serata si è conclusa nel migliore dei modi, nel ristorante appena sopra alla cantina, un tempo di proprietà della famiglia ed oggi dato in gestione; dove la proposta culinaria rappresenta la cucina tipica del posto, con una selezione di manicaretti umbri.
Un ristorante che è stato creato di conseguenza alle numerose degustazioni che venivano organizzate in cantina, formato in prima battuta da una piccola sala con i tavoli e un container che fungeva da cucina.
L’azienda un tempo contava, inoltre, stalle per l’allevamento principalmente di mucche e altri capi di bestiame e una macelleria dove vendere la carne prodotta. Attività che nel tempo è stata abbandonata a causa della mole di lavoro ed energie che richiedeva.
La scelta per la cena non poteva non ricadere su formaggi e salumi del posto, accompagnati da uovo e tartufo e, a seguire, un filetto al tartufo. Il tutto bagnato da Pinot Nero e Syrah di Andrea Pilar, con la frutta rossa, ciliegia e note ematiche del primo e la tipica spezia, mai invadente, del secondo, che hanno completato in maniera egregia la cena.
Per Pilar e Andrea la maglia numero 105, in condivisione, con l’augurio di tornare presto a fargli visita.


